emilia romagna-ferrara-cento

TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 422
INTITOLATE A UOMINI: 222
INTITOLATE A DONNE: 14
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLARE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.): 2
Santa Maria
Oratorio Santa Maria
Sante, beate, martiri: 4
Sant'Anna
Santa Caterina
Santa Chiara
Santa Liberata
Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: 1
Suore
Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: --
Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): 2
Grazia Deledda
Iolanda maria Maiocchi
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): --
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): 1
Pina Agostini Bitelli
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): --
Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...): 1
Anita Garibaldi
Lavoratrici / imprenditrici / artigiane: --
Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari: --
Atlete e sportive: --
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...): 3
Giordana
Giovannina
Leona

Censimento a cura di : Roberta Pinelli

 

Pina Agostini Bitelli (1893-1985)

Nata a Cento (FE), studiò a Bologna presso il conservatorio “G.B. Martini”, approfondendo il repertorio lirico del Settecento e dell’Ottocento.

Nel 1914  vinse come soprano il concorso per giovani cantanti indetto a Parma da  Cleofonte Campanili. Lo stesso concorso venne vinto dal tenore Beniamino Gigli.

Nel 1919 aveva conosciuto Vittore Veneziani, musicista ferrarese, celebre direttore del coro del Teatro alla Scala, che le propose di formare un gruppo polifonico. Il repertorio del gruppo consisteva in musiche di Luca Marenzio, Pierluigi da Palestrina, Orlando di Lasso, Gesualdo da Venosa che il grande musicologo Francesco Vatielli trovava nella ricca biblioteca del Liceo Musicale di Bologna.

Malgrado l’interesse per il repertorio classico, cominciò a frequentare i giovani compositori che condannavano il vocalismo dell’opera italiana proponendo una rinascita della musica strumentale.  A questi giovani compositori non poteva mancare l’attenzione di quello che era il personaggio più di spicco della cultura italiana del ‘900: Gabriele D’Annunzio.

Infatti nel 1923 la cantante era al Vittoriale e per l'occasione cantò musiche di Malipiero e Casella che l’accompagnava al pianoforte. Particolarmente apprezzata fu l’esecuzione de La sera fiesolana su versi del Poeta, che ne fu colpito e commosso e la soprannominò “Madonna Spinella”

Sempre nel 1923, al Vittoriale, D’Annunzio, Casella e Malipiero concepirono un progetto audace, la Corporazione Delle Nuove Musiche; si trattava di «un nuovo organismo di cultura moderna» che da una parte aveva lo scopo di «far penetrare in Italia le ultime espressioni, le più recenti ricerche dell'arte musicale contemporanea»; dall'altra quello di «restituire alla luce le più belle musiche antiche nostre, prime fra quelle le monteverdiane.»

La C.D.N.M. venne sin dal suo apparire riconosciuta come sezione italiana della appena costituita Società Internazionale di Musica Contemporanea, il cui primo presidente fu Edward Dent, amico e futuro biografo di Busoni. Naturalmente Pina Agostini Bitelli era al centro anche di questa nuova istituzione che ebbe vita interessante, ma breve.

Dopo la prima esecuzione delle Stagioni Italiche di Malipiero avvenuta a Venezia in occasione del terzo Festival della Società Internazionale di Musica Contemporanea, dove venne particolarmente elogiata da Richard Strauss, non si hanno più notizie di Pina Agostini Bitelli come solista.

Infatti malgrado un'interessante carriera artistica come soprano,  abbandonò le scene per sposare un ingegnere veronese e si stabilì a Verona. In seguito si dedicò solo alla musica concertistica.

Nel 1938 fondò il coro femminile Le Cantatrici Veronesi che si esibì con successo ma che si sciolse a causa degli eventi bellici. Il repertorio era costituito da musica polifonica antica italiana.

A guerra appena finita, nell’autunno del 1945, riunì attorno a sé un gruppo di appassionati di canto corale con i quali approfondì lo studio di musiche antiche e anche moderne di preferenza italiane: così nacquero I Cantori Veronesi che erano composti da 45 elementi e che si sciolsero nel 1957.

Morto il marito, Pina Agostini Bitelli ritornò a vivere a Cento, dove continuò a dare il suo contributo alla vita culturale della città.

Nel 1960 scrisse il libro “La Risaia 1860” che fu finalista del premio Leonilde Settembrini. Pubblicò anche: Diario di Guerra di una casalinga 1943-1945 - Montanari, Cento, 1971.

Scrisse anche I miei Amici musicisti - Montanari, Cento 1973;  e vari racconti pubblicati sul Resto del Carlino.

Iolanda Maria Maiocchi (1864-1917)

Nata a Cento dal ten. col. cav. Dott. Antonio Majocchi (sindaco per tre volte di Cento) e da Lavinia Agnoletti, donna di grande cultura, ricevette dalla madre una solida formazione culturale e morale, per cui, giovanissima ancora, stampò i primi scritti. Il grande amore e il lungo studio dei classici ed una naturale ed irresistibile inclinazione al romanzo valsero a farle acquistare nome di vera scrittrice. Rivelò infatti fantasia fervida e squisito senso del bello, dipingendo la realtà come la vedeva coi suoi occhi ed esponendo gli affetti come li sentiva, senza passive e pedestri imitazioni.

Dopo un breve ma felice periodo di vita coniugale trascorso alla Villa Giovannina, col marchese Plattis, si trasferì, subito dopo l'immatura morte del consorte, nella casa paterna di via Gennari, dove venne spinta a riflettere maggiormente, sempre con spirito cristiano, sul mistero del dolore. Fu in corrispondenza con noti scrittori del suo tempo e la sua casa ospitò illustri artisti e letterati.

Durante la prima guerra mondiale, si prodigò nell’aiutare con ogni mezzo le famiglie dei combattenti e dei prigionieri.

Morì l'8 agosto 1917 e sulla facciata della sua abitazione di via Gennari fu posta dal figlio Gino Plattis la seguente epigrafe: "In questa casa avita - ove già ebbe dimora Gaetano Majocchi filologo di chiara fama - nacque, visse e morì - Iolanda - Maria Majocchi Marchesa Plattis - che - degnamente proseguendo la tradizione dell'Avo - onorò - con gli scritti le Patrie lettere - e gli scritti accompagnando con l'esempio ed il consiglio - segnò la traccia - alle giovani generazioni italiane".

Vastissima fu la sua produzione: romanzi, novelle, saggi critici, poemetti e studi letterari. Nelle sue pagine ci colpiscono la fertilità dell'immaginazione, la ricchezza del linguaggio, la sapienza descrittiva, la raffinatezza di gusti e di cultura. Ricordiamo qualche titolo dei suoi numerosi romanzi: "Le tre Marie", "Alle soglie dell'eternità", "La Maggiorana", "Suor Immacolata", "Le indimenticabili", "Dopo il sogno", "Le ultime Vestali", "accanto all'amore", "Sotto il paralume color rosa", "Pratofiorito", "Il Crisantemo rosa".

Censimento a cura di: 

Roberta Pinelli  

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