Carolina Beatriz Ângelo
Gemma Mastrocicco



Giulia Tassi

 

Molto si conosce dei movimenti femministi anglosassoni e dell’importanza che hanno avuto per la lotta a favore dei diritti delle donne, ma poco invece di altri Paesi dove il fenomeno non è stato meno attivo. Tra questi vi è il Portogallo, dove spicca ancora oggi il nome di Carolina Beatriz Ângelo, a cui addirittura sono state dedicate in parte le celebrazioni dell’anniversario della Repubblica portoghese, nata con la pacifica "rivoluzione dei garofani" del 1974.

Nacque a Guarda, São Vicente, il 16 aprile 1878, dove visse l’infanzia in un ambiente familiare liberale: suo padre e suo nonno materno sostennero il Partito progressista e furono legati all’attività giornalistica, ciò le permise di entrare al Liceu da Guarda nel 1891, dove terminò gli studi primari e secondari. Si trasferì poi a Lisbona per studiare medicina, specializzandosi in ginecologia presso la facoltà medico-chirurgica, iniziando la sua carriera professionale nel 1902: è stata la prima donna portoghese ad operare nell’Hospital de São José. Il 3 dicembre 1902, all’età di 24 anni, sposò suo cugino Januário Gonçalves Barreto Duarte, nella chiesa parrocchiale di Santa Justa e Santa Rufina, a Lisbona. Dal matrimonio nacque una sola figlia: Maria Emília. La brillante posizione lavorativa di Ângelo si concilia con una intensa partecipazione politica e sociale: è stata infatti una delle principali attiviste del suo tempo nel difendere i diritti delle donne e nel combattere per cause come l’emancipazione e il suffragio femminile. Il suo attivismo iniziò nel 1906 nel Comitato portoghese dell'associazione francese La Paix et le Désarmement par les Femmes che mirava a risolvere i conflitti attraverso la pacificazione, il disarmo e il dialogo. Nel 1907 entrò nel Gruppo portoghese di studi femministi fondato da Ana de Castro Osório, sua cara amica e nota femminista repubblicana, e nello stesso anno si unì alla Massoneria, una mossa comune all'inizio del XX secolo per le donne ben istruite che desideravano avere un ruolo attivo nella società, poiché l'organizzazione era aperta a loro e ne sosteneva le idee. Aveva lo status di "venerabile" presso la Loggia dell'Umanità, riservata alle sole donne.

Nel 1909 fece parte del gruppo che fondò la Lega delle donne repubblicane portoghesi (Lrmp) allo scopo di difendere e propugnare gli ideali repubblicani, il suffragio femminile, il diritto al divorzio, l'educazione di bambini e bambine, nonché la parità di diritti e doveri per uomini e donne. Nel 1910 rimase precocemente vedova perché il marito morì di tubercolosi. Nel 1911 fondò, insieme ad Ana de Castro Osório, l'Associazione portoghese di propaganda femminista allo scopo di promuovere il suffragio femminile. In questo ambito fu pianificata la creazione di una scuola infermieristica, ulteriore indice del suo coinvolgimento nell'emancipazione delle donne attraverso l'istruzione e l'attività lavorativa. Beatriz ngelo è stata la prima donna a votare in Portogallo. In un momento in cui il diritto di voto era concesso ai cittadini portoghesi di età superiore ai 21 anni, che sapessero leggere e scrivere e capifamiglia, approfittò dell'ambiguità della legge per utilizzare il suo diritto al voto: per il fatto di lavorare, di essere vedova e di avere una figlia, doveva essere considerata una “capofamiglia”anche lei; scrisse quindi alla commissione elettorale chiedendo che il suo nome fosse aggiunto al registro elettorale, richiesta che però venne respinta. Fece allora appello in tribunale. Nel 1911 un giudice, il padre dell'amica Ana de Castro Osório, si pronunciò a suo favore: «Escludere le donne... solo perché sono donne... è semplicemente assurdo e ingiusto e in opposizione alle idee stesse di democrazia e giustizia proclamate dal Partito Repubblicano». Aggiunse poi che la legge non distingueva tra uomini e donne e quindi nemmeno lui poteva. Ordinò che fosse aggiunta immediatamente nelle liste elettorali e ciò le permise di votare il 28 maggio 1911 per eleggere i deputati dell’Assemblea costituente. Questo suo atto fu ampiamente reso noto in Portogallo e apprezzato in diversi Paesi del mondo dalle associazioni femministe, ma causò anche una reazione tale da portare all’aggiunta di una nota specifica alla legge: solamente i “capifamiglia maschi” potevano esercitare il loro diritto di voto. Le donne portoghesi avrebbero dovuto aspettare fino al 1931 per ottenere questo diritto e ancora con restrizioni: solo coloro che avevano un'istruzione secondaria o superiore potevano votare, mentre per gli uomini era sufficiente saper leggere e scrivere.

Questa grande figura di suffragista, medica, ginecologa, fervente repubblicana morì giovanissima a Lisbona di sincope cardiovascolare: era il 3 ottobre 1911 e aveva solo 33 anni. Dicono i rapporti sanitari che si sentì male durante il percorso in tram, mentre tornava alla sua residenza in Rua António Pedro, nella parrocchia di São Jorge de Arroios, dopo essere stata presente a un incontro politico con altre attiviste dell'Associazione di propaganda femminista. Fu sepolta in una tomba privata nel Cemiteiro dos Prazeres. Pur non avendo assistito all'attuazione del suffragio universale nel suo Paese, per aver sfidato le norme conservatrici della società portoghese e compiuto l’impresa di diventare la prima donna a votare in Portogallo, Carolina Beatriz Ângelo è una delle suffragette più amate e riconosciute del XX secolo, ancora oggi onorata dai movimenti femministi sia portoghesi che internazionali. Molte vie la ricordano, a Almada, Barreiro, Guarda, Moita, Oeiras, Odivelas, Sesimbra, Setúbal, Sintra, Tavira. Con l'atto firmato il 20 aprile 1988, le è stata intitolata anche una strada del quartiere di Caselas, 77 anni dopo la sua morte, su richiesta del Consiglio parrocchiale di São Francisco Xavier. Il suo nome è stato attribuito ad un ospedale a Loures e nel 2019 una mostra è stata organizzata dall'Università di Porto per celebrarla, insieme all'altra medica ginecologa Adelaide Cabete e alla prima laureata in quella sede, Leopoldina Ferreira Paulo. Il 5 ottobre 2009 i Servizi postali del Portogallo (Ctt) hanno emesso una serie di francobolli destinati a rendere omaggio a un gruppo di «donne le cui azioni e testimonianze le hanno trasformate in figure indelebilmente associate alla storia della Repubblica». Tale collezione, giustamente intitolata Donne della Repubblica, evoca una bella serie di attiviste per i diritti femminili, e in essa si trova fra le altre Carolina Beatriz Ângelo, insieme a Maria Veleda, Ana de Castro Osório, Carolina Michaëlis de Vasconcelos, Angelina Vidal, Adelaide Cabete, Virgínia Quaresma ed Emília de Sousa Costa, altrettante figure esemplari. Ben quattro spettacoli teatrali la hanno vista protagonista fra 2012 e 2020, persino Google le ha dedicato un doodle il 28 maggio 2021. La sua fama sembra essere davvero destinata a durare nel tempo perché Carolina Beatriz Ângelo rimanga un modello per le nuove generazioni.

 

Traduzione francese
Guenoah Mroue

On connaît beaucoup de choses sur les mouvements féministes anglo-saxons et l’importance qu’ils ont eu pour la lutte en faveur des droits des femmes, mais peu de choses par rapport à d’autres pays où le phénomène n’a pas été moins actif. Parmi ceux-ci se trouve le Portugal, où se détache encore aujourd’hui le nom de Carolina Beatriz ngelo, à laquelle ont même été consacrées en partie les célébrations de l’anniversaire de la République portugaise, née avec la pacifique "révolution des œillets" de 1974.

Née à Guarda, São Vicente, le 16 avril 1878, où elle a vécu son enfance dans un milieu familial libéral : son père et son grand-père maternel ont soutenu le Parti progressiste et ont été liés à l’activité journalistique, ce qui lui a permis d’entrer au Liceu da Guarda en 1891, où elle a terminé ses études primaires et secondaires. Elle déménage ensuite à Lisbonne pour étudier la médecine, en se spécialisant en gynécologie à la faculté médico-chirurgicale, et en commençant sa carrière professionnelle en 1902 : elle est la première femme portugaise à opérer à l’hôpital de São José. Le 3 décembre 1902, à l’âge de 24 ans, elle épouse son cousin Januário Gonçalves Barreto Duarte, dans l’église paroissiale de Santa Justa et Santa Rufina, à Lisbonne. De ce mariage naît une seule fille : Maria Emília. La brillante position de travail d’ Ângelo se concilie avec une intense participation politique et sociale: elle a en effet été l’une des principales activistes de son temps pour défendre les droits des femmes et lutter pour des causes telles que l’émancipation et le suffrage féminin. Son activisme commence en 1906 au Comité portugais de l’association française La Paix et le Désarmement par les Femmes qui vise à résoudre les conflits par la pacification, le désarmement et le dialogue. En 1907, elle rejoint le Groupe portugais d’études féministes fondé par Ana de Castro Osório, sa chère amie et célèbre féministe républicaine, et la même année, elle rejoint la franc-maçonnerie, une démarche commune au début du XXe siècle pour les femmes bien éduquées qui souhaitaient avoir un rôle actif dans la société, car l’organisation leur était ouverte et en soutenait les idées. Elle avait le statut de "vénérable" à la Loge de l’Humanité, réservée aux femmes. En 1909, elle fait partie du groupe qui fonde la Ligue des femmes républicaines portugaises (LRMP) afin de défendre et de plaider en faveur des idéaux républicains, du suffrage féminin, du droit au divorce, de l’éducation des enfants, ainsi que l’égalité des droits et des devoirs des hommes et des femmes.

En 1910, elle est veuve prématurément parce que son mari est mort de la tuberculose. En 1911, elle fonde, avec Ana de Castro Osório, l’Association portugaise de propagande féministe dans le but de promouvoir le suffrage féminin. Dans ce cadre, il a été prévu de créer une école de soins infirmiers, signe supplémentaire de son implication dans l’émancipation des femmes à travers l’éducation et l’activité professionnelle. Beatriz Ângelo a été la première femme à voter au Portugal. À une époque où le droit de vote était accordé aux citoyens portugais de plus de 21 ans, qui savaient lire et écrire et chefs de famille, elle profita de l’ambiguïté de la loi pour utiliser son droit de vote : pour le fait de travailler, d’être veuve et d’avoir une fille, elle devait être considérée comme une "chef de famille"; elle écrivit donc à la commission électorale demandant que son nom soit ajouté au registre électoral, demande qui cependant fut rejetée. Elle fit alors appel au tribunal. En 1911, un juge, le père de son amie Ana de Castro Osório, se prononce en sa faveur : « Exclure les femmes... simplement parce qu’elles sont des femmes... est tout simplement absurde et injuste et en opposition aux idées mêmes de démocratie et de justice proclamées par le Parti républicain ». Il a ajouté que la loi ne faisait pas la différence entre les hommes et les femmes et qu’il ne pouvait donc pas le faire non plus. Il ordonna qu’elle soit immédiatement ajoutée sur les listes électorales, ce qui lui permit de voter le 28 mai 1911 pour élire les députés de l’Assemblée constituante. Son acte fut largement rendu connu au Portugal et apprécié dans différents pays du monde par les associations féministes, mais provoqua aussi une réaction telle qu’il conduisit à l’ajout d’une note spécifique à la loi : seulement les "chefs de famille masculins" pouvaient exercer leur droit de vote. Les femmes portugaises auraient dû attendre jusqu’en 1931 pour obtenir ce droit et encore avec des restrictions : seules celles qui avaient suivi un enseignement secondaire ou supérieur pouvaient voter, alors que pour les hommes, il suffisait de savoir lire et écrire.

Cette grande figure de suffragiste, médecin, gynécologue, fervent républicain mourut très jeune à Lisbonne de syncope cardiovasculaire: c’était le 3 octobre 1911 et elle n’avait que 33 ans. Les rapports médicaux disent qu’elle se sentait mal pendant le trajet en tram, alors qu’elle retournait à sa résidence dans la Rua António Pedro, dans la paroisse de São Jorge de Arroios, après avoir été présente à une rencontre politique avec d’autres activistes de l’Association de propagande féministe. Elle fut enterrée dans une tombe privée dans le Cemiteiro dos Prazeres. Même si elle n’avait pas assisté à la mise en place du suffrage universel dans son pays, pour avoir défié les normes conservatrices de la société portugaise et accompli l’exploit de devenir la première femme à voter au Portugal, Carolina Beatriz Ângelo est l’une des suffragettes les plus aimées et reconnues du XXe siècle, toujours honorée par les mouvements féministes portugais et internationaux. De nombreuses rues la rappellent, à Almada, Barreiro, Guarda, Moita, Oeiras, Odivelas, Sesimbra, Setúbal, Sintra, Tavira. Avec l’acte signé le 20 avril 1988, une rue du quartier de Caselas, 77 ans après sa mort, lui a également été dédiée à la demande du Conseil paroissial de São Francisco Xavier. Son nom a été attribué à un hôpital à Loures et en 2019, une exposition a été organisée par l’Université de Porto pour la célébrer, avec le médecin gynécologue Adelaide Cabete et la première diplômée de cette université, Leopoldina Ferreira Paulo. Le 5 octobre 2009, les services postaux du Portugal (CTT) ont émis une série de timbres destinés à rendre hommage à un groupe de «femmes dont les actions et les témoignages les ont transformées en figures indélébiles associées à l’histoire de la République». Cette collection, à juste titre intitulée Femmes de la République, évoque une belle série de militantes pour les droits féminins, et on y trouve entre autres Carolina Beatriz Ângelo, avec Maria Veleda, Ana de Castro Osório, Carolina Michaëlis de Vasconcelos, Angelina Vidal, Adelaide Cabete, Virgínia Quaresma et Emília de Sousa Costa, et tant d’autre personnalités exemplaires. Elle a été représente durant quatre représentations théâtrales entre 2012 et 2020, même Google lui a dédié un doodle le 28 mai 2021. Sa renommée semble vraiment destinée à durer dans le temps parce que Carolina Beatriz Ângelo reste un modèle pour les nouvelles générations.

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

Much is known about Anglo-Saxon feminist movements and the importance they have had in the fight for women's rights, but little is known about other countries where the phenomenon has been no less active. Among these is Portugal, where the name of Carolina Beatriz Ângelo still stands out today, to whom were even dedicated, in part, the celebrations of the anniversary of the Portuguese Republic, born from the peaceful "Carnation Revolution" of 1974.

She was born in Guarda, São Vicente, on April 16, 1878, where she lived her childhood in a liberal family environment. Her father and maternal grandfather supported the Progressive Party and were linked to journalistic activity, which allowed her to enter the Liceu da Guarda in 1891, where she finished her primary and secondary studies. She then moved to Lisbon to study medicine, specializing in gynecology at the medical-surgical faculty, starting her professional career in 1902. She was the first Portuguese woman to operate in the Hospital de São José. On 3 December 1902, at the age of 24, she married her cousin Januário Gonçalves Barreto Duarte, in the parish church of Santa Justa and Santa Rufina, in Lisbon. From the marriage only one daughter was born: Maria Emília. Ângelo's brilliant professional history was combined with intense political and social participation. She was one of the main activists of her time in defending women's rights and fighting for causes such as emancipation and women's suffrage. Her activism began in 1906 with the Portuguese committee of the French association La Paix et le Désarmement par les Femmes, which aimed to resolve conflicts through pacification, disarmament and dialogue. In 1907 she joined the Portuguese Group for Feminist Studies founded by Ana de Castro Osório, her close friend and a well-known republican feminist, and in the same year she joined the Freemasonry, a common move in the early 20th century for well-educated women who wished to play an active role in society, as the organization was open to them and supported their ideas. She had "venerable" status at the Lodge of Humanity, which was reserved for women only.

In 1909 she was part of the group that founded the League of Portuguese Republican Women (LRMP) with the aim of defending and advocating republican ideals, women's suffrage, the right to divorce, the education of boys and girls, as well as equal rights and duties for women and men. In 1910 she was widowed early when her husband died of tuberculosis. In 1911 she founded, together with Ana de Castro Osório, the Portuguese Association of Feminist Propaganda in order to promote women's suffrage. The creation of a nursing school was planned in this context, a further indication of her involvement in the emancipation of women through education and professional development. Beatriz Ângelo was the first woman to ever vote in Portugal. At a time, the right to vote was granted to Portuguese citizens over the age of 21, who could read and write and who were heads of a household. She took advantage of the ambiguity of the law to pursue her right to vote. Because she worked, was a widow and had a daughter, she asserted that she should also be considered a "head of a household". She therefore wrote to the electoral commission asking that her name be added to the electoral register, but her request was rejected. She then appealed in court. In 1911, a judge, the father of her friend Ana de Castro Osório, ruled in her favor, saying, "To exclude women...just because they are women.... is simply absurd and unjust and in opposition to the very ideas of democracy and justice proclaimed by the Republican Party." He then added that the law did not distinguish between men and women and therefore neither could he. He ordered that she be added immediately to the electoral roll, which allowed her to vote on May 28, 1911 to elect deputies to the Constituent Assembly. This act of hers was widely publicized in Portugal and appreciated in several countries around the world by feminist associations, but it also caused such a reaction that it led to the addition of a specific note to the law, that only "male heads of households" could exercise their right to vote. Portuguese women would have to wait until 1931 to obtain this right, even then with restrictions - only those with secondary education or higher could vote, while for men it was sufficient to be able to read and write.

This great figure, suffragist, doctor, gynecologist, and fervent Republican, died very young of a heart attack in Lisbon on October 3, 1911. She was only 33 years of age. Health reports say that she fell ill during a streetcar ride, while returning to her residence in Rua António Pedro, in the parish of São Jorge de Arroios, after attending a political meeting with other activists of the Association of Feminist Propaganda. She was buried in a private vault in the Cemiteiro dos Prazeres. Although she didn’t witness the implementation of universal suffrage in her country, for defying the conservative norms of Portuguese society and accomplishing the feat of becoming the first woman to vote in Portugal, Carolina Beatriz Ângelo is one of the most beloved and recognized suffragists of the 20th century, still honored by both Portuguese and international feminist movements. Many streets are named after her, in Almada, Barreiro, Guarda, Moita, Oeiras, Odivelas, Sesimbra, Setúbal, Sintra, Tavira. Through an act signed on April 20, 1988, a street in the Caselas neighborhood was also named after her, 77 years after her death, at the request of the São Francisco Xavier Parish Council. A hospital in Loures was named after her, and in 2019 an exhibition was organized by the University of Porto to honor her, along with another gynecologist doctor Adelaide Cabete, and also the first graduate from that institution, Leopoldina Ferreira Paulo. On October 5, 2009, the Postal Service of Portugal (CTT) issued a set of stamps intended to pay tribute to a group of "women whose actions and testimonies have transformed them into figures indelibly associated with the history of the Republic." That collection, aptly titled Women of the Republic, celebrates a wide array of women's rights activists, including Carolina Beatriz Ângelo, along with Maria Veleda, Ana de Castro Osório, Carolina Michaëlis de Vasconcelos, Angelina Vidal, Adelaide Cabete, Virgínia Quaresma and Emília de Sousa Costa, as well as other exemplary figures. Between 2012 and 2020, as many as four theatrical productions included her as a protagonist, and even Google dedicated a doodle to her on May 28, 2021. Her fame seems to be truly destined to last, because Carolina Beatriz Ângelo will remain as a role model for coming generations.

 

Traduzione spagnola
Lizet Angulo

Se sabe mucho de los movimientos feministas anglosajones y de la importancia que han tenido para la lucha por los derechos de las mujeres, mientras poco se sabe de otros países donde el fenómeno no ha sido menos activo. Entre ellos se encuentra Portugal, donde aún hoy sobresale el nombre de Carolina Beatriz Ângelo, a quien incluso le han dedicado una parte de las celebraciones del aniversario de la República Portuguesa, nacida con la pacífica "Revolución de los Claveles" de 1974.

Carolina nació en Guarda, São Vicente, el 16 de abril de 1878. Vivió su infancia en un ambiente familiar liberal: su padre y su abuelo materno apoyaron al Partido Progresista y estuvieron vinculados a la actividad periodística, lo que le permitió entrar en el Liceu de Guarda en 1891, donde terminó sus estudios primarios y secundarios. Luego se trasladó a Lisboa para estudiar medicina, especializándose en ginecología en la facultad de medicina y cirugía, iniciando su carrera profesional en 1902: fue la primera mujer portuguesa que operó en el Hospital de São José. El 3 de Diciembre de 1902, a la edad de 24 años, se casó con su primo Januário Gonçalves Barreto Duarte, en la Iglesia Parroquial de Santa Justa y Santa Rufina, en Lisboa. Del matrimonio nació una sola hija: María Emília. El excelente puesto de trabajo de Ângelo se concilia con una intensa participación política y social: en efecto, fue una de las principales activistas de su tiempo en la defensa de los derechos de las mujeres y en la lucha por causas como la emancipación y el sufragio femenino. Su activismo inició en 1906 en el Comité portugués de la asociación francesa La Paix et le Désarmement par les Femmes, que trataba de resolver los conflictos a través de la pacificación, el desarme y el diálogo. En 1907 entró en el Grupo Portugués de Estudios Feministas fundado por Ana de Castro Osório, su querida amiga y conocida feminista republicana, y en el mismo año se unió a la Masonería, un movimiento común a principios del siglo XX para las mujeres cultas que deseaban tener un papel activo en la sociedad, ya que la organización las aceptaba y sostenía sus ideas. Tenía el estatus de "venerable" en la Logia de la Humanidad, reservada solo a mujeres.

En 1909 formó parte del grupo que fundó la Liga de las Mujeres Republicanas Portuguesas (LRMP) con la finalidad de defender y propugnar los ideales republicanos, el sufragio femenino, el derecho al divorcio, la educación de niños y niñas, así como la igualdad de derechos y obligaciones para hombres y mujeres. En 1910 quedó tempranamente viuda porque su esposo murió de tuberculosis. En 1911 fundó, junto con Ana de Castro Osório, la Asociación Portuguesa de Propaganda Feminista con el fin de promover el sufragio femenino. En este contexto, se planificó la creación de una escuela de enfermería, ulterior indicador de su participación en la emancipación de las mujeres a través de la educación y el trabajo. Beatriz Ângelo fue la primera mujer en votar en Portugal. En un momento en que el derecho de voto se concedía a los ciudadanos portugueses mayores de 21 años, que supieran leer y escribir y a los cabezas de familia, aprovechó la ambigüedad de la ley para utilizar su derecho de voto: por el hecho de trabajar, ser viuda y tener una hija, ella también debía ser considerada una "cabeza de familia"; escribió entonces a la comisión electoral pidiendo que su nombre fuera añadido al registro electoral, sin embargo, la petición fue rechazada. Entonces ngelo apeló ante el tribunal. En 1911 un juez, el padre de su amiga Ana de Castro Osório, se pronunció a su favor: «Excluir a las mujeres... solo porque son mujeres... es simplemente absurdo e injusto y en oposición a las ideas mismas de democracia y justicia proclamadas por el Partido Republicano». También agregó que la ley no distinguía hombres y mujeres y que, por lo tanto, él tampoco podía. Ordenó que se añadiera su nombre inmediatamente en las listas electorales, lo que le permitió votar el 28 de Mayo de 1911 para elegir a los diputados de la Asamblea Constituyente. Este acto fue ampliamente conocido en Portugal y apreciado en varios países del mundo por las asociaciones feministas, pero también causó una reacción que llevó a la adición de una nota específica a la ley: solo los "cabezas de familia varones" podían ejercer el derecho de voto. Las mujeres portuguesas tendrían que esperar hasta 1931 para obtener este derecho y aún con restricciones: solo aquellas con educación secundaria o superior podían votar, mientras que para los hombres era suficiente saber leer y escribir.

Esta gran figura, Carolina Beatriz Ângelo, sufragista, médica, ginecóloga y ferviente republicana, murió en Lisboa, el 3 de Octubre de 1911 con solo 33 años de síncope cardiovascular. Los informes médicos dicen que se sintió mal durante el recorrido en tranvía, mientras regresaba a su residencia en la Rua António Pedro, en la parroquia de San Jorge de Arroios, después de haberse presentado en un encuentro político con otras activistas de la Asociación de propaganda feminista. Fue enterrada en una tumba privada en el Cemiteiro dos Prazeres. A pesar no haber asistido a la instauración del sufragio universal en su país, por haber desafiado las normas conservadoras de la sociedad portuguesa y haber logrado convertirse en la primera mujer en votar en Portugal, Carolina Beatriz Ângelo es una de las sufragistas más queridas y reconocidas del siglo XX, aún hoy honrada por los movimientos feministas tanto portugueses como internacionales. Muchas calles la recuerdan, en Almada, Barreiro, Guarda, Moita, Oeiras, Odivelas, Sesimbra, Setúbal, Sintra, Tavira. Con el acta firmada el 20 de abril de 1988, fue también nombrada una calle del barrio de Caselas, 77 años después de su muerte, a petición del Consejo parroquial de San Francisco Xavier. Su nombre también fue atribuido a un hospital en Loures, y en 2019 se organizó una exposición por la Universidad de Oporto para celebrarla, junto con la otra médica ginecóloga Adelaide Cabete y a la primera graduada de esa sede, Leopoldina Ferreira Paulo. El 5 de octubre del 2009, los Servicios Postales de Portugal (CTT) emitieron una serie de sellos destinados a rendir homenaje a un grupo de «mujeres cuyas acciones y testimonios las transformaron en figuras indeleblemente asociadas a la historia de la República». Dicha colección, justamente titulada Mujeres de la República, evoca una hermosa serie de activistas por los derechos de las mujeres, y en ella se encuentra, entre otras, Carolina Beatriz Ângelo, junto con Maria Veleda, Ana de Castro Osório, Carolina Michaëlis de Vasconcelos, Angelina Vidal, Adelaide Cabete, Virgínia Quaresma y Emília de Sousa Costa, entre otras tantas figuras ejemplares. Cuatro espectáculos teatrales la vieron protagonista entre 2012 y 2020, incluso Google le dedicó un doodle el 28 de Mayo de 2021. Su fama parece estar destinada a durar en el tiempo para que Carolina Beatriz ngelo siga siendo un modelo para las nuevas generaciones.

Františka Plamínková
Fabiola Frroku



Giulia Tassi

 

Dimenticate, oscurate, destinate a non superare il vaglio impetuoso del tempo degli uomini, questo è il destino di molte donne artefici di grandi lotte e rivoluzioni, ma, nonostante ciò, estromesse dalla storia raccontata nei libri. Františka Plamínková è stata un’attivista per il suffragio, senatrice per più di dieci anni, fondatrice del Women's National Council (Žnr), vicepresidente dell' International Woman Suffrage Alliance (Iwsa) e dell' International Council of Women (Icw), eppure di lei non si ha una biografia chiara ed esaustiva, solamente alcuni documenti desecretati dopo il 1990, a più di cinquanta anni dalla sua morte. La grande repressione staliniana, avvenuta dopo gli eventi successivi alla Seconda guerra mondiale, aveva fatto sì che molti personaggi della Prima Repubblica cecoslovacca venissero ostracizzati perché considerati troppo sovversivi e lei fu una di questi. Tuttavia, dal 1993, anno di apertura del Gender Institute di Praga, il femminismo ceco riparte da colei che è stata una delle protagoniste più attive della vita politica ceca tra Ottocento e Novecento: Madame Plam. Nata il 5 febbraio 1875 a Praga, in un contesto familiare sempre attento alle questioni politiche e sociali, studia pianoforte, canto, pittura e affianca queste sue passioni alla sua prima vocazione: l’insegnamento. Entra a far parte dell’Associazione degli insegnanti cechi e si esprime con forza contro la legge austro-ungarica che vietava il matrimonio delle docenti e richiedeva che rimanessero nubili.

Porre al centro del discorso pubblico la donna era la base del suo lavoro, che aveva, inoltre, la particolarità di voler far capire agli uomini che le donne con una educazione migliore e più libera erano delle colleghe più efficienti a livello lavorativo. L’ambito in cui ci si muove, in questa prima fase del suo pensiero, è quello universitario il quale rimaneva ancora fossilizzato su posizioni di forte misoginia e ghettizzazione delle figure femminili. Non abbandona mai il mondo della politica e s’interessa soprattutto delle ingiustizie che colpivano le donne, ancora schiave di un’egemonia culturale maschile che le relegava ai margini di una società cieca di fronte alle loro esigenze. L’esclusione delle donne dal potere e, di conseguenza, dalla partecipazione attiva era il punto su cui Madame Plam sentiva la necessità di dover intervenire; da questa intuizione, l’idea di fondare, nel 1903, il Czech Women’s Club, organizzazione che, attraverso comizi e incontri, problematizzava argomenti focali come la questione legale, quella sanitaria e quella culturale con un taglio progressista e con lo scopo di aprire uno spazio di discussione per e con le donne, presentando l’immagine della Donna moderna, come chiamerà una delle sue lectures, ossia una donna dalle esigenze del tutto nuove.

Altro punto cruciale del suo intervento era il sostegno al diritto al suffragio universale. Nel 1905 dà vita al Committee for Women’s Suffrage che combatteva per l’elezione di una donna all’Assemblea nazionale; dal 1907, agli uomini fu concesso il diritto al voto per le elezioni imperiali, le donne, invece, ne rimanevano escluse. Františka, però, ebbe un’illuminazione: inviare alcune candidate per le elezioni provinciali, con dei partiti minori. La legge locale boema non impediva, infatti, la presentazione delle donne nelle liste elettorali e quindi questo tentativo assumeva un forte messaggio di contrasto alle politiche di limitazione delle libertà e di repressione dell’Austro-Ungheria nei confronti di un nazionalismo ceco sempre più acceso e pronto allo scontro. Il lavoro di Františka servì ad aprire il discorso, del tutto nuovo in quel contesto, sull’empowerment femminile, ed ebbe successo: Bozena Vikova-Kuneticka viene eletta nel 1912 all’Assemblea nazionale. Sebbene il governatore decidesse di annullare il risultato, il processo di rinnovamento e di presa di coscienza era ormai avviato e, parallelamente a questo, anche il declino dell’Impero. La lotta trasversale, da una parte per i diritti delle donne ma in realtà per un obiettivo più grande, ossia la libertà da schemi politici e culturali imposti dall’alto, ebbe i primi risultati dopo la fine della Grande Guerra. Con la costituzione della Prima Repubblica cecoslovacca, nel 1918, le donne ottengono il diritto al voto. Plamínková continua le sue battaglie in prima linea, come giornalista: prestò, infatti, servizio come corrispondente nella Prima guerra balcanica, e poi direttamente in Senato. Eletta e poi riconfermata dopo 5 anni, aveva come obiettivo quello di una riforma della legge in tema di famiglia, al fine di rivoluzionare il ruolo della donna, ancora considerata come un minore.

Intanto il mondo cadeva nella confusione che precedette la Seconda guerra mondiale. L’aggressività della Germania nazista preoccupava la senatrice che scrisse direttamente una lettera aperta a Hitler per protestare contro l’attacco alla Cecoslovacchia. Ciò la fece diventare bersaglio di rappresaglie e, allo scoppio della guerra, divenne ufficialmente un personaggio pericoloso e perseguibile. Nel 1942 viene incarcerata a Terezin e dopo pochi giorni fucilata dalla Gestapo. Represse da tradizioni, da pratiche e da costrutti mentali che le vogliono imbrigliate e silenziose, donne come Františka Plamínková hanno sentito la vocazione di squarciare il velo che le divideva dall’autodeterminazione e sono diventate protagoniste. È questo il motivo per il quale ricordare le loro gesta e riportare alla luce i loro risultati diventa per noi un dovere: imparare da queste grandi figure e farci ispirare per iniziare così il nostro percorso di cambiamento della società.

 

Traduzione francese
Guenoah Mroue

Oubliées, obscurcies, destinées à ne pas dépasser le criblage impétueux du temps des hommes, telle est la destinée de nombreuses femmes artisans de grandes luttes et révolutions, mais, malgré cela, exclues de l’histoire racontée dans les livres. Františka Plamínková a été une militante du suffrage, sénatrice pendant plus de dix ans, fondatrice du Women’s National Council (Žnr), vice-présidente de l’International Woman Suffrage Alliance (Iwsa) et de l’International Council of Women (Icw) pourtant, on n’a pas de biographie claire et exhaustive d’elle, seulement quelques documents désagrégés après 1990, plus de cinquante ans après sa mort. Après les événements de la Seconde Guerre mondiale, la grande répression stalinienne, avait entraîné l’ostracisation de nombreux personnages de la Première République tchécoslovaque parce qu’ils étaient considérés comme trop subversifs et elle en faisait partie. Cependant, depuis 1993, l’année d’ouverture du Gender Institute de Prague, le féminisme tchèque repart de celle qui a été l’une des protagonistes les plus actives de la vie politique tchèque entre les XIXe et XXe siècles : Madame Plam. Née le 5 février 1875 à Prague, dans un contexte familial toujours attentif aux questions politiques et sociales, elle étudie le piano, le chant, la peinture et partage ses passions avec sa première vocation : l’enseignement. Elle rejoint l’Association des enseignants tchèques et s’exprime avec force contre la loi austro-hongroise qui interdisait le mariage des enseignants et exigeait qu’ils restent célibataires.

Placer la femme au centre du discours public était la base de son travail, qui avait, en outre, la particularité de vouloir faire comprendre aux hommes que les femmes ayant une éducation meilleure et plus libre étaient des collègues plus efficaces au niveau du travail. Le domaine dans lequel on évolue, dans cette première phase de sa pensée, est celui universitaire qui restait encore figé sur des positions de misogynie forte et de ghettoïsation des figures féminines. Elle n’abandonne jamais le monde de la politique et s’intéresse surtout aux injustices qui frappaient les femmes, encore esclaves d’une hégémonie culturelle masculine qui les reléguait en marge d’une société aveugle face à leurs exigences. L’exclusion des femmes du pouvoir et, par conséquent, de la participation active était le point sur lequel Madame Plam sentit la nécessité d’intervenir; de cette intuition, l’idée de fonder, en 1903, le Czech Women’s Club, organisation qui, à travers posait des problèmes de fond tels que les questions juridiques, sanitaires et culturelles avec une orientation progressiste et dans le but d’ouvrir un espace de discussion pour, et avec les femmes, en présentant l’image de la Femme moderne, comme elle appellera l’une de ses lectures, c’est-à-dire une femme aux besoins totalement nouveaux.

Un autre point crucial de son intervention était le soutien au droit au suffrage universel. En 1905, elle crée le Committee for Women’s Suffrage qui se bat pour l’élection d’une femme à l’Assemblée nationale ; à partir de 1907, les hommes se voient accorder le droit de vote pour les élections impériales, mais les femmes en sont exclues. Františka, cependant, a eu une illumination : envoyer quelques candidates pour les élections provinciales, avec des partis mineurs. En effet, la loi locale de Bohême n’empêchait pas la présentation des femmes sur les listes électorales et, par conséquent, cette tentative exprimait un fort message de contraste avec les politiques de limitation des libertés et de répression de l’AutricheLa Hongrie face à un nationalisme tchèque de plus en plus vif et prêt à se battre. Le travail de Františka a servi à ouvrir le discours, tout nouveau dans ce contexte, sur l’autonomisation des femmes, et a eu du succès : Bozena Vikova-Kuneticka a été élue en 1912 à l’Assemblée nationale. Bien que le gouverneur décide d’annuler le résultat, le processus de rénovation et de prise de conscience est désormais engagé et, parallèlement à cela, le déclin de l’Empire est également engagé. La lutte transversale, d’une part pour les droits des femmes, mais en réalité pour un objectif plus grand, à savoir la libération des schémas politiques et culturels imposés d’en haut, eut les premiers résultats après la fin de la Grande Guerre. Avec la création de la Première République tchécoslovaque en 1918, les femmes obtiennent le droit de vote. Plamínková poursuit ses batailles en première ligne, en tant que journaliste : elle a servi comme correspondante dans la Première Guerre balkanique, puis directement au Sénat. Élue puis reconfirmée après 5 ans, elle avait comme objectif une réforme de la loi sur le thème de la famille, afin de révolutionner le rôle de la femme, encore considérée comme un mineur.

Pendant ce temps, le monde sombrait dans la confusion qui précédait la Seconde Guerre mondiale. L’agressivité de l’Allemagne nazie inquiétait la sénatrice qui a écrit directement une lettre ouverte à Hitler pour protester contre l’attaque de la Tchécoslovaquie. Cela la fit devenir la cible de représailles et, au début de la guerre, elle devint officiellement un personnage dangereux et punissable. En 1942, elle est emprisonnée à Terezin et fusillée quelques jours plus tard par la Gestapo. Réprimées par des traditions, des pratiques et des constructions mentales qui les veulent maîtrisées et silencieuses, des femmes comme Františka Plamínková ont ressenti la vocation de déchirer le voile qui les séparait de l’autodétermination et sont devenues protagonistes. C’est la raison pour laquelle se souvenir de leurs exploits et mettre en lumière leurs résultats devient pour nous un devoir : apprendre de ces grandes figures et nous inspirer pour commencer ainsi notre parcours de changement de la société.

 

Traduzione inglese
Chiara Celeste Ryan

Forgotten, eclipsed, destined never to pass the impetuous scrutiny of men’s time: this is the fate of many women who have led important struggles and revolutions, but who have nevertheless been excluded from the history books. Františka Plamínková was an activist for women’s suffrage, a senator for more than ten years, founder of the Women’s National Council (Žnr), vice-president of the International Woman Suffrage Alliance (IWSA) and of the International Council of Women (ICW), yet there exists no clear or exhaustive biography about her. Instead, only a few documents that were desecretised after 1990, over fifty years after her death, have come to light. During the great Stalinist repression, which took place after the Second World War, many figures of the First Czechoslovak Republic were ostracised because they were considered too subversive. Františka Plamínková was one of them. However, since 1993, when the Gender Institute in Prague was opened, Czech feminism made a fresh start with one of the most active protagonists of Czech political life in the 19th and 20th centuries: Madame Plam. Born in Prague, on 5 February 1875, into a family that was aware of political and social issues, she studied piano, singing and painting and combined these passions with her first vocation: teaching. She joined the Czech Teachers’ Association and spoke out fervently against the Austro-Hungarian law prohibiting teachers from marrying and requiring them to remain celibate.

Her work was focused on placing women at the centre of public discourse, attempting to make men understand that better educated women with greater freedoms were more efficient work colleagues. The university environment, the sphere in which she operated at this stage, was still fossilised into rigid misogynistic attitudes and the ghettoization of women. She remained ever committed to the world of politics and was particularly interested in the injustices affecting women, who were still enslaved to a male cultural hegemony that relegated them to the margins of society, oblivious to their needs. The exclusion of women from power and, consequently, from active participation, was the point upon which Madame Plam felt the need to intervene. From this intuition stemmed her idea of founding, in 1903, the Czech Women’s Club, an organisation which, through rallies and meetings, delved into questions related to law, health and culture, all with a progressive approach and the aim of opening a space for discussion for and with women. The modern woman, the title of one of her lectures, was presented as a woman with completely new needs.

Another crucial issue was her support for the right to universal suffrage. In 1905 she set up the Committee for Women’s Suffrage, which promoted the rights of women to be elected to the National Assembly. Men were granted the right to vote in imperial elections in 1907, but women were excluded. Františka, however, had a brilliant idea, putting up female candidates for provincial elections with minor parties, as local Bohemian law did not prevent women standing in electoral lists. This tactic thus sent a strong message opposing Austro-Hungarian policies of restriction of freedoms and repression, against the background of an increasingly heated and confrontational Czech nationalism. Františka’s work contributed to opening a new area of debate in this context, of female empowerment. And she was successful: in 1912 Bozena Vikova-Kuneticka was elected to the National Assembly. Although the governor then annulled the result, the process of renewal and consciousness-raising had begun and, contemporaneously, so had the decline of the Empire. The wide-sweeping struggle, ostensibly for women’s rights but in reality for a larger goal, freedom from political and cultural constraints imposed from above, had its first results after the end of the Great War. With the constitution of the First Czechoslovak Republic in 1918, women were granted the right to vote. Plamínková continued her battles in the front line, as a journalist, having already served as a correspondent in the First Balkan War. She was then elected directly to the Senate. Reconfirmed after five years, her aim was to reform family law so as to revolutionise the role of women, who were still considered as having similar rights to minors.

In the meanwhile, Europe descended into the confusion preceding the Second World War. Worried by the hostility of Nazi Germany, the senator wrote an open letter to Hitler protesting against the attack on Czechoslovakia. This made her the target of reprisals and, at the outbreak of war, she was declared to be a dangerous character to be kept under surveillance. In 1942, Madame Plam was incarcerated in Theresienstadt and shot by the Gestapo a few days later. Repressed by traditions, practices and mental constructs aimed at muzzling and silencing them, women like Františka Plamínková felt the calling to tear away the veil separating them from self-determination and to became protagonists. This is why we have the duty to recall their deeds and to disseminate their achievements: to learn from these great figures and to be inspired by them and thus to begin our own journey to change society.

 

Traduzione spagnola
Alessandra Frigenti

Olvidadas, oscurecidas, destinadas a no lograr pasar por el tamiz impetuoso del tiempo de los hombres, éste es el destino de muchas mujeres artífices de grandes luchas y revoluciones y, a pesar de esto, excluidas de la historia contada en los libros. Františka Plamínková fue una activista para el sufragio, senadora durante más de diez años, fundadora del Consejo Nacional de Mujeres de la República Checoslovaca (ŽNR), vicepresidenta de la Alianza Internacional para el Sufragio Femenino (IWSA) y del Consejo Internacional de Mujeres (ICW), y con todo no existe una biografía suya clara y completa, solo algunos documentos desvelados después de 1990, más de cinquenta años tras su muerte. La gran represión estalinista, que tuvo lugar después de los acontecimientos posteriores a la Segunda guerra mundial, hizo que muchas personas de la Primera República Checoslovaca fueran condenadas al ostracismo porque consideradas demasiado subversivas y Františka fue una de ellas. Sin embargo, desde 1993, año de la apertura del Instituto de Género de Praga, el feminismo checo reinició desde una de las mujeres protagonistas más activas de la vida política checa entre los siglos XIX y XX: Madame Plam. Nació el 5 de febrero de 1875 en Praga, en un contexto familiar siempre atento a las cuestiones políticas y sociales, estudió piano, canto, pintura y combinó con estas pasiones su principal vocación: la enseñanza. Se unió a la Asociación de profesorado checo y se opuso enérgicamente a la ley austrohúngara que prohibía el matrimonio de las profesoras y requeriá su celibato.

Poner a la mujer en el centro del discurso público era la base de su trabajo que incluso tenía como intento particular el de hacer entender a los hombres que las mujeres con una educación mejor y más libre resultaban compañeras más eficientes en el trabajo. En esta primera fase de su pensamiento, el marco es el de la universidad que aún permanecía fosilizada en posiciones de fuerte misoginia y segregación de las figuras femeninas. Nunca abandonó el mundo de la política y se interesó especialmente por las injusticias contra las mujeres, aún esclavas de una hegemonía cultural masculina que las relegaba al margen de una sociedad ciega a sus necesidades. La exclusión de las mujeres del poder y, en consecuencia, de la participación activa fue el punto en el que Madame Plam sintió la necesidad de intervenir; de esta intuición surgió la idea de fundar, en 1903, el Club de Mujeres Checas, una organización que, a través de mítines y encuentros, problematizaba temas focales como cuestiones jurídicas, sanitarias y culturales con un sesgo progresista y con el objetivo de abrir un espacio de debate por y con las mujeres, presentando la imagen de la Mujer Moderna, como titulará una de sus conferencias, es decir, una mujer con necesidades completamente nuevas.

Otro aspecto fundamental de su intervención fue su suporte al derecho al sufragio universal. En 1905 fundó el Comité para el Sufragio Femenino que luchaba para poder elegir a una mujer para la Asamblea Nacional; desde 1907 a los hombres se les dió la posibilidad de votar para las elecciones imperiales, por el contrario, las mujeres seguían siendo excluidas. Sin embargo, a Františka se le ocurrió una idea: enviar algunas candidatas a las elecciones provinciales, con partidos minoritarios. En efecto, la ley bohema no impedía que las mujeres figuraran en el padrón electoral y entonces ese intento fue un firme mensaje de contraste con las políticas de limitación de las libertades y de represión de Austria-Hungría contra un nacionalismo checo cada vez más acalorado y listo para el enfrentamiento. El trabajo de Františka sirvió para abrir el discurso sobre el empoderamiento femenino, totalmente nuevo en ese contexto, y tuvo éxito: Bozena Vikova-Kuneticka fue elegida en 1912 a la Asamblea nacional. Aunque el gobernador decidiera anular el resultado, el proceso de renovación ya había empezado y paralelamente tembién el declino del Imperio. La lucha trasversal, por un lado para los derechos de las mujeres y en realidad para un objetivo más grande, es decir la libertad de esquemas políticos y culturales impuestos desde arriba, tuvo sus primeros resultados después del fin de la Gran Guerra. Con la constitución de la Primera República checoslovaca, en 1918, las mujeres obtuvieron el derecho al voto. Plamínková continuó sus batallas en primera línea como periodista: en efecto, trabajó como corresponsal durante la Primera Guerra de los Balcanes, y después directamente en el Senado. Elegida y luego reconfirmada después de 5 años, tenía como objetivo reformar la ley sobre el materia de familia para revolucionar el papel de la mujer aún considerada como un menor.

Entretanto, el mundo estaba viviendo la confusión que precedió a la Segunda Guerra mundial. La agresividad de la Alemania nazi preocupó a la senadora que escribió una carta abierta directamente a Hitler para protestar contra el ataque a Checoslvaquia. Ésto la convirtió en blanco de ataques y, al estallar la guerra, en un personaje peligroso y perseguible. En 1942 fue encarcelada en Terezin y unos días después fue fusilada por la Gestapo. Reprimidas por tradicciones, prácticas y construcciones mentales que las quieren atadas y calladas, mujeres como Františka Plamínková han sentido la vocación de rasgar el velo que las separaba del autodeterminación y han llegado a ser protagonistas. Ésta es la razón por la cual recordar sus obras y sacar a luz sus resultados se convierte en un deber para nosotros: aprender de estas grandes figuras y dejarnos inspirar para empezar nuestro camino para el cambio en la sociedad.

Toponomastica femminile ha deciso di dedicare Calendaria 2023 alle vincitrici di Premi Nobel. In ogni tavola verrà indicata la sola tipologia del Nobel e il relativo anno di conseguimento, ma ogni settimana, sulla testata giornalistica www.vitaminevaganti.com, saranno pubblicati – in italiano, francese, spagnolo, inglese – cenni biografici delle protagoniste e motivazioni del premio.

Toponomastica femminile a décidé de dédier Calendaria 2022 a  62 femmes européennes du passé, qui se sont distinguées dans les différents domaines liés aux 17 objectifs de développement durable de l’Agenda 2030. Chaque semaine les courts profils trilingues des protagonistes seront accompagnés de récits biographiques publiés en italien sur le journal en ligne www.vitaminevaganti.com et traduits sur le site www. toponomasticafemminile.com

Toponomastica femminile ha decidido dedicar Calendaria 2023 a las ganadoras de Premios Nobel. En cada tabla se indicará solamente la tipología del Nobel y el año de otorgación, pero cada semana, en la revista www.vitaminevaganti.com, se publicarán –en italiano, francés, inglés y español– noticias sobre las protagonistas y las motivaciones del galardón.

Toponomastica femminile has decided to dedicate our 2022 Calendaria to 62 key female figures in Εuropean history, drawn from diverse fields related to the 17 objectives of the Agenda 2030. The short trilingual profiles of the protagonists will be accompanied, every week, by biographical stories published in Italian in the www.vitaminevaganti.com newspaper, translated into other languages and made available on the www. toponomasticafemminile.com website.

  • Progetto editoriale Projet éditorial Proyecto editorial Editorial project: Donatella Caione, Maria Pia Ercolini, Livia Fabiani, Marta Vischi
  • Progetto grafico Projet Graphique Proyecto gráfico Graphic project: Livia Fabiani
  • Illustrazioni Illustrations Ilustraciones Iillustrations:

Viola Gesmundo (Copertina, Couverture, Tapa, Cover), Giulia Tassi (Gennaio, Janvier, Enero, January), Dongni Wei (Febbraio, Février, Febrero, February), Tonka Uzu (Marzo, Mars, Marzo, March), Daniela Godel (Aprile, Avril, Abril, April), Martina Zinni (Maggio, Mai, Mayo, May), Caori Murata (Giugno, Juin, Junio, June), Laura Zernik (Luglio, Juillet, Julio, July), Katarzyna Oliwia Serkowska (Agosto, Août, Agosto, August), Giulia Canetto (Settembre, Septembre, Septiembre, September), Juliette Bonvallet (Ottobre, Octobre, Octubre, October), Giada Ionà (Novembre, Novembre, Noviembre, November), Giulia Capponi (Dicembre, Décembre, Deciembre, December).

  • Testi, traduzioni e collaborazioni Textes, traductions et collaborations Textos, traducciones y contribuciones Texts, translations and contributions:

Federica Agosta, Lizet Angulo, Danila Baldo, Sara Balzerano, Giulia Basile, Cinzia Belmonte, Sara Benesperi, Laura Bertolotti, Donatella Caione, Arianna Calabretta, Giulia Calì, Laura Candiani, Irene Cannata, Livia Capasso, Nadia Cario, Alessia Carofiglio, Brunella Carratù, Maria Carreras i Goicoechea, Cecilia Cavagna, Alessia Concetta Coluccio, Tiziana Concina, Roberta Delia, Eleonora De Longis, Rosanna De Longis, Giuliana De Luca, Vanessa Dumassi, Francesca Emiliani, Alessandra Frigenti, Antonella Gargano, Anastasia Grasso, Erika Incatasciato, Giuseppina Incorvaia, Loretta Junck, Rossana Laterza, Daniela Leonardi, Ina Macina, Paola Malacarne, Erika Mancusi, Virginia Mariani, Sara Marsico, Elisabetta Mattei, Kay McCarthy, Gabriella Milia, Bruno Miranda, Marina Misuraca, Guenoah Mroue, Gemma Pacella, Flavia Palumbo, Carlotta Pennavaria, Alina Petelko, Maria Chiara Pulcini, Francesco Rapisarda, Angela Scozzafava, Simona Serafin, Sara Sesti, Syd Stapleton, Fiorenza Taricone, Elisabetta Uboldi, Julia Vegro, Annamaria Vicini, Marta Vischi, Delia Zampetti, Andrea Zennaro, Mauro Zennaro e studenti Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, CdL L-11, L-20, LM37 e LM38 (Español)


Nobel Gennaio
Calendaria 2023 - Marie Skłodowska Curie
Calendaria 2023 - Bertha von Suttner
Calendaria 2023 - Selma Lagerlöf
Calendaria 2023 - Marie Curie
C
alendaria 2023 - Grazia Deledda

Nobel Febbraio
Calendaria 2023 - Sigrid Undset
Calendaria 2023 - Jane Addams
Calendaria 2023 - Irène Joliot-Curie
Calendaria 2023 - Pearl Buck
Calendaria 2023 - Gabriela Mistral

Nobel Marzo
Calendaria 2023 - Emily Greene Balch
Calendaria 2023 - Gerty Radnitz Cori
Calendaria 2023 - Maria Goeppert Mayer
Calendaria 2023 - Dorothy Crowfoot Hodgkin
Calendaria 2023 - Nelly Sachs

Nobel Aprile
Calendaria 2023 - Betty Williams
Calendaria 2023 - Mairead Corrigan
Calendaria 2023 - Rosalyn Sussman Yalow
Calendaria 2023 - Madre Teresa di Calcutta
Calendaria 2023 - Alva Reimer Myrdal


Nobel Maggio
Calendaria 2023 - Barbara McClintock
Calendaria 2023 - Rita Levi-Montalcini
Calendaria 2023 - Gertrude B. Elion

Calendaria 2023 - Nadine Gordimer
Calendaria 2023 - Aung San Suu Kyi 

Nobel Giugno
Calendaria 2023 - Rigoberta Menchú Tum
Calendaria 2023 - Toni Morrison
Calendaria 2023 - Christiane Nüsslein – Volhard
Calendaria 2023 - Wisława Szymborska
Calendaria 2023 - Jody Williams

Nobel Luglio
Calendaria 2023 - Shirin Ebadi 
Calendaria 2023 - Linda B. Buck
Calendaria 2023 - Elfriede Jelinek
Calendaria 2023 - Wangari Maatha
Calendaria 2023 - Doris Lessing

Nobel Agosto
Calendaria 2023 - Françoise Barré – Sinouss
Calendaria 2023 - Ada Yonath
Calendaria 2023 - Elizabeth H. Blackburn
Calendaria 2023 - Carol W. Greider
Calendaria 2023 - Herta Müller

Nobel Settembre
Calendaria 2023 - Elinor Awan – Ostrom
Calendaria 2023 - Ellen Johnson – Sirleaf
Calendaria 2023 - Leymah Gbowee
Calendaria 2023 - Tawakkul Karman
Calendaria 2023 - Alice Munro

Nobel Ottobre
Calendaria 2023 - Malala Yousafzai
Calendaria 2023 - May Britt – Moser
Calendaria 2023 - Svetlana Aleksievic
Calendaria 2023 - Tu Youyou
Calendaria 2023 - Donna Strickland

Nobel Novembre
Calendaria 2023 - Frances Hamilton – Arnold
Calendaria 2023 - Nadia Murad
Calendaria 2023 - Olga Tokarczuck
Calendaria 2023 - Esther Duflo
Calendaria 2023 - Louise Glück

Nobel Dicembre
Calendaria 2023 - Andrea Ghez
Calendaria 2023 - Emmanuelle Charpentier
Calendaria 2023 - Jennifer Doudna
Calendaria 2023 - Maria Ressa

Calendaria è alla sua quarta edizione

Illustrata da giovani artiste provenienti da Paesi e continenti diversi, Calendaria 2024 presenta 62 compositrici, direttrici d’orchestra e cantanti che nel loro ambito hanno sfidato con coraggio i preconcetti culturali e affrontato sfide e ostacoli di una società patriarcale e maschilista.

Anche le donne della musica, così come le donne della scienza, dell'arte, delle lettere, sono per lo più assenti dai libri di scuola, dai testi di settore e in generale dal nostro immaginario. Per questo motivo Toponomastica femminile, in collaborazione con Matilda Editrice, ha deciso di dedicare la quarta Calendaria alle musiciste, alle compositrici, alle direttrici d'orchestra, artiste che hanno dovuto affrontare difficoltà sconosciute agli uomini per poter sfuggire ai loro ruoli tradizionali.

Il desiderio alla base del progetto è aiutare a comprendere che, anche nel mondo della musica, le donne sono state presenti, fin dai tempi più remoti: la nostra rassegna parte infatti da Ildegarda di Bingen, nata oltre mille anni fa!

L'educazione musicale era concessa solo alle monache e alle nobildonne: alle prime per accompagnare i momenti di preghiera e alle seconde per allietare i momenti conviviali. Per una nobildonna un minimo di educazione musicale era necessaria per la "formazione" di padrona di casa, così come imparare a ricamare, ma non poteva farne una professione o approfondire lo studio oltre un "minimo indispensabile". Né si pensava che potessero comporre la musica o ancor meno dirigere un’orchestra e ancora oggi, si fa fatica a definire una di loro Maestra.

Le stesse compositrici contemporanee, nonostante i secoli che le separano dalle figure femminili del passato, fanno i conti con diversi limiti. Secondo un’analisi riportata dal Guardian, sebbene il 40% dei compositori contemporanei sia donna, solo il 17% di loro trova spazio nelle liste degli editori musicali.        

Dunque, Toponomastica femminile e Matilda Editrice hanno progettato Calendaria 2024 non solo pensando a chi ama la musica e la storia della musica ma anche con l'intento di modificare l'immaginario sulle capacità delle donne e al contempo sulla loro esclusione nei secoli. Un altro tassello quindi che aiuta a ricostruire la nostra storia. 

Ogni settimana dell’anno sarà dedicata a una protagonista della musica e la sua storia, pubblicata sulla nostra testata giornalistica (www.vitaminevaganti.com), potrà essere letta anche in francese, spagnolo, inglese.

Il progetto si completa con la realizzazione di mostre parallele, in grandi pannelli (formato 70x100), che possono essere eventualmente richieste da scuole, associazioni, Comuni e costituire occasione di eventi per coinvolgere la cittadinanza nel processo di riscoperta e valorizzazione del femminile. Per informazioni scrivere a: tfemminilesegreteria@gmail.com

Progetto editoriale Projet éditorial Proyecto editorial Editorial project: Donatella Caione, Maria Pia Ercolini, Livia Fabiani, Milena Gammaitoni

Progetto grafico Projet Graphique Proyecto gráfico Graphic project: Livia Fabiani

Illustrazioni Illustrations Ilustraciones Iillustrations: Caori Murata (Copertina, Couverture, Tapa, Cover), Viola Gesmundo (Gennaio, Janvier, Enero, January), Laura Zernik (Febbraio, Février, Febrero, February), Giulia Canetto (Marzo, Mars, Marzo, March), Carola Pignati (Aprile, Avril, Abril, April), Giulia Tassi (Maggio, Mai, Mayo, May), Giulia Capponi (Giugno, Juin, Junio, June), Martina Zinni (Luglio, Juillet, Julio, July), Katarzyna Oliwia Serkowska (Agosto, Août, Agosto, August), Giada Ionà (Settembre, Septembre, Septiembre, September), Elisabetta Sichel (Ottobre, Octobre, Octubre, October), Marika Banci (Novembre, Novembre, Noviembre, November), Daniela Godel (Dicembre, Décembre, Deciembre, December). Dongx

Testi, traduzioni e collaborazioni Textes, traductions et collaborations Textos, traducciones y contribuciones Texts, translations and contributions: Danila Baldo, Sara Balzerano, Barbara Belotti, Laura Bertolotti, Laura Candiani, Livia Capasso, Laura Coci, Olga Comparone, Miriam Curcio, Viola D’Anselmo, Roberto del Piano, Chiara de Luca, Silvia de Maria, Carlotta Desario, Milena Gammaitoni, Antonella Gargano, Chiara Giacomelli, Emilia Guarneri, Simona Guerrini, Rossana Laterza, Virginia Mariani, Sara Marsico, Gabriella Milia, Guenoah Mroue , Elisa Onorati, Gemma Pacella, Elisa Pasqualotto, Costanza Pelosio, Valeria Pilone, Maria Chiara Pulcini, Elisabetta Uboldi, Ester Rizzo, Rachele Stanchina, Syd Stapleton, Ibtisam Zaazoua, Mauro Zennaro e studenti dei Corsi di laurea L-11, L-20 e LM-37 del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Catania, sotto il coordinamento e la revisione della Prof.ssa Maria Carreras i Goicoechea.

Gennaio
Calendaria 2024 - Ildegarda di Bingen
Calendaria 2024 - Vittoria Aleotti
Calendaria 2024 - Sulpitia Lodovica Cesis
Calendaria 2024 - Chiara Margarita Cozzolani
Calendaria 2024 - Isabella Leonarda

Febbraio
Calendaria 2024 - "Ma" Rainey
Calendaria 2024 - Bessie Smith
Calendaria 2024 - Sister Rosetta Tharpe
Calendaria 2024 - "Big Mama” Thornton
Calendaria 2024 - Janis Joplin

Marzo
Calendaria 2024 - Maddalena Casulana
Calendaria 2024 - Francesca Caccini La Cecchina
Calendaria 2024 - Barbara Strozzi
Calendaria 2024 - Maria Teresa Agnesi Pinottini
Calendaria 2024 - Maria Rosa Coccia

Aprile
Calendaria 2024 - Josephine Amann–Weinlich
Calendaria 2024 - Elisabeth Kuyper
Calendaria 2024 - Mary Davenport–Engberg
Calendaria 2024 - Ethel Leginska
Calendaria 2024 - Nadia Boulanger

Maggio
Calendaria 2024 - Billie Holiday
Calendaria 2024 - Ella Fitzgerald
Calendaria 2024 - Sarah Vaughan
Calendaria 2024 - Dinah Washington

Giugno
Calendaria 2024 - Clara Kathleen Barnett Rogers
Calendaria 2024 - Ethel Smith
Calendaria 2024 - Liza Lehmann
Calendaria 2024 - Rebecca Clarke
Calendaria 2024 - Imogen Holst

Luglio
Calendaria 2024 - Carmen Bulgarelli Campori
Calendaria 2024 - Vítězslava Kaprálová
Calendaria 2024 - Veronika Dudárova
Calendaria 2024 - Sarah Caldwell
Calendaria 2024 - Elke Mascha Blankenburg

Agosto
Calendaria 2024 - Clara Wieck Schumann
Calendaria 2024 - Alma Schindler Mahler
Calendaria 2024 - Fanny Mendelssohn
Calendaria 2024 - Luise Adolpha Le Beau
Calendaria 2024 - Marianne von Martinez

Settembre
Calendaria 2024 - Giovanna Daffini
Calendaria 2024 - Violeta Parra
Calendaria 2024 - Rosa Balistreri
Calendaria 2024 - Miriam Makeba
Calendaria 2024 - Mercedes Sosa
Calendaria 2024 - Maria Carta

Ottobre
Calendaria 2024 - Amy Beach
Calendaria 2024 - Florence Smith Price
Calendaria 2024 - Ruth Crawford Seeger
Calendaria 2024 - Louise Talma
Calendaria 2024 - Betty Jackson King

Novembre
Calendaria 2024 - June Carter
Calendaria 2024 - Nico
Calendaria 2024 - Dusty Springfield
Calendaria 2024 - Aretha Franklin
Calendaria 2024 - Amy Winehouse

Dicembre
Calendaria 2024 - Louise Dumont Farrenc
Calendaria 2024 - Pauline García – Viardot
Calendaria 2024 - Augusta Holmès
Calendaria 2024 - Cécile Chaminade
Calendaria 2024 - Mél Bonis

Selma Lagerlöf

(Sunne 1858 – 1940) 

di Loretta Junck


Premio Nobel per la letteratura 1909

«Per l’elevato idealismo, la vivida immaginazione e la percezione spirituale che caratterizzano le sue opere».

Selma Ottilia Lovisa Lagerlöf, svedese, nasce a Sunne, un piccolo paese nella contea del Värmland, vicino al confine con la Norvegia, in una famiglia appartenente a un’aristocrazia provinciale colta ma decaduta che, con la rapida industrializzazione del paese, sta fatalmente tramontando.


Come tante altre giovani che hanno la possibilità di studiare, sceglie di diventare  maestra, studia a Stoccolma e nel 1885 inizia a insegnare, a Landskrona.

Nel 1891 riesce a pubblicare la sua prima opera, La saga di Gösta Berling.


È la storia di un pastore protestante che a causa dell’alcolismo rinuncia al ministero e abbandona il proprio Paese.

Il romanzo, tuttora considerato il suo capolavoro, suscita inizialmente aspre critiche, ma dopo un paio di anni riesce a conquistare il pubblico, prima in Svezia e poi in tutto il mondo. In più, vince un premio letterario che consiste in una somma notevole e questo permette a Selma di lasciare l’insegnamento e iniziare a viaggiare in Europa.


Nel 1895-96 è in Italia, in Sicilia scrive I miracoli dell’Anticristo, ma si spinge fino in Egitto e in Palestina (1899-1900), dove trae ispirazione per  il romanzo Jerusalem.

Negli anni Venti del Novecento da La saga di Gösta Berling verrà tratta una versione cinematografica di successo: un film muto del regista svedese Stiller, con protagonista Lars Hanson affiancato da una giovanissima Greta Garbo nel suo primo ruolo di rilievo.

Attenta ai problemi sociali del suo tempo e ai diritti delle donne, Selma pubblica un libro dopo l’altro. 

Molto interesse suscita, nel 1906-1907, Il viaggio meraviglioso di Nils Olgersson, grazie al quale la scrittrice ottiene la laurea honoris causa all’Università di Uppsala. Il libro, considerato un classico della letteratura per l’infanzia, narra le avventure di un ragazzino di nome Nils che viaggia sul dorso di un’oca spiegando la storia e la geografia di tutti i paesi da lui visitati. L’opera, che ha suscitato l’ammirazione del filosofo e pedagogista austriaco Karl Popper, viene adottata in molte scuole svedesi. Diventa talmente popolare in Svezia da dare il nome a un treno, a un aereo (a forma di oca) e a parecchi ristoranti. E la compagnia marittima tedesca TT Line, che si occupa dei collegamenti fra Germania e Svezia, utilizza ancor oggi, dal 1962, il nome di Nils Holgersson per una delle sue navi. 

Nel 1981 ne è stato tratto un film di animazione trasmesso anche in Italia dalla Rai e c’è persino un gioco da tavolo ispirato alla storia di Nils.


Il famoso etologo Konrad Lorenz, Nobel 1973 per Medicina e Fisiologia, ha raccontato, durante la conferenza per la consegna del Premio, che nella sua prima infanzia la storia di Nils aveva avuto un’influenza straordinaria su di lui e aveva determinato le scelte fondamentali della sua vita: «Da allora in poi ho desiderato ardentemente di diventare un’oca selvatica e, rendendomi conto che questo era impossibile, ho voluto disperatamente averne una e, quando anche questo si è rivelato impossibile, mi sono risolto per le anatre domestiche».

Ma la consacrazione, per Selma Lagerlöf, arriva nel 1909 con il Premio Nobel, il primo della serie dei sedici finora conferiti a una donna.

Con il denaro del Nobel la scrittrice poté riacquistare la residenza di Mårbacka, nel Värmland, che il padre era stato costretto a vendere a causa di un dissesto finanziario, ristrutturarla e tornare a viverci.


La medaglia d’oro del Premio fu invece da lei donata ai combattenti svedesi all’inizio della Seconda guerra mondiale, quando il governo svedese, pur scegliendo la neutralità, volle però aumentare il proprio armamento difensivo e la consistenza del proprio esercito.


Il premio concesso così precocemente a una donna dall’Accademia svedese, l’istituzione che assegna il Nobel per la letteratura, non è un caso: in Svezia fin dal secolo XVII le donne erano  riuscite a ottenere qualche diritto anche in campo politico e dal 1862 furono ammesse a votare nelle elezioni comunali, per ottenere infine il diritto di voto nelle elezioni nazionali nel 1919.

Cinque anni dopo Lagerlöf sarà chiamata dall’Accademia stessa – e anche in questo caso è la prima donna nella storia – che la annovera fra i suoi membri.

Prosegue intanto incessante l’attività letteraria con La casa di Liljecrona (1911), L’Imperatore di Portugallia (1914), L’anello di Lӧwenskӧld (1925), Anna Svӓrd (1928).


La scrittrice svedese in seguito dedicò la propria vita all’impegno nelle cause pacifiste e femministe.

Nel 1911 tenne un discorso all’Alleanza Nazionale per il suffragio femminile.


Negli anni successivi Selma Lagerlöf decise di devolvere i proventi delle sue pubblicazioni per sostenere i rifugiati ebrei in fuga dalla Germania di Hitler.


La scrittrice sostenne attivamente la Resistenza contro il nazismo e il suo impegno pacifista permise a molte persone di salvarsi. 

Grazie a lei la poetessa Nelly Sachs riuscì a ottenere un visto per la Svezia e a lasciare la Germania, sfuggendo alla deportazione in un lager. Non fece in tempo però a incontrare Selma: quando giunse a Stoccolma lei era già deceduta, in seguito a un’emorragia cerebrale, a Mårbacka, dove era nata. Aveva ottantadue anni.

Oggi è la scrittrice svedese più letta e amata nel mondo.Il suo nome è molto presente nella toponomastica delle città svedesi, ma anche in Austria, Germania, Olanda, Danimarca, Spagna… 


A Roma Selma è ricordata con un viale e a Ravenna con una rotonda.

Anche l’asteroide 11061 è stato a lei dedicato e il suo volto compare su francobolli di diversi Paesi e sulle banconote da 20 corone svedesi.


Grazia Deledda

(Nuoro, 1871 – Roma 1936)

di Rossana Laterza


Premio Nobel per la letteratura 1926 

«Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano».

Quinta figlia di una famiglia numerosa e benestante. La madre era quasi analfabeta, mentre il padre aveva scritto poesie in sardo ed era stato sindaco. L’istruzione femminile si fermava alla quarta elementare e alla bambina, che amava andare a scuola, fu concesso di rimanervi un altro anno a ripetere la quarta. 


Precocemente consapevole della sua vocazione alla scrittura studiò da autodidatta decisa a diventare una scrittrice. Divorò opere di letteratura italiana e straniera, classiche e contemporanee e di tutti i generi.

Diede vita a un epistolario che con il tempo si sarebbe infittito enormemente. Inviò i suoi scritti a direttori di riviste e giornali: «…spediva lettere a raffica anche venti al giorno, per pagare i francobolli rubava l’olio dai magazzini di casa e lo vendeva di nascosto». Ma si formò anche con altri apprendimenti legati a quel sistema di codici e valori patriarcali che in Sardegna continuavano a regolare la vita sociale. 

Miti riconducibili ad antiche società agro pastorali, religiosità pre-cristiana e natura selvaggia che faceva da sfondo ad «avventure brigantesche» e a storie di creature benevole o sinistre raccontate in nuorese. Disgrazie, lutti e difficoltà economiche le fecero sperimentare il dolore e il carattere illusorio di ogni certezza, maturando i temi della sua produzione e acuendo il suo desiderio di orizzonti più vasti.


A diciassette anni pubblicò il suo primo racconto, Sangue sardo, sulla rivista L’Ultima Moda, a diciannove il primo romanzo, ma la famiglia e la comunità ne furono scandalizzate, tanto che in chiesa fu pubblicamente ammonita dal parroco: «Farebbe bene a pregare chi invece si diletta a scrivere storie scostumate!».

Lei non si piegò e tra l’adeguarsi alle regole familiari e sociali e la ribellione aperta scelse una «terza via» sposandosi con un continentale, colto e intelligente che la sostenne nella sua attività di scrittrice: Palmiro Madesani.

Trasferitisi a Roma, frequentarono il mondo intellettuale. 

Dal 1903 con Elias Portolu Deledda diede il via a romanzi dal successo internazionale e con Canne al vento nel 1913 si cominciò a parlare di Nobel. 

Apprezzata dal pubblico (la Regina Margherita fu una delle sue più assidue lettrici), nel suo ambiente fu oggetto di invidia e di pettegolezzi. 

Per sostenere l’attività della moglie, Palmiro rinunciò al suo lavoro e assunse a tempo pieno il ruolo di agente letterario. Un capovolgimento dello stereotipo del rapporto di coppia e una «forma indebolita di maschio» che Pirandello mise alla berlina nel romanzo Suo marito.

Nel 1908 fu al Primo Congresso nazionale delle donne italiane e nel 1909 si presentò alle elezioni per i Radicali nel collegio di Nuoro, ma preferì tuttavia un femminismo «privato, individuale, sororale».

Non plaudì mai al regime fascista né vi si oppose apertamente e per questo fu giudicata «politicamente agnostica», ma i suoi romanzi presentano «elementi di sovversione potente» e rispecchiano «un ordine familiare e sociale infranto: in Canne al vento un servo ammazza il padrone e una figlia fugge di casa e abbandona il padre».

A Mussolini, che l’aveva invitata per complimentarsi chiedendole cosa potesse fare, lei chiese di far tornare dal confino un suo paesano antifascista. Al discorso per il Nobel non fece omaggio al regime. 

Dopo la morte l’opera incompiuta Cosima, autobiografia in forma di romanzo, testimonierà quanto, per tutta la vita, avesse perseguito con consapevolezza e determinazione la sua vocazione letteraria.


Scrisse più di trenta romanzi, molte novelle, delle poesie, alcuni saggi e traduzioni dal francese. Fra i romanzi più noti, oltre a quelli citati, ricordiamo: La via del male, 1896; Cenere, 1904; Nel deserto, 1911; Colombi e Sparvieri, 1912; Marianna Sirca, 1915; La Madre, 1920; L’Edera, 1921.

Deledda fu presa di mira dalla critica perché non si poteva collocare in nessuna delle poetiche ufficiali, per l’uso di una lingua italiana giudicato scorretto, per i temi ritenuti arretrati rispetto alle inquietudini e alla modernità del Novecento, per un tipo di scrittura considerata istintiva e «uterina». Pregiudizio misogino ed etnocentrico che l’ha emarginata, mentre invece la sua grandezza e originalità stanno proprio nel fatto che lei «nella carta millimetrata del Novecento non collima mai» (G. Pampaloni). 

Rappresenta la sensibilità artistica del Novecento perché «…forza i limiti del quadro stereotipato della Sardegna» (M. Onofri) inserendo entro gli aspetti mitici e immutabili del mondo patriarcale i drammi della coscienza, le pulsioni, l’inadeguatezza e l’impotenza di fronte alla casualità dell’esistere. Era bilingue e invece di addomesticare il sardo addomesticò l’italiano al sardo perché rispettava le sue radici e l’alterità della sua terra. Il suo senso religioso va inteso come rispetto della sacralità della natura. Dagli anni Settanta gli studi di genere ne hanno avviato la rivalutazione.


Canne al vento (sintesi)

Efix, servo delle tre dame Pintor, Esther, Ruth e Noemi, cadute in miseria, continua a servirle devotamente. Noemi, giovane e orgogliosa soffre dell’attuale condizione. Anni addietro Efix ha aiutato Lia, un’altra delle sorelle, a fuggire di casa causando la morte del padrone e ne porta il peso del segreto e del rimorso. Lia, partita per il continente, ha avuto un figlio, Giacinto, ed è morta prematuramente. Il giovane, rimasto povero, arriva d’improvviso dalle zie in cerca d’aiuto. Efix lo accoglie amorevolmente credendo che riporti benessere alla casa e sperando nel riscatto della sua colpa, ma l’arrivo di Giacinto scompone ogni equilibrio. Noemi è preda di una passione incestuosa mentre Giacinto si mostra debole e dissoluto. Di fronte allo sfacelo della famiglia, Efix abbandona la casa per vivere da mendicante ed espiare la sua colpa. Al suo ritorno gli equilibri sembrano ricomporsi: Noemi sposa un parente ricco e Giacinto la sua promessa, ma non c’è gioia vera perché ogni anima è segnata indelebilmente ed Efix non sopravvivrà. Muore nel giorno delle nozze di Noemi spezzato dal vento che si abbatte su canne ed esseri umani.

La luna saliva davanti a lui e le voci della sera avvertivano l’uomo che la sua giornata era finita… era il sospiro delle canne e la voce sempre più chiara del fiume: ma era soprattutto un soffio, un ansito misterioso che pareva uscire dalla terra stessa… cominciava la vita fantastica dei folletti, delle fate, degli spiriti erranti. Efix sentiva il rumore che le panas (donne morte di parto) facevan nel lavare i loro panni al fiume battendoli con uno stinco di morto e credeva di intraveder l’ammattadore, folletto con sette berretti … inseguito dai vampiri con la coda di acciaio…agli spiriti maligni si univano gli spiriti dei bambini non battezzati…e i nani e le janas, piccole fate…mentre giganti s’affacciavan tra le rocce dei monti battuti dalla luna…spiando se laggiù fra le distese di euforbia malefica si nascondesse qualche drago… nelle notti di luna tutto questo popolo misterioso anima le colline e le valli: l’uomo non ha diritto a turbarlo con la sua presenza, come gli spiriti han rispettato lui nel corso del sole…

Moltissime città e paesi, insulari e continentali, la ricordano nella toponomastica.

Marie Skłodowska Curie
Sara Balzerano



Giulia Tassi

 

Gomiti ben piantati sul tavolo, testa ferma tra le mani e, nelle orecchie, dita a isolare il mondo fuori e il mondo dentro. Perché, spesso, per provare a conoscere il primo è necessario che il secondo non abbia distrazioni. O impedimenti. E perché a volte, molte volte, questi impedimenti arrivano per il solo fatto di nascere in un determinato posto e in una data maniera. E allora non c’è tempo da perdere, occasione da sfumare, suono o voce che possano arrogarsi il diritto di inceppare il meccanismo perfetto del ragionamento. Sono già troppi gli ostacoli posti lì per “natura”, politica o società. Lo sa bene Maria Skłodowska, nata a Varsavia nel 1867, in una terra polacca che ormai non esiste più, fagocitata dalle potenze vicine che se la sono spartita e rosicchiata; e nata donna, in una realtà, quella della Russia zarista, che le impedisce di accedere agli studi universitari.

Eppure questa ragazzina, ultima di cinque tra fratelli e sorelle, dall’intelligenza famelica, divorata dalla curiosità della scoperta, non vuole lasciarsi fermare. I suoi genitori sono insegnanti e il padre la indirizza verso una formazione scientifica. E lei studia, studia; legge e studia ancora. Terminato il percorso ginnasiale – alla fine del quale viene insignita della medaglia d’oro per i suoi meriti – Skłodowska decide di frequentare l’Uniwersytet Latający, l’Università volante, di Varsavia, un istituto clandestino nato proprio con l’idea e lo scopo, tra gli altri, di permettere alle donne di avere un’istruzione universitaria. Come il nome lascia intendere, le sedi dell’Uniwersytet Latający sono diverse, cambiate di volta in volta per impedire che il governo possa individuarle. I mezzi della famiglia, però, sono pochi; il denaro non è sufficiente a garantire che Maria, le sue sorelle e suo fratello possano continuare gli studi, tanto più che l’Università volante è finanziata direttamente dagli studenti e dalle studenti che la frequentano. E allora Maria e sua sorella maggiore Bronisława stringono un patto: la prima andrà a lavorare per permettere alla seconda di recarsi a Parigi e studiare medicina. Poi si invertiranno i ruoli. Maria Skłodowska diviene, così, una governante. Ha diciotto anni e per almeno altri tre vivrà costretta in un torpore d’animo, intellettuale e di spirito che sembrerà spezzarla. Alla fine, però, il suo turno arriva. È il 1891 e Bronisława la manda a chiamare. Parigi l’aspetta. Maria, che nel frattempo diviene Marie, si iscrive alla Sorbonne ed entra a far parte di quel tre per cento di donne che frequentano le aule universitarie. La sua vita accademica non è facile: è una donna ed è una straniera. La Francia, che arde di spirito rivoluzionario, non è poi così moderna da accettarla senza l’onta del pregiudizio.

Lei però ha ancora quei gomiti ben piantati sul tavolo, la testa ferma tra le mani e, nelle orecchie, le dita a isolare il mondo fuori e il mondo dentro. La scienza è la sua vita e la sua missione, ciò in cui sente che può fare la differenza. Non saranno certo becere e triviali idee a farla inciampare. Il suo spirito e il suo ingegno si fanno notare fin da subito. E infatti, dopo le lauree, prima in fisica e poi in matematica, Marie viene contattata dalla Società per il sostegno all'industria nazionale per condurre uno studio sulle proprietà magnetiche di vari metalli. In questa occasione, un professore le consiglia di contattare un fisico che si sta occupando proprio di questo argomento: Pierre Curie. Pierre e Marie iniziano così il loro sodalizio. Egli, che annotava nel suo personale diario quanto poco stimasse le donne “geniali”, scrive a Marie — che nel frattempo ha deciso di tornare a Varsavia per far l’insegnante e provare, così, ad aiutare la sua terra e il suo popolo — per convincerla a rimanere in Francia: «il tuo sogno patriottico, il nostro sogno umanitario, il nostro sogno scientifico». Perché se c’è una cosa, oltre la scienza, che unisce i due è proprio l’idea che questa disciplina possa — debba — essere la base per creare una società più giusta e più felice. Marie dunque rimane a Parigi, i due si sposano e lei diviene Marie Skłodowska Curie, decidendo quindi di non perdere il proprio cognome né la propria indipendenza. Gli esperimenti nel frattempo continuano. Sono, questi, anni nei quali la scienza decide di correre come mai prima. Nel 1895, il fisico Wilhelm Röntgen scopre i raggi X; nel 1896 Henri Becquerel scopre la radioattività naturale: scopre, cioè, che l’uranio emette dei raggi la cui natura, però, è ignota.

Ed è su questa scoperta, su questi raggi, che Marie Skłodowska Curie decide di fare la sua tesi di dottorato, la prima in Francia presentata da una donna. Il direttore della Società per il sostegno all'industria nazionale mette a disposizione dei coniugi Curie un laboratorio con qualche tavolo traballante, una vecchia stufa in ghisa e una lavagna. Dal vicino Museo Naturale, Marie rimedia un cospicuo numero di metalli, sali, ossidi e minerali. Tra gli strumenti, spicca l’elettrometro piezoelettrico, messo a punto dallo stesso Pierre. Per settimane, Marie Skłodowska Curie misura le radiazioni dei campioni che ha selezionato. C’è, in particolare, un minerale, la pechblenda, che attira la sua attenzione. Detta anche uraninite per la grande quantità di uranio presente, la pechblenda emette dei raggi che hanno una forza sette volte maggiore all’uranio stesso. Al suo interno, dunque, deve per forza esserci qualcos’altro. E infatti, nel luglio del 1898, i Curie riescono a isolare una piccola quantità di un nuovo elemento, 330 volte più radioattivo dell'uranio. Lo chiamano polonio, in onore del Paese di origine di Marie. Il polonio, però, non basta ancora a giustificare la quantità di energia della pechblenda: non è finita. Esperimenti e lavoro ulteriori fanno sì che venga alla luce un nuovo elemento, novecento volte più radioattivo dell’uranio: il radio. Quest’ultimo è presente nella pechblenda in quantità millesimali, troppo poche per poterne calcolare il peso atomico. Servirebbero tonnellate di uraninite. Ed è proprio su queste tonnellate che Marie lavora. In una bacinella di ghisa rovescia un sacco di venti chili di minerale, lo mette sul fuoco, scioglie, filtra, precipita, raccoglie, discioglie ancora, ottiene una soluzione, la travasa, la misura. E ricomincia. Sfrutta il solfuro di idrogeno per purificarla; si inventa il metodo della cristallizzazione frazionata per separare il radio dal bario.

Finché, il 28 marzo 1902, annota: RA = 225,93. Peso di un atomo di radio. Marie Skłodowska Curie ce l’ha fatta. La scoperta del radio muta per sempre l’idea della fisica e dell'universo. La medicina fa dei passi avanti enormi nella lotta contro il cancro e Marie Curie, che potrebbe arricchirsi brevettando il processo di isolamento del radio, decide di lasciarlo libero affinché la scienza e la ricerca possano proseguire. Possano non fermarsi. Esattamente come lei.

 

Traduzione francese
Guenoah Mroue

Des coudes bien plantés sur la table, la tête ferme entre les mains et, dans les oreilles, les doigts pour isoler le monde extérieur et le monde intérieur. Parce que, souvent, pour essayer de connaître le premier, il faut que le second n’ait pas de distractions. Ou d’empêchements. Et parce que parfois, souvent, ces obstacles viennent du seul fait de naître à un endroit donné et d’une certaine manière. Et alors il n’y a pas de temps à perdre, occasion de nuancer, son ou voix qui puissent s’arroger le droit de bloquer le mécanisme parfait du raisonnement. Trop d’obstacles y sont déjà posés par "nature", politique ou société. Maria Skłodowska, née à Varsovie en 1867, dans une terre polonaise qui n’existe plus, engloutie par les puissances voisines qui se sont divisées et rongées; et née femme, dans une réalité, celle de la Russie tsariste, qui l’empêche d’accéder aux études universitaires.

Pourtant, cette petite fille, dernière de cinq frères et sœurs, à l’intelligence affamée, dévorée par la curiosité de la découverte, ne veut pas se laisser arrêter. Ses parents sont enseignants et son père l’oriente vers une formation scientifique. Et elle étudie, et étudie; elle étudie le droit et elle étudie encore. Une fois le parcours du gymnase terminé - à la fin duquel elle reçoit la médaille d’or pour ses mérites - Skłodowska décide de fréquenter l’Uniwersytet Latający, l’Université volante, de Varsovie, un institut clandestin né avec l’idée et le but, notamment de permettre aux femmes d’avoir une formation universitaire. Comme le nom le laisse entendre, les sièges de l’Uniwersytet Latający sont différents, changés de temps à autre pour empêcher le gouvernement de les repérer. Les moyens de la famille, cependant, sont peu nombreux; l’argent ne suffit pas à garantir que Maria, ses sœurs et son frère puissent poursuivre leurs études, d’autant plus que l’Université volante est financée directement par les étudiants et les étudiantes qui la fréquentent. Maria et sa sœur aînée Bronisława concluent alors un pacte : la première ira travailler pour permettre à la seconde de se rendre à Paris et d’étudier la médecine. Ensuite, les rôles seront inversés. Maria Skłodowska devient, ainsi, une gouvernante. Elle a dix-huit ans et, pendant au moins trois ans, elle vivra dans une torpeur d’âme, intellectuelle et d’esprit qui semblera la briser. Mais finalement, son tour arrive. Nous sommes en 1891 et Bronisława l’envoie appeler. Paris l’attend. Marie, qui entre-temps devient Marie, s’inscrit à la Sorbonne et rejoint les trois pour cent de femmes qui fréquentent les salles universitaires. Sa vie académique n’est pas facile : c’est une femme et une étrangère. La France, qui brûle d’esprit révolutionnaire, n’est pas assez moderne pour l’accepter sans la honte des préjugés.

Mais elle a encore ces coudes bien plantés sur la table, la tête ferme entre ses mains et, dans ses oreilles, les doigts pour isoler le monde extérieur et le monde intérieur. La science est sa vie et sa mission, ce dans quoi elle sent qu’elle peut faire la différence. Ce ne sont pas des idées futiles et triviales qui la feront trébucher. Son esprit et son ingéniosité se font immédiatement remarquer. Et en fait, après avoir obtenu son diplôme, d’abord en physique puis en mathématiques, Marie est contactée par la Société pour soutenir l’industrie nationale afin de mener une étude sur les propriétés magnétiques de divers métaux. Dans cette occasion, un professeur vous conseille de contacter un physicien qui s’occupe précisément de ce sujet : Pierre Curie. Pierre et Marie commencent ainsi leur association. Celui-ci, qui notait dans son journal personnel combien il estimait peu les femmes "géniales", écrit à Marie - qui entre-temps a décidé de retourner à Varsovie pour faire l’enseignante et essayer ainsi d’aider sa terre et son peuple - pour la convaincre de rester en France : « Ton rêve patriotique, notre rêve humanitaire, notre rêve scientifique ». Car s’il y a une chose, au-delà de la science, qui unit les deux, c’est bien l’idée que cette discipline puisse - doit - être la base pour créer une société plus juste et plus heureuse. Marie reste donc à Paris, les deux se marient et elle devient Marie Skłodowska Curie, décidant de ne pas perdre son nom de famille ni son indépendance. Les expériences se poursuivent. Ce sont ces années-là que la science décide de courir comme jamais auparavant. En 1895, le physicien Wilhelm Röntgen découvre les rayons X ; en 1896, Henri Becquerel découvre la radioactivité naturelle : il découvre que l’uranium émet des rayons dont la nature est inconnue.

C’est sur cette découverte, sur ces rayons, que Marie Skłodowska Curie décide de faire sa thèse de doctorat, la première en France présentée par une femme. Le directeur de la Société de soutien à l’industrie nationale met à la disposition des conjoints Curie un atelier avec quelques tables bancales, un vieux poêle en fonte et un tableau noir. Du Musée Naturel tout proche, Marie remédie à un grand nombre de métaux, sels, oxydes et minéraux. Parmi les instruments, se distingue l’électromètre piézoélectrique, mis au point par Pierre lui-même. Pendant des semaines, Marie Skłodowska Curie mesure les radiations des échantillons qu’elle a sélectionnés. Il y a, en particulier, un minéral, la pechblende, qui attire son attention. Aussi appelée uraninite pour la grande quantité d’uranium présente, la pechblende émet des rayons qui ont une force sept fois plus grande que l’uranium lui-même. Il doit y avoir autre chose à l’intérieur. En effet, en juillet 1898, les Curies parviennent à isoler une petite quantité d’un nouvel élément, 330 fois plus radioactif que l’uranium. On l’appelle polonium en l’honneur du pays d’origine de Marie. Mais le polonium ne suffit pas encore à justifier la quantité d’énergie de la pechblende : elle n’est pas terminée. Des expériences et des travaux ultérieurs font apparaître un nouvel élément, 900 fois plus radioactif que l’uranium : le radium.

Ce dernier est présent dans la pechblende en quantités millisimales, trop peu pour pouvoir en calculer le poids atomique. Il faudrait des tonnes d’uraninite. C’est sur ces tonnes que Marie travaille. Dans un bassin en fonte, elle renverse plus de vingt kilos de minerai, le met sur le feu, le fond, filtre, précipite, recueille, dissout encore, obtient une solution, la transvase, la mesure. Et elle recommence. Elle utilise le sulfure d’hydrogène pour la purifier; on invente la méthode de la cristallisation fractionnée pour séparer le radium du baryum. Jusqu’à ce que, le 28 mars 1902, elle note : RA = 225,93. Le poids d’un atome de radio. Marie Skłodowska Curie a réussi. La découverte du radium change à jamais l’idée de la physique et de l’univers. La médecine fait d’énormes progrès dans la lutte contre le cancer et Marie Curie, qui pourrait s’enrichir en brevetant le processus d’isolement du radium, elle décide de le laisser libre pour que la science et la recherche puissent continuer. Qu’ils ne s’arrêtent pas. Exactement comme elle.

 

Traduzione inglese
Syd Stapleton

Elbows firmly planted on the table, head steady in your hands, and fingers in your ears, separating the world outside and the world inside. Because, often, trying to know the former requires that the latter have no distractions. Or impediments. And because sometimes, many times, these impediments come by the mere fact of being born in a given place and a given situation. And then there is no time to waste, no opportunity to miss, no sound or voice that should be able to claim the right to jam the perfect mechanism of reasoning. There are already too many obstacles placed there by "nature," politics or society. Maria Skłodowska knew this well, born in Warsaw in 1867, in a Polish land swallowed up by the neighboring powers that shared and nibbled it away. And, she was born a woman, in a reality, that of Czarist Russia, that prevented her from accessing university studies.

Yet this young girl, the last of five siblings, of ravenous intelligence, devoured by the curiosity of discovery, would not let herself be stopped. Her parents were teachers, and her father directed her toward a scientific education. And she studied and studied, she read and studied some more. After finishing gymnasium - at the end of which she was awarded a gold medal for her merits - Skłodowska decided to attend Uniwersytet Latający, “The Flying University” in Warsaw, a clandestine institute established with the idea and purpose, among others, of enabling women to have a university education. As the name implies, the locations of the Uniwersytet Latający were fluid, changed from time to time to prevent the government from locating them. The family's means, however, were few. Their money was not enough to ensure that Maria, her sisters, and her brother could continue their studies, especially since the “flying university” was financed directly by the students who attended it. So, Maria and her older sister Bronisława made a pact. The former would go to work so that the latter could go to Paris and study medicine. Then the roles were reversed. Maria Skłodowska thus became a governess at eighteen years old, and for at least three more years she lived in a forced hibernation of the mind, intellect and spirit that seemed sure to break her. Eventually, however, her turn arrived. It was in 1891 that Bronisława sent for her. Paris awaited her. Maria, who in the meantime becomes Marie, enrolled at the Sorbonne and joined the women who attended university courses - only three percent of the students. Her academic life was not easy. She was both a woman and a foreigner. France, burning with revolutionary spirit, was not so modern as to accept her without shameful prejudice.

However, she still had those elbows firmly planted on the table, her head still in her hands and, her fingers in her ears, separating the world outside and the world inside. Science was her life and her mission, and something in which she felt she could make a difference. It would certainly not be boorish and trivial ideas that would trip her up. Her wit and ingenuity made themselves known early on. And indeed, after her degrees, first in physics and then in mathematics, Marie was approached by the Society for the Support of National Industry to conduct a study of the magnetic properties of various metals.On this occasion, a professor advised her to contact a physicist who was working on this very subject - Pierre Curie. Pierre and Marie thus began their association. He, who noted in his personal diary how little he esteemed "brilliant" women, wrote to Marie - who had meanwhile decided to return to Warsaw to be a teacher and try, in this way, to help her land and her people - to convince her to stay in France, citing "your patriotic dream, our humanitarian dream, our scientific dream." For if there was one thing, beyond science, that united the two, it was precisely the idea that this discipline could - must - be the basis for creating a more just and happier society. Marie therefore stayed in Paris, the two married, and she became Marie Skłodowska Curie, thus deciding not to lose her surname or her independence. The experiments meanwhile continued. Those were years in which science began to develop like never before. In 1895, physicist Wilhelm Roentgen discovered X-rays, and in 1896 Henri Becquerel discovered natural radioactivity - that is, he discovered that uranium emits rays whose nature, however, was unknown.

And it was on the discovery of these rays, that Marie Skłodowska Curie decided to do her doctoral thesis, the first in France submitted by a woman. The director of the Society for the Support of National Industry provided the Curie couple with a laboratory with a few rickety tables, an old cast-iron stove, and a blackboard. From the nearby Natural Museum, Marie procured a substantial number of metals, salts, oxides and minerals. Prominent among their instruments was a piezoelectric electrometer, developed by Pierre himself. For weeks, Marie Skłodowska Curie measured the radiation of the samples she had selected. There was, in particular, one mineral, pitchblende, that caught her attention. Also called uraninite because of the large amount of uranium present, pitchblende emits rays that have a strength seven times greater than uranium itself. Inside it, then, there necessarily had to be something else. And indeed, in July 1898, the Curies managed to isolate a small amount of a new element, 330 times more radioactive than uranium. They called it polonium, in honor of Marie's country of origin. Polonium, however, was still not enough to justify the amount of energy in pitchblende. It was far from finished. Further experiments and work brought to light a new element, nine hundred times more radioactive than uranium: radium.

The latter is present in pitchblende in tiny amounts, too small to enable them to calculate its atomic weight. Tons of uraninite were needed. And it was precisely on these tons that Marie worked. She would tip a twenty-kilogram bag of ore into a cast iron basin, put it on the fire, melt it, filter it, do a precipitation, collect it, dissolve it again, get a solution, decant it, and measure it. And then she repeated the process. She used hydrogen sulfide to purify it and she invented the fractional crystallization method to separate radium from barium. Until, on March 28, 1902, she noted: RA = 225.93 - the weight of a radium atom. Marie Skłodowska Curie had done it! The discovery of radium forever changed the idea of physics and the universe. Medicine made huge strides in the fight against cancer, and Marie Curie, who could have gotten rich by patenting the process for isolating radium, decided to let it free so that science and research could continue. And may it never stop. Exactly as she did not stop.

 

Traduzione spagnola
Federica Agosta

Los codos plantados sobre la mesa, la cabeza bien sujeta entre las manos y, en los oídos, los dedos aislando el mundo por dentro y por fuera. Porque, a menudo, tratar de conocer el primero requiere que el segundo no tenga distracciones. O impedimentos. Y porque a veces, muchas veces, estos impedimentos proceden del mero hecho de haber nacido en un determinado lugar y de una determinada manera. Y entonces no hay tiempo que perder, ni oportunidad que desaprovechar, ni sonido o voz que pueda reclamar el derecho a atascar el mecanismo perfecto del razonamiento. Ya hay demasiados obstáculos levantados por la “naturaleza”, la política o la sociedad. Bien lo sabe Maria Skłodowska, nacida en Varsovia en 1867, en una tierra polaca que ya no existe, engullida/ por las potencias vecinas que se la acaban de repartir casi ‘a mordiscos’; y nacida mujer, en una realidad, la de la Rusia zarista, que no le permite acceder a los estudios universitarios.

Sin embargo, esta joven mujer, última entre cinco hermanos y hermanas, con su inteligencia voraz, devorada por la curiosidad del descubrimiento, no quiere que alguien o algo la pare. Hija de profesores, su padre la orienta hacia una formación científica. Y ella estudia, estudia; lee y vuelve a estudiar. Al terminar la educación seundaria - al final de la cual le otorgaron una medalla de oro por sus méritos - Skłodowska decidió asistir a la Uniwersytet Latający, la Universidad Volante, de Varsovia, un instituto clandestino fundado con la idea y el propósito, entre otros, de permitir a las mujeres tener una educación universitaria. Como el nombre indica, las sedes de Uniwersytet Latający eran diferentes, se cambiaban de vez en cuando para que el gobierno no las localizara. Sin embargo, los medios de la familia eran pocos; el dinero no era suficiente para que María, su hermana y su hermano puedieran seguir estudiando, sobre todo porque la Universidad Volante se veía directamente financiada por los y las estudiantes que asistían a ella. De tal manera, Maria y su hermana mayor Bronisława hacen un pacto: la primera se pondrá a trabajar para que la segunda pueda ir a estudiar medicina a París. Luego se invertirán los papeles.Maria Skłodowska, por lo tanto, se convierte en institutriz. Tiene dieciocho años y durante al menos otros tres más tendrá que vivir reprimida en un estado de pereza mental, intelectual y espiritual que parecerá quebrarla por dentro. Sin embargo, al final llega su turno. Estamos en 1891 y Bronisława manda a buscarla. París la espera. Maria, que entretanto se convierte en Marie, se matricula en la Sorbona y entra a formar parte del 3% de mujeres que asiste a las aulas universitarias. Su vida académica no es fácil: es una mujer y es una extranjera. Francia, que arde de un espíritu revolucionario, no es tan moderna como para aceptarla sin la vergüenza de los prejuicios.

Pero Marie sigue teniendo los codos bien plantados sobre la mesa, la cabeza bien sujeta entre las manos y, en los oídos, los dedos que aíslan el mundo por dentro y por fuera. La ciencia es su vida y su misión, es en la ciencia donde siente que puede hacer la diferencia. No serán unas ideas groseras y triviales las que la harán tropezar. Su espíritu y su ingenio ven la luz desde el comienzo. Y, de hecho, tras sus licenciaturas, primero en física y luego en matemáticas, la Sociedad de Apoyo a la Industria Nacional se pone en contacto con Marie para que esta última lleve a cabo un estudio sobre las propiedades magnéticas de diferentes metales. En dicha ocasión, un profesor le aconseja que se ponga en contacto con un físico que está trabajando sobre este mismo tema: Pierre Curie. Pierre y Marie comienzan así su colaboración. Él, que anotaba en su diario personal lo poco que estimaba a las mujeres “geniales”, escribe a Marie –que entretanto había decidido volver a Varsovia para enseñar y así tratar de ayudar a su tierra y a su pueblo– para convencerla de que se quede en Francia: “tu sueño patriótico, nuestro sueño humanitario, nuestro sueño científico”. Porque si hay algo, además de la ciencia, que les une a los dos es la idea de que dicha disciplina puede –y debe– ser la base para llevar a cabo una sociedad más justa y feliz. Por lo tanto, Marie se queda en París, los dos se casan y ella se convierte en Marie Skłodowska Curie, decidiendo así no perder su apellido ni su independencia. Mientras tanto, los experimentos continúan. Estos son los años durante los cuales la ciencia decide correr más que nunca. En 1895, el físico Wilhelm Röntgen descubrió los rayos X; en 1896, Henri Becquerel descubrió la radiactividad natural: descubrió, en otras palabras, que el uranio emite rayos cuyo origen, sin embargo, resulta desconocido.

Y es acerca de este descubrimiento, de estos rayos, que Marie Skłodowska Curie decide escribir su tesis de doctorado, la primera en Francia presentada por una mujer. El director de la Sociedad de Apoyo a la Industria Nacional pone a disposición de los cónyuges Curie un laboratorio con unas mesas desvencijadas, una vieja estufa de hierro fundido y una pizarra. Del cercano Museo Natural, Marie obtiene un gran número de metales, sales, óxidos y minerales. Entre los instrumentos, destaca el electrómetro piezoeléctrico, perfeccionado por el mismo Pierre. Durante semanas, Marie Skłodowska Curie mide la radiación de las muestras que ha seleccionado. Hay un mineral, en particular, la pechblenda, que llama su atención. También denominada uraninita, por la gran cantidad de uranio presente, la pechblenda emite rayos que poseen una fuerza siete veces mayor que el propio uranio. En su interior, por lo tanto, debe existir algo más. Y efectivamente, en julio de 1898, los Curie logran aislar una pequeña cantidad de un nuevo elemento, 330 veces más radiactivo que el uranio. Lo llaman polonio, en honor al país de origen de Marie. Sin embargo, el polonio no es suficiente para justificar la cantidad de energía de la pechblenda. Otros experimentos y trabajos llevan al descubrimiento de un nuevo elemento, novecientas veces más radiactivo que el uranio: el radio.

Este último está presente en la pechblenda en cantidades milimétricas, demasiado pequeñas para calcular su peso atómico. Se necesitarían toneladas de uraninita. Y es precisamente sobre dichas toneladas que trabaja Marie. En una cubeta de hierro fundido vuelca un saco de veinte kilos de mineral, lo pone al fuego, funde, filtra, disuelve, recoge, y lo vuelve a disolver, obtiene una solución, la transvasa, la mide. Y comienza de nuevo. Utiliza el sulfuro de hidrógeno para purificarla; lleva a cabo el método de cristalización fraccionada para separar el radio del bario. Hasta que, el 28 de marzo de 1902, anota: RA = 225,93. Peso de un átomo de radio. Marie Skłodowska Curie lo logró. El descubrimiento del radio cambia la idea de la física y del universo para siempre. La medicina avanza a pasos agigantados en la lucha contra el cáncer y Marie Curie, que podía enriquecerse patentando el proceso de aislamiento del radio, decide dejarlo libre para que la ciencia y la investigación puedan seguir adelante. Para que no se detengan. Exactamente como ella.

 

Traduzione ucraina

Лікті міцно поставлені на стіл, голова в руках і пальці у вухах, щоб ізолювати зовнішній світ від внутрішнього. Тому що, часто, щоб спробувати пізнати перше, необхідно, щоб друге не мало відволікаючих факторів. Або перешкоди. І тому, що іноді, багато разів, ці перешкоди походять від простого факту народження в конкретному місці та певним чином. І тоді ми не можемо втрачати час, привід, звук чи голос, які можуть претендувати на право глушити ідеальний механізм міркувань. Вже є занадто багато перешкод від «природи», політики чи суспільства. Марія Склодовська це добре знає, народжена у Варшаві 1867 року, на польській землі, якої вже не існує, поглиненої сусідніми державами, які її поділили й погризли; народилася жінкою, в реальності царської Росії, в якій вона не має доступу до університетського навчання.  

Проте ця дівчина, остання з п’яти братів і сестер, з ненажерливим інтелектом, поглинена цікавістю відкриттів, не хоче дозволити себе зупинити. Її батьки вчителі, тато спрямовує її на наукову освіту. А вона вчиться, вчиться; знову читає і вивчає. Після закінчення середньої школи, наприкінці якої вона нагороджена золотою медаллю за заслуги, Склодовська вирішує вступити до Uniwersytet Latający, Летючий Варшавський Університет, підпільний інститут, створений саме з ідеєю та метою дозволити жінкам отримати університетську освіту. Як випливає з назви, офіси Uniwersytet Latający час від часу переміщуються, щоб запобігти уряду їх ідентифікації. Засобів у сім'ї, однак, небагато; грошей недостатньо, щоб гарантувати Марії, її сестрам і брату можливість продовжувати навчання, тим більше, що Летючий університет фінансується безпосередньо студентами, які його відвідують. І тоді Марія та її старша сестра Броніслава укладають угоду: перша піде на роботу, а друга – таким чином, поїде до Парижа, щоб вивчати медицину. Потім ролі поміняються. Марія Склодовська стає прибиральницею. Але зрештою настає її черга. Настав 1891 рік, і Броніслава пише її. Париж чекає на неї. Марія, яка тим часом стає Марі, вступає до Сорбонни та приєднується до трьох відсотків жінок, які відвідують університетські класи. Її академічне життя непросте: вона жінка та іноземка. Франція, яка палає революційним духом, не настільки сучасна, щоб сприймати її без сорому й упер її едженості.

Але вона все ще тримає лікті на столі, її голова все ще в її руках, а її пальці у вухах, щоб ізолювати зовнішній світ і світ всередині. Наука - це її життя і її місія. Вульгарні і тривіальні ідеї не будуть її спотикати. Її дух і винахідливість одразу помічаються. І справді, після закінчення факультету фізики, а потім математики, з Марі зв’язується Товариство підтримки національної промисловості, щоб провести дослідження магнітних властивостей різних металів. З цього приводу професор радить їй звернутися до фізика, який займається саме цією темою: П’єра Кюрі. П'єр і Марі починають співпрацю. Він, який писав у своєму особистому щоденнику, як мало поважає «геніальних» жінок, пише Марі – яка тим часом вирішила повернутися до Варшави, щоб бути вчителем і таким чином спробувати допомогти своїй землі та людям – щоб переконати її залишитися у Франції: «ваша патріотична мрія, наша гуманітарна мрія, наша наукова мрія». Бо якщо є щось, що об’єднує їх, окрім науки, то це саме ідея, що ця дисципліна може – має – стати основою для створення більш справедливого та щасливішого суспільства. Тому Марія залишається в Парижі, вони одружуються, і вона стає Марією Склодовською Кюрі, таким чином вирішуючи не втрачати свого прізвища чи незалежності. Експерименти тим часом тривають. Це роки, коли наука вирішує бігти вперед, як ніколи. У 1895 році фізик Вільгельм Рентген відкриває рентгенівські промені; у 1896 році Анрі Беккерель відкриває природну радіоактивність: він відкриває, що уран випромінює промені, природа яких, однак, невідома.

І саме на цьому відкритті, на цих променях Марія Склодовська-Кюрі вирішує зробити свою докторську дисертацію, перша у Франції, презентована жінкою. Директор Товариства підтримки вітчизняної промисловості надає подружжю Кюрі лабораторію з кількома хиткими столами, старою чавунною пічкою та дошкою. У сусідньому Природничому музеї Марі знаходить велику кількість металів, солей, оксидів і мінералів. Серед приладів виділяється п’єзоелектричний електрометр, розроблений самим П’єром. Тижнями Марія Склодовська Кюрі вимірювала радіацію відібраних нею зразків. Є мінерал, настуран, який привертає її увагу. Також відомий як уранініт через велику кількість присутнього урану, настуран випромінює промені, сила яких у сім разів перевищує сам уран. Усередині нього, отже, обов'язково має бути щось інше. І справді, у липні 1898 року подружжю Кюрі вдалося виділити невелику кількість нового елемента, у 330 разів радіоактивнішого за уран. Вони називають це полонієм на честь країни походження Марі. Полонію ще недостатньо, щоб виправдати кількість енергії в настираній обманці: він не присутній у кінцевих кількостях. Подальші експерименти та робота відкривають новий елемент, у дев’ятсот разів радіоактивніший за уран: радій.

Радій присутній в настурі в тисячних кількостях, занадто мало, щоб можна було обчислити його атомну вагу. Для цього знадобляться тонни уранініту. І саме на цих тоннах працює Марі. У чавунний таз висипає мішок із двадцять кілограмів мінералу, ставить на вогонь, плавить, фільтрує, осаджує, збирає, знову розчиняє, отримує розчин, розливає, відміряє. І починається знову. Вона використовує сірководень для очищення; вона винайшла метод фракційної кристалізації для відділення радію від барію. Поки одного разу, 28 березня 1902 року, вона не зазначає: RA = 225,93. Вага атома радію. Марія Склодовська Кюрі це зробила. Відкриття радію назавжди змінює уявлення про фізику і Всесвіт. Медицина робить величезні успіхи в боротьбі з раком, і Марія Кюрі, яка могла б розбагатіти, запатентувавши процес виділення радію, вирішила відмовитися від цього, щоб наука і дослідження могли розвиватися. Нехай вони не зупиняються. Так само, як і вона.

 

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