TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 584
INTITOLATE A UOMINI: 285
INTITOLATE A DONNE: 14
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLARE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.): 4
Madonna di Genova (via)
Madonna delle Stuoie (via)
Pastorella (via)
Santa Maria in Fabriago (via)
Sante, beate, martiri: --
Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: --
Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: --
Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): 5
Margherita Cattaneo (vic)
Grazia Deledda (via)
Maria Montessori (via)
Cornelia Rossi Martinetti (via)
Ernesta Stoppa (via)
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): --
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): --
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): --
Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...): 3
Anna Frank (via)
Ines Bedeschi (via)
Iris Versari (piazza)
Lavoratrici / imprenditrici / artigiane: --
Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari: 1
Berenice (carraia)
Atlete e sportive: --
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...): 1
Angelina (carraia)

  Censimento a cura di: Roberta Pinelli  


Iris Versari (1922-1944)

Residente a Tredozio (Forlì-Cesena), nell'autunno del 43, la sua famiglia ospitò nella propria casa un gruppo partigiano. L'abitazione venne incendiata il 27 gennaio 1944 dai nazifascisti. In tale occasione, Iris riuscì a scappare, mentre i suoi familiari (il padre, la madre e due dei suoi tre fratelli) furono arrestati. Il padre, processato e condannato a quattro anni di prigione, fu internato e morì in un campo di concentramento tedesco. Iris si unì nel gennaio 1944 alla banda partigiana comandata Silvio Corbari, al quale si legò sentimentalmente, condividendone la vita clandestina e le temerarie azioni. All'alba del 18 agosto 44, in località Ca' Cornio (frazione di Tredozio), la casa in cui lei e Silvio Corbari si erano temporaneamente rifugiati , fu accerchiata dalle truppe nazifasciste, informate da una spia, che tentarono una sortita. Iris, immobilizzata a causa di una precedente ferita alla gamba, riuscì ad uccidere il primo milite nazifascista che aveva appena varcato la porta, ma durante la strenua difesa, vista l'impossibilità di muoversi e nel tentativo di non rendersi ostacolo alla salvezza con la fuga da parte dei suoi compagni, si uccise.
Nonostante il suo sacrificio, Corbari, Spazzoli e Casadei durante la rocambolesca fuga vennero catturati e uccisi. Il suo corpo esanime, assieme a quelli dei suoi compagni, fu appeso dimostrativamente una prima volta sotto i portici diCastrocaro Terme e successivamente ad un lampione in piazza Aurelio Saffi a Forlì. Fu decorata con medaglia doro al valor militare con la seguente motivazione: “Giovane di modeste origini, poco più che ventenne, fedele alle tradizioni delle coraggiose genti di Romagna, non esitò a scegliere il suo posto di rischio e di sacrificio per opporsi alla tracotante oppressione dell'invasore, unendosi ad una combattiva formazione autonoma partigiana locale. Ardimentosa ed intrepida prese parte attiva a numerose azioni di guerriglia distinguendosi come trascinatrice e valida combattente. Durante l'ultimo combattimento, circondata con altri partigiani in una casa colonica isolata, ferita ed impossibilitata a muoversi, esortò ed indusse i compagni a rompere l'accerchiamento e, impegnando gli avversari con intenso e nutrito fuoco, agevolò la loro sortita. Dopo aver abbattuto l'ufficiale nemico che per primo entrò nella casa colonica, consapevole della sorte che l'attendeva cadendo viva nelle mani del crudele nemico, si diede la morte. Immolava così la sua giovane vita a quegli ideali che aveva nutrito nella sua breve ma gloriosa esistenza. -»
— Terra di Romagna, 9 settembre 1943 - 18 agosto 1944”. 

Cornelia Rossi Martinetti (1781-1867)

Contessa, nacque nel 1781 a Lugo di Ravenna, nel palazzo che oggi ospita l’albergo Ala d’Oro.

Donna piena di fascino, nel 1802 sposò Giovanni Battista Martinetti, un celebre ingegnere urbanistico che volle donarle, nel centro di Bologna, una casa destinata a passare alla storia culturale e artistica italiana.
Così acquistò il convento delle Benedettine (chiuso dal 1796, situato sulla via S. Vitale) con annessa cripta della chiesa dei Santi Vitale e Agricola e lo trasformò secondo il gusto dell’epoca, in un sontuoso “paradiso arcadico” dove la sua sposa sarebbe stata incontrastata divinità. Il convento divenne un palazzo, l’orto si tramutò in un meraviglioso giardino all’inglese con statue neoclassiche, fontane, colonne, scalinate, tempietti immersi in una ricca vegetazione e la cripta romanica fu trasformata in una fantastica grotta con tanto di stalattiti artificiali. Nella cripta-grotta risuonavano frivolezze e poesie, s’intrecciavano flirt, si spettegolava, si affidavano appalti (soprattutto al marito, incaricato da Napoleone di parecchi lavori quali il Parco della Montagnola a Bologna e altri a Roma). Le autorità ecclesiastiche non accettarono mai che la cripta si fosse tramutata in un covo di mondanità filobonapartista, e le critiche nei riguardi della contessa furono molte.
Colpita da una malattia agli occhi che la rese quasi cieca, fu sempre più restia a mostrarsi in pubblico, un po’ per non rovinare il ricordo della sua bellezza, un po’ perché non poteva più mostrarsi brillante anfitriona.
Quando Cornelia morì, il giardino fu smembrato dalle lottizzazioni novecentesche, la cripta tornò luogo di culto, il palazzo passò ad altri (ora è Scagliarini Rossi).

Cornelia era il tipico esemplare di “femmina colta” settecentesca: conosceva le quattro principali lingue europee, discorreva in latino, conosceva la musica ed era maestra di civetteria, una vera “Maga incantatrice” che spezzò numerosi cuori, ma fece di quei luoghi un vivace salotto letterario che ben presto divenne famoso in tutta Europa, conosciuto come il “Il Tempio della Venere bruna“ ove soggiornarono a lungo e piacevolmente personaggi quali Monti, Leopardi, Byron, Shelley, Stendhal, Valery, Canova, Foscolo, Giuseppina de Beauharnais, Chateaubriand, Ludwig di Baviera.
Resta soltanto il ricordo di lei, celebrata come sacerdotessa dell’Eloquenza nel poemetto “Le Grazie” .

Ernesta Stoppa (1850– 1939)

Educatrice, pioniera a Lugo nelle lotte per l'emancipazione ed il mutualismo femminile.

Margherita Cattaneo (1883-1963)

Maestra per oltre quarant’anni della scuola elementare “Garibaldi” di Lugo, i suoi allievi ottennero dall’Amministrazione Comunale le venisse dedicato il vicolo che costeggia appunto la scuola

 

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