Toponomastica femminile per le strade di Lisbona (parte II)

11 Aprile 2015
Scritto da Debora Ricci

Lisbona-BARRIO ALTO

Il periodo della dittatura

Un percorso ideale per conoscere Lisbona partirebbe dall’antico quartiere popolare di Alfama, dove vivevano i pescatori e le venditrici di pesce, le varinas, continuerebbe verso il centro della Praça do Comercio dalle linee dritte e squadrate passando per lo Chiado con i suoi bei negozi e dirigendosi quindi verso il Bairro Alto, teatro della movida lisboeta. Si scende poi verso Belém, da cui partivano i navigatori alla scoperta di nuove terre e si prosegue verso i quartieri meno centrali e più moderni come quello di Alvalade e il nuovissimo Parques das Nações, con lo splendido Oceanario (l’acquario dedicato agli oceani) e le straordinarie opere architettoniche di Santiago Calatrava e Álvaro Siza Vieira.

Ma se riflettiamo sul concetto che non esiste ciò che non si nomina, che la lingua (anche toponimica) influisce e costruisce il pensiero, come ci insegna la teoria di Saphir-Whorf, allora ci appare subito chiaro che una toponimia poco incline al femminile ha senz’altro la responsabilità di aver contribuito, insieme a tanti altri aspetti, a rendere invisibile, poco importante se non addirittura inesistente il mondo femminile di questa bella città.

Andiamo allora a ricercare le strade dedicate a figure femminili durante la dittatura, per modificare quell’immaginario monogenere che trasforma la vita urbana in un monotono androceo.

Estado Novo è il nome che si dà al periodo senza interruzione di 41 anni durante il quale il Portogallo venne governato da una dittatura militare (ma se consideriamo il suo inizio dalla rivoluzione del 1926, gli anni diventano 48). Il regime viene chiamato anche Salazarismo dal nome del suo fondatore Antonio de Oliveira Salazar al quale successe, nel 1968, Marcelo Caetano, che continuò il regime dittatoriale del suo predecessore seppur con alcune caratteristiche differenti. Si tratta della dittatura più lunga nell’Europa Occidentale del XX secolo e si ispirò anche al fascismo italiano.

Salazar, convinto che il voto femminile gli potesse essere utile, nel 1933 estese il diritto di voto per le elezioni amministrative a tutte le donne maggiorenni e con famiglia propria.

Durante questo lungo periodo di dittatura furono dedicate 51 strade alle donne, una media di quasi una strada all’anno. Per la prima volta vennero attribuiti antroponimi a donne viventi (11) o morte da più di 100 anni (12). Le preferenze andarono alle scrittrici (14), attrici (8), regine e principesse (8).

Lisbona-rua-antonia-pusichTra le scrittrici ricordiamo Antónia Pusich (1805-1883), che fu anche giornalista e poeta. In un’epoca in cui le donne erano destinate quasi esclusivamente alla gestione della casa, obbligate a nascondersi dietro ad uno pseudonimo maschile se avessero voluto scrivere, Pusich fu la prima a usare il suo vero nome nei suoi articoli.

Antonia crebbe circondata da libri, imparò varie lingue tra cui l’italiano e manifestò fin da molto giovane la sua passione per la scrittura. Donna colta e di grande intelligenza, osò sfidare il conformismo dell’epoca fondando e dirigendo tre riviste: A Assembleia Literária (1849), A Beneficência (1852) e A Cruzada (1858), usando sempre il suo nome.

Prolifica scrittrice, ci ha lasciato una vasta produzione in prosa (biografie, opere teatrali) e in poesia. Si sposò tre volte ed ebbe undici figli. Una curiosità: fu anche la Venerabile della prima Loggia Massonica femminile chiamata Direito e Razão.

isbona- rua- irene-lisboaTra le scrittrici alle quali fu dedicata una strada durante questo periodo, troviamo anche Irene Lisboa (1892-1958). Insegnante con specializzazione in Scienze dell’Educazione ottenuta in Belgio, si dedicò all’insegnamento fino al 1932, quando le fu conferito il prestigioso incarico di Ispettrice dell’Educazione. Date le sue molte idee di ristrutturazione e cambiamento, che non corrispondevano però a quello che le alte sfere si aspettavano, Irene fu allontanata definitivamente dal suo lavoro. Cominciò quindi a dedicarsi alla scrittura e alla pubblicazione di testi pedagogici e letterari (poesie, racconti, articoli di opinione), la maggior parte dei quali firmati con pseudonimi maschili. I suoi libri ebbero un riscontro positivo tra i critici ma non tra il grande pubblico. Fu infatti riscoperta dopo la morte e titoli come Solidão o Uma mão cheia de nada e outra de coisa nenhuma rappresentano oggi testi molto importanti nell’ambito dello studio sulla condizione e sulla scrittura femminile.

Scrittrice, poeta e mecenate, Leonor de Almeida Portugal de Lorena e Lencastre, Marchesa de Alorna(1750-1839) ebbe una via a lei intitolata per volontà dal Vice-sindaco di Lisbona.

La sua famiglia, nobile, fu barbaramente perseguitata per ragioni politiche dal Marques de Pombal. Leonor, ancora bambina, fu rinchiusa insieme alla madre e alla sorella in un convento nella zona di Chelas per 17 anni mentre il padre visse quasi tutta la vita prigioniero nella Torre di Belem.

Lisbona-.Marquesa de Alorna copiaDurante la prigionia Leonor si dedicò allo studio dei grandi illuministi francesi, lesse l’Enciclopedia di Diderot e compose un vasto numero di poesie che ebbero un grande successo e che furono poi pubblicate nel volumePoesias de Chelas. Durante gli anni della prigionia, oltre alla letteratura, sviluppò una grande passione per la pittura, il disegno e per la scienza. Inoltre aiutava le suore come infermiera o in altri lavori necessari nel convento.

Con il ritiro del Marques de Pombal dopo la morte del re D. José, ascese al trono la figlia, Dona Maria I, che fece liberare tutti i prigionieri politici. Alcipe, come Leonor era conosciuta, uscì finalmente dal convento all’età di 27 anni.

Si sposò con il conte austriaco Karl von Oyenhausen-Gravenburg e i testimoni del matrimonio furono la Regina D. Maria I il Re D. Pedro III. Insieme al marito, si stabilì per un breve periodo a Vienna dove la Marchesa ebbe un certo successo come poeta e pittrice. Ma il clima della città non faceva per lei, cosicché tornarono a Lisbona dove poco dopo il Conte, con il quale aveva avuto due figli. Morì nel 1793 all’età di 53 anni.

Per un po’ di tempo la Marchesa si ritirò a vita privata insieme ai figli in una tenuta vicino Lisbona. Si dedicò alla scolarizzazione delle prostitute e delle persone povere del luogo. Con l’invasione francese fu condannata all’esilio e dovette rimettersi in viaggio per l’Europa. Tornò a Lisbona nel 1813. La morte del figlio Carlos Ulrico, nel 1822, segnò per Leonor l’inizio di una vita ritirata e solitaria. Morì all’età di 89 anni. Moltissime sue opere in prosa e in poesia vennero pubblicate postume.


 

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