Le Mille: i primati delle donne 

 

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Questo libro sui primati raggiunti dalle donne nasce dalla volontà di riequilibrare la nostra cultura recuperando quello che le donne hanno realizzato, pensato, inventato nel tempo. È un viaggio nella storia femminile, una storia spesso taciuta, costellata di sconfitte, di divieti e obblighi, irta di ostacoli, chiusa in spazi angusti difficili da aprire, trasmessa spesso con disattenzione se non del tutto taciuta. Il nostro racconto corale vuole narrare il caleidoscopico mondo delle donne in cui, proprio come i numerosi frammenti di vetro colorati dello strumento ottico, ogni figura va a formare, in modo quasi magico, una molteplicità di strutture in continuo movimento. Attraverso il lungo e complesso cammino della nostra ricerca, le vicende di queste mille protagoniste della storia ci sono apparse affascinanti ed entusiasmanti. Nonostante le difficoltà, le disparità e i pregiudizi che hanno incontrato sulla loro strada, le donne ci sono e ci sono state; nell’arte, nella politica, nella religione, nella cultura, nelle scienze, in ogni ambito lavorativo e professionale loro hanno tenacemente voluto essere presenti. E questo, alla luce degli infiniti ostacoli, è già di per sé sorprendente.

 

 

 

 

 

Maria Gaetana Agnesi

Pearl Buck

Rosalba Carriera

Santa Caterina Da Siena

Grazia Deledda

Properzia De’ Rossi

Trotula De’ Ruggero

Margherita Di Savoia

Nadine Gordimer

Nilde Iotti

Selma Lagerlöf

Wangari Maathai 

Anna Magnani

Eva Mameli Calvino

Rigoberta Menchu’ Tum

Gabriela Mistral

Maria Montessori

Cesarina Monti Stella 

Elsa Morante

Toni Morrison

Ada Pace

Marie Paradis

Ottavia Penna Buscemi 

Elda Pucci 

Nelly Sachs

Sophie Teauber Arp 

Sigrid Undset

Bertha Von Suttner

 

BERTHA VON SUTTNER

La prima donna nella storia a ricevere il premio Nobel per la Pace

 

Praga 09.06.1943 – Vienna 21.06.1914

Molte le vie e le piazze che le sono state dedicate in Germania: a Brema, Bonn, Dusseldorf, Francoforte, Hannover, Kassel, Monaco; intitolazioni anche a Vienna e a Innsbruck, altre strade si trovano in città minori. A suo nome esistono anche scuole a Graz, in molte località tedesche e a Bruxelles.
In Italia le sono state dedicate una via a Roma e la biblioteca di Busalla (GE).

Bertha Felicita Sophia Kinsky nacque a Praga il 9 giugno 1843 e morì a Vienna il 21 giugno 1914.  Fu un’attivista pacifista e il suo profilo è sulla moneta da due euro austriaca.
Suo padre, il conte Franz Joseph, era stato un combattente alle dipendenze del maresciallo Radetzky; sua madre, Sophia Wilhelmine Von Korner, una poetessa.
Il padre morì poco dopo la sua nascita e la madre provvide alla sua istruzione facendola seguire da due istitutrici. Bertha imparò così le lingue, la storia, la filosofia e la musica e, soprattutto, iniziò a “divorare” i libri di storia della biblioteca di famiglia.
La sua fu un’educazione molto rigida che seguiva i canoni dell’aristocrazia asburgica di quel periodo, canoni che lei in seguito abbandonerà contrastandoli fermamente.
Fin da giovanissima partecipò a congressi internazionali in cui rimase colpita dagli orrori delle guerre. Quando si trasferì a Vienna, nel 1873, diventò tutrice del barone e romanziere Von Suttner, più giovane di lei di sette anni. Con lui andò a vivere a Parigi dove cominciò a lavorare come assistente di Alfred Nobel, che la apprezzò e stimò moltissimo finanziandole anche numerose attività. Avevano però una visione contrastante della pace. Nobel affermava:
«il giorno in cui due armate si potranno distruggere reciprocamente nell’arco di un secondo, tutte le nazioni civilizzate non potranno che arretrare inorridite e procedere a smantellare gli eserciti»; Bertha invece era «per il disarmo totale di tutte le nazioni e l’istituzione di una corte di arbitrato che risolvesse i conflitti internazionali facendo ricorso al diritto e alla non violenza»: con questo suo pensiero anticipò di qualche anno quello che poi affermò Gandhi.
Dopo il soggiorno parigino, nel 1867 Bertha fece ritorno a Vienna per sposare segretamente, disapprovata della famiglia, il giovane barone. Nel 1883 Bertha scrisse il suo primo romanzo Inventario di un’anima, ispirato al sogno di Nobel di poter escogitare mezzi di guerra sempre più terrificanti e in grado di vanificare qualunque strategia e modo tradizionale di condurre una guerra.
Nel 1889 scrisse il secondo romanzo La macchina del tempo.
La sua notorietà internazionale è però legata ad Abbasso le armi. Il romanzo, dopo aver vinto le resistenze da parte degli editori che lo ritenevano “troppo rivoluzionario”, fu pubblicato a Dresda nel 1889 e fu poi tradotto in venti lingue. La novità assoluta di questa opera era la prospettiva femminile con cui si guardava alla guerra. Tolstoj, dopo averlo letto, scrisse:
«La pubblicazione del vostro libro è per me un buon segno. Il libro La capanna dello zio Tom ha contribuito all’abolizione della schiavitù. Dio faccia sì che il vostro libro serva allo stesso scopo per l’abolizione della guerra».
Sulla stampa dell’epoca venne scritto:
«In novembre del 1891 in una sala del Campidoglio inaugurandosi a Roma il Congresso della Pace dopo il discorso di… dopo il sindaco… una donna di nobile e severo aspetto, elegante nel vestire, chiese la parola per spiegare in nome di quali principi ella si presentava. Tutti gli sguardi conversero su di lei… si sussurrò… è l’autrice di “Abbasso le armi”. Ella parlò in francese con l’efficacia della convinzione, in uno stile vivo, colorito, in favore dell’ideale della sua vita, la fratellanza tra i popoli, la guerra alla guerra, l’arbitrato internazionale. Prese parte a tutte le sedute del Congresso, fu eletta Vicepresidente e cercò di mettere l’accordo fra le varie tendenze».
Nel 1899 Bertha collaborò con la pacifista olandese Margarethe Selenka per promuovere la Conferenza di Pace dell’Aia. Nel 1905 arrivò il premio Nobel per la Pace per esplicito volere delfondatore, suo amico ed estimatore; Bertha volle condividere la somma ricevuta con il pacifista Frédéric Passy.
Le sue ultime parole in punto di morte furono:
«Giù le armi, ditelo a tutti». Il giorno dopo la sua scomparsa il Corriere della Sera scrisse: «Era una signora dotata di vasta cultura e di molta intelligenza… possedeva un’eloquenza facile ed elegante, e queste qualità contribuirono a fare di lei un vero apostolo della pace universale».

Ester Rizzo

Fonti:
cronologia. leonardo.it/storia/biografie/suttner.htm
http://www.viaggio-in-austria.it/bertha-von-suttner.htm
http://serenoregis.org/2014/06/09/abbasso-le-armi-un-ritratto-di-bertha-von-suttner-isabella-bresci/

http://www.austriacult.roma.it/it/anniversariodellamorte-suttner/

Fabio Mazzari, Busalla: la biblioteca dedicata a Bertha von Suttner,www.inchiostro fresco.it 06.05.2014

 

 

 

ADA PACE

La prima donna italiana campionessa automobilistica

Torino 16.02.1924 - Rivoli 15.11.2016

Non risulta alcuna intitolazione a suo nome.

Ada si avvicina ai motori subito dopo la Seconda guerra mondiale; dapprima, in sella alla sua Vespa, partecipa alle competizioni organizzate dal “Vespa Club”, collezionando una vittoria dopo l’altra; poi, a partire dal 1951 si accosta alle quattro ruote. Esattamente il 21 aprile di quell’anno partecipa alla “Torino-Sanremo” a bordo di una Fiat 1500 6C. Contro ogni pronostico si aggiudica la vittoria; raggiunge il podio in compagnia della madre, che le siede accanto, e viene omaggiata con un mazzo di fiori. L’ascesa di Ada nel campo dell’automobilismo ebbe inizio quel giorno.
Non mancarono le polemiche e nemmeno i tentativi di screditamento ai danni della giovane campionessa; talora si ricorse addirittura al procedimento giudiziario. Significativo l’episodio verificatosi al termine della gara sul Circuito di Lumezzane nel 1957. Fu in quell’occasione che il commissario tecnico Renzo Castagneto, stanco dei continui reclami, decise di verificare le condizioni dei veicoli dei piloti giunti sul podio. Il risultato fu strabiliante: la vettura di Ada Pace risultò regolare, le altre due vennero squalificate. Un episodio analogo si ebbe nel Circuito di Modena, dove Ada vinse la Coppa d’oro ACI del 1960, mentre il secondo e il terzo classificato non si presentarono alla cerimonia di premiazione. Sembra che i due rivali non tollerassero l’idea di salire su un podio che decretava la vittoria di una donna su due uomini. La reazione di Ada a situazioni di questo tipo fu particolarmente diplomatica: la campionessa rispose alle continue polemiche sostituendo la targa del suo veicolo con la scritta sayonara (arrivederci, in giapponese), quasi a voler prendere le distanze, con ironia, dai suoi avversari polemici. Quel termine, Sayonara, diventerà poi lo pseudonimo ufficiale utilizzato da Ada per l’iscrizione alle gare. Una donna tenace, combattiva, dal temperamento forte, Ada Pace fu osteggiata dall’ambiente maschilista del tempo.
Nel 1959 vinse la Trieste-Opicina, nel 1960 la Targa Florio, nel 1961 si aggiudicò la Categoria Sport nella cronoscalata Stallavena-Boscochiesanuova, nel 1963 fu tra i primi piloti a portare cucito sulla tuta il “triangolo azzurro”, simbolo dell'Autodelta che sarà utilizzato fino al 1977. Ingaggiata dalla “squadra del Portello’’ (ovvero il reparto sportivo Alfa Romeo), partecipò a numerose gare con le Giulietta SZ; sarà proprio a bordo di una SZ, nel 1961, che verrà coinvolta nell’incidente più drammatico di tutta la sua carriera.  Un altro incidente, verificatosi il 27 febbraio 1965 in occasione del 5º Rally dei Fiori, decretò la fine di una carriera costellata da innumerevoli vittorie e la allontanò definitivamente dalle competizioni agonistiche di livello nazionale e internazionale. In seguito continuò a correre per pura passione.
E' stato scritto: anche in un ambiente maschilista e chiuso come quello dell'automobilismo, «il talento, quando c'è, non conosce genere né età»; «se vuoi vincere a questo mondo servono solo tre cose: testa, fegato e una buona dose di ironia» (Diego Alverà). Certamente Ada - che ha festeggiato nel 2016 il 92° compleanno - le possedeva in larga misura tutte e tre.

Clelia Incorvaia

Fonti: 
Gaetano De Rosa, Gentil casco, Ruoteclassiche-Editoriale Domus,fascicolo 104
Michael John Lazzari. Giuliano Musi, Donne da corsa, Maglio Editore,S.Giovanni in Persiceto, 2014
www.pasionaria.it/ada-sayonara-pace-pilota-che-sfidò-il-mondo-dei-motori,16.2.16
Francesco Esposito, Ada Pace “Sayonara”:la velocità è donna, www.mole24.it ,16.2.16
www.diegoalvera.it
www.automobilismo.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

OTTAVIA PENNA BUSCEMI

La prima donna candidata per la Presidenza della Repubblica Italiana

Caltagirone 2.4.1907 – 02.11.1986

A Caltagirone c’è una lapide che la ricorda ma non le è stata intitolata alcuna via.

Ottavia nacque a Caltagirone il 2 aprile 1907 dal barone Ignazio Penna e dalla duchessa Ines Crescimanno Maggiore. Ricevette i primi insegnamenti da una istitutrice, come si usava a quei tempi nelle famiglie nobili, e in seguito per gli studi superiori e l'Università si trasferì prima in Toscana e poi a Roma. Subito dopo sposò il medico Filippo Buscemi Galasso.
Era un'antifascista, eletta nella lista del Fronte dell'Uomo Qualunque il 10 giugno 1946 e fu una delle 21 donne della Assemblea Costituente, unica del suo partito. Insieme a 75 parlamentari- fra cui Nilde Iotti, Teresa Noce, Lina Merlin e Maria Federici-  fu anche nella ristretta Commissione per la Costituzione dal 19 al 24 luglio 1946.
Ottavia Penna Buscemi è stata la prima donna candidata alla poltrona di Presidente della Repubblica (provvisorio) in competizione con Enrico De Nicola, nel giugno del ’46. Nel proporla Guglielmo Giannini, segretario dell'Uomo Qualunque, la definì «una donna colta, intelligente, una sposa, una madre». È stata inoltre la prima donna parlamentare della città di Caltagirone.
Il 15 novembre 1947 lasciò il Partito dell’Uomo Qualunque per entrare nell’Unione Democratica Nazionale e rimanervi fino alla conclusione dei lavori dell’Assemblea Costituente. Nel ’53 si presentò alle elezioni amministrative a Caltagirone con il Partito Monarchico e divenne consigliera comunale.
La ricordano come una donna molto generosa che accorreva in aiuto delle persone più deboli e più bisognose e, quando si ritirò dalla politica, trascorse il resto della vita nella città natia, anni purtroppo tristemente funestati dal lutto e dalla perdita prima del marito e poi della adorata figlia Ines.
Dopo la morte, avvenuta il 2 novembre 1986, la sua città natale le ha dedicato una lapide commemorativa che recita: «Prima Donna Parlamentare di Caltagirone e Madre Costituente, nella sua vita fu intransigente e fermamente convinta che la politica non poteva prescindere dalla "buona amministrazione". Contrastò i poteri forti e le gerarchie e difese sempre le classi più deboli. Consapevole che le donne avessero gli stessi diritti degli uomini, invitava le medesime a difendersi e lottare per il riconoscimento dei propri diritti».

Ester Rizzo

Fonti: 
Enza Pelleriti, Siciliane, a cura di Marinella Fiume, Siracusa, Emanuele Romeo Editore, 2006 - pagg. 777-779
Ester Rizzo, Storie di donne siciliane: Ottavia Penna Buscemi Madre Costituente, in “La Vedetta”, Gennaio 2014
Giuseppe Savà, L’ultima Gattopardo. Una madre costituente candidata al Quirinale. Ottaviawww.ragusanews.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

ELDA PUCCI

La prima donna italiana Presidente di un Ordine Provinciale dei medici e prima Sindaca di Palermo

Trapani 21.2.1928 – Palermo 14.10.2005

 

A Elda Pucci non risulta intitolata alcuna via.

 

Elda nata a Trapani nel 1928 – era figlia di un avvocato ed esponente di primo piano del fascismo locale; si laureò a Palermo in Medicina e si specializzò in Chimica pediatrica.

Si definì la vincitrice di due grandi battaglie, nel lavoro e in politica. Come medica pediatra si fece accettare nella sua Sicilia nonostante tanti pregiudizi; come docente e primaria si affermò nell'università e in ospedale, quando ancora le donne venivano chiamate indistintamente “signora” e mai “professoressa” o “dottoressa”. I suoi interventi nel Consiglio Nazionale della Federazione dell'Ordine dei Medici furono sempre improntati a una rigorosa aderenza ai principi deontologici della professione.

L'altra vittoria la conseguì in politica, pur non entrando mai in sintonia con le donne di Palermo e schierandosi contro il divorzio e contro l'aborto. Si ricorda però la sua determinazione nella lotta contro la mafia degli appalti che gestiva il comune, determinazione che le fece acquisire il soprannome di “Lady di ferro”.

Esponente della DC, fu la prima sindaca di Palermo nel 1983, incarico raggiunto in un momento drammatico per la città, insanguinata dagli omicidi mafiosi. Durante la sua gestione, per la prima volta, il comune di Palermo si costituì “parte civile” in un processo di mafia.
Fu rimproverata di aver parlato bene dei più discussi protagonisti della DC, dimenticando però che Elda, accortasi del suo errore, pian piano si ricredette, arrivando a comprendere che l'avevano eletta pensando fosse solo un’ingenua da manovrare. Dichiarò:
«Nessuno, quando sono stata eletta, pensava che fossi capace di scelte autonome, ispirate solo dall'interesse della città».

Lavorando in solitudine resistette nel difendere l'utilizzo del denaro pubblico per la città e per l'interesse generale, non per i partiti o loschi individui. Non fidandosi, studiava con pignoleria le delibere portate in Giunta dai vari assessori, bloccandole appena capiva che erano state "confezionate" per elargire soldi pubblici a parenti e clientele.

Tutto ciò le costò l'aggressione del mondo mafioso e l'allontanamento dal mondo politico. A un certo punto la DC, comprendendo che Elda non era più disposta a sottostare "alla disciplina di partito",  la mise definitivamente da parte. Restò sindaca solo un anno, poi fu sfiduciata dal partito e da coloro che l'avevano eletta. Combatté uno scontro durissimo su un appalto di manutenzione, istituendo una gara pubblica dopo aver scoperto che i prezzi fissati fino ad allora erano dieci volte superiori a quelli di mercato. La risposta della mafia non si fece attendere e la sua villa a Piana degli Albanesi fu fatta saltare. Parecchi anni prima della battaglia contro il crimine che costò la vita a Giovanni Falcone e ad altri coraggiosi magistrati, Elda Pucci, testimone dei mali della sua Sicilia, rimasta viva forse perché donna e forse perché pediatra dei figli di famiglie mafiose, aveva anticipato la necessità di internazionalizzare, con mezzi moderni e informatici, la lotta al crimine e a tutte le mafie. E per questo era stata definita una “mina vagante”.

Fu in seguito eletta al Parlamento Europeo per il Partito Repubblicano.

Elda Pucci si è spenta a Palermo il 14 ottobre 2005.

«Ho un grande rimpianto – dichiarò negli ultimi anni della sua vita – la scarsa presenza delle donne nelle istituzioni, una presenza che col tempo diminuisce invece che aumentare. E ciò rende più povera la politica perché più donne in politica ne migliorerebbero la qualità.»
Coerente con i principi di libertà per i quali visse, Elda si permise di dare giudizi taglienti non solo sui partiti ma anche sulla cosiddetta società civile:
«Da persona che vive a Palermo assisto ad una scarsa capacità di dare il meglio da parte della classe politica; che però viene scelta dalla società civile più per interessi opportunistici, per motivi affaristici o privati che in base a forti valori condivisi. È quindi colpa anche della società civile se si hanno i politici che oggi abbiamo».
A Elda Pucci, che è stata Presidente nazionale del Soroptimist International, fra gli altri è andato il Premio “Coraggio” dell'Ande (Associazione nazionale donne elettrici) la cui prima edizione si svolse nel 1983.

Annarita Alescio

Fonti: 
Eugenia Roccella e Lucetta Scaraffia (a cura di), Italiane volume II, Presidenza del Consiglio dei Ministri Dipartimento per le Pari Opportunità
Amelia Crisantino, Siciliane, a cura di Marinella Fiume, Emanuele Romeo Editore, Siracusa, 2006
http://www.150anni.it/webi/index.php?s=60&wid=2012

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

SANTA CATERINA DA SIENA

La prima donna a essere proclamata Dottore della Chiesa

Siena 1347 -  Roma 1380

Nel 1970 papa Paolo VI proclamò Dottori della Chiesa le prime due donne: Santa Teresa d'Avila e Santa Caterina da Siena, un titolo tutto al maschile attribuito a partire dal XIII secolo ai padri della chiesa san Gregorio Magno, sant'Ambrogio, san Girolamo e sant'Agostino, autori di speculazioni teologiche fondamentali per la dottrina cattolica.
Forse non è solo una coincidenza che il riconoscimento sia arrivato diversi secoli dopo la morte, quando ormai nel parallelo mondo laico occidentale le donne avevano accesso all'istruzione e a cariche e professioni maschili, superando l'etichetta di essere subalterno.
L'esperienza mistica di santa Caterina, come racconta il suo biografo e confessore Raimondo da Capua, si sviluppò precocemente in un quotidiano fatto di digiuni, preghiere e penitenza quando ancora viveva nella casa natale senese con la sua numerosissima famiglia. Caterina si tagliò i capelli e fece voto di verginità quando era poco più che una bambina, diremmo oggi, opponendosi al matrimonio organizzatole dai genitori. In diverse occasioni furono degli eventi prodigiosi a spianarle la strada e piegare la volontà di chi la circondava, come l'apparizione di una colomba sulla sua testa che fece sfumare definitivamente il programma del padre di vederla andare in sposa. Fu così che a sedici anni, invece dell'abito bianco, indossò quello nero delle Mantellate domenicane, una scelta controcorrente poiché si trattava di un ordine di vedove e donne anziane che, dopo un primo rifiuto, si arresero alla sua giovinezza e alla sua determinazione. Con le consorelle si dedicò all’assistenza delle persone inferme e indigenti e l’esempio fu imitato da un gruppo di donne e uomini, la cosiddetta Bella Brigata, che la seguiva devotamente nell'impegno sociale e assisteva alle sue estasi mistiche.
Pur avendo appreso tardi a leggere e scrivere, dopo essere entrata a contatto con l'ambiente domenicano, il suo pensiero trovò espressione soprattutto in una fitta corrispondenza epistolare con i papi Gregorio XI e Urbano VI oltre a varie autorità laiche come i Visconti: ci è stato tramandato un corpus di circa 380 lettere scritte, o per lo più dettate ai suoi seguaci, testimonianza dell'impegno politico condotto in nome di Dio. Oltre a dissertare di problemi di ordine religioso e morale, con forte trasporto spirituale, Caterina scriveva per chiedere la pace in un'Italia dilaniata da lotte interne, ma soprattutto invocava il ritorno a Roma del Papa dalla sede avignonese. Tutto quel coraggio nel parlare al potere, così insolito per una donna, stupì i Domenicani che vollero interrogarla e le assegnarono il confessore Raimondo da Capua come guida spirituale.
Nel 1376 Caterina si recò personalmente in Francia con lo scopo di incontrare il pontefice per negoziare la pace con la Repubblica di Firenze, interdetta a causa della politica antipapale, ma anche a far propaganda per un'ennesima crociata in Terra Santa, cercando di convincerlo a rientrare in Italia. Nonostante il quasi completo fallimento della missione diplomatica, tre mesi dopo il papa vinse le incertezze e lasciò la corte avignonese per tornare a Roma. La situazione politica si complicò ulteriormente e Caterina trascorse gli ultimi anni della sua breve vita in uno dei periodi più bui della Chiesa Cattolica. La sua ultima fatica fu, infatti, battersi a favore del nuovo successore di Pietro, Urbano VI, contro il quale venne eletto nel 1378 l’antipapa Clemente VII: iniziava lo Scisma d'Occidente.
Caterina morì a soli trentatré anni nel 1380 e fu canonizzata da Pio II nel 1460.
Oltre alle numerose lettere della santa, ci sono pervenuti i testi delle preghiere recitate durante il trasporto estatico e il Dialogo della Divina Provvidenza, entrambi dettati ai discepoli, ma solo la seconda opera pare sia stata concepita con l'intento di rivolgersi a un pubblico ampio e rappresenta la summa dei suoi ammaestramenti spirituali.

Saveria Rito

Fonti: 
Eugenio Dupré Theseider, Caterina da Siena, santa, in Dizionario biografico degli Italiani, vol. XXII, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1979.
Claudio Leonardi, Caterina la mistica, in Medioevo al femminile, a cura di Ferruccio Bertini, Roma-Bari, Laterza, 2010, pp. 171-195