TOTALE STRADE / VIE / PIAZZE / ETC.: 122
INTITOLATE A UOMINI: 42
INTITOLATE A DONNE: 6
CRITERI DI CLASSIFICAZIONE DELLE STRADE INTITOLATE A DONNE
Madonne (Immacolata, Beata Vergine, Santa Maria etc.): 3
Santa Maria, Madonna del Cacciatore, Madonna del Giglio 
Sante, beate, martiri: 1
Santa Cristina 
Suore e benefattrici religiose, benemerite, fondatrici ordini religiosi e/o enti assistenziali-caritatevoli: --
Benefattrici laiche, fondatrici enti assistenziali-caritatevoli: --
Letterate / umaniste (scrittrici, poete, letterate, critiche, giornaliste, educatrici, pedagoghe, archeologhe, papirologhe...): --
Scienziate (matematiche, fisiche, astronome, geografe, naturaliste, biologhe, mediche, botaniche, zoologhe...): --
Donne dello spettacolo (attrici, cantanti, musiciste, ballerine, registe, scenografe...): --
Artiste (pittrici, scultrici, miniaturiste, fotografe, fumettiste...): --
Figure storiche e politiche (matrone romane, nobildonne, principesse, regine, patriote, combattenti della Resistenza, vittime della lotta politica / guerra / nazismo, politiche, sindacaliste, femministe...):

1

Emanuela Loi

 

Lavoratrici / imprenditrici / artigiane:

1

Anna Briscia

Figure mitologiche o leggendarie, personaggi letterari: --
Atlete e sportive: --
Altro (nomi femminili non identificati; toponimi legati a tradizioni locali, ad es. via delle Convertite, via delle Canterine, via della Moretta, via delle Zoccolette; madri di personaggi illustri...): -- 

                                                                    Censimento realizzato da: Livia Capasso

Fonte: dati dell'Agenzia del Territorio

Le due intitolazioni ad Emanuela Loi ed Anna Briscia sono state inaugurate l'8 marzo 2013

EMANUELA LOI (Sestu 1967 - Palermo 1992)

 E’ stata Agente della Polizia di Stato, entrata nell'Arma nel 1988. Prima donna ad entrare a far parte di una squadra di agenti addetta alla protezione di obiettivi a rischio, fu la prima agente donna a venire uccisa in servizio. Agente della scorta del magistrato Paolo Borsellino, cadde nell'adempimento del proprio dovere il 19 luglio 1992, vittima della Strage di via d'Amelio a Palermo. Con lei persero la vita, oltre a Paolo Borsellino, i colleghi Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli.

Avrebbe dovuto sposarsi pochi giorni dopo il fatale attentato. Lasciò i genitori, la sorella e il fidanzato. 

E' stata insignita della Medaglia d'oro al valor civile.

 Per la campagna “Toponomastica femminile”, cui il comune di Bolsena ha aderito, impegnandosi ad intitolare le prossime via a donne,  è stata scelta come figura di donna italiana, essendo stata la prima donna poliziotto ad  entrare a far parte di una squadra di agenti addetta alla protezione di obiettivi a rischio. 

ANNA BRISCIA ( Bolsena, loc. La Lupa, 03.02.1878 - Bolsena, loc. Poderaccio, 02.06.1951)  

Cittadina bolsenese, insignita del premio rilasciato dal Duce, nel periodo fascista, a sostegno delle famiglie numerose, “Provvedimenti per l’incremento demografico della nazione”, in quanto la famiglia è risultata essere la più numerosa della provincia di Viterbo, contando infatti 19 figli.

 Anna Briscia, non ancora ventenne, nonostante la famiglia di origine fosse contraria per l’evidente differenza d’età, sposa Domenico Equitani (Bolsena 07.07.1860, Bolsena 11.06.1931), già padre di 4 bambini nati dalla precedente moglie venuta a mancare in giovane età, ai quali però Anna si era affezionata accudendoli già prima del matrimonio, voluto poi dalla stessa soprattutto per ridare loro una figura materna. Dall’unione con Domenico Equitani  nascono altri 15 figli. Le ultime due figlie, Giovannina e Teresa, hanno confermato e raccontato il momento in cui la famiglia venne a conoscenza di essere stata scelta come la più numerosa del viterbese.

Siamo negli anni 1927-1928 circa, quando arriva una macchina, mandata dal  Duce, per prelevare la signora Anna Brisca e condurla a Roma, dove riceverà il premio, pari a lire tremila, per aver messo al mondo il maggior numero di figli nella provincia di Viterbo, e per accudire la famiglia più numerosa della stessa provincia.Nel  1931, morto il marito Domenico, si trova a gestire, con l’aiuto dei figli più grandi, che vivevano anch’essi nel podere denominato “Poderaccio” con le rispettive famiglie, l’azienda di famiglia. In quei tempi infatti il podere produceva moltissimo sia in termini agricoli che di allevamento di animali, alla cui gestione provvedevano tutti, con una ben precisa suddivisione del lavoro, a seconda dell’età dei figli e dei nipoti che vi partecipavano.Raccontano le figlie che durante la guerra, la famiglia del “Poderaccio”, abbia aiutato molte altre famiglie bolsenesi, meno fortunate, a sfamarsi, fornendo loro il necessario; nonché che abbia dato ospitalità ad alcuni soldati alleati, accampatisi nei loro terreni, fornendo loro il mangiare necessario.

 Anna Briscia, è poi divenuta nonna di ben 72 nipoti.

Pertanto per la campagna “Toponomastica Femminile”, alla quale il Comune di Bolsena ha aderito, impegnandosi a dedicare le prossime vie a donne, è stata scelta  come figura di donna del luogo, in quanto cittadina bolsenese, insignita del premio rilasciato nel periodo fascista a sostegno delle famiglie numerose, poiché la sua famiglia è risultata essere la più numerosa della provincia di Viterbo. Inoltre per aver saputo, dopo la morte del marito, gestire un’azienda/podere, dove, oltre ai figli più piccoli vivevano anche i più grandi con le rispettive famiglie, e per aver saputo infondere nei membri tutti, i valori dell’unità e della gestione familiare, nonché della generosità verso i meno fortunati e, per aver ospitato i soldati alleati nei propri terreni durante la guerra, i valori della nazione.