Una donna muore ogni volta che...

09 Dicembre 2013
Scritto da Mary Nocentini
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Ariccia, 25 Novembre: un melograno nel giardino di scuola.

Quando al Liceo “J. Joyce” di Ariccia (RM) abbiamo deciso di aderire all’iniziativa “Ancora frutti da una vita strappata” proposta da Toponomastica femminile, abbiamo scelto di piantare un albero di melograno. Subito ci siamo rese conto dell’importanza del gesto. Il femminicidio è uno strappo violento nella rete di relazioni che sottendono ad una società civile. L’albero di melograno non può ricucire questo strappo. Ma il gesto di piantare un albero da frutto, grazie alla sua forte portata simbolica, può aiutarci ad assumere la responsabilità di coltivare i valori del rispetto e del riconoscimento delle differenze. Un gesto così lontano ormai dalla nostra vita quotidiana e così carico di significati antichi, assume un valore pregnante che ci costringe a ripensare all’importanza di rendere fertile il terreno sociale in cui viviamo. I frutti che ci aspettiamo di veder nascere sono di vari tipi. Tra questi sicuramente c’è la forza di combattere contro il pregiudizio e gli stereotipi che ci ingabbiano e favoriscono la reazione violenta nei confronti di ciò che non riusciamo ad accettare delle altre persone.

 

Un gruppo di ragazze ha curato in modo autonomo gli aspetti organizzativi.
L’albero è stato dedicato a Fabiana Luzzi, la giovane quindicenne di Corigliano Calabro che, il 25 maggio del 2013, è stata accoltellata e bruciata viva dal fidanzato di 17 anni, per gelosia.
Mentre veniva piantato il piccolo albero, è stata letta la motivazione per cui è stata scelta proprio Fabiana per ricordare tutte le altre donne uccise. Le ragazze hanno sottolineato di essere state colpite dall’efferatezza dell’omicidio e dal fatto di essere vicine per insegnantietà ed esperienze, a Fabiana. Però hanno anche constatato che le giovani generazioni dimostrano come non ci sia stato un reale cambiamento nella mentalità del nostro Paese rispetto alla violenza di genere. Per le nostre studentesse lo dimostrano anche gli articoli di cronaca scritti sull’assassinio di Fabiana. I processi mediatici, infatti, tendono a leggere l’evento con superficialità, cercando le prove di una relazione “adolescenziale”, contrassegnata dalla gelosia di entrambi. I giornali e le televisioni poco si interrogano sulla cultura da cui questa violenza nasce. Eppure le ragazze giovani, più o meno consapevolmente, sentono l’urgenza di un cambiamento, che definiscono di vitale necessità. “L’albero che dedichiamo a Fabiana – hanno scritto – è carico delle speranze in un futuro migliore”. L’autenticità e linearità di queste loro dichiarazioni hanno avuto maggior risalto nella cornice semplice in cui tutto si è svolto. Come semplici ma incisivi sono i cartelloni che le ragazze hanno attaccato alle porte dell’istituto, nei corridoi della scuola, davanti alle macchinette del caffè, sulle lavagne.

 

 

 

 

logo.jj4Tutti i cartelloni iniziano con la stessa frase “Una donna muore ogni volta che…”.
Tante le conclusioni: “…ogni volta che le viene negato il diritto allo studio e al lavoro”; “…ogni volta che viene valutata positivamente solo se perfetta, disponibile, obbediente”; “…ogni volta che una nuova pubblicità la ritrae come un oggetto di piacere”; “… ogni volta che viene dato per scontato il suo futuro: essere madre e moglie”.
Le allieve del “J. Joyce” hanno capito il valore simbolico di un gesto così semplice come piantare un albero. Hanno capito che cambiare la cultura è il modo più fruttuoso che abbiamo per reagire alla violenza di genere.

 

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