L'Aula Magna dell'Orto Botanico da oggi porta il nome di Eva MameliPubblicato in "La Donna Sarda", 14 novembre 2016
di Federica Ginesu
 

STORIE DI DONNE

Una delle prime donne laureate in Italia, scienziata di prim'ordine, viaggiatrice intraprendente, ricercatrice prolifica, scopritrice di rari fiori e prima direttrice donna dell'Orto Botanico di Cagliari. Eva Mameli Calvino è una donna sarda che brilla nel firmamento della storia della scienza.

A lei è stata intitolata stamane l'aula magna dell'Orto Botanico dell'Università di Cagliari, iniziativa promossa e realizzata dall'Ateneo del capoluogo sardo in collaborazione con l'Associazione Toponomastica Femminile.

Ci spiega l'importanza di questo gesto la dottoressa Agnese Onnis dell'Associazione Toponomastica Femminile.

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foto: Flickr/airSnapshooter Pubblicato in "www.ingenere.it", 24 maggio 2016, di Barbara Belotti
 
 Ridisegnare le città in una prospettiva di genere non è un'impresa impossibile, a partire dai nomi di strade e piazze. Lo raccontano le attività e la passione del gruppo Toponomastica femminile.

"Casa e villaggio, e in un secondo tempo la città, sono in gran parte opera femminile. […] Secondo i geroglifici 'casa' o 'città' possono essere anche essere simboli di 'madre', come per confermare la similarità fra funzione individuale e collettiva".[1]

Nel tempo le donne, dedite alla cura, alle attività domestiche, all’educazione, hanno tenacemente intrecciato trame sottili, ma consistenti, di relazioni e dimensioni storiche a carattere “orizzontale” che, nei secoli, hanno determinato la sopravvivenza del tessuto umano, e quindi anche urbano, delle comunità. Presenzecontinue e resistenti, eppure rese invisibili dal prevalere del carattere “verticale” della storia, segno tangibile tipicamente maschile del potere e delle gerarchie dominanti.  

 
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Le protagoniste dell'incontro di presentazione del libro di Ester RizzoPubblicato in "Sicilia in rosa.it", 3 giugno 2014
 
Le donne non perdono il filo è il titolo con cui, per la IV edizione di settembre 2014, Naxoslegge proporrà al suo pubblico il consueto approfondimento sui temi del femminile. E in questa direzione, riannodare i fili della memoria, va la presentazione del libro di Ester Rizzo, Camicette bianche, presentato il 31 maggio a Villa Accademia.
 
L’incontro del 31, infatti, dedicato alle 24 donne siciliane morte nel 1911, nel celebre incendio a cui idealmente si ricollega la data simbolo dell’8 marzo, e la cui storia è stata letteralmente dissotterrata dalla autrice del libro, è stato fortemente voluto non solo da Naxoslegge, ma da una serie di associazioni.
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Le protagoniste dell'incontro di presentazione del libro di Ester RizzoPubblicato su "Tempo stretto", 2 giugno 2014
 
 
La presentazione del libro di Ester Rizzo, "Camicette bianche", avvenuta il 31 maggio presso Villa Accademia, ha aperto le porte all'approfondimento di Naxoslegge sui temi del femminile
 
"Le donne non perdono il filo" è il titolo con cui, per la IV edizione di settembre 2014, Naxoslegge proporrà al suo pubblico il consueto approfondimento sui temi del femminile. Ed in realtà l'importante appuntamento realizzatosi il 31 maggio, presso Villa Accademia, con la presentazione del libro di Ester Rizzo, "Camicette bianche", va in questa direzione, quella cioè del riannodare i fili della memoria.
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art cilentoPubblicato su "Logos Sud", maggio 2014
di Marisa Russo 
 

Uno studio dell’archeologo FABIO ASTONE esalta il misterioso fascino del CILENTO, dando una identità femminile sacra a questo territorio, con l’attribuzione dell’origine del suo nome alla Dea “CILENS”. Diffusa l’attribuzione dell’origine del nome Cilento a Cis-Alento, al di qua del fiume Alento, nemmeno reale configurazione geografica. Le ricerche invece dell’archeologo Fabio Astone, ritrovando un collegamento con il mondo Etrusco, danno a questo nome, e quindi a questa terra, la sintesi di quel fascino che intuitivamente la sensibilità coglie. Verrebbe da Cilens, Divinità Etrusca Femminile alla quale attribuivano il presiedere dei passaggi luce-ombre, giorno-notte e viceversa. Allora ci appare Cilens in tutta la sua bellezza nei magnifici tramonti cilentani e nelle sue chiare albe. Affascinante pensare che questo movimentato territorio, tra montagne, colline, coste, mare, tra boschi ed assolate spiagge fosse dedicato alla Dea che presiedeva al passaggio luci-ombre! Sembra ritrovare anche nel carattere cilentano, ora solare, vitale, ora malinconico, ombroso, con un forte senso della morte, una memoria genetica di quella che dovette essere una profonda influenza della Dea delle luci e delle ombre che determinava anche gli influssi esistenziali.

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Pubblicato su "Puglia Free Flight", maggio 2014
 
 
"CAMICETTE BIANCHE. OLTRE L'8 MARZO": UN APPELLO NAZIONALE E UN LIBRO PER RIDARE DIGNITA' ALLE VITTIME DELL'INCENDIO DELLA "TRIANGLE WAIST" A NEW YORK (U.S.A.) .
 
" Il 25 Marzo 1911 bruciava a New York la Triangle Waist Company, una fabbrica di camicette bianche in cui lavoravano in prevalenze donne emigrate e in cui persero la vita 146 persone, di cui 126 donne e ben 38 italiane tra cui due cittadine di Casamassima, le sorelle Antonia Pasqualicchio e Anna Vita Pasqualicchio Ardito " .
 Per la prima volta in Italia "Camicette bianche. Oltre l’8 marzo" di Ester Rizzo ricorda questa tragedia dimenticata, raccontando le storie delle sue vittime: donne e migranti. 
Giovedì 15 maggio 2014 alle 18:30 presso la Sala Consiliare del Comune di Casamassima è stato presentato il libro "Camicette bianche.
Oltre l’8 marzo", presenti all'evento : l'autrice Ester Rizzo, il prof. Nicola Colonna dell'Università degli Studi di Bari, il prof. Maria Gianfrate "Fondazione Di Vagno",il Sindaco del Comune di Casamassima, dott. Domenico Birardi, l’Assessore alla Pubblica Istruzione – Servizi Sociali geom. Vito Reginella.
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altPubblicato su "IlSudEst.it", maggio 2014
di Valentina Ricciardo
 
 Un appello nazionale e un libro per ridare dignità alle 38 donne italiane vittime dell’incendio della Triangle Waist di New York

Il 25 Marzo 1911 bruciò a New York City la Triangle Waist Company, una fabbrica di camicette bianche in cui lavoravano in prevalenze donne emigrate. Nell’incendio persero la vita 126 donne, di cui ben 38 italiane, vite che per decine e decine di anni sono rimaste nell’oblio, molte delle quali ancora non identificate e riunite senza nome in un unico monumento funebre. Una tragedia che viene commemorata, in modo indistinto, solo l’8 marzo, per la giornata internazionale della donna. Un ricordo collettivo che annulla l’identità di ciascuna.

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Pubblicato in "Dialoghi mediterranei", maggio 2014
di Marta Gentilucci
 
Migrazione è una parola che oggi rimanda, per automatica associazione, ai viaggi della speranza di milioni di africani diretti in Europa: viaggi di altri popoli, morte di uomini e donne di un’altra nazionalità. Un balzo indietro nel tempo di circa cento anni e, alla stessa parola, sono legate invece immagini diverse: sono le immagini delle valigie e dei sorrisi degli italiani pronti a sbarcare in America, dei quartieri che divenivano i tristi ghetti nominati Little Italy. Dei naufragi in cui, allora come ora, capitava si imbattessero i cosiddetti “vascelli della morte”. Uno di questi portava il nome – ironia tragica e beffarda della sorte – di “Utopia”, e naufragò nelle acque del porto di Gibilterra nel marzo del 1891. Allora come ora, l’utopia si trasforma in morte.
All’interno di questa macrostoria – che è la storia della migrazione degli italiani tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento – si colloca la storia raccontata da Ester Rizzo inCamicette bianche. Oltre l’8 marzo, appena uscito per Navarra Editore (Palermo 2014). Un libro che racconta la speranza di riscatto di centoventisei donne migranti (per lo più italiane, meridionali in particolare, e russe) e l’epilogo di morte del loro “sogno americano” il 25 marzo 1911, nell’incendio alla Triangle Waist di New Work, la “fabbrica delle camicette bianche”, dove lavoravano come operaie per pochi dollari alla settimana.
 
 
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altPubblicato su "La Gazzetta Palermitana", 22 aprile 2014
 

Primo libro italiano che ricorda l’incendio della Triangle Waist del 1911 a New York in cui persero la vita 38 donne italiane. Anteprima a Palermo il 23 aprile. In tutte le librerie dal 9 maggio 2014

Mercoledì 23 aprile alle ore 18:30 verrà presentato in anteprima Camicette bianche. Oltre l’8 marzo di Ester Rizzo (Navarra Editore), nella Sala Magna dello Steri di Palermo. Si tratta della prima pubblicazione in Italia che fa luce sulle 146 vite, tra cui 126 donne e ben 38 lavoratrici italiane, scomparse nel rogo della Triangle Shirtwaist Company di New York il 25 marzo 1911.
Dal testo nasce la petizione “Ridiamo dignità alle donne vittime dell’incendio della TriangleWaist” lanciata dal Gruppo Toponomastica Femminile, nella persona del suo presidente Maria Pia Ercolini, e cogestita con l’editore Navarra, affinché venga restituita memoria alle operaie italiane che persero la vita nel rogo della fabbrica.
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rinascita 2Pubblicato in "z3xmi. Milano informata e attiva", 9 aprile 2014
di Nadia Boaretto 
 

A Milano, Rinascita non è un sostantivo astratto, è un luogo fisico saldamente costruito sulla memoria della Resistenza. Sabato 5 aprile era un giorno dedicato ai martiri del Giambellino, morti giovanissimi, e ad Alba Dell'Acqua, partigiana.

"Per difendere la libertà", cosi  hanno raccontato i primini della scuola media in un lavoro collettivo di recitazione e presentations di materiale grafico. Il Convitto Rinascita è nato allo scopo di offrire la possibilità di istruirsi ai reduci che avevano la fortuna di tornare vivi dalla guerra “lassù in montagna” e agli orfani dei combattenti. Molti loro compagni erano caduti con il moschetto in mano, oppure a seguito delle torture dei nazifascisti. Una lapide sotto il profumato glicine del cortile e una mostra fotografica all'interno ne danno testimonianza.

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Toponomastica al femminilePubblicato in "La Nuova ecologia", marzo 2014
di Maria Pia Ercolini 
 

Gli odonimi dei centri urbani, nell’Europa continentale, sono il risultato di scelte ideologiche chiare e consentono di leggere orientamenti e mode delle rispettive società. Nell’Italia preunitaria prevalevano i riferimenti a caratteristiche fisiche del luogo e mestieri di strada. Le scelte celebrative ricadevano sostanzialmente su santi e imperatori. In seguito, la necessità di cementare gli ideali nazionali portò a ribattezzare vie e piazze dedicandole a protagonisti del Risorgimento e della storia; con l’avvento della Repubblica, si decise di cancellare le matrici di regime e di valorizzare fatti ed eroi della Resistenza, in entrambi i casi rigorosamente uomini: da sempre ogni traccia del contributo femminile alla crescita sociale, economica, culturale e politica del Paese è negata.

Il gruppo di ricerca "Toponomastica femminile" nasce nel gennaio 2012 con l'idea di sollecitare cittadinanza e istituzioni al recupero di una memoria paritaria, attraverso la consapevolezza e il ripensamento delle intitolazioni stradali. L’invisibilità delle donne, già evidente nel cognome non trasferibile e nel linguaggio - che declina al maschile espressioni collettive e professioni prestigiose – esce allo scoperto negli spazi urbani, dove segnaletica e toponomastica ignorano l’esistenza del genere maggioritario. Ad ogni angolo le città forgiano un immaginario androcentrico, e a volte misogino, che non offre modelli identificativi accettabili alle giovani del nostro tempo: vittime, martiri e sante, ricordate da targhe e lapidi, fanno da contraltare ad antiche tracce di postriboli, cancellando il ricordo di scienziate, filosofe, matematiche, letterate, partigiane, ambientaliste. Quando poi si abbassa lo sguardo su cartelloni pubblicitari, muri e vetrine, l’identità femminile si tramuta in carni esposte e corpi in vendita.

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 copertina attiPubblicato su IMGPress, il 13.02.2013
di Pina Arena
 
Comincia sotto i migliori auspici il 2013 per  “Toponomastica femminile”: il gruppo viene insignito del titolo “Il nome dell’anno 2012. Il riconoscimento è assegnato dalla «Rivista Italiana di Onomastica» (RION)  e dal Lion, il  Laboratorio Internazionale di Onomastica dell’Università di Roma “Tor Vergata” ,   a un nome proprio – di persona, di luogo, di oggetto, di animale  – oppure a una voce del lessico derivante da un nome proprio, che abbia avuto modo di distinguersi per originalità, significato, fantasia, storia, o per gli eventi che riflette. Tra le 12 candidature finali per il 2012, sottoposte alla valutazione del pubblico e ad alcune centinaia di linguisti, studiosi di altre discipline, studenti e lettori con richiesta tramite posta elettronica della redazione della RION e della Cattedra di Glottologia di “Tor Vergata,  Toponomastica femminile è risultato il  più votato.
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Strade di genere in SiciliaPubblicato in "Girodivite", il 22.08.2012
di Daniela Dominici e Pina Arena
 
Un aspetto significativo e singolare accomuna la toponomastica e la gestione della pubblica amministrazione in tutti i Comuni italiani: lo squilibrio di genere che si spinge, in alcuni casi, fino all'assoluta assenza delle donne. In un mondo abitato e creato da uomini e donne.Succede anche in Sicilia. Osserviamo i risultati delle ultime amministrative di maggio: sono state elette 12 sindache in 390 comuni in totale. Nelle interviste rilasciate a Daniela Domenici da Mariella Bruno e Maria Teresa Collica, rispettivamente neosindache di Siculiana e di Barcellona Pozzo di Gotto, si legge il cambiamento rispetto alle vecchie politiche. Le loro parole sono dirette e libere dalle cautele ingannevoli del politichese: raccontano di essere sostenute dal mondo dell'associazionismo e dalle organizzazioni di impegno civico e di volontariato, mostrano spirito pratico e combattivo, sono aperte ad ogni forma di collaborazione per lo sviluppo, hanno attenzione e idee per la cura della differenza; si dicono spinte da “amore per i concittadini” e da “devozione” nei confronti di una terra mortificata dalle vecchie politiche che hanno sempre “preso tanto e dato poco”. La Sicilia cambia, dunque, lentamente, quasi silenziosamente, e chiede aiuto alle sue figlie le quali rispondono vincendo resistenze e ataviche diffidenze verso le donne che si prendono carico della res publica ma non “hanno alle spalle una solida storia di partito” e provengono,nella maggior parte dei casi, dalla società civile.

Anche i dati raccolti sullo stato delle amministrazioni femminili siciliane aprono significativi spazi di lettura e di analisi della realtàculturale e socio-politica dell’isola: dal mese di maggio sono sei su nove le province siciliane che hanno almeno una sindaca, tre non ne hanno neanche una. Di queste sei il dato che colpisce maggiormente è quello della provincia di Messina che si rivela la più “rosa” delle siciliane con sei sindache neoelette che si aggiungono alle tre che erano già in carica precedentemente. Dopo Messina, la provincia con più sindache è Catania (ne ha quattro), seguono Agrigento e Palermo con due e, con una sola sindaca, Ragusa e Trapani. Maglia nera alle province di Caltanissetta, Enna e Siracusa, dove nessuna donna guida le amministrazioni comunali.

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