Roma - VI Municipio

 

TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 1.760
INTITOLATE A UOMINI: 499
INTITOLATE A DONNE: 41
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLATE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.): 1
Via Santa Maria di Loreto
Sante, beate, martiri: 5

Piazza S. Maria Josefa del Cuore di Gesù
Via Beata Chiara Bosatta
Via Elisabetta Canori Mora
Via Giacinta Marto
Viale Santa Rita da Cascia

Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: 3
Via Brigida Morello
Via Madre Teresa Napoli
Via Suor Maria Chiara Damato

Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: 2

Via Caterina Usai
Via Maria Luigia Tancredi

Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): 1
Via Berta von Suttner
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): 1
Via Lucille Teasdale Corti
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): --
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): 4

Via Antonietta Biscarra
Via Giovanna Garzoni
Via Giovanna Marmochini Cortesi
Viale Giuliana Staderini Piccolo

Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...): --
Lavoratrici / imprenditrici / artigiane: --
Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari: 23

Via Adamantea
Via Alcesti
Via Arianna
Via Artemide
Via Calliope
Via Clio
Via delle Amadriadi
Via delle Amazzoni
Via delle Driadi
Via delle Naiadi
Via delle Napee
Via Elettra
Via Esperide
Via Euridice
Via Euterpe
Via Giuturna
Via Melpomene
Via Merope
Via Polimnia
Via Proserpina
Via Selene
Via Tersicore
Via Urania

Atlete e sportive: --
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...): --

Fonti: SITO (Sistema informativo toponomastica) http://www.comune.roma.it/sito/cittadino.html 
dati aggiornati da Barbara Belotti aprile 2018

Toponomastica femminile a Roma - VI Municipio

di Rossana Laterza e Marta Latini


Si tratta di una delle zone più popolose di Roma, formata dall'unione dell'ex VI e l'ex VII municipio Il presente scritto si riferisce al territorio dell'ex VII Municipio, organizzato in 10 zone urbanistiche: Acqua Vergine, Borghesiana, Don Bosco, Lunghezza, San Vittorino, Torre Angela, Torre Gaia, Torre Maura, Torre Spaccata, Torre Nova, che si estendono ad est di Roma, molte di queste oltre il Grande Raccordo Anulare. Se si esclude tutta la toponomastica riferita a moltissimi comuni dell’Italia meridionale e a fondi, casali e torri dell’Agro romano, resta uno sparuto gruppo di toponimi che fa riferimento a donne e più della metà dei nomi evoca ninfe, driadi, muse e divinità della mitologia greca e romana, accanto ad alcune artiste, miniaturiste e pittrici, benefattrici, sante, religiose e missionarie. Infine due toponimi avvolti nella leggenda: Torre Jacova, in zona Borghesiana, dal nome dell’antica proprietaria e Via dell’Acqua Vergine dalla fanciulla che indicò la sorgente a dei soldati romani.
Nell’area interessata dalle zone di Torrespaccata, Don Bosco e Torre Maura la toponomastica fa riferimento a cultori della città di Roma, scienziati, ornitologi, giornalisti. In tutto 81 uomini e 2 donne.
Viale dei Romanisti è la strada principale che taglia in due la zona e da cui si dipartono vie intitolate a poeti e scrittori dialettali, tutti uomini.
Troviamo invece una donna realmente esistita in Elisabetta Canori Mora che dà il nome ad una minuscola via interna. Vissuta tra Settecento e Ottocento fu donna esemplare e devota che, dopo avere trascorso la giovinezza in convento, visse a Roma una brillante vita di società rimanendo irreprensibile e, dopo il matrimonio, sopporterà i tradimenti e le violenze del marito rimanendogli fedele, pregando e dandosi ad opere di carità. Sarà beatificata nel 1994.
Di recente intitolazione viale Giulia Staderini Piccolo sulla quale è stato piuttosto arduo reperire notizie. Fortunatamente il gruppo dei Romanisti, di cui la pittrice ha fatto parte, ci ha inviato una biografia nella quale si può leggere che Giuliana Staderini Piccolo fu un membro (sic!) del "Gruppo dei Romanisti". Nata il 9 gennaio 1933 a Roma, pittrice, […] fu costretta dalla famiglia a conseguire, dopo la maturità classica, anche il diploma di ragioniera e iscriversi all'Università di Roma nella Facoltà di Economia e Commercio contemporaneamente ai suoi studi artistici. Giuliana Staderini sposò il prof. Aldo Piccolo nel 1957, poi Ordinario di Chirurgia Plastica all'Università di Roma, e con il giovane marito neolaureto partì per la Svezia dove visse alcuni anni a Stoccolma. In quel periodo la sua tecnica pittorica subì una trasformazione fondamentale che terminò nell'assoluta esplosione del colore, nella ricerca di quella vivacità di tinte che, evidentemente, mancavano a Stoccolma.
Tornata a Roma negli anni Sessanta è qui vissuta fino al 1987, anno della sua morte.
A Torre Maura –così chiamata per la presenza di una cappella dedicata a S. Maura del IV-V sec.– la toponomastica gira attorno a varie specie ornitologiche, nonché a studiosi e naturalisti rigorosamente uomini. È assente invece il nome illustre di Eva Mameli Calvino, madre dello scrittore, che oltre ad avere insegnato Botanica all’università di Cagliari è stata un’ambientalista ante litteram impegnandosi nella tutela degli uccelli.
Torre Angela è divisa in due dal grande viale di Tor Bella Monaca. Qui il rapporto tra toponimi maschili e femminili è di 152 a 26. Si tratta prevalentemente di orafi, scultori, incisori,miniaturisti, letterati, industriali editori, decoratori , ceramisti e artigiani e un attore, Bruno Cirino, prematuramente scomparso a cui è intitolata la strada che conduce al Teatro di Tor Bella Monaca .
Tra le donne troviamo Antonietta Alessio Biscarra (1833-1866), cui è stata intitolata una strada senza uscita, traversa di via dell’Archeologia nel cuore di Tor Bella Monaca, e Giovanna Marmochini Cortesi entrambe pittrici.
La prima è stata un’artista precoce e promettente, specializzata in miniature, pitture a smalto e ritratti. Dopo aver ottenuto riconoscimenti ufficiali a Milano, Antonietta si trasferisce a Ginevra a perfezionarsi presso un famoso maestro e in Francia dove esercita a lungo la sua arte; infine tornata di nuovo in Italia esegue i ritratti di personaggi contemporanei del Risorgimento come Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi.
Più nota è Giovanna Marmochini Cortesi (1666-1731), eccellente ritrattista presso la corte medicea, meglio conosciuta come Giovanna Fratellini dal cognome del marito. Educata alla corte della granduchessa di Toscana studiò le diverse tecniche pittoriche in cui divenne presto maestra e, anche dopo il matrimonio, continuò ad affermarsi presso la corte eseguendo un gran numero di ritratti molti dei quali si possono ammirare agli Uffizi. La principessa Violante di Baviera le conferì il ruolo ufficiale di ritrattista di corte. In particolare a Giovanna vennero commissionati una quantità considerevole di pastelli, miniature e ritratti che, incastonati con pietre preziose, erano dati in regalo alle dame di corte o inviati a parenti lontani. Si spostò per lavoro tra Bologna, dove eseguì i ritratti degli Stuart, e Venezia dove ebbe modo di conoscere Rosalba Carriera con la quale rimase in rapporti di amicizia confermati dall’esistenza di un epistolario. Artista versatile, Giovanna eseguì anche dipinti di soggetto sacro e mitologico e per la delicatezza delle sue opere, che ricordano l’arte della Carriera, venne appellata “Rosalba Fiorentina”.
Ma numerose altre donne, pittrici e miniaturiste che operarono tra Ottocento e Novecento non vengono menzionate dalla toponomastica della zona!
La terza strada è intitolata a Santa Rita la cui vita, secondo la tradizione popolare, fu costellata di prodigi e segnali di santità fin dall’infanzia. Rita, pur portata per la vita religiosa, fu costretta a sposare un uomo che si rivelò crudele e brutale. Sopportando le angherie, ella riuscì alla fine a convertirlo. Dopo la morte del marito, ucciso per una vendetta, cercò di dissuadere i figli dal vendicare a loro volta il padre e, non essendovi riuscita, chiese a Dio di farli piuttosto morire. Vista esaudita la sua preghiera, si ritirò in convento dove la sua vita spirituale la portò a ricevere le stimmate. Ecco perché Santa Rita è la patrona delle spose infelicemente maritate e dei casi disperati. E, a proposito di violenza domestica, vogliamo ricordare che poco lontano, lungo la via Casilina, il 3 maggio 2006 venne ritrovato il corpo di una donna uccisa a coltellate e decapitata. Era Patrizia Silvestri di 46 anni, separata da due mesi dopo 10 anni di matrimonio, uccisa barbaramente dal marito di fronte alla violenza del quale aveva tentato disperatamente e vanamente di difendersi. E dato che nella toponomastica (anche di questo municipio) sono giustamente menzionate le vittime della strada, del terrorismo e della criminalità ci sembra il caso di segnalare questa ennesima omissione.
Personaggi mitologici maschili e femminili popolano la parte di Torre Angela situata oltre il Viale di Tor Bella Monaca in direzione Tor Vergata. Anche in questo caso troviamo una certa sproporzione tra i 28 giganti, dei, eroi condottieri (come Giasone), mitici re, mirabili mostri (come Briareo) e venerandi (come Anchise e Laerte) e le 23 muse, amazzoni, ninfe delle acque e dei boschi, divinità ed eroine. Un ultimo personaggio del mito, Galatea, la troviamo fra VI e IV municipio. Da segnalare Alcesti, la sposa fedele pronta a sacrificarsi per salvare il marito, sintesi delle virtù ideali della donna nell’antica Grecia, ed Elettra l’istigatrice. Mancano figure importanti come Penelope, più popolare dello stesso Laerte, e Medea. Tuttavia sembra più rilevante il fatto che, come s’è detto, di fronte a 152 toponimi maschili ci siano solo 3 donne: le due pittrici e santa Rita.
A metà tra Torre Angela e Acqua Vergine troviamo una zona che ha modificato l’originario toponimo di Colle Mentuccia in Colle Prenestino. I campi di erba aromatica, in preda all’abusivismo edilizio degli anni Sessanta e Settanta, sono diventati una borgata le cui strade portano i nomi di vari comuni della Campania. Dalla scuola elementare di quartiere nata nel 1974 (aule prefabbricate e doppi turni) si è arrivati nel 2002 alla nascita dell’Istituto comprensivo intitolato a Maria Grazia Cutuli frutto della fusione della scuola primaria “Ezio Tarantelli” (economista ucciso dalle BR) con la scuola secondaria di II grado “Michele Di Veroli” (martire delle Fosse Ardeatine).
Maria Grazia Cutuli (1962 –2001) è nata a Catania. La sua breve vita è ricca di molteplici esperienze: come giornalista si distingue per i suoi reportage in Bosnia, Congo, Sierra Leone e Cambogia in cui si rivela attenta e appassionata documentatrice della verità, acuta e sensibile osservatrice della condizione femminile. La passione e il desiderio di vivere le realtà drammatiche del mondo oltre il documento, la portano come volontaria in Ruanda con l’alto Commissariato delle Nazioni Unite. Torna al giornalismo nel 1997. All’indomani dell’attentato alle Torri Gemelle viene inviata in Afghanistan. Il 19 novembre del 2001 viene uccisa in un attentato a circa 40 Km dalla capitale afghana, lungo la strada che porta da Jalalabad a Kabul. Con lei muoiono Julio Fuentes inviato di El Mundo, Harry Burton e Azizullah Haidari corrispondenti della Reuters. Solo il giorno prima era comparso sul Corriere della Sera un reportage della giornalista su un deposito di gas nervino in una base abbandonata di Al Qaeda. Rispettando l’impegno e la militanza di Maria Grazia a favore della pace, la famiglia si è sempre opposta all’applicazione della pena capitale per i suoi assassini. In Afghanistan portano il suo nome una scuola femminile a Maimanà ed un’altra scuola ad Herat -con turni separati- per bambine e bambini.
La zona di Lunghezza confina a nord con il comune di Guidonia Montecelio e la zona di Settecamini. Al suo interno, oltre alla frazione omonima, si trovano Ponte di Nona, Colle degli Abeti, Fosso di S. Giuliano,Osa, Castelverde, Villaggio Prenestino. Molti sono i toponomi locali legati alle proprietà e ai casali dell’Agro come la tenuta del Cavaliere, Casal Cerrone, il Castello di Lunghezza e moltissimi quelli riferiti a comuni abruzzesi da cui provenivano i primi immigrati. Rimangono 100 toponimi maschili e 9 femminili. I maschili si riferiscono a costruttori, benefattori, missionari, ingegneri, medici, sacerdoti, tra cui Don Giuseppe Puglisi, pacifisti come Aldo Capitini, politici, alti prelati tra cui il Cardinal Romero e un santo.
Tra le donne abbiamo 2 sante, 3 religiose, di cui una medica e missionaria, 3 benefattrici e 1 pacifista, quasi tutte concentrate a Ponte di Nona. La borgata prende il nome dall’omonimo ponte “della nona miglia” di età romana (II sec. a.C), lungo la via Prenestina. All’origine consisteva in un nucleo abitativo sorto spontaneamente, ma poi, in seguito ad accordi tra enti locali e costruttori, sono proliferati complessi residenziali più recenti ed invasivi culminati con la realizzazione del centro commerciale Roma-Est, tutto a spese dell’Agro romano di cui, tuttavia, si possono ancora ammirare alcuni impareggiabili scenari.
I nomi femminili, più numerosi rispetto alle altre zone del municipio, sono quasi tutti di recente intitolazione e per una volta, accanto alle sante, troviamo anche una strega: Bertha Von Suttner “la strega della pace” (1843-1914).
Berthe Sophia Felicita, dei conti Kinsky von Chinic und Tettau, pacifista radicale e premio Nobel per la pace nel 1905 è stata eletta a rappresentare il suo paese d'origine, l'Austria, sulla moneta da 2 euro. Di nobili origini crebbe “viziata, vanitosa e superficiale”; rimase però presto orfana di padre e quando l'eredità si esaurì fu costretta a cercarsi un'occupazione. Divenne così governante e dama di compagnia presso il Barone Von Suttner con il cui figlio, Arthur, iniziò una relazione segreta a causa della quale dovette abbandonare la casa che la ospitava e il lavoro. La lotta condotta per sposare il suo amato Arthur modificherà profondamente Bertha che inizierà a impegnarsi sempre più in campo politico in senso pacifista. Giornalista e scrittrice di libri di successo, raggiunse grandissima notorietà con il romanzo “Giù le armi!” in cui la protagonista subisce in prima persona gli orrori della guerra. L'opera, che venne tradotta in più di 20 lingue e solo in Germania ebbe trentuno edizioni, fu uno dei libri più letti e venduti del XIX secolo e fu accolta da Leone Tolstoj con queste parole: La pubblicazione del vostro libro è per me un buon segno. Il libro “La capanna dello zio Tom” ha contribuito all’abolizione della schiavitù. Dio faccia sì che il vostro libro serva allo stesso scopo per l’abolizione della guerra. Non le fu riservato lo stesso entusiasmo negli ambienti militari e industriali; le aspre e sessiste critiche dei commentatori oscillavano tra la derisione (le conclusioni della Suttner –scrivevano– “possono essere solo considerate con un sorriso da qualsiasi serio uomo politico”) e lo sciovinismo (come quelle del professore Felix Dahn che ammoniva le donne a lasciar perdere le questioni maschili relative alla pace e alla guerra).
Bertha non si fece intimorire e anzi intensificò il suo impegno tanto da esser definita, dai signori della guerra, “la strega della pace”.
Nel 1891 fondò la Società Pacifista Austriaca, di cui restò presidente fino alla morte e sempre nello stesso anno partecipò alla Conferenza per la Pace svoltasi a Roma: era la prima volta che una donna parlava in quel contesto.
A partire dal 1892, insieme all'editore Fried (premio Nobel per la pace nel 1911) la Suttner lavorò al mensile Giù le armi (poi intitolato La vendetta della pace) che riusciva a mandare in bestia i “signori della guerra”. Sempre con Fried e nello stesso anno fondò a Berlino la Società tedesca per la pace.
Donna dalla personalità eccezionale fu ideatrice e sostenitrice del premio Nobel; dapprima segretaria e poi amica del ricco industriale svedese, Bertha convinse Alfred Nobel a donare una parte del suo patrimonio per istituire un premio per la pace. Nel 1892 fu a Berna per il quarto Congresso mondiale per la pace; nel 1899 alla Conferenza per la pace all'Aja; nel 1904 tenne oltre 100 conferenze negli Stati Uniti e venne ricevuta da Roosvelt promuovendo la seconda Conferenza di pace dell'Aja da cui nacque la Corte permanente di arbitrato. Nel suo saggio L'imbarbarimento dell'aria del 1912 presagì la brutalità delle nuove modalità belliche. Morì una settimana prima dell'attentato di Sarajevo mentre erano in corso i preparativi per il Congresso mondiale da tenersi a Vienna. Le sue ultime parole, in punto di morte furono: Giù le armi! Ditelo a tutti!.
Ursula Jorfeld, la sua principale biografa, racconta che a Oslo, all’Istituto Nobel, fanno bella mostra di sé tre busti, tutti di uomini. Manca proprio quello di Bertha.
A Torre Gaia su 131 toponimi 50 sono maschili e fanno riferimento per lo più a grossi nomi di industriali dei più svariati settori. Mancano completamente le donne.

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