Roma - I Municipio

 

TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 1.824
INTITOLATE A UOMINI: 718
INTITOLATE A DONNE: 106
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLATE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.):

19
Piazza Madonna dei Monti
Piazza della Madonna di Loreto
Piazza Santa Maria delle Grazie
Piazza S.Maria in Trastevere
Piazza Santa Maria Liberatrice
Piazza di Santa Maria Maggiore
Via Madonna dei Monti
Via Madonna dell’orto
Via Santa Maria dei calderari
Via Santa Maria dell’anima 

Via Santa Maria del pianto
Via Santa Maria in Cosmedin
Via Santa Maria in Monticelli
Via Santa Maria in via
Via Santa Maria Maggiore
Via Santa Maria Nova
Vicolo della Madonnella
Vicolo di Santa Maria in Cappella
Vicolo S.Maria in Trastevere
 

Sante, beate, martiri:

38
Arco di Santa Margherita
Largo di S. Lucia dei Filippini
Largo di S. Susanna
Piazza della Maddalena
Piazza di S. Anastasia
Piazza S.Apollonia
 Piazza di S. Balbina
Piazza di S. Caterina della Rota
Piazza di S. Cecilia
Piazza S. Chiara
 Piazza di S. Francesca Romana
Piazza di S. Prisca
Piazza di S.Rufina
 Via della Maddalena
Via in Caterina [da S. Caterina]
Via di S.Agata dei Goti
Via di S. Agnese in Agone
Via di  S. Anna
Via di S. Aurea
Via di S. Balbina
Via di S. Bonosa
Via di S. Caterina da Siena
Via di S. Cecilia
Via di S. Chiara
Via di S. Dorotea
Via di S. Elena
Via S. Eufemia
Via S. Lucia 
Via di S. Giovanna d’Arco
Via di S. Susanna 
Via di S. Melania
Via di S.Prassede
Via di S. Prisca
Via di S. Sabina
Vicolo di S. Agata
Vicolo di S. Elena
Vicolo di S. Margherita
Vicolo di S. Rufina

Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: 5
Via Brigida Postorino
Via delle Mantellate
Via Jacopa de’ Settesoli
Via delle Vergini [fa riferimento
alle suore Agostiniane]
Vicolo delle Orsoline
Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: --
Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): 5
Via Vittoria Colonna
Viale Antonietta Klitsche de la Grange
Viale Margaret Fuller Ossoli
Viale Rosa Vagnozzi
Viale Vittoria Aganoor Pompili
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): 2
Largo Gaetana Agnesi
Passeggiata Giuseppina Aliverti
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): --
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): 1
Via Marianna Dionigi
Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...):

16
Galleria Regina Margherita
Largo Cristina di Svezia
Piazza Giuditta Tavani Arquati
Piazza Madama [da Margherita d’Austria detta Madama]
Piazzale Anita Garibaldi
Ponte Regina Margherita
Via Beatrice Cenci
Via Colomba Antonietti
Via Eleonora Pimentel;
Via Laurina [da Laura Martinozzi 1639-1687, duchessa di Modena e Reggio]
Via Luisa di Savoia
Via Luisa Sanfelice
Via Maria Adelaide [Maria Adelaide di Savoia 1822-1855]
Via Maria Cristina [Maria Cristina di Savoia 1812 – 1836]
Via Principessa Clotilde
Viale Nilde Iotti

Lavoratrici / imprenditrici / artigiane:

1
Largo Domenica Fumasoni
Biondi

Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari: 9
Clivo di Venere Felice
Piazza Giunone Regina
Piazza Iside
Piazza della Minerva
Piazza di Venere e Roma
Via della Minerva
 Via Igea
Via Iside
Vicolo della Minerva
Atlete e sportive: 1
via Rosina Ferrario 
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...): 9
Piazza Fiammetta
 Piazza Albina [patrizia romana]
Via Annia Faustina
  Via della Reginella
Via delle convertite
 Via delle zoccolette
Via in Lucina [dal nome di una matrona romana del V sec.]
 Via Marcella [pia matrona romana del V sec.]
Vicolo della moretta)

 Fonti: SITO (Sistema informativo toponomastica) http://www.comune.roma.it/sito/cittadino.html 
dati aggiornati da Barbara Belotti agosto 2018

Toponomastica femminile a Roma - I Municipio

di Barbara Belotti


Il I Municipio di Roma corrisponde al cuore storico della città ed è formato da 20 rioni più il territorio dell'ex XVII Municipio. È questa l’area in cui sono stratificati quasi tremila anni di storia, dai primi insediamenti stabili dell’età del ferro (IX-VIII secolo a.C.) fino alla città moderna dell’Ottocento, trasformata in capitale del nuovo regno d’Italia, e del Novecento.
Le intitolazioni si riferiscono in molti casi a personaggi sacri (i nomi derivano in molti casi da luoghi di culto ancora presenti), a figure mitologiche o a donne dell’antico mondo romano. La realtà urbana della capitale d’Italia celebra le regine e principesse di casa Savoia, ma sorvola sulle figure del Novecento, quasi che il moderno Stato italiano abbia avuto solo “padri della patria”. Nessuna donna sembra aver vissuto, agito, pensato, sofferto per la sua nascita. Tranne qualche rara eccezione, come per esempio Nilde Iotti nel verde di Villa Celimontana, la storia politica italiana non ha memorie al femminile.
Parlando di numeri e valori percentuali, le  intitolazioni alle donne corrispondono al 5.8% delle strade totali, mentre il dato relativo al rapporto fra strade femminili e strade maschili sale al 14.8%.

Delle aree verdi, parchi e giardini, presenti nel I Municipio, uno solo è intitolato, in parte, ad una donna. Nel 2007 il giardino di Piazza Dante, all'Esquilino, stato dedicato a Mary Begum e a suo figlio Hasib, morti nell'incendio dell'appartamento in cui vivevano con altre 12 persone.

Rioni Monti, Esquilino, Ludovisi, Sallustiano, Castro Pretorio e Celio.
Sono i quartieri che si sono sviluppati o che hanno subito sensibili trasformazioni dopo l’unità d’Italia, quando le aree intorno al nucleo storico della città furono “investite” dalla febbre speculativa ed edilizia della fine del XIX secolo. Vennero aperti molti cantieri per realizzare gli edifici ministeriali e le costruzioni residenziali destinate ai numerosissimi “colletti bianchi” giunti a Roma per far funzionare gli apparati burocratici del nuovo Stato italiano; furono aperte larghe strade rettilinee di collegamento (via Cavour, via Nazionale...) e ampie piazze (piazza dell’Esedra, piazza Vittorio...).
I quartieri presentano gruppi toponomastici molto differenti fra di loro.
Prima di tutto la celebrazione della storia risorgimentale attraverso i luoghi geografici (via di Villafranca, via Marsala, via Volturno...), i patrioti (via dei Mille, via Cairoli, via Manin, via Mameli...), gli uomini politici (via D’Azeglio, via Gioberti...), i principi e i re di casa Savoia (via Principe Amedeo, via Principe Umberto, piazza Vittorio Emanuele...) fino a piazza dell’Indipendenza che celebra la nuova realtà politica italiana.
Una parte del rione Esquilino celebra le glorie letterarie ed artistiche nazionali, alla ricerca di una unità culturale passata di cui dimenticare i localismi e le differenze. Così sono ricordati sulle targhe marmoree, a pochi metri e qualche isolato di distanza l’uno dall’altro, Leopardi e Michelangelo Buonarroti, Tasso e Poliziano, Galileo, Foscolo e Machiavelli. Ovviamente solo uomini.
Le strade del quartiere Ludovisi sono invece dedicate alle regioni italiane, non più territori separati politicamente ma ormai riuniti in un solo stato dalla corona sabauda. A partire dai primi anni Settanta del 1800 le strade vicine a via Veneto vengono chiamate via Marche, via Toscana, via Lazio, via Sicilia e così via. Una precisazione: il mondo intero conosce la strada della “dolce vita” come via Veneto; in realtà il 25 ottobre 1919 la strada ha cambiato nome passando da “via Veneto”, di matrice post-risorgimentale, a via Vittorio Veneto per celebrare la vittoria italiana nella prima guerra mondiale.
Gran parte dell’area del I Municipio fino ad ora analizzata sembra avere una spiccata vocazione storica, anche al di là della storia risorgimentale. Intorno alla stazione Termini si rincorrono le vie intitolate a personaggi politici e statisti vissuti tra Ottocento e Novecento (via Giolitti, via V.E. Orlando, via Turati, via Bissolati, via Amendola...) e si celebra il nuovo stato nazionale dopo la fine della seconda guerra mondiale con piazza della Repubblica.
Rimangono sparse alcune denominazioni che la tradizione e l’uso hanno consolidato e che si riferiscono spesso a edifici e realtà urbane dell’antica Roma. Il Rione Sallustiano e piazza Sallustio ricordano lo storico romano, la sua villa e gli Horti che la abbellivano; via degli orti di Mecenate, via delle Terme di Traiano, via della Domus Aurea sono evidentemente sulle aree un tempo dominate da queste costruzioni; via della Suburra ricorda il malfamato quartiere dell’antica Roma.
In questo vasto territorio le strade maschili sono dedicate a uomini di stato, eroi, poeti, santi e anche un dio greco-egizio, Serapide. A questi si possono aggiungere i nomi delle gens romane e delle famiglie nobiliari, tradizionalmente declinati al maschile, gli odonimi che ricordano papi e cardinali che in quell’area o in quella strada hanno favorito restauri ed ampliamenti (via Urbana, via Leonina...). Possiamo aggiungere anche una piazza e una via "degli zingari" e una "via degli artisti".
I nomi femminili sono pochissimi, 12 in tutto pari al 3.27%. Quattro aree pubbliche sono dedicate in modo esplicito a figure storiche, due ricordano in modo indiretto personaggi femminili antichi, uno rimanda all’antico mondo egizio, gli altri nomi si riferiscono alla religione cristiana. Via Aurora nel quartiere Ludovisi non deve ingannarci. La via deriva il nome dal Casino dell’Aurora dipinto tra il 1613 e il 1614 da Guido Reni.
Largo di Santa Susanna, piazza di Santa Maria Maggiore, via di Santa Prassede, via di Santa Agata dei Goti sono intitolazioni tutte datate al 1870 quando, in un tripudio di eroi e uomini di potere e politica, gli unici riferimenti femminili scelti celebravano non tanto le figure sacre quanto le strade su cui si ergevano le chiese omonime. Un difetto di fantasia toponomastica deve essersi in seguito abbattuto sui membri della Commissione toponomastica del Comune di Roma se tra il 1946 e il 1954 alla chiesa di Santa Susanna e a quella di Santa Maria Maggiore hanno stabilito di dedicare anche due strade.
Al 1924 risale l’intitolazione di via Iside e nuovamente tra il 1954 e il 1955 alla stessa divinità egizia sono state dedicate una piazza e, in modo più indiretto, anche una scalinata. Tutti begli esempi di occasioni mancate.
Anche se non possono essere conteggiate come strade “al femminile” via Eudossiana e via Eleniana ci ricordano due donne del passato. La prima prende il nome dalla vicina chiesa di San Pietro in Vincoli, detta anche Eudossiana perché fatta costruire da Licinia Eudossia, figlia dell’imperatore Teodosio e moglie di Valentiniano III, per conservarvi le catene che avevano tenuto prigioniero San Pietro. Via Eleniana conduce alla basilica di Santa Croce in Gerusalemme, detta Eleniana perché fatta edificare da Elena madre dell’imperatore Costantino.
Infine gli odonimi dedicati a figure femminili storiche.
Cominciamo con la Regina Margherita, prima regina d’Italia. In un universo di odonimi assolutamente maschili, le vengono intitolate una galleria vicino a via Nazionale e un ponte nel I Municipio; una piazza e un viale sono presenti nel II Municipio. In via Veneto, inoltre, l’attuale sede dell’ambasciata americana è ospitata in Palazzo Margherita. Qui la regina è vissuta a lungo, dopo l’attentato contro re Umberto I nel 1900 a Monza. Questa residenza fu, nei primi anni del Novecento, un luogo di attrazione per intellettuali, artisti, letterati, nobili fino a quando, durante la prima guerra mondiale, non venne trasformata dalla stessa regina in ospedale. Sempre a Margherita di Savoia fu dedicata la prima scuola pubblica d’Italia, inaugurata nel 1888, cui seguì l’anno successivo la Scuola Normale femminile per la formazione delle maestre.
Il secondo nome femminile è quello di Gaetana Agnesi alla quale è intitolato un largo vicino al Colosseo. Gaetana Agnesi è stata una matematica vissuta nel XVIII secolo, donna colta e di straordinaria intelligenza, che conosceva e parlava molte lingue (francese, tedesco, spagnolo, ebraico, latino e greco). Nel 1738 pubblicò le Prepositiones philosophicae, un trattato in cui l'autrice raccolse le tesi da lei sostenute nelle accademie pubbliche, nonché le considerazioni filosofiche più varie e disparate che nel primo Settecento andavano sotto il nome di filosofia. L'opera trattava di logica, etica, ontologia, biologia, fisica, metafisica. Nel 1748 pubblicò in italiano un testo dedicato al calcolo infinitesimale, Istituzioni Analitiche ad uso della Gioventù Italiana, dedicato all'imperatrice Maria Teresa, opera che godette di larga fama, fu tradotta in francese e in inglese e le valse il plauso da tutta Europa. In seguito l’Università di Bologna, all'unanimità, le offrì una cattedra di Pubblico Lettore di Matematiche che Gaetana scelse però di non occupare. Preferì dedicarsi alla preghiera e alla carità, allontanandosi dalla vita pubblica per aiutare i bisognosi e per approfondire la conoscenza delle Sacre Scritture e della teologia. Nel 2013 una seconda intitolazione ad una donna di scienza, la Passeggiata Giuseppina Aliverti nella Riserva Naturale di Monte Mario.
Infine viale Nilde Iotti, all’interno di Villa Celimontana, inaugurato nel 2007 dalla giunta Veltroni. La figura politica di Nilde Iotti è stata una delle più limpide e coerenti della storia italiana, dalla Resistenza alla Costituente fino all’incarico di presiedere (prima donna della Repubblica) la Camera dei Deputati tra il 1979 al 1982. Certo il viale di Villa Celimontana è un riconoscimento significativo, ma sicuramente meno visibile della lunga strada alberata intitolata a Togliatti, suo compagno di ideali politici e di vita, che attraversa molti municipi romani. Mi sono chiesta perché si è voluto dedicarle un percorso all’interno del parco e non invece una parte di viale Palmiro Togliatti o un’altra strada. In alcuni articoli dedicati all’evento si può leggere che la scelta non è stata casuale: è qui, nel parco pubblico del Celio, che Nilde e Togliatti amavano passeggiare nei momenti liberi dagli impegni politici. E il riconoscimento al ruolo politico e pubblico di Nilde Iotti dove è andato a finire?

Nel 2017 è stato intitolato un viale di Villa Celimontana alla prima donna che ottenne il brevetto da pilota di aerei, l'aviatrice Rosina Ferrario (Milano 1888-1957)


Rioni Ponte, Parione e Regola

di Stefania Suriano

I rioni Ponte, Parione e Regola occupano l’area dell’ansa del Tevere che confina con il campo Marzio. La zona era in origine una vasta palude formatasi con gli straripamenti del Tevere e con le piogge. Su questa spettrale distesa di acque, una volta bonificata, sono sorti alcuni tra i più bei palazzi romani e alcune magnifiche chiese. Nel rione Ponte c’è una sola area di circolazione intitolata ad un nome femminile: piazza Fiammetta. Il toponimo compare già nella pianta di Giovanni Maggi del 1625. Fiammetta De Micaelis, fiorentina di nascita, aveva svolto dal 1478 la sua professione di cortigiana a Roma. Amante del cardinale Jacopo Ammannati è sua erede. Protetta da Sisto IV diventa più tardi l’amante di Cesare Borgia.
Nel rione Parione si apre piazza Navona. A metà del lato ovest della piazza è la chiesa di Santa Agnese in Agone ricordata anche nell’omonima via. Agnese, santa e martire, fu esposta nuda alla gogna e fu ricoperta dai suoi capelli, scioltisi prodigiosamente. Non lontano si trova via di Santa Maria dell’Anima dove sorge l’omonima chiesa della nazione tedesca (che un tempo comprendeva fiamminghi e olandesi) eretta nel 1500-1523 e restaurata nel 1843; prende il nome dal gruppo del Sansovino incluso nel timpano del portale mediano, detto della Madonna tra due anime purganti. Non lontana è un’altra piazza barocca, quella di Santa Maria della Pace, opera di Pietro da Cortona (1656-7), al quale si deve anche la facciata barocca dell’omonima chiesa. Da ricordare sono anche l’Arco di Santa Margherita e piazza Madama, in ricordo di Margherita d’Austria, detta appunto Madama, che abitò il palazzo attualmente sede del Senato della Repubblica.
Nel rione Regola alcuni toponimi ricordano edifici sacri come piazza di Santa Caterina della Rota e via in Caterina, via Santa Aurea, via Santa Maria dei Calderari, via Santa Maria del Pianto, via di Santa Maria in Monticelli. Vicolo della Madonnella si riferisce ad un’immagine sacra della Madonna della Salute dipinta su un edificio, mentre vicolo della Moretta deriva dall’insegna di una farmacia sulla quale era riprodotta l’effige di una ragazza di colore.
Via Beatrice Cenci ricorda la sfortunata giovane condannata alla decapitazione nel XVI secolo per aver ucciso il padre crudele, violento e despota.
Infine via delle Zoccolette: l’etimologia è incerta. Il toponimo potrebbe derivare dalle calzature che le orfanelle del Conservatorio dei SS. Clemente e Crescentino indossavano ai piedi; ma la tradizione popolare vuole che con questo termine si indicasse piuttosto la vita di prostituzione cui erano condannate le molte giovani donne che, una volta lasciato l’istituto, non trovano un marito o una sistemazione a servizio di qualche nobile famiglia.
 


Testaccio

di Fabrizia Gurreri

Testaccio è il XX rione di Roma, istituito nel 1921 scorporandolo dal rione Ripa. Il paesaggio naturale e antropico dell’area, sita tra l’Aventino, le mura Aureliane e l’ansa del Tevere, forma un quadrilatero quasi regolare e pianeggiante, salvo il “monte” artificiale sorto dall’accumulo dei frammenti dei vasi di coccio (textae), da cui deriva il nome. Profondamente mutato nel corso del tempo da quartiere urbano con funzioni portuali e commerciali in età romana, tra la media repubblica e l’impero, Testaccio si è trasformato in campagna nei secoli del Medioevo fino a quando, alla fine dell’Ottocento, la zona è tornata ad essere nuovamente edificata, nel quadro di una destinazione industriale (di fatto vi sorse solo il Mattatoio, oggi sede del MACRO) che ne fece il primo quartiere operaio di Roma italiana (primi edifici ICP). Il reticolo stradale si snoda in 30 vie, un lungotevere, 2 ponti e 6 piazze. Tra queste ultime è Santa Maria Liberatrice che prende nome dalla chiesa inaugurata nel 1908 come parrocchia del rione che ne era ancora privo. A questa nuova costruzione venne trasferito il titulus che era stato della chiesa di Santa Maria Liberatrice al Foro Romano, demolita in quegli anni per riportare alla luce l’edificio paleocristiano di S. Maria Antiqua. A seguito della demolizione vennero trasferiti nella nuova sede di Testaccio, oltre al titolo, stucchi, marmi policromi e un’immagine venerata della Vergine. La più antica chiesa di S. Maria Liberatrice al Foro Romano risaliva al XIII secolo ed era anche chiamata Sancta Maria libera nos a poenis inferni.
Tutta la toponomastica del Rione è ispirata a esploratori (per esempio Amerigo Vespucci, Pietro Querini, Romolo Gessi, Antonio Cecchi...) ma, soprattutto, a innovatori (per esempio Nicola Zabaglia, operaio alla Fabbrica di San Pietro, dove nel XVI secolo mostrò particolare genialità nell'ideare e costruire macchine e ponteggi per i complessi lavori di edilizia che vi si svolgevano) e scienziati inventori (per esempio Torricelli, Volta, Galvani, Ferraris, Franklin). Nessuna donna figura nella toponomastica di Testaccio se si fa eccezione per la piazza dedicata alla Madonna. Il rione Testaccio rappresenta un’area di grande interesse, per le numerose testimonianze archeologiche e storiche che conserva. Per questo motivo, esso è stato oggetto di un progetto di musealizzazione diffusa, promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma, anche in considerazione delle scoperte effettuate (in particolare i resti del Porticus Aemilia) durante le indagini preliminari per la costruzione di un nuovo mercato rionale, tuttora in corso.
Concludo segnalando la presenza, nel rione Testaccio, del cimitero detto “degli inglesi” o acattolico dove sono sepolte tra le altre: Elizabeth Douglas (1881-1961), archeologa inglese, consorte di Albert Van Buren; Clare Rathbone Benedict (1870-1961), umanista americana e benefattrice del Cimitero; Eugenia Borissenko (1902-1970), ballerina italo-russa conosciuta come Ruskaja e fondatrice dell’Accademia Nazionale di danza; Constance Fenimore Woolson (1845-1894), scrittrice americana e amica intima di Henry James; Dora Melegari (1846-1924), giornalista italiana, autrice di opere poetiche e filosofiche; Malwida Freiin von Meysenbug (1816-1903), scrittrice tedesca, rivoluzionaria ed antesignana dell’emancipazione femminile.


Trastevere

di Anna Altobelli

Trastevere, il XIII rione di Roma, è senz’altro uno dei luoghi più caratteristici e ricchi di storia della Capitale. Situato alla destra del fiume Tevere (da cui l’antica espressione latina trans Tiberim), è delimitato ad est dal corso del fiume, nel tratto compreso fra Ponte Mazzini e Ponte Sublicio, a nord dalle propaggini del rione Borgo, ad ovest dalle Mura Leonine, Aureliane e Gianicolensi e, a sud, dal quartiere Gianicolense e dal rione Testaccio; è percorso per tutta la sua lunghezza dal Viale di Trastevere.
La parte più antica del rione è un intreccio di vicoli, tra i quali si aprono caratteristiche piccole piazze; la fisionomia originale del luogo è stata peraltro modificata da successivi interventi urbanistici, per lo più coevi all’apertura di Viale Trastevere, che hanno comportato la demolizione di alcune isole abitative per la creazione di piazze più ampie e funzionali.
Gli abitanti di Trastevere (trasteverini) erano noti per la loro tenacia, la fierezza e la genuinità, mentre le donne erano considerate affascinanti, con bei lineamenti e occhi e capelli molto scuri. A ben guardare, però, e a dispetto del cliché che confina la donna, in ogni epoca storica, al ruolo di ‘oggetto’ più o meno interessante sotto il profilo estetico, c’è da dire che le donne di Trastevere hanno spesso lasciato un segno forte nella storia della città, dimostrando un’indole coraggiosa, indipendente ed intellettualmente libera: molte le donne impegnate, ad esempio, nelle lotte contro il potere papale, durante il Risorgimento italiano.

Le donne di Trastevere: sante, martiri e patriote
L’argomento mi consente di passare al tema centrale di questa ricerca. Quante sono le figure femminili che hanno lasciato un segno tangibile nella toponomastica trasteverina? In totale, e a fronte di 67 presenze maschili, ne abbiamo trovate 18, di cui 12 riferite a figure della tradizione religiosa e 6 a personaggi storici, per lo più legati alla storia del Risorgimento italiano; l’abbondanza dei riferimenti a figure di sante o alla Madonna nelle sue diverse denominazioni va senz’altro riferita alla tradizione religiosa fortemente radicata nel cuore di Roma, testimoniata anche dall’alto numero di edifici di culto, spesso antichissimi, che costellano i vicoli del centro storico.
Nel nostro percorso, partendo dal confine nord del rione, la prima via al femminile che incontriamo,
- Via delle Mantellate, è tutt’altro che di felice memoria: prende infatti il suo nome dal vecchio penitenziario femminile, istituito intorno al 1884 in quello che un tempo era stato il convento delle Serve di Maria, meglio conosciute come “le Mantellate” per il lungo mantello nero che indossavano in osservanza della regola della fondatrice, S. Giuliana Falconieri. L’ex penitenziario femminile, rimasto in funzione sino alla costruzione del carcere di Rebibbia, nei primi anni ‘70, è attiguo al carcere di Regina Coeli, istituito nel 1881 in un ex- monastero delle Carmelitane Scalze. Il nome del carcere deriva proprio dalla chiesa di S. Maria Regina Coeli, una volta compresa all’interno dell’istituto e poi andata distrutta.
Seguendo Via della Lungara, ci inoltriamo ben presto nei tipici vicoli trasteverini, e incontriamo
-Largo Cristina di Svezia dedicato ad una delle più interessanti, colte ed indipendenti figure femminili del passato, giunta a Roma nel 1655 dopo aver abdicato al trono svedese.
- Via di Santa Dorotea, in prossimità della chiesa omonima, riedificata alla fine del 1400 sul luogo di un’antica chiesa medioevale. Dorotea, le cui spoglie sono conservate all’interno della chiesa, è una martire cristiana, protettrice dei fiorai. Narra infatti una leggenda agiografica che, lungo la via del martirio, il pagano Teofilo la schernì pregandola di fargli avere, quando avesse incontrato il suo Dio, delle rose e delle mele. Ma poco prima della decapitazione, la ragazza fu avvicinata da un fanciullo che recava proprio un cesto di rose e di mele; Dorotea lo pregò di farne dono a Teofilo che, alla vista di questo fatto prodigioso, si convertì al cristianesimo e, in seguito, morì martire anch’egli. Spostandoci di nuovo lungo le sponde del Tevere, all’altezza del Lungotevere Raffaello Sanzio, incrociamo una piccola via traversa, intitolata a
- Colomba Antonietti (1826-1849), patriota italiana. Di origini umbre, figlia di fornai, Colomba sposò il conte Luigi Porzi (anch'egli eroe del Risorgimento), tenente delle truppe pontificie e discendente da una nobile famiglia di Senigallia; dopo il matrimonio la coppia si trasferì a Roma. Quando suo marito, negli anni 1848-1849, aderì alla Repubblica Romana, Colomba volle combattere al suo fianco e, per questo, si tagliò i capelli e vestì l'uniforme da bersagliere; nel maggio 1849 affrontò le truppe borboniche nelle battaglie di Velletri e di Palestrina dimostrando coraggio, valore ed intelligenza, tanto da meritarsi l’elogio di Giuseppe Garibaldi. Successivamente combatté a Roma, presso la Porta San Pancrazio, dove morì sotto il fuoco dell'artiglieria francese in difesa della Repubblica Romana: secondo la tradizione, morì tra le braccia del marito, mormorando “Viva l’Italia”. Dal 1941 le spoglie di Colomba si trovano presso il Mausoleo Ossario Garibaldino sul Gianicolo, che accoglie i caduti nelle battaglie per Roma Capitale e per l'Unità d'Italia; un busto in marmo ne ricorda la figura. Proseguendo tra i vicoli, lungo Via della Renella, incontriamo il
- Vicolo e la Piazza di Santa Rufina, dall’omonima chiesa situata poco distante, in Via della Lungaretta. Secondo la tradizione tale edificio sorge sui resti dell’abitazione appartenuta alla santa. Nel martirologio cristiano, Rufina e sua sorella Seconda, durante le persecuzioni indette dall’imperatore Valeriano, cercarono di fuggire in Etruria, ma vennero catturate e uccise nel 257 d.C. Il martirio avvenne presso il X miglio della via Cornelia, in corrispondenza della cosiddetta “Silva Nigra”, in un fondo chiamato Buxo (oggi Boccea) dove Rufina venne decapitata, mentre Seconda fu bastonata a morte. In onore del loro martirio, il luogo fu poi ribattezzato Silva Candida e nel IV secolo vi fu eretta una basilica, dal V secolo sede episcopale. La diocesi di Selva Candida, o di Santa Rufina, durante il pontificato di Callisto II (1119) venne unita a quella suburbicaria di Porto da allora nota come Sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina.
Percorrendo la Via di San Gallicano, raggiungiamo la piccola e graziosa
- Piazza Giuditta Tavani Arquati (lo sarebbe di più senza le auto parcheggiate al centro), sulla quale si affacciano alcuni tipici locali della cucina romanesca. La figura di Giuditta (1830-1867), insieme a quella di Colomba Antonietti, è una delle più affascinanti nella storia del risorgimento italiano, per l’indomito coraggio dimostrato nel difendere strenuamente gli ideali patriottici. Giuditta nacque nel cuore di Roma, presso l’Isola Tiberina, dall’artigiano Giustino Tavani, difensore della prima Repubblica Romana ed esiliato a Venezia; sposò appena quattordicenne Francesco Arquati col quale condivise le nuove idee rivoluzionarie e patriottiche. I due combatterono insieme per la difesa della Repubblica Romana, finché questa cadde in mano ai francesi nel 1849. Giuditta, insieme ad altri patrioti fra cui Giuseppe Garibaldi, fuggì allora in esilio a Venezia. La fuga durò fino al 1865, anno in cui Giuditta e gli altri esuli rientrarono nascostamente a Roma per organizzare la liberazione; il loro punto d’incontro era il lanificio del patriota Giulio Ajani, presso Via della Lungaretta in Trastevere. Sperando in una imminente liberazione di Roma, il 25 ottobre, giorno in cui Garibaldi prendeva Monterotondo, Giuditta ed altri 40 patrioti si riunirono presso il lanificio Ajani e decisero di organizzare una sommossa per far insorgere Roma contro il governo di Pio IX; sopraggiunse improvvisamente una pattuglia di guardie pontificie che, dopo un breve scontro armato, costrinse i congiurati alla resa. Nove di essi rimasero uccisi e fra questi Giuditta, incinta del quarto figlio, suo marito e uno dei loro figli. La figura di Giuditta Tavani Arquati divenne simbolo della lotta per la liberazione di Roma e per anni gli abitanti di Trastevere, le associazioni laiche e quelle repubblicane commemorarono l'eccidio; nel 1887 fu fondata l'Associazione democratica Giuditta Tavani Arquati che, con l’appoggio di altre istituzioni, nel 1909 ottenne di intitolare Piazza Romana, che si trovava nelle vicinanze del lanificio di via della Lungaretta, a Giuditta Tavani Arquati. Trastevere ricorda la patriota romana con una lapide posta accanto all'ex lanificio Ajani. A pochi passi da Piazza Giuditta Tavani Arquati, incrociamo lo stretto
- Vicolo di Sant’Agata, dall’omonima chiesa nell’attigua Piazza S. Giovanni de Matha. Agata (230-251), nata a Catania, è molto venerata nella tradizione cattolica; secondo fonti storiche, si consacrò diacona a circa 21 anni con il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo, alla prima comunione e alla cresima. Era figlia di famiglia benestante e ‘proprietaria di poderi’; ciò attirò su di lei le attenzioni del proconsole Quinziano, interessato alla confisca dei beni di famiglia. Lo stratagemma usato dal proconsole fu di obbligare Agata ad abiurare la sua fede e adorare gli dei pagani; Agata rifiutò e Quinziano diede avvio ad un processo contro di lei. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica. Durante il processo fu messa in atto la Lex Laetoria, una legge che proteggeva i giovani d'età compresa tra i 20 e i 25 anni, soprattutto giovani donne, dando a chiunque la possibilità di contrapporre una actio polularis contro gli abusi di potere commessi dall'inquisitore. Ciononostante Agata fu condannata e il processo si chiuse con un'insurrezione popolare contro Quinziano, che dovette fuggire per sottrarsi al linciaggio della folla catanese. In carcere Agata fu torturata con l’intento di farla cedere alle richieste del proconsole: dopo alcuni giorni di martirio essa morì, il 5 febbraio 251.
Ripercorrendo Via della Lungaretta, incrociamo la
- Piazza di Santa Apollonia, che prende il nome da una chiesa omonima, non più esistente perché abbattuta nell’Ottocento, e oggi sostituita dalla chiesa di S. Margherita. Apollonia (morta in Alessandria d'Egitto, 249 circa) è stata una santa e martire egiziana; è venerata come patrona dei dentisti, igienisti dentali e odontotecnici, perché martirizzata mediante estirpazione dei denti. Tra il 249 ed il 250 in Alessandria d'Egitto scoppiò una sommossa popolare contro i cristiani, eccitata da un indovino pagano. Apollonia, un'anziana donna cristiana non sposata che aveva aiutato i cristiani e fatto opera di apostolato, venne catturata tra gli altri e venne percossa al punto di farle cadere i denti. Venne poi bruciata e il suo corpo, secondo alcuni racconti, sarebbe stato ridotto in cenere. Dalla Piazza di Santa Apollonia si accede al
- Vicolo di Santa Margherita, dall’omonima chiesa. Margherita di Antiochia (Antiochia di Pisidia, 275 – 290), è stata una fanciulla cristiana che, secondo la tradizione agiografica, subì il martirio sotto Massimiano; è venerata come santa dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa che la considerano patrona delle partorienti. Secondo un racconto leggendario, redatto in greco, Margherita era figlia di un sacerdote pagano affidata, dopo la morte della madre, ad una balia che praticava clandestinamente il cristianesimo; la balia allevò la bambina nella sua religione e anche Margherita cominciò a praticarla in segreto. Suo padre però la scoprì e la cacciò di casa: Margherita tornò dalla balia, che la adottò e le affidò la cura del suo gregge. Mentre pascolava fu notata dal prefetto Ollario che tentò di sedurla ma lei, avendo consacrato la sua verginità a Dio, confessò la sua fede e lo respinse: umiliato, il prefetto la denunciò come cristiana. Nel 290, all’età di quindici anni, Margherita fu incarcerata e, dopo aver resistito miracolosamente a vari tormenti, fu decapitata.
Imboccando di nuovo sulla sinistra Via della Lungaretta, ci troviamo ben presto sulla
- Piazza di Santa Maria in Trastevere, cosiddetta dall’omonima Basilica che è anche la chiesa più importante del rione Trastevere. Fondata nel III secolo da papa Callisto I, la chiesa fu poi rinnovata sotto papa Innocenzo II (1130-1143).
Non lontano troviamo Largo Maria Domenica Fumasoni Biondi (1766-1828). La delibera del Comune indica la donna come una benemerita dell’artigianato, ma il suo nome si lega allo studio delle fibre di amianto e alla loro tessitura.
Se ripercorriamo tutta Via della Lungaretta, fino a superare Viale Trastevere e Piazza Sonnino, incontriamo sulla sinistra
- Via di Santa Bonosa. La via prende il nome dall’antichissima chiesa che affacciava sulla piazza omonima, demolita nel 1888 durante la costruzione dei muraglioni del Tevere, e per far spazio a piazza Sonnino; Bonosa (211 d.C.) santa e martire nativa di Porto, abitava probabilmente in una domus situata sotto la chiesa: in essa, infatti, sembra siano state rinvenute le reliquie della martire.
Inoltrandoci nuovamente nei vicoli, in particolare seguendo Via dei Salumi e i vicoli limitrofi, incrociamo il
- Vicolo e la Piazza di Santa Maria in Cappella, che traggono ambedue il nome dall’omonima chiesa. Si tratta di un edificio antichissimo, inaugurato nel 1090, il cui nome ha origini incerte ma che deriva con buona probabilità da un’antica cappella o oratorio, posti sul luogo dell’attuale chiesa.
Parallela al Vicolo di S. Maria in Cappella troviamo
- Via di Santa Cecilia, che si apre sull’omonima Piazza e sull’omonima chiesa. Santa Cecilia (Roma, II secolo – III secolo), molto popolare perché patrona della musica, dei musicisti e dei cantanti, sarebbe nata da una nobile famiglia romana e sarebbe andata sposa al nobile Valeriano; si narra, per tradizione e non per certezza storica, che il giorno delle nozze la casa dei Cecili risuonasse di organi e canti che Cecilia accompagnava, pregando tra sé di rimanere vergine anche dopo il matrimonio. Da questo particolare discende il vanto di protettrice dei musicanti. Confidato allo sposo il suo voto, egli si convertì al Cristianesimo e nella prima notte di nozze ricevette il Battesimo per mano del Pontefice Urbano I. Cecilia, durante le persecuzioni contro i cristiani, fu condannata a morte per soffocamento nel bagno di casa sua, ma si narra che la Santa invece di morire cantava lodi al Signore. Convertita la pena per asfissia in morte per decapitazione, il carnefice vibrò i tre colpi letali e, non ancora sopraggiunta la morte, la lasciò nel suo sangue. Papa Urbano I la fece seppellire nelle catacombe di San Callisto insieme ai corpi dei vescovi e consacrò la sua casa trasformandola in una chiesa, così come lei aveva richiesto.
Dalla Piazza di Santa Cecilia, imboccando Via di San Michele, incrociamo
- Via della Madonna dell’Orto che prende il nome dalla chiesa omonima situata nell’attigua Via Anicia e oggetto di un’antica leggenda. Verso la fine del ‘400, la parte di Trastevere verso il porto di Ripa Grande era pressoché disabitata e quasi interamente coltivata ad orti; un giorno, intorno al 1488, un uomo molto pio, ammalato di una malattia incurabile, vide un'immagine della Madonna situata in un’antica muraglia dentro un orto. Fece allora voto che, se l’immagine l’avesse guarito dal suo male, egli avrebbe acceso una lampada perpetua dinanzi ad essa. Egli guarì e mantenne la promessa; intorno all’icona venne eretto un oratorio e si iniziò la costruzione dell'attuale chiesa.
Da Via della Madonna dell’Orto, percorrendo Via Anicia, incontriamo Piazza di S. Francesco a Ripa e poco distante
- Via Jacopa de’ Settesoli. Jacopa (o Giacoma, 1190 - 1239) fu la prima terziaria francescana italiana; nacque nel 1190 a Roma, nel rione Trastevere, e sposò giovanissima Graziano Frangipane de' Settesoli, esponente della nobile casata romana dei Frangipane. Rimasta vedova, si trovò ad amministrare, da sola e con due figli, i castelli e le terre laziali di proprietà dei Frangipane, fra cui Marino e Nemi. Da notare che, nel 1210, firmò la prima costituzione che regolava la vita civile nella città di Marino. Nello stesso anno conobbe San Francesco d'Assisi e lo aiutò a trovare alloggio presso i Benedettini di Ripa Grande e ad ottenere udienza dal pontefice Innocenzo III; proprio ispirato da Jacopa, San Francesco fondò nel 1221 l'ordine dei Terziari francescani dedicato ai laici che, pur rimanendo a vivere nel mondo, desideravano condurre una vita cristiana di stile francescano. Nel 1231 Jacopa lasciò i suoi impegni amministrativi e si dedicò unicamente all’assistenza dei poveri e degli ammalati, ottenendo nel 1231 dai Benedettini la cessione dell’ospedale di San Biagio, in seguito fu trasformato nel Convento di S. Francesco a Ripa in Trastevere. Morì ad Assisi, dove si era ritirata nel 1239, e fu sepolta nella basilica di San Francesco davanti alla sua tomba.
A questo punto cambiamo decisamente direzione, e riattraversando Viale Trastevere ci portiamo sul Gianicolo, dove si apre il vasto
- Piazzale Anita Garibaldi. Al centro del piazzale troneggia la figura di Anita nel monumento equestre a lei dedicato, che ospita le sue spoglie e rende omaggio alla sua incredibile abilità di cavallerizza che più volte le salvò la vita. Anita (1821-1849), il cui vero nome era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, era di origine brasiliana; nel 1839, a 18 anni, Anita incontrò Garibaldi; da quel momento, dopo aver abbandonato il marito, seguì ovunque l’Eroe dei due Mondi, fu la madre dei suoi figli e la compagna di tutte le sue battaglie. Combatteva al fianco degli uomini e sembra che il suo compito consistesse nella difesa delle munizioni, sia negli attacchi navali sia nelle battaglie terrestri. Fatta prigioniera una prima volta, riuscì a impadronirsi di un cavallo e a fuggire con grande abilità alle guardie imperiali; successivamente, pochi giorni dopo aver partorito il primo figlio Domenico detto Menotti, riuscì a sventare un agguato presso la propria abitazione, fuggendo sempre a cavallo con il neonato in braccio. Nel 1841 Anita e Garibaldi abbandonarono la rivoluzione brasiliana e si trasferirono a Montevideo, in Uruguay, dove rimasero sette anni e dove si sposarono, generando altri tre figli; nel 1848, avuta notizia delle prime rivoluzioni europee, decisero di fare rientro in Europa, a Nizza. Garibaldi fu presto impegnato nelle battaglie in difesa della Repubblica Romana, ma senza alcun successo: a questo punto dovette fuggire verso Venezia e Anita, che lo aveva seguito sebbene fosse incinta, nel corso di questa fuga disperata si ammalò e morì presso le Valli di Comacchio: aveva appena ventott'anni. Il corpo di Anita, inizialmente sepolto sotto la sabbia da Garibaldi in fuga, fu poi scoperto e trasferito nel cimitero di Mandriole vicino Ravenna; dopo vari altri spostamenti, venne infine trasportato a Roma con un treno speciale nel 1932 e definitivamente deposto nel monumento equestre a lei dedicato sul Gianicolo. Alla cerimonia partecipò una folla di decine di migliaia di persone, tra cui le delegazioni ufficiali di molti Paesi: Brasile, Uruguay, Polonia, Ungheria, Francia, Grecia, Cuba e Giappone.
Seguendo il Viale delle Mura Gianicolensi, che segnano il confine ovest del rione, raggiungiamo infine Villa Sciarra, il parco urbano ove in epoca romana si trovavano gli Orti di Cesare e che deve il nome alla nobile famiglia pontificia degli Sciarra, sua proprietaria dal 1800. All’interno di questa villa troviamo le ultime tre vie di Trastevere dedicate a figure femminili (si tratta, peraltro, di strade non percorribili con mezzi di trasporto, ma esclusivamente pedonali): Viale Margaret Fuller Ossoli, Viale Antonietta Klitsche de la Grange e Viale Rosa Vagnozzi.
- Sarah Margaret Fuller Ossoli (1810 –1850) è stata una scrittrice, giornalista e patriota statunitense. Nata a Cambridge da un importante avvocato e politico locale, ricevette una rigida educazione improntata allo studio dei classici greci e latini; ciò influenzò fortemente le sue inclinazioni verso le tematiche dell'indipendenza e dell'emancipazione femminile. Dopo un periodo di insegnamento, nel 1840 Margaret venne chiamata a dirigere la rivista politico-letteraria The Dial, sulla quale pubblicò il suo primo saggio Il grande processo: l'uomo contro gli uomini, la donna contro le donne. Nel 1843 si dedicò alla produzione letteraria inserendo le sue teorie progressiste e femministe ante litteram nell'opera Estate sui laghi nel 1843 che, pubblicata l'anno successivo, le procurò una certa notorietà e le valse l'assunzione come giornalista nel New York Tribune: era la prima donna ad essere assunta come giornalista da un giornale importante. Continuò la sua attività letteraria con l'opera La donna nell'Ottocento (1845), in cui scriveva che l'integrazione della donna nella vita pubblica avrebbe condotto ad una “femminilizzazione della cultura” che avrebbe messo fine ad ogni forma di violenza, inclusa l'uccisione degli animali per l'alimentazione umana (ella è infatti anche sostenitrice del vegetarismo, per la sua sensibilità verso le sofferenze degli animali). Nel 1846 Margaret fu inviata come corrispondente in Europa, per intervistare i più celebri intellettuali dell'epoca; a Londra conobbe Giuseppe Mazzini che la convinse a visitare l'Italia. Giunta a Roma nel 1847, Margaret vi incontrò il marchese Ossoli, di dieci anni più giovane, con il quale iniziò una relazione e dal quale ebbe un figlio. Durante la Repubblica Romana, mentre il marito combatteva sulle mura vaticane, fu incaricata di dirigere l'ambulanza dell'ospedale Fatebenefratelli e successivamente quella del palazzo del Quirinale. Abbattuta la Repubblica a causa dell'intervento francese, Margaret con la sua famiglia riparò a Perugia e poi a Firenze dove cominciò a lavorare ad un saggio, la Storia della Rivoluzione Italiana, in cui narrava le vicissitudini della Repubblica Romana e dei suoi protagonisti. Decisa a ritornare negli Stati Uniti, dove avrebbe pubblicato il suo libro, Margaret s’imbarcò con la sua famiglia sulla nave Elizabeth; ma a causa di una serie di eventi sfortunati, la nave s’incagliò e affondò nel porto di New York il 17 maggio 1850. Margaret e la sua famiglia vennero inghiottiti dalle onde e non vennero mai più ritrovati; anche il manoscritto del suo saggio fu disperso per sempre.
- Antonietta Klitsche de la Grange (1832-1912), scrittrice e letterata, nacque a Roma da un barone prussiano e da una nobildonna romana; cominciò giovanissima a scrivere articoli per l’Osservatore Romano e, in seguito, pubblicò un centinaio fra saggi, racconti storici e romanzi. Nel 1871 fu Ispettrice delle Scuole Elementari femminili di Allumiere; entrò a far parte dell’Arcadia, la prestigiosa rivista mensile che raccoglieva articoli di letteratura, scienze ed arti e sulla quale pubblicava i suoi scritti con lo pseudonimo di Asteria Cidonia.
-Di Rosa Vagnozzi, curiosamente, non abbiamo trovato alcuna notizia di rilievo se non che nacque a Montepagano, in Abruzzo, il novembre 1897.

Finisce qui il nostro giro per Trastevere, quartiere pieno di fascino e di ricordi del passato, non senza un pizzico di amarezza per quello che abbiamo scoperto: le donne della toponomastica sono quasi tutte ricordate per la morte violenta che hanno subito, a causa di una fede politica o religiosa cui avevano consacrato la propria esistenza. Questo da un lato può riempirci di orgoglio perché dimostra di quale tempra e coraggio una donna possa essere capace quando lotta per un ideale; ma dall’altro ci spinge a una triste considerazione, drammaticamente attuale fra l’altro. Fino a quando le donne, per far sentire la loro voce ed ottenere la giusta considerazione da parte maschile, saranno costrette a pagare con la vita le proprie scelte coraggiose...?

 


 

Ex XVII Municipio 

di Elsa De Persio 

Il territorio, che ora fa parte del I Municipio, si estende su due rioni, Rione XIV Borgo e Rione XXII Prati e su due quartieri, Quartiere XIV Trionfale e Quartiere XV Della Vittoria.
Sul totale di quasi 400 fra vie, piazze, ponti e lungotevere, oltre 200 sono intitolate a figure maschili e 9 a figure femminili (meno del 4% degli uomini e circa il 2% delle vie totali), se vogliamo considerare che siano una persona Santa Maria delle Grazie e Igea, divinità pagana.
Fra le nove strade dedicate a nomi femminili abbiamo una Madonna, una divinità pagana, una santa, una suora, ma anche una scienziata (Giuseppina Aliverti), una duchessa e una marchesa.

Un ponte, in comune con il I Municipio, è dedicato alla regina Margherita. Margherita Maria Teresa Giovanna di Savoia (Torino, 20 novembre 1851 - Bordighera, 4 gennaio 1926), consorte di Umberto I di Savoia, fu la prima regina d'Italia poiché la moglie di Vittorio Emanuele II, Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena, morì nel 1855, prima della proclamazione del Regno d'Italia avvenuta nel 1860.
Le altre figure femminili. 

  • Brigida Postorino (1865 - 1960) è stata una religiosa, fondatrice dell'Istituto religioso delle Figlie di Maria Immacolata, un ordine di suore in seno alla Chiesa che opera in tutta Italia e, con diverse "case" anche negli Stati Uniti, in Argentina e con diverse missioni in Africa.

  • Santa Lucia

  • Eleonora Pimentel (Roma, 13 gennaio 1752 - Napoli, 20 agosto 1799) è stata una patriota e politica italiana, una delle figure più rilevanti della breve esperienza della Repubblica Napoletana del 1799.

  • Luisa Sanfelice, dei Duchi di Agropoli e Lauriano (Napoli, 28 febbraio 1764 - Napoli, 11 settembre 1800) è stata una nobildonna italiana, coinvolta nelle vicende della Repubblica Napoletana. È la protagonista del romanzo di Alexandre Dumas La Sanfelice.

  • Marianna Dionigi (Roma, 18 novembre 1757 - Civita Lavinia, 10 giugno 1826) è stata una pittrice e scrittrice italiana. Ha immortalato le città di Alatri, Anagni, Ferentino, Arpino e Atina – le città saturnie – in incisioni e in scritti raccolti durante i suoi viaggi nel Lazio e che hanno dato vita alla pubblicazione dell’opera Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate dal Re Saturno.

  • Vittoria Colonna (Marino, aprile 1490 - Roma, 25 febbraio 1547), è stata una poetessa e intellettuale italiana. Figlia di Fabrizio Colonna e di Agnese di Montefeltro, dei Duchi di Urbino, ella stessa ebbe il titolo di marchesa di Pescara. I Colonna erano, in quegli anni, alleati della famiglia D’Avalos e, per suggellare tale alleanza, concordarono il matrimonio fra Vittoria e Ferdinando Francesco quando ancora erano bambini. I due si sposarono il 27 dicembre 1509 ad Ischia, nel Castello Aragonese. Il soggiorno di Vittoria Colonna ad Ischia, dal 1501 al 1536, coincise con un momento culturalmente assai felice per l'isola: la poetessa fu infatti circondata dai migliori artisti e letterati del secolo, tra cui Michelangelo Buonarroti, Ludovico Ariosto, l'Aretino, Girolamo Britonio, Angelo di Costanzo e molti altri.

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