TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 811
INTITOLATE A UOMINI: 195
INTITOLATE A DONNE: 72
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLATE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.): 3
 
Assunta (via)
Assunta (traversa)
Santa Maria Regina
Sante, beate, martiri: 3
 
Santa Lucia Filippini
Santa Teresa (piazzale)
Santa Teresa (via)
Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: 1
 
Suor Maria Benocci
Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: --
Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): 3
 
Ada Negri
Matilde Serao
Gaspara Stampa
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): --
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): --
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): --
Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...): 4
 
Agrippina
Angelita (via)
Mimma Pollastrini (via)
Mimma Pollastrini (vic.)
Mimma Pollastrini (piazza)
Lavoratrici / imprenditrici / artigiane: --
Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari:

43

 Alcione, Andromaca, Asserope,
Calipso, Calliope,
Castalidi, Celeno, Circe, Clio,
Dafne, Diana, Doride,
Eco, Egeria, Elettra, Erato,
Flora, Giunone, Igea, Iride,
Lavinia, Leda, Maia, Merope, Muse,
Naiadi, Nausicaa, Nereidi,
Ninfa Alburnea,
Ninfe, Ondine,
Pallade, Partenope, Penelope, Pleiadi
Rea Silvia, Regina Amata, Sibilla,
Sirene (lungomare), Sirene (piazzetta),
Sirene (passeggiata),
Sirene (via),Taigete

Atlete e sportive: --
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...):

14
Andreina
Clarita
Cristina
Daniela
Elisabetta
Fanciulla d'Anzio
Giuseppina
Graziella
Loredana
Luisa
Maria Grazia
Rita
Serena
Silvana

  Censimento a cura di: Bruna De AmicisLivia Capasso

Fonte: Agenzia del territorio (2010)

Via Venere si riferisce al pianeta, in quanto è circondata da strade che portano il nome di pianeti. Piazzale delle Pleiadi invece va annoverato nelle figure mitologiche, che predominano nel quartiere in cui è inserito.
Via Flavia, vicino via Roma, non è da considerare tra i nomi femminili, in quanto allude o all’antica famiglia dei Flavi o all’antica strada romana.
Curiosità: esistono via Grazia Fiorita ("Tutto m'è raro, impreveduto dono, Grazia fiorita, O vita!" A.S. Novaro da Il Piccolo Orfeo) e  via Col Vento (trattandosi di una città a vocazione marinara…..)

NOTE BIOGRAFICHE

Andromaca

La figura di Andromaca compare per la prima volta nell'Iliade (libro VI), mentre scongiura il marito Ettore di non andare sul campo di battaglia per battersi con Achille e di rifugiarsi dietro le mura ascoltando l'amore che sente per la famiglia e non quello per la sua gloria, ma egli riesce a farla desistere dai suoi intenti, ricordandole il suo ruolo di sposa e di madre, e imponendole di non intervenire in faccende riguardanti la guerra, perché lui, Ettore, in qualità di principe ereditario, è costretto a combattere.

Angelita di Anzio

Una bambina dell'età di circa cinque anni  fu trovata sola ed in lacrime su una spiaggia della costa laziale all'altezza di Anzio al momento dello sbarco alleato nel gennaio del 1944, quando la seconda guerra mondiale entrava nella fase culminante.Secondo la versione più conosciuta della vicenda, un soldato scozzese  ed alcuni suoi commilitoni, o forse alcuni soldati brasiliani, raccolsero la bimba e, poiché non riuscirono a trovare la sua famiglia né alcuna altra informazione su di lei, la adottarono dandole il nome di Angelita.Alcuni giorni dopo  la bambina sarebbe morta durante un bombardamento insieme ad una crocerossina alla quale era stata affidata.
Molti anni dopo il Comune di Anzio, in considerazione della popolarità che il fatto aveva assunto e del suo possibile valore simbolico, decise di erigere un monumento a ricordo della bambina. L'opera, affidata allo scultore Sergio Cappellini, rappresenta la bimba circondata da un volo di gabbiani. L'inaugurazione del monumento è avvenuta il 22 gennaio 1979 in occasione dell'anno mondiale dei bambini. Nel 1992, una signora comunicò che Angelita era lei e  si era salvata.

Asserope (su wikipedia Asterope)

Nome collettivo delle sette figlie di Atlante e di Pleione, una delle figlie di Oceano. Si chiamavano: Maia, Elettra, Taigete, Asserope, Merope, Alcione e Celeno. Furono amate dai più celebri degli Dei e degli Eroi, ebbero figli che divennero celebri quanto i genitori e furono capi di diversi popoli. Furono cambiate in stelle quando il loro padre pretese di conoscere i segreti degli Dei.

Calipso

Nella mitologia greca Calipso è una ninfa, il cui nome deriva dal verbo greco kalyptein («Colei che nasconde»); ma sulla sua genealogia le fonti sono discordi. Secondo il racconto dell'Odissea di Omero  viveva sull'isola di Ogigia, che gli autori pongono nell'Occidente mediterraneo e che è simile alla penisola di Ceuta, di fronte a Gibilterra, ma anche una grotta in riva al mare nell'isola di Gozo. Un giorno Ulisse, scampato al vortice di Cariddi, approdò sull'isola e Calipso se ne innamorò. L'Odissea racconta come ella lo amò e lo tenne con sé per sette anni (secondo lo Pseudo-Apollodoro cinque e secondo Igino solo uno) offrendogli invano l'immortalità, che l'eroe insistentemente rifiutava. Ulisse conservava in fondo al cuore il desiderio di tornare ad Itaca, e non si lasciò sedurre.
Calipso abitava in una grotta profonda, con molte sale, che si apriva su giardini naturali, un bosco sacro con grandi alberi e sorgenti che scorrevano attraverso l'erba. Passava il tempo a filare, tessere, con le schiave, anch'esse ninfe, che cantavano mentre lavoravano.
Le lacrime di Ulisse vennero accolte da Atena, la quale, dispiaciuta per il suo protetto, chiese a Zeus di intervenire. Il dio allora mandò Ermes per convincere Calipso a lasciarlo partire e lei a malincuore acconsentì. Gli diede legname per costruirsi una zattera, e provviste per il viaggio. Gli indicò anche su quali astri regolare la navigazione.
Le leggende posteriori all'Odissea attribuiscono a Ulisse e Calipso un figlio, chiamato Latino, più spesso considerato come figlio di Circe; talvolta, si racconta ch'essi avessero avuto due figli, Nausitoo e Nausinoo, i cui nomi ricordano la nave. Infine si attribuisce loro come figlio anche Ausone, l'eponimo dell'Ausonia.

Calliope

Nella mitologia greca Calliope (in Greco Καλλιόπη, ossia "dalla bella voce") era la musa della poesia epica, figlia di Zeus eMnemosine, conosciuta come la Musa di Omero, l'ispiratrice dell'Iliade e dell'Odissea.
Ebbe due figli, Orfeo e Lino il cui padre a seconda delle leggende era Apollo oppure il re della Tracia Eagro. Fu amata da suo padre Zeus, e da lui generò i Coribanti. Era la maggiore e la più saggia delle Muse, nonché la più sicura di sé. Fece da giudice nella disputa su Adone tra Afrodite e Persefone, decidendo che ognuna trascorresse con lui la stessa quantità di tempo. I suoi simboli sono lo stilo e le tavolette di cera.
Viene sempre rappresentata con in mano una tavoletta su cui scrivere. Talvolta ha con sé un rotolo di carta oppure un libro e porta una corona d'oro sul capo.
È stata anche ispiratrice di Dante nella Divina Commedia, che la invoca nel II canto dell'Inferno.

Circe

Vive nell'isola di Eea ed è figlia di Elio e della ninfa Perseide e sorella di Eete (re della Colchide) e di Pasifae (moglie di Minosse), nonché zia di Medea. Secondo un'altra tradizione è figlia del Giorno e della Notte. Altri credono che il re Eete fosse suo padre, Ecate sua madre e Medea sua sorella.
Nell’Odissea è la maga che trasforma in maiali i compagni di Ulisse, poi salvati dallo stesso Ulisse, che trascorre con la maga un anno e da lei ha un figlio.

Dafne

ll nome Dafne significa "lauro", alloro, e costei fu il primo amore del dio Apollo. La ninfa  preferì tramutarsi in pianta piuttosto che cedere a un amore non desiderato. La leggenda narra del dio Apollo che, innamorato della bellissima Dafne, prese a inseguirla deciso a conquistarne l'amore. Nel momento in cui stava per essere raggiunta, Dafne supplicò suo padre Peneo di salvarla; fu così trasformata in un pianta di lauro.

Diana

E’ una dea italica, latina e romana, signora delle selve, protettrice degli animali selvatici, custode delle fonti e dei torrenti, protettrice delle donne, cui assicurava parti non dolorosi, e dispensatrice della sovranità. Più tardi fu assimilata alla dea greca Artemide assumendone il carattere di dea della caccia e l'accostamento alla Luna.
Secondo la leggenda, Diana - giovane vergine abile nella caccia, irascibile quanto vendicativa - era amante della solitudine e nemica dei banchetti; era solita aggirarsi in luoghi isolati. In nome di Amore aveva fatto voto di castità e per questo motivo si mostrava affabile, se non addirittura protettiva, solo verso chi - come Ippolito e le ninfe che promettevano di mantenere la verginità - si affidava a lei.

Doride  

E’ una delle Oceanine. Nella mitologia greca, le Oceanine erano figlie del titano Oceano e della titanide Teti, sorelle dei tremila fiumi-dei detti Potamoi (Ποταμοί).
Le Oceanine, personificavano le acque correnti, ossia ogni fiume e sorgente della terra.

Eco

Nella mitologia greca, Eco è una delle Oreadi, le ninfe delle montagne.
Secondo Ovidio, Zeus notando l'attitudine di Eco per il pettegolezzo, la spinse ad intrattenere sua moglie Era in modo da distrarla dai suoi amori furtivi. Era però si accorse dell'inganno, e la punì togliendole l'uso della parola e condannandola a dover ripetere solo le ultime parole che le venivano rivolte o che udiva.
Un giorno, la ninfa si innamorò di Narciso, un bellissimo giovane, di cui tutti, sia donne che uomini, si innamoravano alla follia. Tuttavia Narciso preferiva passare le sue giornate cacciando, non curandosi delle sue spasimanti. Rifiutata da Narciso,  la ninfa, consumata dall'amore, si nascose nei boschi fino a scomparire e a restare solo una eco lontana.

Egeria

Nella mitologia romana Egeria è una delle ninfe Camene. Secondo la leggenda, fu amante, consigliere (sulle leggi religiose) e in seguito moglie del re Numa Pompilio.
Quando il re morì, Egeria si sciolse in lacrime, dando vita a una fonte  che divenne il suo luogo sacro, e che la tradizione identifica con la sorgente esistente presso la Porta Capena, vicino Roma.
A Egeria venivano offerti sacrifici da parte delle donne incinte per il buon esito del parto.

Erato

Musa della Poesia lirica e della anacreontica, deriva il nome da Eros (amore). E' rappresentata come una ninfa coronata di mirti e di rose, che nella mano sinistra regge una lira e nella destra un arco.

Fanciulla di Anzio

E’ ritenuta una delle più singolari statue dell'antichità. Fu rinvenuta nel 1878 in una nicchia della Villa Imperiale ed è formata da due blocchi di marmo di cui uno più fine per la testa, la parte nuda della spalla destra, del petto e del braccio destro. La statua, alta m.1,70, raffigura una giovinetta rivolta a sinistra mentre avanza vestita di chitone ed un ampio mantello.
E’ stata assunta, a buon diritto, quale simbolo dell’antica grandezza della romana Antium e come simbolo della rinascita della moderna Anzio. Attualmente la Fanciulla d'Anzio è conservata presso il Museo Nazionale Romano.

Igea

(dal greco Υγιεία con il significato di salute, rimedio, medicina) è una figura della mitologia greca e successivamente romana. Figlia di Asclepio e di Epione (o Lampezia), Igea è la dea della salute e dell'igiene.
Nella religione greca e romana, il culto di Igea è associato strettamente a quello del padre Asclepio, tutelando in questo modo l'intero stato di salute dell'individuo. Igea viene invocata per prevenire malattie e danni fisici; Asclepio per la cura delle malattie e il ristabilimento della salute persa.
Nella mitologia romana, Igea viene indicata come Salus o Valetudo, sinonimi, in latino, di (buona) salute. Igea era raffigurata sotto l'aspetto di una giovane donna prosperosa, nell'atto di dissetare in una coppa un serpente, in un'altra raffigurazione era seduta su un seggio, con la mano sinistra appoggiata ad un'asta, mentre con la mano destra porge una patera ad un serpente che, lambendola, si innalza da un'ara posta davanti alla dea.

Iris

Iris o Iride è una dea dell'Olimpo, messaggera degli dei e personificazione dell'arcobaleno.
A differenza di Ermes, la "veloce" Iris non appartiene al culto ellenico, ma solo al mito.
Svolge il suo compito di messaggera grazie a grandi ali d'oro con le quali corre rapida a portare gli ordini di Zeus. È citata nell'Iliade, in cui si legge: Zeus padre dall'Ida... incitò... Iris dall'ali d'oro a portare in fretta un messaggio.[1]
Iris non è un'Oceanina: per padre ha un figlio del dio marino Ponto (il mare), per madre ha un'oceanina, ha le terribili arpie per sorelle, anch'esse alate. È vestita di "iridiscenti" gocce di rugiada ed è proprio per la sua luminosità di colore variabile che la membrana dell'occhio si chiama "iride".

Lavinia

Lavinia  fu una leggendaria principessa italica del circa 1100 a.C., figlia del re Latino e della regina Amata.
Secondo la tradizione epica latina, Lavinia fu sposa di Enea, al quale diede un figlio Silvio, capostipite dei re latini, una serie di leggendari re del Lazio e Alba Longa che, nella mitologia romana, collegano Enea e la fondazione di Roma da parte di Romolo e Remo nel 753 a.C.
L'antica città di Lavinium, non coincide con l'attuale Lavinio. Lavinium, il luogo dove la leggenda vuole che Enea fondò in onore di Lavinia, si trova invece presso la foce del fosso di Pratica di Mare a Torvaianica.

Leda

Nella mitologia greca Leda era figlia di Testio e moglie di Tindaro, re di Sparta.
La leggenda narra che Zeus, innamoratosi di lei, si trasformò in un cigno e si accoppiò con Leda, che generò due uova. Da un uovo sarebbero usciti i Dioscuri, Castore e Polluce, mentre dall'altro Elena e Clitennestra.
Secondo un'altra versione del mito, Leda trovò l'uovo, frutto dell'unione tra Zeus e Nemesi, dal quale sarebbe uscita Elena.

Maia

Maia, figlia di Atlante e di Pleione, era una ninfa del monte Cillene. Dalla sua unione con Zeus nacque Ermes.
Si dice che Maia, simbolo della primavera o della fertile stagione delle piogge (qualcuno afferma che il mese di maggio, in latino Maius, derivi proprio da questo nome) fosse la più bella delle Pleiadi e che, insieme alle sorelle, venne trasformata in una stella da Zeus per sottrarla alla moglie gelosa.

Merope

Nella mitologia greca, Merope era una delle figlie di Atlante e di Pleione, una delle Pleiadi. Sposò Sisifo, re di Corinto (chiamato Efira a quel tempo), dal quale ebbe Glauco come figlio, padre di Bellerofonte.
(Ovidio la indica come la stella meno brillante nella costellazione delle Pleiadi, in quanto l'unica ad aver sposato un mortale).
ll nome Merope (dal greco, che articola la voce, o che dispiega lo sguardo) può riferirsi anche ad altre figure mitologiche (sia maschili sia femminili). Merope - figlia di Oceano e madre di Fetonte; Merope - una delle Eliadi o sorelle di Fetonte;Merope - figlia di Enopio ed Elice di Chio. Chiamata anche Haero, Aerope, e Maerope, fu amata da Orione che, per questo fu accecato da suo padre;Merope - moglie di Megareo dal quale ebbe Ippomene; Merope - figlia di Cipselo e moglie di Cresfonte e quindi di Polifonte, madre di Epito;Merope - indovino di Percote, padre di Arisbe e dei re e guerrieri Adrasto e Anfio (Omero, Iliade)Merope - guerriero troiano nell' Eneide, ucciso in combattimento da Turno.

Naiadi

Le Naiadi - figure della mitologia greca (Ναϊάδες dal greco νάειν, "fluire," e νἃμα, "acqua corrente") - erano le ninfe che presiedevano a tutte le acque dolci della terra e possedevano facoltà guaritrici e profetiche; si distinguevano in: Potameidi, ninfe dei fiumi, Pegee, ninfe delle sorgenti , Crenee o Creniadi, ninfe delle fontane, Limniadi, ninfe dei laghi, Eleadi, ninfe delle paludi.
Il culto delle Naiadi – che erano considerate benefiche divinità della salute – ebbe maggior diffusione fra i contadini, i quali le onoravano con offerte di fiori, frutta e latte.
Sono distinte dalle divinità acquatiche, che rappresentavano gli stessi fiumi, e dagli antichissimi spiriti che abitavano le tranquille acque delle paludi, degli stagni e delle lagune o dei laghi.  Le Naiadi sono associate con le acque fresche, come le Oceanine per le acque salate e le Nereidi del Mediterraneao; ma poiché i greci pensavano che le acque del mondo costituissero un unico sistema, che penetrava dal mare nei profondi spazi cavernosi della terra, c'è stata talvolta qualche sovrapposizione. Aretusa, la ninfa di una sorgente, era capace di spostarsi attraverso correnti sotterranee dal Peloponneso per riaffiorare da qualche parte in Sicilia.

Nausicaa

(in greco: Ναυσικάα/Ναυσικᾶ) è una figura della mitologia greca, figlia di Alcinoo (re dei Feaci) e di Arete.
Nel libro VI dell'Odissea si narra che  Nausicaa stesse giocando  a palla presso una riva con le proprie ancelle. D'un tratto un naufrago nudo esce da un cespuglio: Ulisse. Mentre le ancelle fuggono impaurite, Nausicaa "dalle bianche braccia" accoglie con eleganza e cortesia lo sconosciuto che invoca la sua misericordia. Gli regala delle vesti e gli suggerisce la via per la dimora del padre Alcinoo. Egli lo accoglie calorosamente e gli fornisce una nave per il ritorno in patria. Nausicaa sembra quasi innamorarsi dell'Eroe, e lo stesso padre  offre la sua mano ad Odisseo.

Nereidi

Le Nereidi (in greco: Νηρείδες o Νηρηίδες, al singolare Νηρείς) erano delle figure della mitologia greca, ninfe marine, figlie di Nereo e della Oceanina Doride. Erano considerate creature immortali e di natura benevola. Facevano parte del corteo del dio del mare Poseidone insieme ai Tritoni e venivano rappresentate come fanciulle con i capelli ornati di perle, a cavallo di delfini o cavalli marini. Le Nereidi più note sono Anfitrite, sposa di Poseidone, Galatea, amata dal pastore Aci e dal ciclope Polifemo e Teti, madre dell'eroe Achille.

Ninfa Alburnea

Presumibilmente di tratta della Sibilla Albunea,  ninfa di una fonte solforosa presso Tivoli; nelle vicinanze era anche il suo oracolo , che perciò fu considerata una Sibilla.

Ninfa

La mitologia greca annovera molte ninfe (dal greco antico νύμφη, "giovane fanciulla"), divinità minori della natura o celesti. Vi sono molti miti su di esse, questi le associano spesso ai satiri, da cui la tendenza sessuale della ninfomania.
Le ninfe erano figlie di Zeus o Urano e se ne annoverano  diversi tipi, a seconda dell'ambiente naturale in cui vivono.
Le Ondine sono creature leggendarie,  fanno  anche parte del folklore europeo, descritte generalmente come creature affini alle fate; il nome può essere usato anche per altri spiriti acquatici simili.
Secondo la tradizione, le ondine sono prive di anima (e quindi non avrebbero accesso al paradiso dopo la morte) ma possono guadagnarsene una sposando un uomo mortale. Le ondine sono presenti anche nel folklore germanico, dove sono creature misteriose simili alle sirene greche, che abitano i fiumi e che talvolta attirano gli uomini fino a farli annegare. Sono in genere rappresentate come bellissime donne con la coda di pesce. A seconda delle tradizioni, sono considerate esseri maligni, innocui o addirittura amichevoli.
Secondo le teorie avanzate da Paracelso, un'ondina è una ninfa od uno spirito acquatico, si trovano comunemente  in laghi,  foreste e cascate. Hanno voci meravigliose, che occasionalmente sono udite sovrapposte allo scrosciare dell'acqua.

Pallade

Pallade o Pallas è un epiteto dato alla dea Atena. Significa "giovane", e deriva dal greco πάλλαξ (pállax).  Nella mitologia greca, era la libica compagna di giochi di Atena. Si racconta che, ancora fanciulla, Atena uccise incidentalmente la sua amica Pallade, mentre era impegnata con lei in uno scherzoso combattimento, armate di lancia e di scudo. In segno di lutto, Atena aggiunse il nome di Pallade al proprio.

Partenope

Il mito della sirena Partenope nasce dalla tradizione del popolo, di origine greca, dei rodii, residente sulle coste del golfo napoletano nel lontano III secolo a.C.
Le poche notizie che ci sono giunte al riguardo concernono soltanto una corsa con le fiaccole che ogni anno si compiva in suo onore (le cosiddette Lampadoforie); tuttavia il nome di quella che pare fosse la più bella sirena del golfo, sepolta secondo la leggenda sempre nelle vicinanze di Napoli, rimane oggi utilizzato per definire la regione napoletana. Pare che la sirena in questione sia morta nel luogo in cui oggi sorge Castel dell'Ovo e proprio lì sia stata sepolta una dei patroni di Napoli, santa Patrizia.

Penelope

E’ una figura della mitologia greca, figlia di Icario e di Policaste (o di Peribea), moglie di Ulisse, madre di Telemaco, Poliporte e Arcesilao. Discendeva da parte di padre dal grande eroe Perseo (Icario era suo nipote) ed era cugina di Elena. Prende il nome da un mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto "anatra").
Attese per vent'anni il ritorno del marito, partito per la guerra a Troia, crescendo da sola il piccolo Telemaco e evitando di scegliere uno tra i proci, nobili pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela: di giorno tesseva il sudario per Laerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò "solo" per poco meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Ulisse tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie. Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile. Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e secondo una versione la rese incinta di altri due figli: Poliporte e Arcesilao.

Pleiadi

Sono sette sorelle, figlie di Atlante e di Pleione. Secondo un'altra versione sono figlie di una regina delle Amazzoni. I loro nomi erano: Alcione, Celeno, Elettra, Maia, Merope, Asterope, Taigete.
Secondo una delle versioni le Pleiadi erano le compagne vergini di Artemide, la dea della caccia. Orione, il famoso cacciatore, le inseguiva per tutta la terra e loro fuggirono nei campi della Beozia. Gli dei si mossero a compassione trasformando le ragazze in colombe e immortalando in seguito la loro figura nelle stelle.
Eppure nessuna delle Pleiadi era vergine, quasi tutte giacquero con divinità, tranne Merope, sposata con il noto criminale Sisifo. Lei per la vergogna abbandonò le sorelle in cielo e, per questo motivo, si dice che Merope brilla in cielo meno delle altre stelle che formano le Pleiadi.

Rea Silvia

Fu la madre dei gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma; morì sepolta viva da Amulio. Le sue vicende ci sono raccontate nel I libro “Ab urbe condita” di Tito Livio, in frammenti dagli Annales di Ennio e da Fabio Pittore.
Stando al racconto di Livio, Rea Silvia era la figlia di Numitore, discendente di Enea e re di Alba Longa. Il fratello minore di Numitore, Amulio, usurpò il trono e, per evitare che il fratello avesse una discendenza maschile, costrinse Rea Silvia a diventare una sacerdotessa della dea Vesta, dato che le vestali avevano l'obbligo della castità per trent'anni.
Il dio Marte si invaghì della ragazza e la sedusse in un bosco. Quando lo zio seppe del parto di Rea la fece arrestare e ordinò a una serva di uccidere i gemelli, Romolo e Remo. La serva, tuttavia, ne ebbe pietà, li mise in una cesta e li affidò alle acque del Tevere. La cesta, miracolosamente, navigò tranquillaper il fiume e si arenò nel luogo dove più tardi i gemelli avrebbero fondato Roma.
Qui furono trovati da una lupa che aveva appena perduto i propri cuccioli e da lei furono nutriti. In seguito furono trovati dal pastore Faustolo che li portò a casa propria e li fece allevare dalla moglie Acca Larenzia.

Regina Amata

C'è un episodio dell'«Eneide» che lascia perplesso il lettore, come se Virgilio non avesse voluto o non avesse osato dire tutto: quello relativo al suicidio della regina Amata, moglie di Latino e madre di Lavinia, promessa sposa di Turno, re dei Rutuli.
Come è noto, lo sbarco di Enea nel Lazio provoca lo scoppio della guerra a causa della improvvisa decisione di Latino - dettata anche da un vaticinio di Fauno, divinità profetica che faceva udire i suoi responsi presso la fonte Albunea, presso Tivoli - di suggellare l'alleanza con i Troiani promettendo in sposa al loro duce la figlia Lavinia.
Ciò provoca l'indignazione di Amata, che rinfaccia allo sposo la mancata promessa nei confronti di Turno e fa di tutto per convincerlo a recedere dalla sua decisione. Tra l'altro, vistolo irremovibile, si nasconde nei boschi con Lavinia e chiama a raccolta le altre donne di Laurento, con le quali si abbandona a furiose orge bacchiche.
Tanta ostilità verso Enea e tanto furore contro la decisone del marito le sono stati ispirati, o almeno esasperati, dalla furia Alletto, inviata da Giunone (nemica mortale dei Troiani), la quale penetra con orribili metamorfosi nel seno della regina e la istiga nel suo vano tentativo di scongiurare in ogni maniera quelle nozze aborrite.
La stessa Alletto, poi, sotto le mentite spoglie di un'anziana sacerdotessa di Giunone, appare in sogno a Turno e ne infiamma la rabbia contro i Troiani, spingendolo, al risveglio, a preparare immediatamente la guerra.
Impressionante, per vigore drammatico e forza inventiva e allegorica, è la descrizione del modo in cui Alletto si insinua nell'animo di Amata e finisce per ridurla in uno stato di furore che assomiglia molto alla pazzia.

Sibilla

La Sibilla è una figura esistita storicamente, ma presente nella mitologia greca e in quella romana. Le sibille erano vergini dotate di virtù profetiche ispirate da un dio (solitamente Apollo), ed erano in grado di fornire responsi e fare predizioni, per lo più in forma oscura o ambivalente.

Sirene

Le sirene sono delle figure mitologico-religiose greco-romane. L'origine letteraria della figura delle sirene è nell'Odissea di Omero dove vengono presentate come cantatrici marine abitanti un'isola presso Scilla e Cariddi, le quali incantavano, facendo poi morire, i marinai che incautamente vi sbarcavano. La loro isola mortifera era disseminata di cadaveri in putrefazione. Ma Odisseo, consigliato da Circe, la supererà indenne.

Taigete

Taigete è una figura della mitologia greca, figlia di Atlante e di Pleione.
È una delle Pleiadi; cercò di sfuggire a Zeus, che voleva concupirla, invocando Artemide che la trasformò in cerbiatta. Tornata alla forma umana Taigete consacrò alla dea cacciatrice la Cerva di Cerinea. Secondo altri miti Zeus riuscì ugualmente ad unirsi a lei, e da loro venne generato Lacedemone.

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