Rebecca Clarke




Giulia Capponi

 

La compositrice anglo-americana Rebecca Clarke, rinomata a livello internazionale come virtuosa della viola, è stata anche una delle prime suonatrici orchestrali professioniste ed è considerata la compositrice britannica più illustre della generazione tra le due guerre, classificata da Gramophone Classical Music Awards come «una delle migliori del suo tempo».

Nata il 27 agosto 1886 nel borgo londinese di Harrow, nel Regno Unito, da Joseph Thacher Clarke, un americano, e da Agnes Paulina Helferich, tedesca, la sua è stata un’infanzia angustiata da un padre violento. Iniziò a suonare il violino a otto anni, dopo aver assistito alle lezioni che venivano impartite al fratello, Hans Thacher, di quindici mesi più piccolo di lei. Suo padre aveva un rigoroso senso della morale vittoriana ed era molto severo con la figlia, ma, avendo notato una sua precoce propensione per la musica ed essendo lui stesso interessato a questa disciplina, le consentì di entrare alla Royal Academy of Music nel 1903 per studiare violino. Nel 1905 Rebecca abbandonò l’Accademia dopo aver rifiutato una proposta di matrimonio fattale dal suo insegnante di armonia, Percy Hilder Miles, che in seguito le lasciò nel testamento il proprio prezioso violino Stradivari. Dopo un breve periodo a casa, si iscrisse al Royal College of Music e fu una delle prime ragazze studenti di composizione di sir Charles Villiers Stanford. Su sua sollecitazione, spostò l'attenzione dal violino alla viola, studiando con Lionel Tertis, considerato da alcuni critici il più grande violista dell'epoca. Dovette lasciare il College nel 1910, quando il padre le tagliò i fondi, e si mantenne suonando la viola. È stata una delle prime musiciste orchestrali professioniste dal momento in cui fu selezionata da sir Henry Wood per la Queen's Hall Orchestra nel 1912.

Rebecca Clarke con la viola Rebecca Clarke nel 1911

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Clarke era negli Stati Uniti, dove si era trasferita per continuare la sua carriera artistica, e rimase bloccata non avendo ottenuto il visto per tornare in Gran Bretagna. Spesso ha composto sotto pseudonimi maschili, poiché l'idea che una donna potesse scrivere opere così complesse era socialmente inconcepibile. Un breve duetto per viola e pianoforte, intitolato Morpheus, noto con lo pseudonimo di Anthony Trent, fu presentato in anteprima al suo recital congiunto del 1918 con la violoncellista May Mukle. L'anno successivo si classificò seconda in un concorso di composizione al Berkshire Festival con una Sonata per viola, questa volta firmata da lei stessa. Il brano, sui settantadue presentati, si guadagnò grande considerazione, ottenendo successo di pubblico e il riconoscimento ufficiale di compositrice, ma la pubblicazione a stampa avverrà solo nel 1921 negli Stati Uniti, certamente più aperti alla musica al femminile dell'Inghilterra. La sua Sonata si compone di tre movimenti: impetuoso, vivace, adagio; il finale si libera in forma brillante, concludendosi con la stessa forza che caratterizza l'inizio, con il pianoforte che incalza l'ossessiva tessitura della viola. Nel 1924 Rebecca intraprese la carriera di solista e di appartenente a un ensemble a Londra, dopo aver completato per la prima volta un tour mondiale nel biennio 1922-23. Si è pure esibita in diverse registrazioni negli anni Venti e Trenta e ha partecipato a trasmissioni musicali della Bbc. La sua produzione successiva fu sporadica, in quanto cominciò a soffrire di una forma cronica di depressione, dovuta anche allo sconforto per lo scarso apprezzamento che riceveva per il suo lavoro.

Rebecca Clarke mentre suona la viola

Casualmente in una strada di Manhattan incontrò James Friskin, un compositore e pianista da concerto che era stato suo compagno al Royal College of Music, e i due si sposarono nel 1944, quando entrambi avevano circa cinquant’anni. Dopo il matrimonio, Rebecca smise di esibirsi e di comporre, nonostante l'incoraggiamento del marito, anche se ha continuato a lavorare sugli arrangiamenti fino a poco prima della morte. Vendette lo Stradivari che le era stato lasciato in eredità e istituì il premio May Mukle per violoncellisti alla Royal Academy, premio che viene ancora oggi assegnato ogni anno. Dopo la morte del marito nel 1967, Clarke iniziò a scrivere un libro di memorie, completato nel 1973, ma mai pubblicato. Vi descrive i suoi primi anni di vita, segnati dalle frequenti percosse da parte del padre e da relazioni familiari tese che hanno influenzato negativamente la sua esistenza. Morì nella propria casa di New York all'età di 93 anni, il 13 ottobre 1979. Le sue opere ricordano quelle di altri compositori inglesi dell'inizio del XX secolo, conformi allo stile in voga. Clarke conosceva molti importanti musicisti dell'epoca, tra cui Bloch e Ravel, ai quali il suo lavoro è stato paragonato, anche Debussy è spesso citato tra i suoi ispiratori. C'è una chiarezza di trama, densa e ritmicamente complessa, in gran parte della sua musica, così come un'inclinazione impressionista e una natura emotivamente intensa. Tra il 1939 e il 1942, l'ultimo periodo prolifico verso la fine della carriera compositiva, il suo stile divenne più chiaro e contrappuntistico, con tratti distintivi del neoclassicismo.

Gran parte della sua produzione è stata scritta per gli ensemble da camera di sole donne in cui ha suonato, tra cui il Norah Clench Quartet, l’English Ensemble e Le d'Aranyi Sisters. Le sue composizioni in totale comprendono cinquantadue brani per voce solista accompagnati da pianoforte e/o violino, undici opere corali, ventuno brani da camera. La Sonata per viola (1919), Morpheus (1917-18), Rapsodia per violoncello e pianoforte (1923), Midsummer Moon, Dumka (1941) per violino, viola e pianoforte recentemente pubblicata, Passacaglia su una antica melodia inglese per viola (o violoncello) e pianoforte (1940-41), Preludio, Allegro e Pastorale (1941), brano influenzato dal neoclassicismo, scritto per clarinetto e viola, sono le sue opere più note. Oltre alla musica da camera per archi, Clarke ha scritto molte canzoni, di natura più leggera. The Seal Man per voce solista e pianoforte (1922), con parole di John Masefield, e Tiger, Tiger per voce e pianoforte (1929-33), con parole di William Blake, sono le più conosciute ed eseguite. Il suo lavoro è stato dimenticato per un lungo periodo di tempo, ma ha riconquistato interesse nel 1976 in seguito a una trasmissione radiofonica che celebrava il suo novantesimo compleanno. Oltre la metà della sua produzione rimane inedita e in possesso personale degli eredi, e molti pezzi sono stati pubblicati solo di recente.

Rebecca Clarke nel 1918

La Rebecca Clarke Society è stata fondata nel 2000 per promuovere lo studio e l'esecuzione della sua musica dalle musicologhe Liane Curtis e Jessie Ann Owens, e ha sede presso il Women's Studies Research Center alla Brandeis University. La Società ha reso disponibili composizioni inedite della musicista, pubblicando oltre venticinque opere precedentemente sconosciute e anche A Rebecca Clarke Reader. L'accoglienza moderna del lavoro di Clarke è stata generalmente positiva. La sua Sonata per viola in una recensione del 1981 è stata definita un «pezzo premuroso e ben costruito»; una recensione del 1985 ne notava «l'intensità emotiva e l'uso di colori dai toni scuri». Andrew Achenbach ha definito Morpheus «sorprendente» e «languido». Laurence Vittes ha notato che la sua Ninna nanna è «estremamente dolce e tenera». Nel 2017 Bbc Radio 3 ha dedicato cinque ore alla sua musica come compositrice della settimana.


Traduzione francese

Ibtisam Zaazoua

La compositrice anglo-américaine Rebecca Clarke, renommée internationalement en tant que virtuose de l’alto, elle a aussi été l’une des premières altistes d’orchestre professionnelles et elle est considérée comme la compositrice britannique la plus illustre de la génération de l’entre-deux-guerres, classée par les Gramophone Classical Music Awards comme «l’une des meilleures de son temps».

Née le 27 août 1886 dans le quartier londonien de Harrow, au Royaume-Uni, de Joseph Thatcher Clarke, un américain, et de Agnes Paulina Helferich, allemande, son enfance a été perturbée par un père violent. Elle a commencé à jouer le violon à huit ans, après avoir participé aux cours donnés à son frère, Hans Thacher, quinze ans plus jeune qu’elle. Son père avait un sens rigoureux de la morale victorienne et il était très sévère avec sa fille, mais, en voyant sa propension précoce à la musique et étant lui-même intéressé à cette discipline, il lui a permis d’entrer à la Royal Academy of Music en 1903 pour étudier le violon. En 1905 Rebecca a quitté l’Académie après avoir refusé une proposition de mariage par son enseignant d'harmonie, Percy Hilder Miles, qui lui a ensuite légué son précieux violon Stradivarius. Après une courte période à la maison, elle s’est inscrite au Royal College of Music et elle a été l’une des premières étudiantes filles de composition de sir Charles Villiers Stanford. Sur sa sollicitation, elle a changé du violon à la viole, en étudiant avec Lionel Tertis, considéré par certains critiques comme le plus grand altiste de l’époque. Elle a dû quitter le Collège en 1910, lorsque son père lui a coupé les vivres, et elle s'est maintenue en jouant de l'alto. Elle a été l’une des premières musiciennes de l’orchestre professionnelles du moment elle a été sélectionnée par Sir Henry Wood pour la Queen’s Hall Orchestra en 1912.

Rebecca Clarke avec l'alto Rebecca Clarke en 1911

Au début de la Seconde Guerre mondiale, Clarke se trouvait aux Etats-Unis, où elle a déménagé pour poursuivre sa carrière artistique, et elle est restée bloquée faute d’avoir pu obtenir le visa pour rentrer en Grande-Bretagne. Elle a composé souvent sous des pseudonymes masculins, puisque l’idée qu’une femme puisse écrire des oeuvres si complexes était socialement inconcevable. Un court duo pour alto et piano, intitulé Morpheus, connu sous le pseudonyme d' Anthony Trent, a été présenté en avant-première dans son récital conjoint du 1918 avec la violoncelliste May Mukle. L’année suivante elle s’est classée deuxième au concours de composition au Berkshire Festival avec une Sonata per viola, cette fois signée par elle-même. La pièce, parmi les soixante-douze proposées, lui vaut l’estime du public et la reconnaissance officielle en tant que compositrice, mais la publication imprimée aura lieu seulement en 1921 aux Etats-Unis, sûrement plus ouverts à la musique au feminin que l’Angleterre. Sa Sonata se compose de trois mouvements: impetuoso, vivace, adagio; le final se libère dans une forme brillante, concluant avec la même force que le début, le piano pressant la texture obsessionnelle de l’alto. En 1924 Rebecca entame une carrière de soliste et de membre d’un ensemble à Londre, après avoir terminé pour la première fois une tournée mondiale en 1922-23. Elle a également participé à plusieurs enregistrements dans les années vingt et trente, ainsi qu’à des émissions musicales de la Bbc. Sa production suivante a été sporadique, car elle a commencé à souffrir d’une forme chronique de dépression, également due au découragement face au manque d'appréciation pour son travail.

Rebecca Clarke joue de l'alto

Par hasard dans une rue de Manhattan elle a rencontré James Friskin, un compositeur et pianiste de concert qui avait été son camarade au Royal College of Music, et les deux se sont mariés en 1944, quand ils avaient tous deux environ cinquante ans. Après leur mariage, Rebecca a arrêté de se produire et de composer, malgré les encouragements de son mari, bien qu’elle ait continué à travailler sur des arrangements jusqu’au peu de temps avant sa mort. Elle a vendu le Stradivarius qui lui a été légué et elle institue le prix May Mukle pour violoncellistes au Royal Academy, prix qui est toujours décerné chaque année. Après la mort de son mari en 1967, Clarke commence à écrire un livre de mémoires, achevé en 1973, mais jamais publié. Elle en y décrit ses premières années de vie, marquées par les coups fréquents de son père et par des relations familiales difficiles qui ont négativement affecté son existence. Elle meurt dans son domicile de New York à l'âge de 93 ans, le 13 octobre 1979. Ses œuvres rappellent celles d’autres compositeurs anglais du début du XXe siècle, qui se conforment au style en vogue. Clarke connaissait de nombreux musiciens importants de l’époque, notamment Bloch et Ravel, auxquels son travail a été comparé, Debussy aussi a été souvent cité parmi ses inspirateurs. Une grande partie de sa musique présente une texture claire, dense et complexe sur le plan rythmique, ainsi qu'une tendance impressionniste et une nature émotionnellement intense. Entre 1939 et 1942, la dernière période prolifique vers la fin de sa carrière compositive, son style est devenu plus clair et contrapuntique, avec des traits distinctifs du néoclassicisme.

Une grande partie de sa production a été écrite pour les ensembles de chambre exclusivement féminins dans lesquels elle a joué, notamment le Norah Clench Quarter, l’English Ensemble et Le d’Aranyi Sisters. Au total, ses compositions comprennent cinquante-deux pièces pour voix soliste accompagnées de piano et/ou violon, onze œuvres chorales, vingt-et-une pièces de chambre. La Sonata per viola (1919), Morpheus (1917-18), Rapsodia per violoncello e pianoforte (1923), Midsummer Moon, Dumka (1941) pour violon, alto et piano récemment publié, Passacaglia sur une ancienne mélodie anglaise pour alto (ou violoncelle) et piano (1949-41), Preludio, Allegro e Pastorale (1941), pièce influencée par le néoclassicisme, écrit pour clarinette et alto, sont ses oeuvres les plus connues. Ainsi que de la musique de chambres pour cordes, Clarke a écrit de nombreuses chansons, plus légères. The Seal Man pour voix soliste et piano (1922), avec les paroles écrites par John Masefield, et Tiger, Tiger pour voix et piano (1929-33), avec les paroles écrites de William Blake, sont les plus connues et les plus jouées. Son travail a été oublié pendant une longue période, mais il a connu un regain d'intérêt en 1976 à la suite d’une transmission radiophonique célébrant son 90ème anniversaire. Plus de la moitié de sa production reste inédite et en possession personnelle de ses héritiers, et de nombreuses pièces n’ont été publiées que récemment.

Rebecca Clarke en 1918

La Rebecca Clarke Society a été fondée en 2000 afin de promouvoir l'étude et l'exécution de sa musique par les musicologues Liane Curtis et Jessi Ann Owens, et elle est basée au Women’s Studies Research Center de l’université de Brandeis. La Société a mis à disposition des compositions inédites de la musicienne, en publiant plus de vingt-cinq œuvres précédemment inconnues et ainsi que A Rebecca Clarke Reader. L’accueil moderne du travail de Clarke a été généralement positif. Sa Sonata per viola, dans une critique de 1981, a été décrite comme une «pièce attentive et bien construite», une critique de 1985 a noté son «intensité émotionnelle et son usage des couleurs sombres». Andrew Achenbach a qualifié Morpheus de «frappant» et de «langoureux». Laurence Vittes a noté que sa Ninna Nanna est «extrêmement douce et tendre». En 2017 Bbc Radio 3 a dédié cinq heures à sa musique en tant que compositrice de la semaine.


Traduzione inglese

Anglo-American composer Rebecca Clarke, internationally renowned as a viola virtuoso, was also one of the first female professional orchestral musicians and is considered the most distinguished British composer of the interwar generation, ranked by Gramophone Classical Music Awards as "one of the best of her time."

Born August 27, 1886, in the London suburb of Harrow, UK, to Joseph Thacher Clarke, an American, and Agnes Paulina Helferich, a German, hers was a childhood distressed by an abusive father. She began playing the violin at the age of eight, after attending lessons given to her brother, Hans Thacher, fifteen months younger than her. Her father had a strong sense of Victorian morality and was very strict with his daughter, but, having noticed her early inclination for music and being himself interested in the discipline, he allowed her to enter the Royal Academy of Music in 1903 to study violin. In 1905 Rebecca dropped out of the Academy after rejecting a marriage proposal made to her by her harmony teacher, Percy Hilder Miles, who later left her his own prized Stradivarius violin in his will. After a brief period at home, she enrolled at the Royal College of Music and was one of Sir Charles Villiers Stanford's first female composition students. At his urging, she shifted her focus from the violin to the viola, studying with Lionel Tertis, considered by some critics to be the greatest violist of the time. She had to leave college in 1910, when her father cut off her funds, and supported herself by playing the viola. She was one of the first female professional orchestral musicians, starting from the time of her selection by Sir Henry Wood for the Queen's Hall Orchestra in 1912.

Rebecca Clarke with the viola Rebecca Clarke in 1911

At the outbreak of World War II, Clarke was in the United States, where she had moved to continue her artistic career, and was stranded having failed to obtain a visa to return to Britain. She often composed under male pseudonyms, as the idea that a woman could write such complex works was popularly inconceivable. A short duet for viola and piano, entitled Morpheus, made public under the pseudonym Anthony Trent, was premiered at her 1918 joint recital with cellist May Mukle. The following year she placed second in a composition competition at the Berkshire Festival with a Sonata for viola, this time signed by herself. The piece, out of the seventy-two submitted, earned high regard, gaining her public acclaim and official recognition as a composer, but printed publication would not occur until 1921 in the United States, certainly more open to women's music than England. Her Sonata consists of three movements: impetuoso, vivace, and adagio. The finale breaks free in brilliant form, concluding with the same force as the beginning, with the piano following the viola's haunting texture. In 1924 Rebecca embarked on a career as a soloist and ensemble member in London, having first completed a world tour in 1922-23. She also performed on several recordings in the 1920s and 1930s and participated in BBC music broadcasts. Her subsequent output was sporadic, as she began to suffer from a form of chronic depression, due in part to her discouragement over the little appreciation she received for her work.

Rebecca Clarke playing the viola

By chance, she met James Friskin on a Manhattan street, a composer and concert pianist who had been her partner at the Royal College of Music, and the two were married in 1944, when they were both in their early fifties. After the marriage, Rebecca stopped performing and composing, despite her husband's encouragement, although she continued to work on arrangements until shortly before her death. She sold the Stradivarius bequeathed to her and established the May Mukle prize for cellists at the Royal Academy, a prize that is still awarded annually. After her husband's death in 1967, Clarke began writing a memoir, completed in 1973 but never published. In it she describes her early years, marked by frequent beatings by her father and strained family relationships that negatively affected her life. She died at her home in New York City at the age of 93 on October 13, 1979. Her works resemble those of other English composers of the early 20th century, conforming to the style in vogue. Clarke knew many important musicians of the time, including Bloch and Ravel, to whom her work has been compared. Debussy is also often cited as another of her inspirations. There is a clarity of texture, dense and rhythmically complex, in much of her music, as well as an impressionistic bent and an emotionally intense nature. Between 1939 and 1942, the last prolific period toward the end of her compositional career, her style became clearer and more contrapuntal, with distinctive traits of neoclassicism.

Much of her output was written for the all-female chamber ensembles in which she played, including the Norah Clench Quartet, the English Ensemble, and Le d'Aranyi Sisters. Her compositions in total include fifty-two pieces for solo voice accompanied by piano and/or violin, eleven choral works, and twenty-one chamber pieces. The Sonata for Viola (1919), Morpheus (1917-18), Rhapsody for Cello and Piano (1923), Midsummer Moon, Dumka (1941) for violin, viola and piano (recently published), Passacaglia on an Old English Melody for Viola (or Cello) and Piano (1940-41), and Prelude, Allegro and Pastoral (1941), a neoclassical influenced piece written for clarinet and viola, are her best-known works. In addition to chamber music for strings, Clarke wrote many songs of a lighter nature. The Seal Man for solo voice and piano (1922), with words by John Masefield, and Tiger, Tiger for voice and piano (1929-33), with words by William Blake, are the best known and most performed. Her work was forgotten for a long time, but recaptured interest in 1976 following a radio broadcast celebrating her 90th birthday. More than half of her output remains unpublished and in the personal possession of her heirs, and many pieces have only recently been published.

Rebecca Clarke in 1918

The Rebecca Clarke Society was founded in 2000 to promote the study and performance of her music by musicologists Liane Curtis and Jessie Ann Owens, and is based at the Women's Studies Research Center at Brandeis University. The Society has made available previously unpublished compositions by the musician, publishing over twenty-five previously unknown works as well as A Rebecca Clarke Reader. The modern reception of Clarke's work has been generally positive. Her Viola Sonata in a 1981 review was called a "thoughtful and well-constructed piece." A 1985 review noted its "emotional intensity and use of dark-toned colors." Andrew Achenbach called Morpheus "striking" and "languid." Laurence Vittes noted that her Lullaby is "extremely sweet and tender." In 2017 BBC Radio 3 devoted five hours to her music as composer of the week.


Traduzione spagnola

Francesco Rapisarda

La compositora angloamericana Rebecca Clarke, reconocida mundialmente por su virtuosismo con la viola, también fue una de las primeras mujeres en integrarse profesionalmente a una orquesta. Es considerada la compositora británica más prominente de la generación de entreguerras y fue elogiada por los Gramophone Classical Music Awards como «una de las mejores de su época».

Nació el 27 de agosto de 1886 en el barrio londinense de Harrow (Reino Unido), hija de Joseph Thacher Clarke, estadounidense, y Agnes Paulina Helferich, alemana, y tuvo una infancia difícil debido a los malos tratos por parte de su padre. Comenzó a tocar el violín a los ocho años, tras asistir a las clases que le estaban dando a su hermano, Hans Thacher, quien tenía quince meses menos que ella. Su padre tenía un marcado sentido de la moral victoriana y era muy estricto con su hija, sin embargo al haber notado su temprana inclinación por la música y al estar él mismo interesado en la disciplina, le permitió que ingresara en la Real Academia de Música en 1903 para estudiar violín. En 1905, Rebecca abandonó la Academia tras rechazar una propuesta de matrimonio que le hizo su profesor de armonía, Percy Hilder Miles, quien más tarde le dejó en herencia su propio y preciado violín Stradivarius. Tras un breve periodo en casa, se matriculó en el Royal College of Music y fue una de las primeras alumnas de composición de Sir Charles Villiers Stanford. A instancias de éste, cambió el violín por la viola y estudió con Lionel Tertis, considerado por algunos críticos el mejor violista de la época. Cuando su padre le cortó los fondos, tuvo que dejar el College en 1910, y se mantuvo tocando la viola. Fue una de las primeras músicas de orquesta profesionales, ya que Sir Henry Wood la seleccionó para la Queen's Hall Orchestra en 1912.

Rebecca Clarke con la viola Rebecca Clarke en 1911

Al estallar la Segunda Guerra Mundial, Clarke se encontraba en Estados Unidos, adonde se había trasladado para continuar su carrera artística, y se vio en la imposibilidad de obtener un visado para regresar a Gran Bretaña. A menudo componía bajo seudónimos masculinos, ya que la idea de que una mujer pudiera escribir obras tan complejas era socialmente inconcebible. Un breve dúo para viola y piano titulado Morpheus, conocido bajo el seudónimo de Anthony Trent, se estrenó en su recital conjunto de 1918 con la violonchelista May Mukle. Al año siguiente logró el segundo puesto en un concurso de composición del Festival de Berkshire con una Sonata para viola y piano, esta vez bajo su propio nombre. La pieza, seleccionada entre las setenta y dos obras presentadas, le valió gran estima, la aclamación del público y el reconocimiento oficial como compositora, pero no se publicó hasta 1921 y en Estados Unidos, donde había una mayor apertura hacia la música compuesta por mujeres respecto a Inglaterra. Su Sonata se compone de tres movimientos: impetuoso, vivace, adagio; el final se desarrolla de forma brillante, concluyendo con la misma fuerza que caracteriza el inicio, con el piano que sostiene la obsesiva textura de la viola. En 1924, Rebecca inició una carrera como solista y componente de un conjunto en Londres, tras haber realizado por primera vez una gira mundial en 1922-23. También participó a varias grabaciones en las décadas de los años veinte y treinta y a programas musicales de la BBC. Su producción posterior fue esporádica, ya que empezó a sufrir una forma crónica de depresión, debida en parte al desánimo por la falta de reconocimiento que recibía por su trabajo.

Rebecca Clarke tocando la viola

Por casualidad, en una calle de Manhattan, conoció a James Friskin, un compositor y concertista de piano que había sido su compañero en el Royal College of Music, y se casaron en 1944, cuando rondaban los 50 años. Tras la boda, Rebecca dejó de tocar y componer, a pesar de los ánimos de su marido, aunque siguió trabajando en arreglos musicales hasta poco antes de morir. Vendió el Stradivarius que le habían dejado en herencia e instituyó el premio May Mukle para violonchelistas en la Royal Academy, premio que se sigue concediendo anualmente. Después del fallecimiento de su marido en 1967, Clarke empezó a escribir sus memorias, que terminó en 1973, pero nunca las publicó. En ellas describe sus primeros años, marcados por las frecuentes palizas de su padre y unas tensas relaciones familiares que afectaron negativamente su existencia. Murió en su casa de Nueva York, a la edad de 93 años, el 13 de octubre de 1979. Sus obras recuerdan las de otros compositores ingleses de principios del siglo XX, ajustadas al estilo en boga. Clarke conocía a muchos músicos importantes de su época, como Bloch y Ravel, con quienes se ha comparado su obra; también se cita a menudo a Debussy entre sus inspiradores. Hay una claridad de textura, densa y rítmicamente compleja, en gran parte de su música, así como una inclinación impresionista y una naturaleza emocionalmente intensa. Entre 1939 y 1942, el último periodo prolífico hacia el final de su carrera como compositora, su estilo se volvió más claro y contrapuntístico, con rasgos distintivos del neoclasicismo.

Gran parte de su producción la compuso para los conjuntos de cámara exclusivamente femeninos en los que tocaba, como el Norah Clench Quartet, el English Ensemble y The Sisters D'Aranyi. En total, sus composiciones incluyen cincuenta y dos piezas para voz solista acompañada de piano y/o violín, once obras corales y veintiuna piezas de cámara. Sus obras más conocidas son: la Sonata para viola y piano (1919), Morpheus (1917-18), Rapsodia para violonchelo y piano (1923), Midsummer Moon, Dumka (1941) para violín, viola y piano publicada recientemente, Passacaglia sobre una antigua melodía inglesa para viola (o violonchelo) y piano (1940-41), Preludio, Allegro y Pastorale (1941), pieza influida por el neoclasicismo, compuesta para clarinete y viola. Además de música de cámara para cuerdas, Clarke escribió muchas canciones de carácter más ligero. The Seal Man para voz solista y piano (1922), con letra de John Masefield, y Tiger, Tiger para voz y piano (1929-33), con letra de William Blake, son sus canciones más conocidas e interpretadas. Su obra cayó en el olvido durante mucho tiempo, pero recobró interés en 1976 a raíz de una emisión radiofónica que celebraba su 90 cumpleaños. Más de la mitad de su producción permanece inédita y en manos de sus herederos, y muchas piezas se han publicado recientemente.

Rebecca Clarke en 1918

En 2000, las musicólogas Liane Curtis y Jessie Ann Owens fundaron la Rebecca Clarke Society para promover el estudio y la interpretación de su música, con sede en el Centro de Investigación de Estudios sobre la Mujer de la Universidad Brandeis (Massachusetts). Esta Sociedad ha puesto a disposición del público composiciones inéditas de la compositora, a través de la publicación de veinticinco obras musicales desconocidas hasta entonces y de un libro titulado A Rebecca Clarke Reader. La recepción moderna de la obra de Clarke ha sido generalmente positiva. En una reseña de 1981, su Sonata para viola y piano se describió como una «pieza reflexiva y bien elaborada»; en una reseña de 1985 se destacó la «intensidad emocional y el uso de colores oscuros» de esta última pieza. Andrew Achenbach calificó Morpheus de 'impactante' y 'lánguida'. Laurence Vittes calificó su Canción de cuna para violín y chelo de «extremadamente dulce y tierna». En 2017, BBC Radio 3 dedicó cinco horas a su música como compositora de la semana.

 

Liza Lehmann




Giulia Capponi

 

Elizabeth Nina Mary Frederica Lehmann, meglio conosciuta come Liza Lehmann, soprano e compositrice inglese, nacque l'11 luglio del 1862 a Londra, al n.139 di Westbourne Terrace. Fu la primogenita di altre tre sorelle, Marianna, Amelia e Alma, sempre vestite allo stesso modo per volontà e vezzo della madre, Amelia Chambers di Edimburgo, una compositrice e arrangiatrice che si firmava A.L. Era anche considerata una talentuosa cantante ma lei, come osservò nelle sue memorie Liza, non ebbe mai sufficiente autostima per esibirsi con costanza. Il padre invece non amava particolarmente la musica, era un pittore tedesco, Wilhelm Augustus Rudolf Lehmann, figlio di un miniaturista di Amburgo che aveva sposato un'italiana di Padova.

I genitori di Liza vivevano in Italia ma, con l'approssimarsi del parto e augurandosi di aspettare un figlio maschio, tornarono a Londra per garantirgli la cittadinanza e un'educazione britannica. Quando nacque Liza, come ironicamente osservò l'interessata nella sua autobiografia, tornarono invece in Italia e vi restarono per cinque anni. Trascorrevano l'inverno a Roma e l'estate a Sorrento, dove le figlie andavano scalze nell'aranceto di casa e Liza imparò prestissimo l'italiano come seconda lingua. Si può dire che nacque al momento giusto, nel posto giusto e nella famiglia giusta. Uno di quei casi in cui le condizioni favorevoli di partenza si sposano all'ambizione e al talento favorendo il successo. Infatti crebbe in un'atmosfera artistica e vivace, amico di famiglia era Franz Liszt, che suonava sovente per loro anticipando le sue composizioni, e frequentavano la casa molte persone famose e alla moda. Tra gli altri, Giuseppe Verdi, a cui suo padre aveva dipinto un ritratto, così anche Liza ebbe modo di avvicinarlo e conoscerlo, cantando per lui tradizionali canzoni scozzesi. E poi erano habitué il poeta Robert Browning e l’illustratore George du Maurier, tra gli altri.

Liza Lehmann al pianoforte

Liza visse dunque i suoi primi anni tra Germania, Francia e Italia, ma i genitori infine si stabilirono a Londra. Trascorse l'infanzia, come usava allora, istruita in casa da una lunga serie di governanti, pazienti, impazienti o decisamente aggressive all'insaputa dei genitori ,che ricevevano gli ospiti e vivevano le loro giornate lontano dalla nursery. Il padre l'avrebbe voluta pittrice ma la vita andò diversamente. Infatti Liza ricevette le prime lezioni di piano e di canto dalla madre, poiché aveva scoperto che ne aveva ereditato il dono della voce. A partire dall'adolescenza studiò in modo più sistematico canto con Alberto Randegger e Jenny Lind a Londra e composizione con vari maestri, con Niels Raunkilde a Roma, Wilhelm Frendenberg a Wiesbaden e Hannish McCunn a Londra. Debuttò come cantante il 23 novembre 1885, in un recital al Monday Popular Concert di Londra e proseguì in tournée per una decina d'anni in Europa, ricevendo lodi e incoraggiamenti da diversi musicisti, tra cui Clara Schumann e Joseph Joachim. Il 14 luglio 1894 diede l'ultimo concerto al St. Jame's Hall di Londra e, alla fine dell'anno, sposò Herbert Bedford, lasciò l'attività concertistica e si dedicò solo alla composizione musicale. Del marito Liza usava dire che fosse "un artista nato", pittore, musicista, compositore. Con lui trascorse i primi due anni dopo il matrimonio in una casetta in campagna, assaporando il gusto di una vita semplice e tranquilla dopo il periodo vorticoso di viaggi e concerti, ma dovettero tornare a Londra per un problema di salute di Herbert. Ebbero due figli, entrambi versati nella musica, ma Rudolf, il primogenito, morì durante la Grande Guerra, mentre Leslie Herbert fu un inventore che giocò un ruolo importante nello studio dei radar. Fu padre del direttore d'orchestra Steuart Bedford e del compositore David Bedford.

Per tornare all’opera di Liza, si distinguono almeno tre periodi nella sua produzione. Inizialmente la carriera di cantante prevedeva canzoni tradizionali britanniche, melodie francesi e lieder tedeschi. Nel secondo periodo fu in bilico tra repertorio classico e commerciale, scrivendo per musicisti e per l'infanzia. Sue composizioni su poemi di Shelley, Christina Rossetti, Robert Louis Stevenson e Lewis Carroll sono ancora reperibili ai nostri giorni. Il terzo e ultimo periodo, che comincia nel 1910 con i viaggi in America, durante i quali si accompagna al pianoforte, da sola o con due o quattro musicisti, termina con la sua morte; le composizioni riflettono la sua ricerca di senso e le canzoni si fanno più brevi. In complesso la sua produzione contempla quattrocento pezzi vocali, di cui trecentocinquanta sono canzoni, per meglio dire: cicli di canzoni, canzoni per l'infanzia, e poi quartetti vocali con accompagnamento, pezzi strumentali e opere per il teatro. In particolare, nel 1901 scrisse il ciclo di canzoni The Daisy Chain, e nel 1904 le fu commissionato un lavoro, Sergent Brue, che ebbe un buon successo a Londra e a Broadway, dove per la prima volta fu rappresentata l'opera di una compositrice, ma per qualche motivo Liza rimase contrariata dal committente e decise di non scrivere più per il teatro. In seguito cambiò idea e nel 1906 si dedicò all'opera comica The Vicar of Wakefield e nel 1916 compose anche Everyman, che fu eseguita dalla Beecham Opera Company. La critica concorda nell'affermare che tutta la sua produzione rivela, in qualche misura, l'influenza di Schumann e i brani più eseguiti risultano essere In a Persian Garden, The Daisy Chain, In Memoriam, basato su un poema di Alfred Tennyson.

Ritratto autografato di Liza Lehmann Liza Lehmann sulle carte delle Wills's Cigarettes "Musical Celebrities Second Series" (1914)

Negli anni 1911-12 fu la prima presidente della Society of Women Musicians e, nel periodo seguente, fu professoressa alla Guildhall School of Music, per cui nel 1913 scrisse un testo scolastico per avviare al canto: Practical Hints for Students of Singing. Nell’ultima fase della sua vita si dedicò all’autobiografia, terminata nel 1918; fu pubblicata postuma con il titolo The life of Liza Lehmann, by Herself (T Fisher Unwin, London, 1919). Morì a Pinner, nel Middlesex, all'età di cinquantasei anni, il 19 settembre del 1918 e fu sepolta nell'ala est dell'Highgate Cemetery con suo padre e suo marito. Sulla tomba si erge un angelo che regge una lira, a memento del talento musicale di famiglia, una scultura dell'artista Muriel Perrin.

Nonostante la notorietà che ebbe in vita, dopo la morte le sue opere furono quasi dimenticate, ma gli studi di genere degli ultimi decenni stanno portando alla luce i lavori delle donne nei vari ambiti artistici, che giacciono impolverati nelle biblioteche o nelle soffitte e anche i suoi pezzi vengono riascoltati. Grazie a questo revival la musica di Liza risuona ancora in noi e per noi, a oltre cento anni dalla sua scrittura, con realismo e ironia e sorprendentemente dona conforto.

Liza Lehmann in età matura

Traduzione francese

Rachele Stanchina

Elizabeth Nina Mary Frederica Lehmann, mieux connue sous le nom de Liza Lehmann, chanteuse soprano et compositrice anglaise, est née le 11 juillet 1862 à Londres, au 139 Westbourne Terrace. Fille d’un couple d’artistes, elle avait trois soeurs, Marianna, Amelia et Alma. Leur mère, Amelia Chambers, était compositrice et transcriptrice de nombreuses chansons populaires connue sous le pseudonyme minimaliste A.L. Elle était considérée comme une chanteuse de talent, mais elle n’eut jamais suffisamment confiance en elle pour se produire avec constance d’après les souvenirs de Liza. Son père, Augustus Rudolf Lahmann, était un peintre allemand et fils d’un peintre miniaturiste d’Hamburg et d’une italienne de Padoue. Il n’aimait pas beaucoup la musique.

Les parents de Liza habitaient en Italie, mais à l’approche de la naissance du bébé et dans l’espoir d’avoir un garçon, ils décidèrent de rentrer à Londres afin de lui garantir la citoyenneté anglaise ainsi qu’une éducation britannique. Mais à la naissance de Liza, comme elle-même le fit remarquer de façon assez ironique dans son autobiographie, ils rentrèrent en Italie pour y rester cinq ans. Ils séjournaient l’hiver à Rome et l’été à Sorrento où les filles marchaient pieds nus dans l’orangeraie de la maison. Liza apprit très tôt l’italien et deviendra sa deuxième langue.On peut dire qu’elle est née au bon moment, dans la bonne famille et au bon endroit, un de ces rares cas où les conditions favorables de la naissance se conjuguent à l’ambition et au talent pour en faciliter le succès.En effet, Liza grandit dans un environnement artistique, vivant, animé par de nombreuses rencontres telles que Franz Liszt, compositeur et pianiste, ami de la famille, qui venait chez les Lehmann jouer ses dernières compositions, ou d’autres personnalités célèbres comme le compositeur Giuseppe Verdi qu’elle connût en chantant pour lui des chansons traditionnelles écossaises et dont le père de Liza avait realisé le portrait. La maison familiale était aussi fréquentée entre autre par le poète Robert Browning et l’illustrateur George du Maurier.

Liza Lehmann au piano

La petite Liza vécut donc ses prémières années entre l’Allemagne, la France et l’Italie, mais ses parents finirent par s’établir à Londres. Elle passa son enfance chez elle, comme cela était d’usage à l’époque, éduquée par de nombreuses gouvernantes plus ou moins patientes voire quelquefois aggressives tandis que ses parents recevaient des hôtes et vivaient leur vie à l’écart de la nurserie. Le père aurait voulu faire de Liza une peintre, mais la vie en décida autrement. Elle découvrit bientôt le chant, une passion partagée avec sa mère qui lui donna ses premières leçons. A partir de l’adolescence, elle étudia le chant de façon plus systématique avec Albert Randegger et Jenny Lind à Londres, ainsi que la composition avec plusieurs maîtres de musique tels que Niels Raunkilde à Rome, Wilhelm Frendenberg à Wiesbaden et Annish McCunn à Londres. Le 23 novembre 1885, elle débuta dans un recital au Monday Popular Concert de Londres et partit ensuite en tournée en Europe pendant une dizaine d’années. Plusieurs musiciens, parmi lesquels Clara Schumann et Joseph Joachim l’encouragèrent dans dans cette voie. Le 14 juillet 1894 elle donna son dernier concert au St. Jame’s Hall de Londres, et épousa Herbert Bedforf. A partir de ce moment, elle abandonna les concerts et se dédia exclusivement à la composition musicale. D’après Liza, son mari était un “artiste né”, peintre, musicien, compositeur. Lors de leur deux prémières années de mariage, ils vécurent dans une petite maison de campagne, menant une vie simple et calme après le long tourbillon des voyages et des concerts. Mais bientôt un problème de santé de Herbert les obligea à rentrer à Londres. Le couple eut deux enfants, tous deux doués en musique: le premier, Rudolf trouva la mort durant la Grande Guerre tandis que le deuxième, Leslie, fut inventeur et joua un grand rôle dans les études des radars. Il eut deux fils, Steuart Bedford et David Bedford qui furent respectivement directeur d’orchestre et compositeur.

Pour en revenir à Liza,trois périodes marquent sa production. Au début de sa carrière de chanteuse, elle interpretait des chants traditionnels britanniques, des mélodies françaises et des lieders allemands. Puis, elle se partagea entre un répertoire classique et un autre commercial, en écrivant des chansons enfantines mais aussi pour des musiciens. Encore aujourd’hui, on peut trouver ses compositions sur les poèmes de Shelley, Christina Rossetti, Robert Louis Stevenson et Lewis Carrol. Enfin la dernière période, qui débuta en 1910 avec les voyages en Amérique et durant lesquels elle jouait du piano, seule ou accompagnée de deux ou quatre musiciens, prit fin lors de son décès. Ses compositions étaient plus courtes et transmettaient la recherche d’un sens profond.Toute sa production compte quatre cent pièces vocales, dont trois cent cinquante sont des cycles de chansons, des chansons enfantines, des quartets vocaux avec accompagnement, des pièces instrumentales ou encore des œuvres théâtrales. Pour être plus précis, en 1901, elle écrivit le cycle de chansons THE DAISY CHAIN et en 1904 on lui demanda SERGENT BRUE qui obtint un certain succès à Londres ainsi qu’ à Broadway. C’était la prémière fois qu’on mettait en scène l’oeuvre d’un compositeur. Cependant, pour un motif inconnu, Liza se brouilla avec le commanditaire et prit la decision de ne plus écrire pour le théatre. Par la suite, elle changea d’avis et en 1906, elle se dédia à l’ œuvre comique THE VICAR OF WAKEFIEL. En 1916, elle composa EVERYMAN jouée par la Beecham Opera Company. La critique est unanime sur le fait que toute sa production fut influencée, dans une certaine mesure, par l’oeuvre de Schumann. Ses pièces les plus jouées sont IN A PERSIAN GARDEN, THE DAISY CHAIN et IN MEMORIAM, d’après un poème d’ Alfred Tennyson.

Portrait dédicacé de Liza Lehmann Liza Lehmann sur les cartes Wills's Cigarettes "Musical Celebrities Second Series" (1914)

Pendant les années 1911-1912, elle fut la prémière présidente de la Society of Women Musicians et, dans la période suivante, elle devint professeur à la Guildehall School of Music. Pour cette école elle écrivit PRACTICAL HINTS FOR STUDENTS OF SINGIN, un ouvrage pour s’initier au chant. Dans la dernière partie de sa vie, elle se dédia à son autobiographie qu’ elle acheva en 1918. Elle fut éditée après sa mort sous le titre THE LIFE OF LIZA LEHMANN, BY HERSELF (T Fisher Unwin, London 1919). Liza est morte le 19 Septembre 1918 à l’âge de 56 ans dans le Middlesex et fut enterrée avec son père et son mari dans la partie Est du Highgate Cemetery. Sur son tombeau, on peut y admirer une sculpture representant un ange soutenant une lyre de l’artiste Muriel Perrin qui témoigne du talent musical de la famille.

Malgré la célébrité qu’elle connut de son vivant, ses œuvres tombèrent presque dans l’oubli après sa mort. Toutefois, lors de ces dernières décennies, des études du genre mettent en lumière les travaux de femmes dans différents domaines artistiques qui demeuraient oubliés dans les bibliothèques ou dans les greniers. Depuis, ses partitions sont à nouveau écoutées. C’est grâce à ce renouveau que la musique de Liza résonne encore en nous et pour nous, cent ans après sa création, avec réalisme et ironie, en nous donnant un réconfort surprenant.

Liza Lehmann à l'âge mûr

Traduzione inglese

Elizabeth Nina Mary Frederica Lehmann, better known as Liza Lehmann, English soprano and composer, was born July 11, 1862, at 139 Westbourne Terrace in London. She was the eldest of four sisters, Marianne, Amelia and Alma, who were always dressed the same way at the wish of their mother, Amelia Chambers of Edinburgh, a composer and arranger, who signed herself “A.L.” Their mother was also considered a talented singer but she, as Liza observed in her memoirs, never had sufficient self-esteem to perform consistently. Her father, on the other hand, was not particularly fond of music - he was a German painter, Wilhelm Augustus Rudolf Lehmann, the son of a Hamburg miniaturist who had married an Italian woman from Padua.

Liza's parents lived in Italy but, as childbirth approached and they hoped for a son, they returned to London to provide him citizenship and a British education. When Liza was born, as was wryly observed in her autobiography, they instead returned to Italy and remained there for five years. They spent winters in Rome and summers in Sorrento, where the daughters went barefoot in the orange grove at home and Liza learned Italian as a second language very early. It could be said that she was born at the right time, in the right place and to the right family. One of those cases where favorable starting conditions, married to ambition and talent, favor success. She grew up in an artistic and lively atmosphere. A family friend was Franz Liszt, who often played for them anticipating his compositions, and many famous and fashionable people frequented the house. Among others were Giuseppe Verdi, of whom her father had painted a portrait, so Liza got to know and engage with him, serenading him with traditional Scottish songs. Among other regulars were the poet Robert Browning and the illustrator George du Maurier.

Liza Lehmann at the piano

Liza thus lived her early years between Germany, France and Italy, but her parents finally settled in London. She spent her childhood, as was the custom then, being home-schooled by a long line of governesses, patient, impatient, or downright aggressive without the knowledge of her parents ,who received guests and lived out their days away from the nursery. Her father would have wanted her to be a painter, but life turned out differently. Liza received her first piano and singing lessons from her mother, as her mother discovered that Liza had inherited the gift of a singing voice. Starting in her teens she studied singing more systematically with Alberto Randegger and Jenny Lind in London and composition with various masters - Niels Raunkilde in Rome, Wilhelm Frendenberg in Wiesbaden and Hannish McCunn in London. She made her singing debut on November 23, 1885, in a recital at the Monday Popular Concert in London, and went on to tour for a decade in Europe, receiving praise and encouragement from various musicians, including Clara Schumann and Joseph Joachim. On July 14, 1894, she gave a last concert at St. James Hall in London. At the end of that year, she married Herbert Bedford, gave up concert activity and devoted herself only to music composition. Liza used to say of her husband that he was "a born artist," a painter, musician, and composer. She spent the first two years with him after marriage in a cottage in the country, savoring the taste of a simple, quiet life after the whirlwind period of travel and concerts, but they had to return to London because of Herbert's health. They had two sons, both of whom were versed in music, but Rudolf, the eldest son, died during World War I, while Leslie Herbert was an inventor who played an important role in the development of radar. He was the father of conductor Stuart Bedford and composer David Bedford.

To return to Liza's work, at least three periods can be distinguished in her output. Initially her singing career involved traditional British songs, French melodies, and German lieder. In the second period she worked in both a classical and popular repertoire, writing for musicians and for children. Her compositions on poems by Shelley, Christina Rossetti, Robert Louis Stevenson, and Lewis Carroll can still be found to this day. The third and final period, beginning in 1910 with trips to America, during which she accompanied herself on the piano, alone or with two or four musicians, ended with her death. These later compositions reflect her search for meaning and the songs become shorter. Overall, her output totaled some four hundred vocal pieces, three hundred and fifty of which are songs, more precisely, song cycles, and children's songs. She also wrote vocal quartets with accompaniment, instrumental pieces and works for the theater. In particular, in 1901 she wrote the song cycle The Daisy Chain, and in 1904 she was commissioned to write a work, Sergeant Brue, which was a good success in London and on Broadway, where for the first time the composer's work was performed, but for some reason Liza remained displeased with the experience and decided not to write for the theater anymore. She later changed her mind and in 1906 devoted herself to the comic opera The Vicar of Wakefield, and in 1916 she also composed Everyman, which was performed by the Beecham Opera Company. Critics agree that all her work reflects Schumann's influence to some extent, and the most performed pieces turned out to be In a Persian Garden, The Daisy Chain, and In Memoriam, based on a poem by Alfred Tennyson.

Autographed portrait of Liza Lehmann Liza Lehmann on Wills's Cigarettes "Musical Celebrities Second Series" cards (1914)

In the years 1911-12 she was the first president of the Society of Women Musicians, and in the following period she was a professor at the Guildhall School of Music, for which, in 1913, she wrote a educational text for students of song, Practical Hints for Students of Singing. In the last phase of her life she devoted herself to an autobiography, completed in 1918. It was published posthumously under the title The Life of Liza Lehmann, by Herself (T Fisher Unwin, London, 1919). She died in Pinner, Middlesex, at the age of fifty-six on September 19, 1918, and was buried in the east wing of Highgate Cemetery with her father and husband. On the grave stands an angel holding a lyre, a memento of the family's musical talent, a sculpture by artist Muriel Perrin.

Despite the fame she achieved in her lifetime, after her death her works were almost forgotten. But gender studies in recent decades are bringing to light the works of women in various artistic fields, which previously lay dusty in libraries or attics, and her pieces are being heard again. Thanks to this revival, Liza's music still resonates in us and for us, more than a hundred years after she wrote it with realism and irony, and surprisingly gives comfort.

Liza Lehmann in mature age

Traduzione spagnola

Claudio Ardita

Elizabeth Nina Mary Frederica Lehmann, mejor conocida como Liza Lehmann, soprano y compositora inglesa, nació el 11 de junio de 1862 en Londres, en el número 139 de Westbourne Terrace. Fue la primogénita de tres hermanas Marianna, Amelia y Alma, quienes siempre vestían de la misma manera por voluntad y capricho de su madre, Amelia Chambers de Edimburgo, una compositora y arreglista que firmaba con sus iniciales A.L. Ésta última era considerada una cantante talentosa, pero ella, como observó Liza en sus memorias, nunca tuvo suficiente autoestima para exhibirse con constancia. Su padre, Wilhelm Augustus Rudolf Lehmann, hijo de un miniaturista de Hamburgo que se había casado con una italiana de Padua, era pintor y no amaba particularmente la música.

Los padres de Liza vivían en Italia, pero, como esperaban un hijo y se acercaba el día del nacimiento, regresaron a Londres para otorgarle la ciudadanía y una educación británica. Cuando nació Liza, como observó irónicamente ella misma en su autobiografía, volvieron a Italia y permanecieron allí durante cinco años. Pasaban el invierno en Roma y el verano en Sorrento, donde ella y sus hermanas iban descalzas en el huerto de naranjos de la casa, de modo que Liza aprendió el italiano como segundo idioma a una edad temprana. Se puede decir que Liza nació en el momento adecuado, en el lugar adecuado y en el seno de la familia adecuada. Uno de esos casos en los que las condiciones favorables de partida se combinan con la ambición y el talento, lo que favorece el éxito de la persona. De hecho, Liza se crió en un entorno artístico y culturalmente vibrante. Franz Liszt, un amigo muy cercano de su familia, a menudo tocaba para ellos y anticipaba lo que serían sus composiciones. Su casa era un punto de encuentro para muchas personalidades ilustres y de moda, como Giuseppe Verdi, a quien su padre había retratado. En semejantes ocasiones, Liza tuvo la oportunidad de conocer al músico y cantarle algunas canciones tradicionales escocesas. Entre otras personalidades habituales se encontraban el poeta Robert Browning y el ilustrador George du Maurier.

Liza Lehmann al piano

Liza vivió sus primeros años entre Alemania, Francia e Italia, pero finalmente sus padres se establecieron en Londres. Pasó su infancia educada en casa, como era costumbre en aquel entonces, por una larga serie de gobernantas. Algunas de estas institutrices tenían buen carácter, mientras que otras eran impacientes o incluso agresivas, sin que sus padres lo supieran. Estos últimos estaban ocupados atendiendo a los invitados y raramente pasaban tiempo en el cuarto de las niñas. Su padre habría deseado que fuera pintora, pero la vida tomó otro rumbo. Por consiguiente, Liza recibió sus primeras clases de piano y canto de su madre, quien descubrió que había heredado el don de la voz. En la adolescencia estudió canto de forma más sistemática con Alberto Randegger y Jenny Lind, en Londres, y composición con varios maestros: con Niels Raunkilde en Roma, Wilhelm Frendenberg en Wiesbaden y Hannish McCunn en Londres. Debutó como cantante el 23 de noviembre de 1885, en un recital en uno de los conciertos populares de los lunes (Monday Popular Concert) de Londres, y realizó giras por Europa durante unos diez años, en las que recibió los elogios de varios músicos y músicas, entre ellos Clara Schumann y Joseph Joachim, que la animaban a seguir. El 14 de julio de 1894 dio su último concierto en el St. James's Hall de Londres y, a finales de año, se casó con Herbert Bedford, dejó la actividad de concertista y se dedicó exclusivamente a la composición musical. Liza solía decir de su marido que era un artista nato, un pintor, un músico, un compositor. Con él pasó los dos primeros años tras la boda en una casa de campo, para disfrutar de una vida sencilla y tranquila después del torbellino de viajes y conciertos. Sin embargo, tuvieron que regresar a Londres debido a un problema de salud de Herbert. Tuvieron dos hijos, ambos con talento para la música, pero Rudolf, el primogénito, murió durante la Gran Guerra, mientras que Leslie Herbert fue un inventor que jugó un papel importante en el estudio de los radares. Fue padre del director de orquesta Steuart Bedford y del compositor David Bedford.

Por lo que respecta a la obra de Liza, se pueden distinguir al menos tres periodos en su producción. Al principio, su carrera como cantante incluyó canciones tradicionales británicas, melodías francesas y lieder alemanes. En el segundo periodo, alternó entre el repertorio clásico y el comercial, escribiendo para músicos y para la infancia. Sus composiciones sobre poemas de Shelley, Christina Rossetti, Robert Louis Stevenson y Lewis Carroll aún pueden encontrarse hoy en día. El tercer y último periodo, que comenzó en 1910 con conciertos en Estados Unios, durante los cuales se acompañaba a sí misma al piano, sola o con dos o cuatro músicos, terminó con su muerte. Ese periodo se caracteriza por unas composiciones que reflejan su búsqueda de sentido y las canciones se hicieron más breves. En general, su producción se compone de cuatrocientas piezas vocales, trescientas cincuenta de las cuales son canciones, o mejor dicho: ciclos de canciones, canciones para la infancia, y luego cuartetos vocales con acompañamiento, piezas instrumentales y obras para el teatro. En 1901 compuso el ciclo de canciones The Daisy Chain y en 1904 le encargaron una obra titulada Sergent Brue, que obtuvo una buena acogida en Londres y en Broadway, donde por primera vez se representó la obra de un compositora. Sin embargo, por alguna razón Liza se sintió molesta durante el encargo y decidió no volver a escribir para el teatro. En 1906 cambió de opinión y se dedicó a la ópera cómica The Vicar of Wakefield; en 1916 compuso Everyman, estrenada por la Beecham Opera Company. Los críticos coinciden en que toda su obra revela, en cierta medida, la influencia de Schumann. Las piezas más interpretadas son: In a Persian garden, The Daisy Chain, In Memoriam, ésta última basada en un poema de Alfred Tennyson.

Retrato autografiado de Liza Lehmann Liza Lehmann sobre las tarjetas de la "Segunda serie de celebridades musicales" de Wills's Cigarrillos (1914)

En los años 1911-1912 la compositora fue la primera presidenta de la Sociedad de Mujeres Músicas y, sucesivamente, fue profesora en la Guildhall School of Music. En 1913, en calidad de profesora de canto, escribió un texto escolar de iniciación al canto: Practical Hints for Students of Singing. En la última etapa de su vida se dedicó a su autobiografía que terminó en 1918; se publicó póstumamente con el título The life of Liza Lehmann, by Herself (T Fisher Unwin, Londres, 1919). El 19 de septiembre de 1918, la música falleció en Pinner, Middlesex, a los cincuenta y seis años, y recibió sepultura en el ala este del cementerio de Highgate (Londres) junto a su padre y a su marido. Sobre la tumba hay un ángel que sostiene una lira, una obra del escultor Muriel Perrin, que recuerda el talento musical de la familia.

A pesar de la notoriedad de que gozó en vida, tras su muerte sus obras cayeron prácticamente en el olvido. Sin embargo, los estudios de género de las últimas décadas están sacando a la luz las obras de mujeres en diversos campos artísticos, ya que yacían empolvadas en las bibliotecas o en los desvanes. De igual forma, sus piezas también se escuchan hoy en día. Gracias a este redescubrimiento, la música de Liza sigue resonando entre nosotros cien años más tarde con un realismo y una ironía que sorprendentemente nos reconforta.

Liza Lehmann en edad madura

 

Ethel Smith
Elisabetta Uboldi




Giulia Capponi

 

«Era preoccupata che la sua musica sarebbe morta con lei e la sua eredità musicale sarebbe andata perduta. E forse questo è anche successo, ma adesso sta riemergendo». La musicista Leah Broad commenta così la figura di Ethel Smyth, compositrice, scrittrice e suffragetta inglese che fu largamente acclamata per le sue opere e per le doti artistiche.

Nasce il 22 aprile 1858 a Sidcup nella contea del Kent, in Inghilterra, e fin dalla più tenera età si mostra interessata al mondo della musica. Suo padre, generale dell’esercito, si oppone categoricamente alle sue aspirazioni, ma con gli anni è costretto a cedere di fronte alla tenacia della figlia, che arriva addirittura a chiudersi in camera e rifiutare il cibo, pur di vedersi riconosciuta la possibilità di realizzarsi in ciò che ama. A 17 anni inizia a studiare con il musicista Alexander Ewing che le presenta le opere di Wagner e Berlioz e due anni dopo si trasferisce a Lipsia, in Germania, dove si iscrive al conservatorio, che abbandona in breve tempo poiché ritiene che il livello di insegnamento sia troppo basso. Nonostante la delusione iniziale, Ethel non accantona il suo sogno e decide di prendere lezioni private da Heinrich von Herzogenberg, compositore, pianista di grande talento e direttore del Bach-Verein di Lipsia che, insieme alla moglie, la introduce nel proprio circolo. Il 26 gennaio 1884 debutta come compositrice di musica da camera ed è la prima donna a calcare il palcoscenico del Metropolitan House Opera di New York, ma le opinioni sulle sue doti artistiche dimostrano ben presto il doppio standard di valutazione riservato alle donne. Risulta infatti impossibile per la critica del tempo considerare il suo lavoro basandosi unicamente sulle melodie ascoltate e Ethel finisce per essere giudicata non come artista, ma in quanto donna. Quando si esibisce con musiche incalzanti, potenti e ritmiche viene tacciata di essere troppo mascolina e non avere il tocco femminile; quando invece presenta brani delicati e melodiosi viene accusata di non essere all’altezza dei suoi colleghi uomini.

Una delle sue opere più importanti è The Wreckers, definita una composizione femminista perché si pone l’obiettivo di portare alla ribalta la voce delle donne: infatti il personaggio principale è una donna che cerca di liberarsi dalle costrizioni che le vengono imposte dalla società. Lo stile melodico e il linguaggio armonico e incalzante attraggono spettatori e spettatrici, intrigati dal conoscere l’evoluzione della trama. Nel 1910 abbraccia il movimento delle suffragette e compone appositamente per la causa il brano The March of Women, che diventerà l’inno delle femministe nelle loro battaglie per il diritto di voto. Nel marzo del 1912 risponde alla chiamata di Emmeline Pankhurst e, insieme a un centinaio di attiviste, lancia sassi contro le finestre dei parlamentari contrari a estendere il diritto di voto alle donne. Ethel sceglie la casa del segretario Lewis Harcourt, il quale si era beffato delle suffragette, affermando che se tutte le donne fossero state belle e sagge come sua moglie non si sarebbe creato problemi nel riconoscere loro il diritto di voto. Proprio quella sera, diverse manifestanti, tra cui Ethel Smyth e Emmeline Pankhurst, vengono arrestate e trasferite nel carcere di Holloway, dove rimarranno per circa due mesi. Quando il suo caro amico musicista e direttore d’orchestra Thomas Beecham si reca in carcere per farle visita, assiste alla marcia delle suffragette sulle note del loro inno, mentre Ethel in persona dirige la melodia dalla cella con uno spazzolino da denti.

A causa del peggioramento della sordità che la affligge in età adulta, oltre alla musica, si dedica anche alla scrittura e tra il 1919 e il 1940 redige una decina di testi, quasi tutti autobiografici. Nel suo libro Female Pipings in Eden descrive l’esperienza carceraria rimarcando la bellezza di trovarsi in compagnia di donne tanto diverse per età ed estrazione sociale, ma unite dallo stesso amore per la libertà e l’uguaglianza. Allo scoppio della Grande Guerra si reca a Vichy, in Francia, dove presta servizio come infermiera e tecnica di radiologia, in aiuto ai soldati feriti e mutilati, nonostante sia contraria a qualunque forma di atto bellico. Negli anni Venti la sua popolarità cresce e nel 1922 viene nominata Commendatrice dell’eccellentissimo ordine dell’impero britannico, diventando la prima donna a essere insignita del titolo di Dama.

Ethel Smyth a Londra nel 1912 durante un meeting della WSPU 

La sua personalità è turbolenta e rifiuta di sottostare ai rigidi dettami della società: non si sposerà mai e i suoi amori saranno quasi tutti femminili. È ben noto il suo rapporto intimo con Emmeline Pankhurst e all’età di 71 anni conosce e si invaghisce della scrittrice Virginia Woolf che commenta: «siamo molto differenti, le nostre menti sono totalmente diverse ed è proprio questo che ci unisce». Il loro intenso legame durerà fino alla morte di Woolf avvenuta nel 1941. In una lettera a Henry Brewster, unico uomo con cui ha una relazione sentimentale, Ethel scrive: «Mi chiedo perché mi riesca tanto più facile amare con passione il mio stesso sesso…»Oltre alla musica e alla scrittura, Ethel si dedica allo sport e ai viaggi. Pratica equitazione, tennis e golf ed è sempre accompagnata dai suoi fedeli cani per i quali ha una vera dedizione.

Nel maggio del 1928 la Bbc trasmette due suoi concerti in diretta nazionale e, nel giorno del settantacinquesimo compleanno, il suo lavoro viene celebrato alla Royal Albert Hall in presenza della Regina, sotto la direzione dell'amico Thomas Beecham. Purtroppo in quegli anni Ethel è ormai divenuta completamente sorda e non è in grado né di apprezzare la sua stessa musica né di sentire l’ammirazione della folla giunta per lei. Muore l’8 maggio 1944 a Woking, in Inghilterra, all’età di 86 anni, e Beecham la ricorda con queste parole: «Era una creatura testarda, indomabile, invincibile. Niente poteva domarla, niente poteva scoraggiarla e fino al suo ultimo giorno ha conservato queste straordinarie qualità»

La dottoressa Amy Zigler, insegnante di musica e ricercatrice del Salem College, studia e analizza le opere di Ethel Smyth dal 2005 e questo è quanto riporta sulle sfide quotidiane e la personalità della musicista: «Mentre stava costruendo la sua carriera, buona parte dei commenti non erano sulla sua musica, ma sul suo genere. Erano in molti a credere che le donne non fossero capaci di elaborare musica che avesse lo stesso valore di quella prodotta dagli uomini. Ha rincorso le sue passioni sia nella musica che nella vita. Era ambiziosa e impudente. Non aveva paura di bussare alla porta di un direttore d’orchestra o rompere i vetri della casa di un politico: nella sua mente erano entrambe azioni necessarie».

L’8 marzo del 2022, in occasione della Giornata internazionale della donna, le è stata dedicata una statua collocata nella Duke’s Court Plaza a Woking. La scultrice Christine Charlesworth descrive così la sua opera: «La statua rappresenta Ethel Smyth con la sua gonna in tweed, nell’atto di dirigere entusiasta un’orchestra con la sua bacchetta. La giacca è semiaperta, le braccia tengono il ritmo e gli occhi sono pieni di concentrazione. Nella tasca tiene un foglio di carta sempre pronto per appuntare nuove idee per la sua musica o note per un nuovo libro».

 La statua di Ethel Smith a Woking, Regno Unito

Traduzione francese

Guenoah Mroue

«Elle craignait que sa musique meure avec elle et que son héritage musical soit perdu. Et peut-être cela est arrivé, mais maintenant elle est en train de resurgir ». La musicienne Leah Broad commente ainsi la figure d’Ethel Smyth, compositrice, écrivain et suffragette anglaise qui fut largement acclamée pour ses œuvres et ses talents artistiques.

Né le 22 avril 1858 à Sidcup dans le comté de Kent, en Angleterre, elle se montre dès son plus jeune âge intéressé par le monde de la musique. Son père, général de l’armée, s’oppose catégoriquement à ses aspirations, mais avec les années, il est contraint de céder face à la ténacité de sa fille, qui arrive même à s’enfermer dans sa chambre et à refuser la nourriture, pour se voir reconnaître la possibilité de se réaliser dans ce qu’elle aime. À 17 ans, elle commence à étudier avec le musicien Alexander Ewing qui lui présente les œuvres de Wagner et Berlioz, et deux ans plus tard, elle s’installe à Leipzig, en Allemagne, où elle s’inscrit au conservatoire, qu’elle abandonne rapidement parce qu’elle estime que le niveau d’enseignement est trop bas. Malgré sa déception initiale, Ethel n’abandonne pas son rêve et décide de prendre des leçons privées avec Heinrich von Herzogenberg, compositeur, pianiste talentueux et directeur du Bach-Verein de Leipzig qui, avec sa femme, l’introduit dans son cercle. Le 26 janvier 1884, elle fait ses débuts en tant que compositrice de musique de chambre et elle est la première femme à fouler la scène du Metropolitan House Opera de New York, mais les opinions sur ses talents artistiques démontrent rapidement le double standard d’évaluation réservé aux femmes. Il est en effet impossible pour la critique du temps de considérer son travail en se basant uniquement sur les mélodies entendues et Ethel finit par être jugée non pas comme artiste, mais comme femme. Lorsqu’elle joue avec de la musique pressante, puissante et rythmique, elle est accusée d’être trop masculine et de ne pas avoir la touche féminine ; lorsqu’elle présente des morceaux délicats et mélodieux, elle est accusée de ne pas être à la hauteur de ses collègues masculins.

L’une de ses œuvres les plus importantes est The Wreckers, définie comme une composition féministe car elle vise à faire entendre la voix des femmes: en effet, le personnage principal est une femme qui cherche à se libérer des contraintes qui lui sont imposées par la société. Le style mélodique et le langage harmonieux et pressant attirent les spectateurs et les spectatrices, intrigués par l’évolution du trame. En 1910, elle embrasse le mouvement des suffragettes et compose spécialement pour l’extrait de la chanson The March of Women, qui deviendra l’hymne des féministes dans leurs batailles pour le droit de vote. En mars 1912, elle répond à l’appel d’Emmeline Pankhurst et, avec une centaine d’activistes, lance des pierres contre les fenêtres des parlementaires opposés à l’extension du droit de vote aux femmes. Ethel choisit la maison du secrétaire Lewis Harcourt, qui se moquait des suffragettes, affirmant que si toutes les femmes étaient belles et sages comme sa femme, il n’y aurait aucun problème à leur accorder le droit de vote. Ce soir-là, plusieurs manifestants, dont Ethel Smyth et Emmeline Pankhurst, sont arrêtés et transférés à la prison de Holloway, où ils resteront environ deux mois. Lorsque son ami musicien et chef d’orchestre Thomas Beecham se rend en prison pour lui rendre visite, il assiste à la marche des suffragettes sur les notes de leur hymne, tandis qu’Ethel en personne dirige la mélodie depuis la cellule avec une brosse à dents.

En raison de l’aggravation de sa surdité à l’âge adulte, en plus de la musique, elle se consacre également à l’écriture et rédige entre 1919 et 1940 une dizaine de textes, presque tous autobiographiques. Dans son livre Female Pipings in Eden, elle décrit l’expérience carcérale en remarquant la beauté de se trouver en compagnie de femmes aussi différentes selon leur âge et leur origine sociale, mais unies par le même amour pour la liberté et l’égalité. Au début de la Grande Guerre, elle se rend à Vichy, en France, où elle travaille en tant qu’infirmière et technique de radiologie, aidant les soldats blessés et mutilés, bien qu’elle soit contre toute forme de guerre. Dans les années 1920, sa popularité grandit et en 1922, elle est nommée Commendatrice de l’ordre de l’Empire britannique, devenant la première femme à recevoir le titre de Dame.

Ethel Smyth à Londres en 1912 lors d'une réunion de la WSPU

Sa personnalité est turbulente et refuse de se soumettre aux stricts préceptes de la société : elle ne se mariera jamais et ses amours seront presque toutes féminines. Sa relation intime avec Emmeline Pankhurst est bien connue et à l’âge de 71 ans elle connaît et s’éprend de l’écrivain Virginia Woolf qui commente : « nous sommes très différents, nos esprits sont totalement différents et c’est justement cela qui nous unit ». Leur lien intense durera jusqu’à la mort de Woolf en 1941. Dans une lettre à Henry Brewster, seul homme avec qui elle a une relation amoureuse, Ethel écrit : «Je me demande pourquoi il m’est d’autant plus facile d’aimer avec passion mon propre sexe...» En plus de la musique et de l’écriture, Ethel se consacre au sport et aux voyages. Elle pratique l’équitation, le tennis et le golf et elle est toujours accompagnée de ses chiens fidèles pour lesquels elle a un vrai dévouement.

En mai 1928, la BBC diffuse deux de ses concerts en direct national et, le jour de ses 75 ans, son travail est célébré au Royal Albert Hall en présence de la Reine, sous la direction de son ami Thomas Beecham. Malheureusement, au cours de ces années, Ethel est devenue complètement sourde et n’est pas en mesure d’apprécier sa propre musique ni d’entendre l’admiration de la foule venue pour elle. Elle meurt le 8 mai 1944 à Woking, en Angleterre, à l’âge de 86 ans, et Beecham se souvient d’elle avec ces mots : «C’était une créature têtue, indomptable, invincible. Rien ne pouvait la dompter, rien ne pouvait la décourager et jusqu’à son dernier jour, elle a conservé ces qualités extraordinaires ».

Le Dr Amy Zigler, professeur de musique et chercheuse au Salem College, étudie et analyse les œuvres d’Ethel Smyth depuis 2005, et voici ce qu’elle rapporte sur les défis quotidiens et la personnalité de la musicienne : «Pendant qu’elle construisait sa carrière, la plupart des commentaires ne portaient pas sur sa musique, mais sur son genre. Nombreux étaient ceux qui pensaient que les femmes n’étaient pas capables d’élaborer de la musique qui ait la même valeur que celle produite par les hommes. Elle a poursuivi ses passions à la fois dans la musique et dans la vie. Elle était ambitieuse et impudente. Elle n’avait pas peur de frapper à la porte d’un chef d’orchestre ou de casser les vitres de la maison d’un politicien : dans son esprit, les deux actions étaient nécessaires»

Le 8 mars 2022, à l’occasion de la Journée internationale de la femme, une statue lui a été dédiée dans la Duke’s Court Plaza à Woking. La sculptrice Christine Charlesworth décrit ainsi son œuvre : «La statue représente Ethel Smyth avec sa jupe en tweed, en train de diriger avec enthousiasme un orchestre avec sa baguette. La veste est à moitié ouverte, les bras tiennent le rythme et les yeux sont pleins de concentration. Dans sa poche, elle garde une feuille en papier toujours prête à épingler de nouvelles idées pour sa musique ou des notes pour un nouveau livre ».

La statue d'Ethel Smith à Woking, UK

Traduzione inglese

Syd Stapleton

"She was worried that her music would die with her and her musical legacy would be lost. And maybe that even happened, but now it's resurfacing." Musician Leah Broad thus comments on Ethel Smyth, an English composer, writer and suffragist who was widely acclaimed for her works and artistic gifts.

She was born on April 22, 1858, in Sidcup in the county of Kent, England, and from an early age showed an interest in the world of music. Her father, an army general, was adamantly opposed to her aspirations, but over the years he was forced to give in to his daughter's tenacity. She even went as far as locking herself in her room and refusing food in order to be given the chance to fulfill herself in what she loved. At 17, she began studying with musician Alexander Ewing, who introduced her to the works of Wagner and Berlioz, and two years later she moved to Leipzig, Germany, where she enrolled in the conservatory there, which she soon abandoned because she felt the level of instruction was too low. Despite her initial disappointment, Ethel didn’t shelve her dream and decided to take private lessons from Heinrich von Herzogenberg, a composer, gifted pianist and director of the Leipzig Bach-Verein, who, together with his wife, introduced her into their circle. On January 26, 1884, she made her debut as a chamber music composer, and later became the first woman composer to have an opera performed by the Metropolitan Opera in New York, but opinions about her artistic gifts soon demonstrated the double standard of evaluation reserved for women. Indeed, it proved impossible for critics of the time to consider her work based solely on the melodies heard, and Ethel ended up being judged not as an artist but as a woman. When she performed urgent, powerful and rhythmic music she was accused of being too masculine and lacking the feminine touch. When she presented delicate and melodious pieces she was accused of not being equal to her male colleagues.

One of her most important works is The Wreckers, called a feminist composition because it aims to bring women's voices to the forefront - the main character is a woman trying to free herself from the constraints imposed on her by society. The style is melodic and harmonious, and compelling language attracted spectators and onlookers, who were intrigued to learn about the plot's development. In 1910 she embraced the suffragist movement and composed specifically for the cause the song The March of Women, which would become the anthem of feminists in their battles for the right to vote. In March 1912, she answered Emmeline Pankhurst's call and, together with a hundred activists, threw stones through the windows of MPs opposed to extending the right to vote to women. Ethel chose the home of Secretary Lewis Harcourt, who had mocked the suffragists, saying that if all women were as beautiful and wise as his wife, he would have no problem granting them the right to vote. That very evening, several protesters, including Ethel Smyth and Emmeline Pankhurst, were arrested and transferred to Holloway Prison, where they would remain for about two months. When her close friend, musician and conductor Thomas Beecham, traveled to the jail to visit them, he watched the suffragists march to the notes of their anthem, while Ethel herself conducted the tune from her cell with a toothbrush.

Because of the worsening deafness that plagued her in adulthood, she turned to writing in addition to music, and between 1919 and 1940 she penned a dozen texts, almost all of them autobiographical. In her book Female Pipings in Eden she described her prison experience, remarking on the beauty of being in the company of women so different in age and social background, but united by the same love of freedom and equality. At the outbreak of the World War I she went to Vichy, France, where she served as a nurse and radiology technician, helping wounded and maimed soldiers, despite being opposed to any form of warfare. In the 1920s her popularity grew, and in 1922 she was made a Commander of the Most Excellent Order of the British Empire, becoming the first woman to be awarded the title of Dame.

Ethel Smyth in London in 1912 during a WSPU meeting

Her personality was turbulent and she refused to submit to the strict dictates of society. She never married and her loves were almost all female. Her intimate relationship with Emmeline Pankhurst is well known, and at the age of 71 she met and fell in love with the writer Virginia Woolf, who commented, "we are very different, our minds are totally different, and that is what unites us." Their intense bond would last until Woolf's death in 1941. In a letter to Henry Brewster, the only man with whom she had a romantic relationship, Ethel wrote, "I wonder why I find it so much easier to passionately love my own sex..." In addition to music and writing, Ethel devoted herself to sports and travel. She practiced horseback riding, tennis and golf and was always accompanied by her faithful dogs for whom she had a true dedication.

In May 1928 the BBC broadcast two of her concerts live nationwide, and on her seventy-fifth birthday her work was celebrated at the Royal Albert Hall in the presence of the Queen, under the direction of her friend Thomas Beecham. Unfortunately, by those years Ethel has become completely deaf and was unable either to appreciate her own music or to hear the admiration of the crowd that had come for her. She died on May 8, 1944, in Woking, England, at the age of 86, and Beecham remembered her in these words, "She was a stubborn, indomitable, invincible creature. Nothing could tame her, nothing could deter her, and until her last day she retained these extraordinary qualities."

Dr. Amy Zigler, a music teacher and researcher at Salem College, has been studying and analyzing Ethel Smyth's works since 2005, and this is what she reports on the musician's daily challenges and personality: "As she was building her career, much of the commentary was not about her music, but about her gender. There were many who believed that women were not capable of producing music that had the same value as that produced by men. She followed her passions both in music and in life. She was ambitious and impudent. She was not afraid to knock on a conductor's door or break the glass of a politician's house - in her mind both were necessary actions."

On March 8, 2022, International Women's Day, a statue placed in Duke's Court Plaza in Woking was dedicated to her. Sculptor Christine Charlesworth describes her work as follows, "The statue depicts Ethel Smyth in her tweed skirt, in the act of enthusiastically conducting an orchestra with her baton. Her jacket is half-open, her arms hold the rhythm and her eyes are full of concentration. In her pocket she keeps a sheet of paper always ready to jot down new ideas for her music or notes for a new book."

The Ethel Smith statue in Woking, UK

Traduzione spagnola

Erika Incatasciato

«Le preocupaba que su música muriera con ella y se perdiera su patrimonio musical. Quizá sucedió, pero ahora está resurgiendo». Así la música Leah Broad comenta la figura de Ethel Smyth, compositora, escritora y sufragista inglesa ampliamente aclamada por sus obras y sus dotes artísticas.

Nació el 22 de abril de 1858 en Sidcup en el condado de Kent (Inglaterra) y se interesó por el mundo de la música desde una edad muy temprana. Su padre, un general del ejército, se opuso rotundamente a sus aspiraciones, pero años después se vio obligado a ceder frente a la tenacidad de su hija, quien incluso llegó a encerrarse en su habitación rechazando la comida para que se le reconociera la posibilidad de realizarse en lo que amaba. A los 17 años comenzó a estudiar con el músico Alexander Ewing, quien le introdujo las obras de Wagner y Berlioz. Dos años después se trasladó a Leipzig (Alemania) donde ingresó en el Conservatorio que pronto abandonó por el bajo nivel de enseñanza. A pesar de la decepción inicial, Ethel no dejó su sueño y decidió acudir a clases con Heinrich von Herzogenberg, compositor, pianista talentoso y director de Bach-Verein de Leipzig, quien, junto a su esposa, la introdujo en su círculo. El 26 de enero de 1884 debutó como compositora de música de cámara y fue la primera mujer en subir al escenario de la Metropolitan House Opera de Nueva York, pero las opiniones sobre sus dotes artísticas mostraron rápidamente la doble evaluación que recibían las mujeres. En efecto, para los críticos de su época resultaba imposible considerar sus obras teniendo únicamente en cuenta las melodías escuchadas, de modo que Ethel se vio juzgada no como artista, sino como mujer. Cuando actuaba con músicas rápidas, poderosa y rítmicas la acusaban de ser demasiado masculina y de no tener un toque femenino; en cambio, cuando presentaba canciones delicadas y melodiosas la acusaban de no estar a la altura de otros colegas suyos varones.

Una de sus obras más importantes es The Wreckers, la cual fue definida como una composición feminista, porque tuvo como objetivo poner la voz de las mujeres en primer plano: en efecto, la figura principal es una mujer que intenta liberarse de las constriciones que le impone la sociedad. El estilo melódico y el lenguaje armónico y rápido atrae a las espectadoras y a los espectadores, intrigados por saber la trama. En 1910, abrazó el movimiento sufragista y compuso especialmente para la causa la canción The March of Women (La Marcha de las mujeres), que se convirtió en el himno feminista en la lucha de las mujeres por el derecho al voto. En marzo de 1912 respondió a la llamada de Emmeline Pankhurst y junto a un centenar de activistas lanzaron piedras a las ventanas de los parlamentarios contrarios al sufragio femenino. Ethel eligió la casa del secretario Lewis Harcourt, quien se había burlado de las sufragistas y había afirmado que si todas las mujeres hubieran sido tan hermosas y sabias como su esposa, no hubiera tenido problemas en concederles el derecho al voto. Esa misma noche, varias manifestantes, entre ellas Ethel Smyth y Emmeline Pankhurst, fueron apresadas y llevadas a la cárcel de Holloway, donde permanecieron dos meses. Cuando su amigo Thomas Beecham, músico y director de orquesta, las visitó en la cárcel, asistió a la marcha de las sufragistas bajo las notas de su himno, cuya melodía dirigía Ethel desde su celda con un cepillo de dientes.

Debido al empeoramiento de la sordera que la afectó en la edad adulta, aparte de la música, se dedicó también a la escritura y, entre 1919 y 1940, redactó una decena de textos, casi todos autobiográficos. En su libro Female Pipings in Eden describió su experiencia en la prisión destacando la hermosura de estar en compañía de otras mujeres de diferentes edades y orígenes, pero unidas por el mismo amor a la libertad y a la igualdad. Al estallar la primera guerra mundial se fue a Vichy, Francia, donde prestó servicio como enfermera y radióloga para ayudar a los soldados heridos y mutilados, aunque se opusiera a cualquier forma de guerra. En los años Veinte su popularidad creció y en 1922 fue nombrada Comendadora de la Excelentísima Orden del Imperio Británico y fue la primera mujer en recibir el ítulo de Dama.

Ethel Smyth en Londres en 1912 durante una reunión de la WSPU

Su personalidad fue turbulenta y se negó a someterse a las rígidas normas de la sociedad: nunca se casó y sus amores fueron casi todos femeninos. Era bien conocida su íntima relación con Emmeline Pankhurst y a los 71 años conoció a la escritora Virginia Woolf, de la que se enamoró y de quien dijo: «Somos muy diferentes, nuestras mentes son muy distintas y eso es lo que nos une». Su intensa relación duró hasta la muerte de Woolf que tuvo lugar en 1941. En una carta a Henry Brewster, el único hombre con quien tuvo una relación sentimental, Ethel escribió : «Quisiera saber por qué me resulta tan fácil amar a mi propio sexo apasionadamente...». Además de a la música y a la escritura, Ethel se dedicó al deporte y a los viajes. Practicó el deporte ecuestre, el tenis y el golf, siempre acompañada por sus fieles perros, por los que tuvo una verdadera pasión.

En mayo de 1928, la BBC transmitió dos de sus conciertos en toda la nación y cuando cumplió setenta y cinco años su obra se celebró en la Royal Halbert Hall frente a la Reina, bajo la dirección de su amigo Thomas Beecham. Por desgracia, en aquellos años Ethel ya era completamente sorda y no pudo apreciar su propia música ni sentir la admiración de la multitud que había ido a verla. Murió el 8 de mayo de 1944 en Woking (Inglaterra) a los ochenta y seis años. Beecham la recordó con estas palabras: «Era una criatura testaruda, indomable, imbatible. Nada podía domarla, nada podía desmoralizarla y hasta el último día mantuvo dichas extraordinarias cualidades».

Amy Zigler, profesora de música, investigadora en el Salem College, estudia y analiza las obras de Ethel Smyth desde 2005 y sobre los desafíos diarios y la personalidad de la música afirma lo siguiente: «Mientras construía su carrera, la mayoría de los comentarios no eran sobre su música, sino sobre su género. Mucha gente creía que las mujeres no eran capaces de componer música del mismo valor que la producida por los hombres. Persiguió sus pasiones tanto en la música como en su vida. Era ambiciosa e impudente. No tenía miedo de llamar a la puerta de un director de orquesta o de romper las ventanas de la casa de un político: en su mente ambas eran acciones necesarias».

El 8 de marzo de 2022, en el Día Internacional de la Mujer, le dedicaron una estatua en la Duke’s Court Plaza en Woking. La escultora Christine Charlesworth la describió así: «La estatua representa a Ethel Smyth con su falda de tweed en el acto de dirigir con entusiasmo la orquesta con su batuta. La chaqueta está semiabierta, los brazos llevan el compás y los ojos están llenos de concentración. En el bolsillo tiene una hoja de papel siempre lista para apuntar nuevas ideas para su música o tomar apuntes para su nuevo libro».

La estatua de Ethel Smith en Woking, UK

 

Clara Kathleen Barnett Rogers
Gemma Pacella




Giulia Capponi

 

Sono coesistite almeno tre diverse grandi attitudini nella persona di Clara Rogers: compositrice, cantante e insegnante di musica, ma anche autrice di libri di pedagogia musicale. Clara Kathleen Barnett nasce il 14 gennaio del 1844 a Cheltenham in Inghilterra in quella che definiremmo una famiglia d’arte: suo padre, John Barnett, compositore della celebre opera The Mountain Sylph, è considerato il "padre dell'opera inglese" e suo cugino è il compositore tedesco Giacomo Meyerbeer. Anche lei mostra un precoce interesse per la composizione: infatti, dopo aver studiato in casa con i genitori e in seguito al trasferimento in Germania, già all'età di 13 anni diviene la più giovane studente mai ammessa al Conservatorio di Lipsia. Qui incontra personalità note dell’universo musicale: studia pianoforte con Moscheles e Plaidy, teoria con Papperitz e Richter, ensemble con David e Rietz e canto con Goetze, ma non composizione, settore all'epoca precluso alle donne. 

Dopo essersi diplomata nel 1860 con il massimo dei voti, Clara continua i suoi studi con Hans von Bülow e inizia la carriera di cantante. Debutta a Torino nel 1863 nel ruolo di Isabella, nell’opera Roberto il Diavolo di Meyerbeer, con il nome d'arte di Clara Doria. In seguito si esibisce a Genova, Livorno, Firenze e Napoli, in Lucia di Lammermoor, in Maria di Rohan, in cui canta il ruolo della protagonista, in La Sonnambula, La Vestale e Rigoletto. Lasciata l'Italia si reca a Londra, dove si distingue sulle scene per cinque anni. A seguito del consolidamento della sua carriera operistica in Europa, si trasferisce in America, con Carl Rosa e Parepa, titolari della Parepa-Rosa Opera Company che, dopo aver assicurato ai Barnett che la figlia sarebbe stata al sicuro con loro, riuscirono a reclutarla per la loro seconda stagione americana. Debutta, così, il 4 ottobre 1871 alla New York Academy of Music in The Bohemian Girl (La zingara) e successivamente canta nei ruoli di Donna Elvira in Don Giovanni, della Contessa in Le nozze di Figaro, di Marcellina in Water Carrier e di Camilla in Zampa o La sposa di marmo. Aggiunge al suo repertorio anche il personaggio maschile di Jemmy in una edizione del Guglielmo Tell in lingua italiana e Madeleine al fianco di Theodore Wachtel in un estratto in tedesco dal Postillon de Longjumeau (Il postiglione di Longjumeau), opera di Adolphe Adam oggi quasi dimenticata.

Si esibisce pure a Boston e Filadelfia tra il 1872 e il 1873, cantando con la compagnia Maretzek, e si inserisce nella vivace comunità artistica della città, condividendo amicizie con Amy Beach, Margaret Ruthven Lang e il poeta Henry Wadsworth Longfellow, di cui riporterà una poesia nella prima pagina di uno dei suoi libri di pedagogia musicale: The Philosophy of Singing. Lasciato il palcoscenico operistico, a Boston si esibisce perlopiù come soprano solista della Trinity Church e proprio qui, il 24 aprile 1878, sposa un avvocato del luogo, Henry Munroe Rogers. Dopo sette anni di successi, a seguito del matrimonio, Clara Barnett Rogers termina la sua carriera concertistica, senza, tuttavia, abbandonare i propri studi e l'interesse per la musica: è in questo periodo, infatti, che inizia a dedicarsi alla composizione, per cui aveva manifestato grande attrazione fin da giovane, e nel 1902 è nominata “professore” al New England Conservatory of Music. Comincia così la sua incredibile produzione musicale: la maggior parte delle sue composizioni sono canzoni che utilizzano testi scelti e che lei colloca efficacemente all'interno della tradizione del Romanticismo tedesco, allora imperante. Compone anche una Sonata per violino e pianoforte, una Sonata per violoncello e pianoforte, due Quartetti per archi, quattro opere per pianoforte . Abbina inoltre la composizione musicale a quella teorica e scrive diversi libri sull'arte del canto, oltre ad un'autobiografia in tre volumi. Muore a Boston l'8 marzo 1931.

Clara Kathleen Barnett Rogers e i suoi ospiti nel suo salone di Boston 

Cantante, compositrice e pedagoga anglo-americana, Clara è stata un'artista molto apprezzata nel suo tempo e decisamente prolifica: ha composto quasi 100 canzoni per voce e ha scritto sei trattati sulla pedagogia del canto come il già citato The Philosophy of Singing (1893), e ancora Dreaming True (1899), My Voice and I (1910), Your Voice and You (1925) e Clearcut Speech in Song (1927). Clara Kathleen Rogers ha oltrepassato una serie di limiti che la cultura patriarcale dell'epoca ha provato a imporle. Come cantante d'opera non è stata esente da critiche, come si evince dall'osservazione di Carlo Rosa che le disse: «Se tu avessi solo due note in più nella tua voce saresti una delle grandi artiste del mondo», eppure ciò non ha impedito la sua carriera di successo tra l’Europa e l’America, interpretando alcuni dei ruoli più noti e rilevanti della scena operistica mondiale. E in particolare, come compositrice, l’impossibilità di accedere ai corsi di studio in quanto donna, non ha interrotto il suo interesse per la composizione, dimostrato fin da bambina.

Conoscere la sua esperienza mi ha aiutata, dunque, a consolidare un pensiero: come per la letteratura è stata a lungo preclusa alle donne la possibilità di firmare le loro opere, senza per questo impedire di crearle, così nel campo della musica risultava impensabile che una donna potesse comporre, generare testi e spartiti di note. Eppure, Clara Kathleen Rogers non si è limitata a eseguire con la voce le opere composte da uomini: si potrebbe, metaforicamente, dire che ha rotto il muro del suono, quel tabù, figlio di un sistema androcentrico, che poneva il logos, l’arte creativa dell’intelletto, come appannaggio esclusivo maschile, anche nel mondo musicale, dedicandosi all’arte che più la affascinava e imprimendo sulla scena mondiale la sua firma originale.


Traduzione francese

Guenoah Mroue

Au moins trois grandes aptitudes différentes ont coexisté en la personne de Clara Rogers : compositrice, chanteuse et professeur de musique, mais aussi auteur de livres de pédagogie musicale. Clara Kathleen Barnett est née le 14 janvier 1844 à Cheltenham en Angleterre dans ce que nous appellerions une famille d’art : son père, John Barnett, compositeur du célèbre opéra The Mountain Sylph, est considéré comme le "père de l’opéra anglais" et son cousin est le compositeur allemand Giacomo Meyerbeer. Après avoir étudiée à la maison avec ses parents et après avoir déménagée en Allemagne, elle devient dès l’âge de 13 ans la plus jeune étudiante jamais admise au Conservatoire de Leipzig. Elle y rencontre des personnalités connues de l’univers musical : elle étudie le piano avec Moscheles et Plaidy, la théorie avec Papperitz et Richter, l’ensemble avec David et Rietz et le chant avec Goetze, mais pas la composition, secteur à l’époque fermé aux femmes.

Après avoir obtenu son diplôme en 1860 avec mention, Clara poursuit ses études avec Hans von Bülow et commence sa carrière de chanteuse. Elle fait ses débuts à Turin en 1863 dans le rôle d’Isabelle, dans l’opéra Roberto il Diavolo de Meyerbeer, sous le nom de scène de Clara Doria. Elle se produit ensuite à Gênes, Livourne, Florence et Naples, dans Lucia di Lammermoor, dans Maria di Rohan, où elle chante le rôle principal, dans La Sonnambula, La Vestale et Rigoletto. Après avoir quitté l’Italie, elle se rend à Londres, où elle se distingue sur scène pendant cinq ans. Après la consolidation de sa carrière d’opéra en Europe, elle s’installe en Amérique avec Carl Rosa et Parepa, propriétaires de la Parepa-Rosa Opera Company qui, après avoir assuré aux Barnett que sa fille serait en sécurité avec eux, ont réussi à la recruter pour leur deuxième saison américaine. Elle fait ses débuts le 4 octobre 1871 à la New York Academy of Music dans The Bohemian Girl (La zingara) et chante plus tard dans les rôles de Donna Elvira dans Don Giovanni, de la Contessa dans Les Noces de Figaro, de Marcellina dans Water Carrier et de Camilla dans Zampa ou de la mariée de marbre. Elle ajoute également à son répertoire le personnage masculin de Jemmy dans une édition du Guillaume Tell en langue italienne et Madeleine aux côtés de Theodore Wachtel dans un extrait en allemand du Postillon de Longjumeau (Le postillon de Longjumeau) l’œuvre d’Adolphe Adam aujourd’hui presque oubliée.

Elle se produit également à Boston et Philadelphie entre 1872 et 1873, chantant avec la compagnie Maretzek, et s’insère dans la communauté artistique animée de la ville, partageant des amitiés avec Amy Beach, Margaret Ruthven Lang et le poète Henry Wadsworth Longfellow, dont elle rapportera un poème en première page d’un de ses livres de pédagogie musicale : The Philosophy of Singing. Après avoir quitté la scène d’opéra, elle se produit principalement à Boston en tant que soprano soliste de la Trinity Church et c’est ainsi, le 24 avril 1878, elle épouse un avocat local, Henry Munroe Rogers. Après sept années de succès, à la suite de son mariage, Clara Barnett Rogers met fin à sa carrière de concertiste, sans toutefois abandonner ses études et son intérêt pour la musique : c’est à cette période qu’elle commence à se consacrer à la composition, En 1902, elle est nommée "professeur" au New England Conservatory of Music. Ainsi commence son incroyable production musicale : la plupart de ses compositions sont des chansons qui utilisent des textes choisis et qu’elle place efficacement dans la tradition du romantisme allemand, alors dominant. Elle compose aussi une Sonate pour violon et piano, une Sonate pour violoncelle et piano, deux Quatuors pour cordes, quatre opéras pour piano. Elle associe également la composition musicale à la composition théorique et écrit plusieurs livres sur l’art du chant, ainsi qu’une autobiographie en trois volumes. Elle meurt à Boston le 8 mars 1931.

Clara Kathleen Barnett Rogers et ses invités dans son salon de Boston

Chanteuse, compositrice et pédagogue anglo-américaine, Clara a été une artiste très appréciée de son temps et très prolifique : elle a composé près de 100 chansons par voix et a écrit six traités sur la pédagogie du chant comme The Philosophy of Singing (1893) mai aussi Dreaming True (1899), My Voice and I (1910), Your Voice and You (1925) et Clearcut Speech in Song (1927). Clara Kathleen Rogers a franchi une série de limites que la culture patriarcale de l’époque a essayé de lui imposer. En tant que chanteuse d’opéra, elle n’a pas été exempte de critiques, comme le montre l’observation de Carlo Rosa qui lui dit : «Si tu n’avais que deux notes de plus dans ta voix, tu serais l’une des grandes artistes du monde»Pourtant, cela ne l’a pas empêché de réussir sa carrière entre l’Europe et l’Amérique, jouant certains des rôles les plus connus et les plus importants de la scène de l’opéra mondial. Et en particulier, en tant que compositrice, l’impossibilité d’accéder aux cours d’étude en tant que femme n’a pas interrompu son intérêt pour la composition, démontré dès son enfance.

Connaître son expérience m’a donc aidée à consolider une pensée : comme pour la littérature, il a longtemps été interdit aux femmes de signer leurs œuvres, sans pour autant empêcher de les créer, ainsi, dans le domaine de la musique, il était impensable qu’une femme puisse composer, générer des textes et des partitions de notes. Et pourtant, Clara Kathleen Rogers ne s’est pas contentée d’exécuter avec sa voix les œuvres composées d’hommes : on pourrait, métaphoriquement, dire qu’elle a brisé le mur du son, ce tabou, fils d’un système androcentrique, qui posait le logos, l’art créatif de l’intellect, en tant qu’apanage exclusif masculin, même dans le monde musical, en se consacrant à l’art qui la fascinait le plus et en imprimant sur la scène mondiale sa signature originale.


Traduzione inglese

Syd Stapleton

At least three different great aptitudes coexisted in the person of Clara Barnett - composer, singer and music teacher, and she was also an author of books on music pedagogy. Clara Kathleen Barnett was born on January 14, 1844, in Cheltenham, England, into what we can call an artistic family. Her father, John Barnett, composer of the famous opera The Mountain Sylph, is considered the "father of English opera," and her cousin is the German composer Giacomo Meyerbeer. She, too, showed an early interest in composition. After studying at home with her parents, at only the age of 12 she became the youngest student ever admitted to the Leipzig Conservatory. There she met well-known personalities in the musical universe. She studied piano with Moscheles and Plaidy, theory with Papperitz and Richter, ensemble with David and Rietz, and singing with Goetze, but not composition, a field at the time barred to women.

After graduating from Leipzig in 1860 with highest honors, Rogers continued her studies with Hans von Bülow and began a singing career. She made her debut in Turin in 1863 as Isabella in Meyerbeer's opera Robert the Devil, under the stage name Clara Doria. She later performed in Genoa, Livorno, Florence, and Naples in Lucia di Lammermoor, in Maria di Rohan, in which she sang the title role of Maria Padilla, in La Sonnambula, La Vestale, and Rigoletto. Leaving Italy, she went to London where she distinguished herself on the concert scene for five years. Following the consolidation of her operatic career in Europe, she emigrated to America, with Carl Rosa and his wife Euphrosyne Parepa-Rosa, owners of the Parepa-Rosa Opera Company, who, after assuring the Barnetts that their daughter would be safe with them, were able to recruit her for their own second American season. She debuted, thus, on October 4, 1871, at the New York Academy of Music in The Bohemian Girl and subsequently sang as Donna Elvira in Don Giovanni, as Countess in The Marriage of Figaro, Marcellina in Water Carrier and Camilla in Zampa (La Sposa di Marmo). She also sang the part of Jemmy in an Italian-language William Tell and Magdalena opposite Theodore Wachtel in a German excerpt from Postillon de Lonjumeaue.

She performed in Boston and Philadelphia between 1872 and 1873, singing with the Maretzek company, and became part of the cities' vibrant artistic community, sharing friendships with Amy Beach, Margaret Ruthven Lang and the poet Henry Wadsworth Longfellow, one of whose poems she would present on the first page of her book on musical pedagogy, The Philosophy of Singing. Leaving the operatic stage, in Boston she performed mostly as soprano soloist at Trinity Church and it was there, on April 24, 1878, that she married a local lawyer, Henry Munroe Rogers. After seven successful years, and following her marriage, Clara Barnett Rogers ended her concert career, without, however, abandoning her studies and interest in music. It was during that period, that she began to devote herself to composition, for which she had shown a great attraction from an early age, and in 1902 she was appointed a professor at the New England Conservatory of Music. She thus engaged in her incredible musical production. Most of her compositions are songs that use selected texts and which she effectively situates within the tradition of German Romanticism, then prevailing. She also composed sonatas for violin and cello and a string quartet. Barnett Rogers also combined musical and theoretical composition and wrote several books on the art of singing, as well as a three-volume autobiography. She died in Boston on March 8, 1931.

Clara Kathleen Barnett Rogers and her guests in her Boston salon

A British-American singer, composer, and pedagogue, Clara was a highly regarded artist of her time and decidedly prolific. She composed nearly 100 songs for voice and wrote six treatises on the pedagogy of singing such as the aforementioned The Philosophy of Singing (1893), and again Dreaming True (1899), My Voice and I (1910), Your Voice and You (1925), and Clearcut Speech in Song (1927). Clara Kathleen Rogers crossed a number of boundaries that the patriarchal culture of her time tried to impose on her. As an opera singer she was not exempt from criticism, as evidenced by a remark by Carlo Rosa who said to her, "If you had only two more notes in your voice you would be one of the great artists of the world," yet this did not prevent her from a successful career in Europe and America, performing some of the best-known and most relevant roles on the world opera scene. And in particular, as a composer, the impossibility for a woman of acces to courses of study, did not interrupt her interest in composition, demonstrated since childhood.

Knowing about her experience helps us, therefore, to consolidate a thought. Just as in the field of literature women were long precluded from signing their works, without preventing them from creating them, so in the field of music it was unthinkable that a woman could compose, generate lyrics and complex scores. Yet, Clara Kathleen Rogers did not limit herself to performing works written by men, devoting herself to the art that fascinated her most and stamping her original signature on the world stage. One could say, metaphorically, that she broke the sound barrier, that taboo, a child of a male-centered system, which considered creative art of the intellect as the exclusive preserve of men, even in the world of music.


Traduzione spagnola

Francesco Rapisarda

En la persona de Clara Rogers coexistieron al menos tres grandes aptitudes diferentes: para la composición, para el canto y para la enseñanza de la música, pero también fue autora de libros de pedagogía musical. Clara Kathleen Barnett nació el 14 de enero de 1844 en Cheltenham, Inglaterra, en la que podríamos considerar una familia de artistas. Su padre, John Barnett, compositor de la célebre obra The Mountain Sylph, es considerado el “padre de la ópera inglesa” y su primo fue el compositor alemán Giacomo Meyerbeer. Ella también muestra un interés precoz por la composición: después de estudiar en casa con sus padres y después de mudarse a Alemania, a los 13 años se convierte en la estudiante más joven jamás admitida en el Conservatorio de Leipzig. Allí conoce a personalidades conocidas del mundo de la música: estudia piano con Moscheles y Plaidy, teoría con Papperitz y Richter, conjuntos con David y Rietz y canto con Goetze, pero no estudia composición, sector que en aquel entonces era inaccesible para las mujeres.

Después de graduarse en 1860 con la nota máxima, Clara continuó sus estudios con Hans von Bülow y comenzó su carrera como cantante. Debutó en Turín en 1863 en el papel de Isabella, en la obra Roberto el Diablo de Meyerbeer, con el nombre artístico de Clara Doria. Posteriormente actuó en Génova, Livorno, Florencia y Nápoles, en Lucia di Lammermoor, en Maria di Rohan, donde canta el papel de la protagonista, en La Sonnambula, La Vestale y Rigoletto. Deja Italia para dirigirse a Londres, donde destaca en los escenarios durante cinco años. Después de consolidar su carrera operística en Europa, se traslada a Estados Unidos, con Carl Rosa y Parepa, propietarios de la Parepa-Rosa Opera Company, quienes, después de asegurar a los Barnett que su hija estaría a salvo con ellos, logran reclutarla para su segunda temporada estadounidense. Debuta, así, el 4 de octubre de 1871 en la New York Academy of Music en The Bohemian Girl (La chica bohemia) y posteriormente canta en los papeles de Donna Elvira en Don Giovanni, de la Condesa en Le nozze di Figaro, de Marcellina en Water Carrier y de Camilla en Zampa o La sposa di marmo. Añade a su repertorio el personaje masculino de Jemmy en una edición de Guillermo Tell en italiano y Madeleine junto a Theodore Wachtel en un extracto en alemán del Postillon de Longjumeau (El postillón de Lonjumeau), obra de Adolphe Adam hoy casi olvidada.

También actúa en Boston y Filadelfia entre 1872 y 1873, cantando con la compañía Maretzek, y forma parte de la vibrante comunidad artística de la ciudad, entablando amistades con Amy Beach, Margaret Ruthven Lang y el poeta Henry Wadsworth Longfellow, cuyo poema aparecerá en la portada de uno de sus libros de pedagogía musical: The Philosophy of Singing. Tras abandonar el escenario de la ópera, en Boston actúa principalmente como soprano solista de la Trinity Church y ahí, el 24 de abril de 1878, se casa con un abogado local, Henry Munroe Rogers. Después de siete años de éxitos, Clara Barnett Rogers terminó su carrera de concertista, pero sin dejar de lado sus estudios y su interés por la música: de hecho en ese período comenzó a dedicarse a la composición, por la que había manifestado gran atracción desde muy joven, y en 1902 fue nombrada “profesora” en el New England Conservatory of Music. Así comienza su increíble producción musical: la mayoría de sus composiciones son canciones que utilizan letras escogidas y que ella sitúa eficazmente dentro de la tradición del Romanticismo alemán, imperante en aquel entonces. También compone una sonata para violín y piano, una sonata para violonchelo y piano, dos cuartetos para arcos y cuatro obras para piano. También combina la composición musical con la teórica y escribe varios libros sobre el arte del canto, además de una autobiografía en tres volúmenes. Muere en Boston el 8 de marzo de 1931.

Clara Kathleen Barnett Rogers y sus invitados en su salón de Boston

Cantante, compositora y pedagoga angloamericana, Clara fue una artista muy apreciada en su época y decididamente prolífica: compuso casi 100 canciones para voz y escribió seis tratados sobre la pedagogía del canto, como The Philosophy of Singing (1893), Dreaming True (1899), My Voice and I (1910), Your Voice and You (1925) y Clearcut Speech in Song (1927). Clara Kathleen Rogers traspasó una serie de límites que la cultura patriarcal de la época había intentado imponerle. Como cantante de ópera, no quedó exenta de críticas, como demuestra la observación de Carlo Rosa, quien le dijo: «Si tuvieras dos notas más en tu voz, serías una de las grandes artistas del mundo», sin embargo, esto no impidió su exitosa carrera entre Europa y Estados Unidos, interpretando algunos de los papeles más conocidos y relevantes de la escena operística mundial. Y, en particular, como compositora, la imposibilidad de acceder a los estudios oficiales como mujer, no interrumpió su interés por la composición, demostrado desde niña.

Conocer su experiencia me ha ayudado a consolidar una reflexión: como en la literatura durante mucho tiempo se ha negado a las mujeres la posibilidad de firmar sus obras, sin por ello impedirles crearlas, así en el campo de la música era impensable que una mujer pudiera componer, generar letras y partituras de notas. No obstante, Clara Kathleen Rogers no se limitó a interpretar con su voz las obras compuestas por hombres: se podría decir, metafóricamente, que rompió el muro del sonido, ese tabú, hijo de un sistema androcéntrico, que ponía el logos, el arte creativo del intelecto, como dominio exclusivo de los hombres, incluso en el mundo de la música, dedicándose al arte que más la fascinaba e imprimiendo en el escenario mundial su firma original.

Nina Simone
Simona Guerrini




Giulia Tassi

 

Eunice Kathleen Waymon nasceva a Tyron, nella Carolina del Nord; correva l'anno 1933 e il clima di segregazione razziale pesava fortemente in quegli anni, nel sud degli Stati Uniti, ed era tale che Eunice dovette adeguarsi ai dettami imposti alla sua etnia. Sesta di otto figli, iniziò a suonare il pianoforte all'età di tre anni, mostrando quindi sin da piccolissima propensione allo studio della musica; a sei anni ebbe ufficialmente inizio la sua formazione classica. Eunice crebbe in una famiglia decisamente religiosa, la madre era un membro molto attivo della chiesa e della comunità locale; la giovanissima pianista aveva iniziato a esibirsi al pianoforte e all'organo in chiesa – dove cantava e suonava assieme alle sorelle – e venne infatti notata da un'insegnante di pianoforte che la prese sotto la sua ala, Mrs. Mazzanovich, che verrà poi definita dalla cantante come la sua “madre bianca”. Con il contributo economico della sua comunità, che istituì una fondazione destinata a giovani talenti che non potevano permettersi gli studi superiori e che volle quindi sostenerne le doti, la ragazza intraprese gli studi alla Juilliard di New York; tuttavia, nonostante la dedizione e la ferrea disciplina con cui Eunice affrontò in quegli anni lo studio del pianoforte e in generale nonostante la sua formazione da musicista classica, nel 1950 vide respinta la sua successiva domanda per una borsa di studio in musica al Curtis Institute di Philadelphia; la motivazione era chiaramente legata alla sua etnia. Seguendo, quindi, l'esempio di Billie Holiday, la ragazza si trasferì ad Atlantic City, dove trovò lavoro come pianista in un locale notturno, il Midtown Bar and Grill, dove prese il nome d'arte di Nina Simone: il primo era il nome con cui la chiamava il fidanzato dell'epoca mentre Simone era un riferimento a Simone Signoret, famosa attrice francese.

Inizialmente Nina era solita eseguire brani tratti dal repertorio pianistico classico e dalla tradizione gospel; tuttavia, pena il licenziamento, le fu richiesto dal proprietario del locale di esibirsi anche come cantante: fu questo l'inizio della Nina Simone che passerà alla storia della musica come una delle cantanti più influenti di tutti i tempi e che nel 2000 vincerà un Grammy alla carriera.

Nina Simone nel 1968

Nina Simone si avvicinerà al repertorio Blues e Jazz solamente tre anni dopo le esibizioni nel locale di Atlantic City. Arriviamo al brano I loves you, Porgy, primo vero successo della cantante; lavorando al Midtown Bar conobbe Jerry Fields, il suo primo agente; si trasferì quindi a New York, dove di giorno lavorava come cameriera e la sera incideva febbrilmente nuovi brani: è infatti del 1959 il primo album, Little blue girl, stesso anno in cui venne a mancare Billie Holiday: i cultori del genere trovarono in Nina un degno astro nascente. Non solo estremamente dotata a livello musicale ma anche spiccatamente carismatica, il suo modo di gestire il palco e di intrattenere il rapporto col pubblico durante i live era sorprendente e non poté passare inosservato: così grande era la sua influenza sul pubblico che le venne attribuito il nome di High Priestess of Soul ovvero la grande sacerdotessa dell'anima. Qualche anno più tardi – era il 1960 – conobbe quello che divenne poi suo manager e futuro marito, Andrew Strout, dalla cantante definito come il “miglior manager del mondo”. Il 1960 fu l'anno di debutto del singolo che la portò al successo: Ain't Got No, I Got Life, che si classificò al secondo posto nel Regno Unito; in seguito, nel corso degli anni Sessanta iniziò a incidere per l'etichetta discografica Phillips, con la quale pubblicò brani che divennero poi dei veri e propri inni contro il razzismo come Old Jim Crow e Mississppi Goddam. Il rapporto tra i due si fece negli anni piuttosto turbolento e instabile, ma il matrimonio avvenne nel 1961 e nove mesi più tardi nacque la figlia Lisa; proprio a causa della gestione degli aspetti della maternità e di quelli lavorativi nacquero ulteriori attriti tra i due: Nina era felice di fare la madre ma il marito-manager la spronava a essere sempre più produttiva e a incidere maggiormente.

Le lotte e gli scontri per l'affermazione dei diritti civili dei neri si fecero particolarmente accesi in quegli anni; la cantante divenne un'attivista, la causa fu un'inesauribile fonte per la sua attività espressiva musicale; dare voce a chi non ne aveva o non ne aveva abbastanza. La sua musica era uno specchio dei conflitti che dilaniavano gli Stati Uniti in quegli anni: lei stessa ne diede la definizione di Black Classical Music, a indicare il “melting pot” di generi e influenze culturali, sociali, politiche che andavano a prendere corpo nei suoi brani: un mix di musica classica, gospel, Blues e Jazz, ma anche di folk e ballate: ricordiamo la celebre Strange Fruit interpretata memorabilmente da Billie Holiday, da lei ripresa. Questa ballad ha il merito di aver riportato all'attenzione generale gli orrori perpetrati dalla comunità bianca ai danni della popolazione nera americana. Restando in tema di diritti civili, una canzone femminista ed emblematica è Four Women, in cui l'autrice esplora tramite il racconto dei sentimenti di quattro donne la condizione delle nere in America, che per sopravvivere devono adeguarsi come schiave, o della loro bellezza o della loro situazione sociale. La contestazione divenne per Nina Simone la ragione della sua arte e della sua vita. Sviluppò un connubio con Martin Luther King, condividendo il pensiero di figure come Malcolm X, James Baldwin, Lorraine Hansberry, arrivando così a una visione politica sempre più radicale che contribuì ad acuire i problemi col marito, che come manager aveva una visione eccessivamente commerciale secondo la cantante. Altro brano degno di nota e poco diffuso in quel periodo a causa del titolo è Mississippi Goddam.

Nina Simone nel 1965

Nel 1968, quando Martin Luther King venne assassinato, Nina Simone decise di divorziare e di trasferirsi alle Barbados, poi in Liberia, in Africa. Gli album e i brani della cantante vennero raramente fatti conoscere in questo momento negli Usa, da lei ribattezzati “United Snakes of America”; ad esempio, l'album Baltimore che uscì nel 1978. Abbandonò gli Stati Uniti accusando l'Fbi e la Cia di essere colpevoli delle discriminazioni in atto e di non agire contro il razzismo. La situazione psicologica ed economica della cantante iniziò a crollare velocemente; l'attività concertistica e di scrittura cessò. Nina Simone continuerà a spostarsi in quegli anni, trasferendosi poi in Egitto, in Turchia, in Olanda, in Svizzera e infine in Francia, ad Aix-en Provence e a Parigi; a causa di esigenze economiche riprese a esibirsi, dopo che per un periodo si erano perse le sue tracce: ecco infatti che nel 1976 comparve al Festival Jazz di Montreaux in Svizzera; in quest'occasione il pubblico la accolse con entusiasmo e calore ma divenne chiaro al contempo che qualcosa era cambiato. Le venne diagnosticata una forma di bipolarismo, tenuta a bada da alcuni farmaci. Del 1978 è l'album Baltimore che segna un ritorno della cantante all'attività discografica; nel 1980 la casa di moda Chanel usò il brano My Baby Just Cares for Me in uno spot pubblicitario, contribuendo in questo modo alla riscoperta della musica di Nina Simone, che divenne quindi un'icona del Jazz; il brano entrò nelle classifiche inglesi senza che all'interprete venisse riconosciuto alcun diritto.

Nel 1985, dopo una serie di ristampe e di articoli relativi ai suoi album, Simone si ripresentò con un nuovo Lp, Nina's back, seguito da Live & Kickin'. Morì a Carry-Le-Rouet nel 2003 a seguito di un peggioramento di salute dovuto al cancro al seno, all'età di settant'anni. Le ceneri vennero sparse in diverse parti dell'Africa, come gesto di ricongiungimento con la terra degli avi, secondo la sua volontà.

Nina Simone durante un concerto a Morlaix, Francia, nel maggio 1982

Nina Simone ha fatto della causa dei diritti civili del popolo nero e delle donne la ragione della sua arte e della sua vita; la musica che ha scritto era nutrita dal desiderio di raccontare e contrastare le ingiustizie che in quegli anni si perpetravano negli Stati Uniti. Proprio grazie a figure profondamente radicate nella cultura Blues, come Billie Holiday e Bessie Smith, Nina Simone poté raccogliere l'eredità di un'esperienza di vita trasmessa anche grazie alla materia musicale. La cantante incise lungo la sua carriera oltre trenta album, ricevendo importanti riconoscimenti dentro e fuori dagli Stati Uniti.«All I want is equality, For my sister, my brother, my people, and me».


Traduzione francese

Guenoah Mroue

Eunice Kathleen Waymon est née à Tyron, en Caroline du Nord; l’année 1933 et le climat de ségrégation raciale pesait lourdement dans ces années-là, dans le sud des États-Unis, et était telle qu’Eunice qui a dû s’adapter aux exigences imposées à son ethnie. Sixième de huit enfants, elle commence à jouer du piano à l’âge de trois ans, montrant ainsi une propension très faible à étudier la musique; à six ans, elle commence officiellement sa formation classique. Eunice a grandi dans une famille religieuse, sa mère était un membre très actif de l’église et de la communauté locale; la très jeune pianiste avait commencé à jouer au piano et à l’orgue à l’église - où elle chantait et jouait avec ses sœurs - et elle fut remarquée par un professeur de piano qui la prit sous son aile, Mrs. Mazzanovich, qui sera plus tard définie par la chanteuse comme sa "mère blanche". Avec la contribution financière de sa communauté, qui créa une fondation destinée aux jeunes talents qui ne pouvaient se permettre d’études supérieures et qui voulut donc soutenir ses talents, elle entreprit ses études à Juilliard de New York; cependant, malgré le dévouement et la discipline sans faille avec lesquels Eunice a affronté l’étude du piano au cours de ces années et en général malgré sa formation de musicien classique, en 1950, sa candidature pour une bourse de musique au Curtis Institute de Philadelphie a été rejetée ; la motivation était clairement liée à son origine ethnique. Suivant l’exemple de Billie Holiday, la jeune fille déménagea à Atlantic City, où elle trouva un emploi de pianiste dans une boîte de nuit, le Midtown Bar and Grill, où elle prit le nom artistique de Nina Simone : Le premier était le nom du petit ami de l’époque, tandis que Simone était une référence à Simone Signoret, célèbre actrice française.

Initialement, Nina avait l’habitude de jouer des morceaux du répertoire de piano classique et de la tradition gospel; cependant, sous peine de licenciement, le propriétaire du restaurant lui a demandé de se produire également en tant que chanteuse : Ce fut le début de Nina Simone qui entrera dans l’histoire de la musique comme l’une des chanteuses les plus influentes de tous les temps et qui gagnera un Grammy à la carrière en 2000.

Nina Simone en 1968

Nina Simone n’abordera le répertoire Blues et Jazz que trois ans après les représentations dans le club d’Atlantic City. Nous arrivons à la chanson I loves you, Porgy, premier vrai succès de la chanteuse; travaillant au Midtown Bar, elle fit la connaissance de Jerry Fields, son premier agent; puis elle s’installa à New York, où elle travaillait de jour comme serveuse et le soir elle y chantait fébrilement de nouveaux morceaux : En effet, en 1959, le premier album, Little blue girl, la même année que la mort de Billie Holiday : les amateurs du genre ont trouvé en Nina une étoile naissante digne de ce nom. Non seulement extrêmement douée au niveau musical mais aussi très charismatique, sa façon de gérer la scène et d’entretenir la relation avec le public pendant les concerts était surprenante et ne put passer inaperçue : si grande était son influence sur le public qu’on lui attribua le nom de High Priestess of Soul ou la grande prêtresse de l’âme. Quelques années plus tard - c’était en 1960 - elle a connu celui qui est devenu son manager et futur mari, Andrew Strout, par la chanteuse définie comme le "meilleur manager du monde". 1960 est la première année du succès du single : Ain’t Got No, I Got Life, qui se classe deuxième au Royaume-Uni, puis commence à enregistrer pour le label Phillips dans les années 1960, avec laquelle elle a publié des chansons qui sont devenues de véritables hymnes contre le racisme comme Old Jim Crow et Mississppi Goddam. La relation entre les deux a été plutôt turbulente et instable au cours des années, mais le mariage a eu lieu en 1961 et neuf mois plus tard, la fille Lisa est née; à cause de la gestion des aspects de la maternité et du travail, d’autres frictions sont nées entre les deux : Nina était heureuse d’être mère, mais le mari-manager l’encourageait à être de plus en plus productive et à jouer davantage.

Tant de luttes pour l’affirmation des droits civils des Noirs se firent particulièrement vives pendant ces années ; la chanteuse devint une activiste, la cause fut une source inépuisable pour son activité expressive musicale ; donner une voix à ceux qui n’en avaient pas ou n’en avaient pas assez. Sa musique était un miroir des conflits qui déchiraient les États-Unis dans ces années-là : elle en donna elle-même la définition de Black Classical Music, pour désigner le "melting pot" de genres et d’influences culturelles, sociales, politiques qui allaient prendre corps dans ses chansons : Un mélange de musique classique, gospel, Blues et Jazz, mais aussi de folk et de ballades : rappelons la célèbre Strange Fruit interprétée de façon mémorable par Billie Holiday, qu’elle a reprise. Cette ballade a le mérite d’avoir porté à l’attention générale les horreurs perpétrées par la communauté blanche au détriment de la population noire américaine. En ce qui concerne les droits civiques, une chanson féministe emblématique est Four Women, dans laquelle l’auteur explore à travers le récit des sentiments de quatre femmes la condition des noires en Amérique, qui doivent s’adapter comme esclaves pour survivre, ou de leur beauté ou de leur situation sociale. La contestation devint pour Nina Simone la raison de son art et de sa vie. Elle a développé une alliance avec Martin Luther King, partageant la pensée de personnalités telles que Malcolm X, James Baldwin, Lorraine Hansberry, arrivant ainsi à une vision politique de plus en plus radicale qui a contribué à aggraver les problèmes avec son mari, qui, en tant que manager, avait une vision trop commerciale selon la chanteuse. Mississippi Goddam est un autre morceau remarquable et peu répandu à cette époque en raison de son titre.

Nina Simone en 1965

En 1968, quand Martin Luther King a été assassiné, Nina Simone a décidé de divorcer et de déménager à la Barbade, puis au Libéria, en Afrique. Les albums et les chansons de la chanteuse ont rarement été présentés aux États-Unis, qu’elle a rebaptisés "United Snakes of America"; par exemple, l’album Baltimore qui est sorti en 1978. Elle a quitté les États-Unis en accusant le FBI et la CIA d’être coupables de discrimination et de ne pas agir contre le racisme. La situation psychologique et économique de la chanteuse a commencé à s’effondrer rapidement; l’activité de concert et d’écriture a cessé. Nina Simone continuera à se déplacer pendant ces années, s’installant ensuite en Égypte, en Turquie, en Hollande, en Suisse et enfin en France, à Aix-en-Provence et à Paris; en raison de besoins économiques, elle recommence à se produire, après avoir perdu pendant un certain temps sa trace : En 1976, elle est apparue au Festival de Jazz de Montreaux en Suisse; à cette occasion, le public l’a accueillie avec enthousiasme et chaleur mais il est devenu clair en même temps que quelque chose avait changé. On lui a diagnostiqué une forme de bipolarité contrôlée par certains médicaments. En 1980, la maison de mode Chanel utilise la chanson My Baby Just Cares for Me dans une publicité, contribuant ainsi à la redécouverte de la musique de Nina Simone, elle devint alors une icône du Jazz ; le morceau entra dans les charts anglais sans que l’interprète ne soit reconnu aucun droit.

En 1985, après une série de rééditions et d’articles relatifs à ses albums, Simone revient avec un nouveau Lp, Nina, suivi de Live & Kickin'. Elle est décédé à Carry-Le-Rouet en 2003 à la suite d’une détérioration de sa santé due au cancer du sein à l’âge de 70 ans. Les cendres furent dispersées dans différentes parties de l’Afrique, comme geste de réunion avec la terre des ancêtres, selon sa volonté.

Nina Simone lors d'un concert à Morlaix, France, en mai 1982

Nina Simone a fait de la cause des droits civils du peuple noir et des femmes la raison de son art et de sa vie; la musique qu’elle a écrite était nourrie par le désir de raconter et de contrer les injustices qui se perpétraient aux États-Unis au cours de ces années. C’est grâce à des figures profondément enracinées dans la culture Blues, comme Billie Holiday et Bessie Smith, que Nina Simone a pu recueillir l’héritage d’une expérience de vie transmise aussi grâce à la matière musicale. La chanteuse a enregistré plus de trente albums tout au long de sa carrière, recevant d’importantes distinctions aux États-Unis et ailleurs. «All I want is equality, For my sister, my brother, my people, and me».


Traduzione inglese

Syd Stapleton

Eunice Kathleen Waymon was born in Tyron, North Carolina in 1933, and had to adapt to the dictates imposed on her ethnicity. The practice of racial segregation was strongly in force in those years in the southern United States. The sixth of eight children, she began playing the piano at the age of three, showing a propensity for studying music from a very early age. Her classical training officially began when she was six years old. Eunice grew up in a decidedly religious family, her mother being a very active member of the local church and religious community. The very young pianist had begun performing by playing the piano and organ in church - where she played and sang along with her sisters. She was noticed by a piano teacher who took her under her wing, Mrs. Mazzanovich, who would later be referred to by the singer as her "white mother." With the financial support of her community, which had set up a foundation intended for young talents who could not afford higher studies and wanted to support her talent, the girl embarked on her studies at Juilliard in New York. However, despite the dedication and iron discipline with which Eunice approached her piano studies in those years, and in general despite her training as a classical musician, in 1950 she saw her subsequent application for a scholarship in music at the Curtis Institute in Philadelphia rejected for reasons related to her ethnicity. Following Billie Holiday's example, she moved to Atlantic City, where she found work as a pianist in a nightclub, the Midtown Bar and Grill, where she took the stage name of Nina Simone. “Nina” was the name she was called by her boyfriend of the time, while “Simone” was a reference to Simone Signoret, a famous French actress and writer.

Initially Nina performed pieces from the classical piano repertoire and the gospel tradition. However, threatened with dismissal, she was required by the owner of the venue to start performing as a singer as well. This was the beginning of the Nina Simone who would go down in music history as one of the most influential singers of all time, and who would win a Grammy for lifetime achievement in 2000.

Nina Simone in 1968

Nina Simone approached the Blues and Jazz repertoire only after three years of work in the Atlantic City venue. This produced the song I Loves You, Porgy, the singer's first real success. Working at the Midtown Bar she met Jerry Fields, her first agent. She then moved to New York, where she worked as a waitress during the day and feverishly recorded new songs in the evenings. Her first album, Little Blue Girl, dates from 1959, the same year in which Billie Holiday died, and devotees of the genre found in Nina a worthy rising star. Extremely gifted musically but also distinctly charismatic, her way of handling the stage and engaging with the audience during live performances was astonishing and could not go unnoticed. So great was her influence on audiences that she was given the name The High Priestess of Soul. In 1960 she met the man who later became her manager, and husband, Andrew Strout, described by the singer as the "best manager in the world." 1960 was also the debut year of the hit single Ain't Got No / I Got Life, which became the #2 song in the U.K. Later in the 1960s, she began recording for the Phillips record label, through which she released songs that later became anthems against racism such as Old Jim Crow and Mississippi Goddam. The relationship between Simone and Strout became rather turbulent and unstable over the years, but the marriage took place in 1961 and nine months later their daughter Lisa was born. It was because of conflict between motherhood and work that the first frictions arose between the two. Nina was happy in the role of a mother but her husband-manager wanted her to be more and more productive in her musical career.

The struggles and clashes for the affirmation of black civil rights became particularly heated in those years. The singer became an activist, and the cause was an inexhaustible source of her musical expressive activity - giving voice to those who had nothing, or not enough. Her music became a mirror of the conflicts that were tearing the United States apart in those years. She gave it the title of Black Classical Music, indicating the "melting pot" of the cultural, social, and political influences that went into her songs - a mix of classical, gospel, Blues and Jazz, but also folk and ballads. We can recall the famous song Strange Fruit memorably interpreted by Billie Holiday, later revived by Nina Simone. This ballad was focused on bringing to general attention the horrors perpetrated on black Americans by whites. Staying on the subject of civil rights, a song that is also feminist and emblematic is Four Women, in which the songwriter explores the condition of black women in America through the story of the feelings of four women, who in order to survive must adapt as slaves, either to their beauty or to their social situation. For Nina Simone protest became the reason for her art and her life. She developed a union with Martin Luther King, sharing the thinking of figures such as Malcom X, James Baldwin, and Lorraine Hansberry (author of A Raisin in the Sun), thus arriving at an increasingly radical political vision that contributed to exacerbating problems with her husband, who as a manager had an excessively commercial and mainstream vision according to the singer. An especially noteworthy song that was not widespread at the time because of its title is Mississippi Goddam.

Nina Simone in 1965

In 1968, the year that Martin Luther King was assassinated, Nina Simone decided to divorce her husband and move to Barbados, then to Liberia, Africa. During this period the singer's albums and songs were rarely released in the U.S., which she dubbed the "United Snakes of America". As an example, the album Baltimore, which was released in 1978. She left the U.S. accusing the FBI and CIA of being guilty of ongoing discrimination and failing to act against racism. The singer's psychological and economic situation began to collapse quickly - both concert and writing activity ceased. Nina Simone continued to move around during those years, later moving to Egypt, Turkey, Holland, Switzerland, and finally to France, to Aix-en Provence and Paris. Due to economic needs, she resumed performing, after a period of absence. She appeared in 1976 at the Montreaux Jazz Festival in Switzerland. On that occasion the audience greeted her with enthusiasm and warmth, but it became clear at the same time that something had changed. She was diagnosed with a form of bipolarism, which was kept at bay by some medication. The 1978 album Baltimore marked a return of the singer to recording activity. In 1980 the fashion house Chanel used the song My Baby Just Cares for Me in a commercial, which then became a jazz icon, thus contributing to the rediscovery of Nina Simone's music. The song entered the British charts, but without Simone being given any rights to the income it produced.

In 1985, after a series of reissues and articles related to her albums, Simone resurfaced with a new LP, Nina's Back, followed by Live & Kickin'. She died at the age of 70, in Carry-Le-Rouet, France in 2003, after suffering deteriorating health due to breast cancer. Her ashes were scattered in different parts of Africa as a gesture of reunion with the land of her ancestors, according to Simone's wishes.

Nina Simone during a concert in Morlaix, France, in May 1982

Nina Simone made the cause of black and women's civil rights the reason for her art and her life. The music she wrote was nourished by a desire to report, and counter, the injustices that were being perpetrated in the United States in those years. It was thanks to figures deeply rooted in Blues culture, such as Billie Holiday and Bessie Smith, that Nina Simone was able to reap a legacy of a life experience that was also transmitted through music. The singer recorded more than thirty albums throughout her career, receiving major recognition inside and outside the United States. "All I want is equality, For my sister, my brother, my people, and me." (From Mississippi Goddam)


Traduzione spagnola

Francesco Rapisarda

Eunice Kathleen Waymon nació en Tyron, Carolina del Norte; era el año 1933 y el clima de segregación racial era fuerte en aquellos años en el sur de los Estados Unidos, hasta tal punto que Eunice tuvo que adaptarse a los dictámenes impuestos a su gente. Sexta de ocho hijos, comenzó a tocar el piano a la edad de tres años, demostrando así desde muy pequeña propensión al estudio de la música; a los seis años comenzó oficialmente su formación clásica. Eunice se crió en una familia decididamente religiosa, su madre era un miembro muy activo de la iglesia y de la comunidad local; la joven pianista había comenzado a tocar el piano y el órgano en la iglesia –donde cantaba y tocaba con sus hermanas– y una profesora de piano se dio cuenta de ella y la acogió bajo su ala, la señora Mazzanovich, a quien llamaría su “madre blanca”. Con la aportación económica de su comunidad, que creó una fundación para jóvenes talentos que no podían permitirse la educación superior y que, por lo tanto, quería apoyar a sus talentos, la joven comenzó sus estudios en la Juilliard de Nueva York. Sin embargo, a pesar de la dedicación y la férrea disciplina con que Eunice afrontó el estudio del piano en aquellos años y, en general, a pesar de su formación como música clásica, en 1950 le denegaron la solicitud de una beca de música en el Curtis Institute de Filadelfia: la motivación estaba claramente relacionada con su origen étnico. Siguiendo el ejemplo de Billie Holiday, la chica se mudó a Atlantic City, donde encontró trabajo como pianista en un club nocturno, el Midtown Bar and Grill, donde eligió el nombre artístico de Nina Simone: el primero era el nombre con el que la llamaba su novio de aquella época, mientras que Simone era una referencia a Simone Signoret, la famosa actriz francesa.

Al principio, Nina interpretaba canciones del repertorio de piano clásico y de la tradición góspel; no obstante, so pena el despido, el dueño del local le pidió que actuara también como cantante: este fue el comienzo de Nina Simone, la cual pasaría a la historia de la música como una de las cantantes más influyentes de todos los tiempos y que, en el año 2000, ganaría un Grammy.

Nina Simone en 1968

Nina Simone se acerca al repertorio de Blues y Jazz sólo tres años después de tocar en el club de Atlantic City. Llegamos a la canción I loves you, Porgy, primer auténtico éxito de la cantante; trabajando en el Midtown Bar conoció a Jerry Fields, su primer agente; luego se mudó a Nueva York, donde durante el día trabajaba como camarera y por la noche grababa febrilmente nuevas canciones: de hecho, el primer álbum, Little blue girl, es de 1959, el mismo año en que falleció Billie Holiday: los cultivadores del género encontraron en Nina una digna estrella emergente. No sólo muy dotada a nivel musical, sino también notablemente carismática, su manera de controlar el escenario y de entablar una relación con el público durante las actuaciones en directo era sorprendente y no podía pasar desapercibida: su influencia en el público era tan grande que se le atribuyó el nombre de High Priestess of Soul, es decir la gran sacerdotisa del alma. Unos años más tarde, en 1960, conoció a quien luego se convirtió en su manager y futuro esposo, Andrew Strout, a quien la cantante definió como el “mejor manager del mundo”. 1960 fue el año del estreno del sencillo que la llevó al éxito: Ain't Got No, I Got Life que alcanzó el número 2 en el Reino Unido; a continuación, en los años 60 comenzó a grabar para la discográfica Phillips, con la que publicó canciones que se convirtieron en verdaderos himnos contra el racismo, como Old Jim Crow y Mississippi Goddam. Con el paso del tiempo, la relación entre los dos se hizo bastante turbulenta e inestable, pero en 1961 se casaron y nueve meses después nació su hija Lisa; precisamente debido a la gestión de los aspectos de la maternidad y de los aspectos laborales, nacieron aún más fricciones entre los dos: Nina estaba contenta de ser madre, pero su marido-manager la impulsó a ser cada vez más productiva y a grabar cada vez más.

Las luchas y los enfrentamientos por la afirmación de los derechos civiles de los negros se agudizaron especialmente en aquellos años; la cantante se convirtió en una activista, la causa fue una fuente inagotable para su actividad expresiva musical; dar voz a quienes no la tenían o no tenían suficiente. Su música era un espejo de los conflictos que desgarraban a Estados Unidos en aquellos años: ella misma dio la definición de Black Classical Music para indicar el melting pot de géneros e influencias culturales, sociales, políticas que iban tomando cuerpo en sus canciones; una mezcla de música clásica, gógspel, Blues y Jazz, pero también de folk y baladas; recordemos la famosa Strange Fruit interpretada memorablemente por Billie Holiday y retomada por Nina. Esta balada tiene el mérito de llamar la atención sobre los horrores perpetrados por la comunidad blanca contra la población negra de los Estados Unidos. Siguiendo con el tema de los derechos civiles, una canción feminista y emblemática es Four Women, en la que la autora explora, a través de la narración de los sentimientos de cuatro mujeres, la condición de las mujeres negras en Estados Unidos, que deben conformarse con ser esclavas para sobrevivir, o con su belleza o condición social. La protesta se convirtió para Nina Simone en la razón de su arte y de su vida. Desarrolló una unión con Martin Luther King, compartiendo el pensamiento de figuras como Malcolm X, James Baldwin, Lorraine Hansberry, llegando así a una visión política cada vez más radical que contribuyó a empeorar los problemas con su marido, quien como manager tenía una visión excesivamente comercial según la cantante. Otro album sencillo notable y poco difundido en ese período debido al título es Mississippi Goddam.

Nina Simone en 1965

En 1968, cuando Martin Luther King fue asesinado, Nina Simone decidió divorciarse y mudarse a las Barbados, luego a Liberia, en África. Los álbumes y canciones de la cantante raramente se dieron a conocer en los Estados Unidos, a los que rebautizó como United Snakes of America; por ejemplo, el álbum Baltimore de 1978. Abandonó los Estados Unidos acusando al FBI y a la CIA de ser culpables de la discriminación y de no actuar contra el racismo. La situación psicológica y económica de la cantante comenzó a derrumbarse rápidamente; la actividad concertista y de composición cesaron. Nina Simone seguirá viajando a Egipto, Turquía, Holanda, Suiza y Francia (Aix-en-Provence y París). Por razones económicas, Nina Simone volvió a actuar después de haber desaparecido durante un tiempo: en 1976 apareció en el Festival de Jazz de Montreaux (Suiza). En aquella ocasión, el público la recibió con entusiasmo y calidez, pero al mismo tiempo se hizo evidente que algo había cambiado. Se le diagnosticó una forma de trastorno bipolar, mantenido bajo control con medicación. El álbum Baltimore de 1978 marca el regreso de la cantante a la industria discográfica; en 1980 la casa de moda Chanel utilizó la canción My Baby Just Cares for Me en un anuncio publicitario, contribuyendo así al redescubrimiento de la música de Nina Simone, la cual se convirtió de este modo en un icono del jazz.

En 1985, después de una serie de reimpresiones y artículos acerca de sus álbumes, Simone volvió con un nuevo LP, Nina's Back, seguido de Live & Kickin'. Murió en Carry-Le-Rouet en 2003 debido al deterioro de su salud como resultado de un cáncer de mama, a la edad de setenta años. Según su voluntad, las cenizas fueron esparcidas por varias partes de África, como gesto de reunificación con la tierra de los ancestros.

Nina Simone durante un concierto en Morlaix, Francia, en mayo de 1982

Nina Simone hizo de la causa de los derechos civiles de la población negra y de las mujeres la razón de su arte y de su vida; la música que escribió se nutría con el deseo de contar y contrarrestar las injusticias cometidas en Estados Unidos en aquellos años. Gracias a figuras profundamente arraigadas en la cultura del Blues, como Billie Holiday y Bessie Smith, Nina Simone pudo recoger el legado de una experiencia de vida transmitida también a través de la música. La cantante grabó más de 30 álbumes a lo largo de su carrera, recibiendo importantes reconocimientos dentro y fuera de los Estados Unidos. «All I want is equality, For my sister, my brother, my people, and me».

 

Dinah Washington
Chiara Giacomelli




Giulia Tassi

 

Dinah Washington, all’anagrafe Ruth Lee Jones, è stata una cantante statunitense di grande talento, indubbiamente considerata una delle voci più influenti nella storia del blues, tanto da venir soprannominata dall’opinione pubblica "The Queen of the Blues”. Tanto amata quanto criticata per via del suo carattere ostinato e della sua vivace vita privata, non si possono però negare le sue grandi doti artistiche e l’unicità della sua voce penetrante, capace di trasmettere forti emozioni e di adattarsi perfettamente ai vari generi musicali.

Nata il 29 agosto 1924 a Tuscaloosa, Alabama, la piccola Ruth trascorre un’infanzia che è molto lontana dall’essere spensierata: a causa della sfavorevole situazione socio-economica della popolazione afroamericana negli Stati del Sud e dei primi segnali della grande crisi che di lì a poco avrebbe interessato l’intero continente, quando ha soli tre anni la famiglia si trasferisce a Chicago, in cerca di una condizione meno precaria. Pochi i ricordi della cantante statunitense legati a quel periodo: un padre assente, dedito al gioco d’azzardo e privo di un’occupazione stabile, e una madre che, invece, è costretta a lavorare senza sosta per mantenere la famiglia. Per questo motivo Ruth viene spesso affidata alla parrocchia, luogo che, soprattutto nelle grandi città, diventa centro di supporto e di assistenza per le persone bisognose. Qui, finalmente, la svolta: Ruth non è più sola. La Chiesa e la religione diventano un importante punto di riferimento, grazie al quale scopre quella che sarà la sua più grande passione: il canto. A soli dieci anni, infatti, fa già parte del coro della chiesa di St. Luke, dove diventa presto leader e pianista. Durante il giorno frequenta la DuSable High School per studiare musica con il famoso programma di Walter Dyett, mentre la sera si esibisce in svariati night club, esordendo con il suo nome d’arte: Dinah Washington. È un mondo in cui si butta a capofitto e che l’accoglie a braccia aperte: a diciotto anni debutta ufficialmente al Garrick Stage Bar di Chicago e viene notata dal manager Joe Glaser. Costui la presenta a Lionel Hampton, noto direttore d’orchestra e protagonista del jazz degli anni Venti e Trenta, che presto la sceglie come vocalist.

Dinah Washington per la copertina del suo album “Birth of the Blues”

Nel 1943 Dinah Washington ― nome con cui, ormai, è univocamente conosciuta ― firma un contratto con la casa discografica Keynote e comincia a incidere i primi pezzi, affiancata da Hampton stesso, che ne scrive i testi, e Leonard Feather, critico musicale e storico del jazz, ma anche brillante musicista e arrangiatore. Dopo tre anni, per un breve periodo, decide di voler incidere da solista con l’etichetta Apollo Records, allo scopo di esplorare nuovi generi. Spostandosi quindi verso il rhythm and blues, comunemente chiamato R&B, sale in cima alle classifiche con brani come I Love You Yes I Do e It’s Too Soon to Know. È però lasciando l’orchestra di Hampton ed entrando nella prestigiosa Mercury Records nel 1948 che raggiunge il grande successo: con l’incisione di una strepitosa versione di West Side Baby, seguita da numerosissime reinterpretazioni dei più prestigiosi brani dell’epoca, scala qualsiasi classifica e diventa un’icona in tutti gli Stati Uniti. Secondo la critica, il miglior periodo jazz di Dinah Washington è quello che va dal 1954 al 1958, anni in cui si esibisce con i migliori musicisti del panorama musicale del tempo. Risale a questa fase, tra l'altro, la canzone Teach Me Tonight, premiata con il Grammy Hall of Fame Award 1999. È del 1958 la sua trionfale esibizione al famoso Newport Jazz Festival, resa celebre in seguito al documentario che ne è stato tratto, vincitore, per giunta, degli Academy Awards. In ogni caso, il più grande successo di Dinah Washington è senza dubbio la canzone What a Diff’rence a Day Makes, pubblicata nel 1959 e premiata come miglior performance R&B con il Grammy Award. L’album omonimo segna il passaggio dal blues al pop e, nonostante le critiche di chi snobba questo genere, è uno dei più venduti. Sull’onda della raggiunta popolarità, l’etichetta discografica esercita enormi pressioni sulla cantante per la continua pubblicazione di nuovi brani, e per un repertorio necessariamente meno impegnato e più commerciale.

Dinah Washington mentre canta Dinah Washington durante un’esibizione

Alla fine degli anni Cinquanta, Dinah è ormai un’artista affermata e una sex symbol per la popolazione afroamericana, ma è anche uno dei bersagli preferiti della stampa gossip dell’epoca per via della sua burrascosa vita privata: sette matrimoni, sei divorzi e numerose relazioni non ufficiali non passano certo inosservati. Mentre il pubblico continua ad adorarla, i rapporti di lavoro con l’etichetta discografica e con colleghi e colleghe sono sempre più tesi per via del suo carattere forte e volitivo. Accumulata una grande fortuna in pochi anni, specialmente per l’enorme sfruttamento della sua voce da parte della Mercury ― che la costringe alla sconsiderata quantità di 444 incisioni durante il periodo del contratto ― Washington si lancia nel mondo dell’imprenditoria musicale e acquista alcuni locali ad Harlem.

Dinah Washington nel 1962 Dinah Washington

Se nel 1961 l’estenuante contratto con la Mercury giunge al termine, le morbose attenzioni della stampa sulla sua vita privata non accennano affatto ad attenuarsi. Segue per la cantante un indispensabile periodo di pausa e di riflessione, con l’intento, tuttavia, di ritornare sulla scena già l’anno successivo. Purtroppo però, le pressioni sopportate negli anni precedenti, sia a livello lavorativo che a livello mediatico, l’avevano costretta all’assunzione di ansiolitici e medicinali anoressizzanti, danneggiando drammaticamente la sua psiche. L’idea di tornare in quel mondo che tanto la affascinava da bambina, però, ora la terrorizza: inizia a soffrire d’insonnia e a prendere sempre più medicinali, spesso in abbinamento all'alcol. È proprio un letale mix di pillole dietetiche e alcol a causare l’overdose che le toglie la vita a soli 39 anni, a pochi giorni dal Natale 1963.


Traduzione francese

Guenoah Mroue

Dinah Washington, Ruth Lee Jones, était une chanteuse américaine très talentueuse, sans doute considérée comme l’une des voix les plus influentes dans l’histoire du blues, et a été surnommée "The Queen of the Blues". Tant aimée que critiquée en raison de son caractère obstiné et de sa vie privée animée, on ne peut cependant nier ses grandes qualités artistiques et le caractère unique de sa voix pénétrante, capable de transmettre de fortes émotions et de s’adapter parfaitement aux différents genres musicaux.

Née le 29 août 1924 à Tuscaloosa, Alabama, la petite Ruth passe une enfance qui est loin d’être insouciante : en raison de la situation socio-économique défavorable de la population afro-américaine dans les États du Sud et des premiers signes de la grande crise qui allait bientôt toucher l’ensemble du continent, quand à seulement trois ans, la famille déménage à Chicago, à la recherche d’une condition moins précaire. Peu sont les souvenirs de la chanteuse américaine liés à cette période : un père absent, accro au jeu et sans emploi stable, et une mère qui, au contraire, est obligée de travailler sans relâche pour subvenir aux besoins de sa famille. C’est pourquoi Ruth est souvent confiée à la paroisse, lieu qui, surtout dans les grandes villes, devient un centre de soutien et d’assistance pour les personnes dans le besoin. Ici, enfin, la percée : Ruth n’est plus seule. L’Église et la religion deviennent un important point de référence, grâce auquel elle découvre ce qui sera sa plus grande passion : le chant. À seulement dix ans, elle fait déjà partie du chœur de l’église St. Luke, où elle devient rapidement chef et pianiste. Pendant la journée, elle étudie la musique avec le célèbre programme de Walter Dyett, tandis que le soir, elle joue dans plusieurs boîtes de nuit, commençant par son nom de scène : Dinah Washington. C’est un monde où elle se jette la tête la première et l’accueille à bras ouverts : à dix-huit ans, elle fait ses débuts officiels au Garrick Stage Bar de Chicago et elle est remarqué par le manager Joe Glaser. Celui-ci la présente à Lionel Hampton, chef d’orchestre bien connu et protagoniste du jazz des années 1920 et 1930, qui bientôt la choisit comme chanteuse.

Dinah Washington pour la pochette de son album « Birth of the Blues »

En 1943, Dinah Washington signe un contrat avec la maison de disques Keynote et commence à enregistrer les premières pièces, avec Hampton lui-même, qui en écrit les paroles, et Leonard Feather, critique musical et historien du jazz, mais aussi brillant musicien et arrangeur. Après trois ans, elle décide d’enregistrer en solo avec le label Apollo Records pour explorer de nouveaux genres. Elle se dirige ensuite vers le rhythm et le blues, communément appelé R&B, et se hisse au sommet des classements avec des chansons comme I Love You Yes I Do et It’s Too Soon to Know. C’est cependant en quittant l’orchestre de Hampton et en entrant dans le prestigieux Mercury Records en 1948 qu’elle obtient le grand succès : avec l’enregistrement d’une magnifique version de West Side Baby, suivie de nombreuses réinterprétations des plus prestigieuses chansons de l’époque, échelle tout classement et devient une icône dans tous les États-Unis. Selon la critique, la meilleure période jazz de Dinah Washington est celle de 1954 à 1958, où elle se produit avec les meilleurs musiciens du panorama musical de l’époque. La chanson Teach Me Tonight, lauréate du Grammy Hall of Fame Award 1999, a également été interprétée. En 1958, sa performance triomphale au célèbre Newport Jazz Festival, rendue célèbre à la suite du documentaire qui en a été tiré, vainqueur, par ailleurs, des Academy Awards. Quoi qu’il en soit, le plus grand succès de Dinah Washington est sans aucun doute la chanson What a Diff’rence a Day Makes, publiée en 1959 et récompensée comme la meilleure performance R&B avec le Grammy Award. L’album du même nom marque le passage du blues à la pop et, malgré les critiques de ceux qui snobent ce genre, il est l’un des plus vendus. En raison de sa popularité grandissante, le label exerce une pression énorme sur la chanteuse pour la publication continue de nouvelles chansons, et pour un répertoire nécessairement moins engagé et plus commercial.

Dinah Washington chante Dinah Washington lors d'une représentation

À la fin des années 1950, Dinah est désormais une artiste reconnue et un sex symbol pour la population afro-américaine, mais elle est aussi l’une des cibles préférées de la presse gossip de l’époque en raison de sa vie privée orageuse : Sept mariages, six divorces et de nombreuses relations non officielles ne passent pas inaperçues. Alors que le public continue de l’adorer, les relations de travail avec le label et avec ses collègues sont de plus en plus tendues en raison de son caractère fort et volontaire. Elle a accumulé une grande fortune en quelques années, particulièrement en raison de l’énorme exploitation de sa voix par Mercury qui la force à enregistrer 444 enregistrements au cours de la période du contrat, Washington se lance dans le monde de l’entrepreneuriat musical et achète quelques locaux à Harlem.

Dinah Washington nel 1962 Dinah Washington

Si en 1961 le contrat épuisant avec Mercury arrive à son terme, l’attention macabre de la presse sur sa vie privée ne semble guère s’atténuer. Une période de pause et de réflexion s’ensuit pour la chanteuse, avec l’intention toutefois de revenir sur la scène dès l’année suivante. Malheureusement, les pressions subies au cours des années précédentes, tant sur le plan professionnel que médiatique, l’avaient contrainte à prendre des anxiolytiques et des médicaments anorexifiants, endommageant dramatiquement son psychisme. L’idée de retourner dans ce monde qui la fascinait tant étant enfant, cependant, la terrifie maintenant : elle commence à souffrir d’insomnie et à prendre de plus en plus de médicaments, souvent en combinaison avec l’alcool. C’est un mélange mortel de pilules diététiques et d’alcool qui provoque l’overdose qui lui ôte la vie à seulement 39 ans, à quelques jours de Noël 1963.


Traduzione inglese

Syd Stapleton

Dinah Washington, born Ruth Lee Jones, was a gifted American singer, undoubtedly considered one of the most influential voices in the history of the blues, so much so that she was often dubbed "The Queen of the Blues". As beloved as she was, she was criticized because of her obstinate character and lively private life. However, there is no denying her great artistic gifts and the uniqueness of her piercing voice, capable of conveying strong emotions and adapting perfectly to diverse musical genres.

Born on August 29, 1924, in Tuscaloosa, Alabama, young Ruth spent a childhood that was far from carefree. Due to the unfavorable socio-economic situation of the African American population in the southern States and the first signs of the great crisis that would soon affect the entire continent, the family moved to Chicago when she was only three years old, in search of a less precarious condition. Some of the U.S. singer's memories related to that period were of an absent, gambling father with no stable employment, and a mother who, instead, was forced to work tirelessly to support the family. For that reason, Ruth was often entrusted to the local parish church, a place that, especially in large cities, had become centers of support and assistance for people in need. Here, finally, was a turning point - Ruth was no longer alone. Church and religion became an important reference point, thanks to which she discovered what would be her greatest passion - singing. At only ten years old, she was already part of the choir at St. Luke's Church, where she soon became a lead singer and pianist. During the day she attended DuSable High School to study music with Walter Dyett's famous program, while at night she performed in a variety of night clubs, debuting under her stage name - Dinah Washington. It was a world into which she threw herself and which welcomed her with open arms. At eighteen she made her official debut at the Garrick Stage bar in Chicago and was noticed by manager Joe Glaser. He introduced her to Lionel Hampton, a well-known conductor and jazz star of the 1920s and 1930s, who soon chose her as his vocalist.

Dinah Washington for the cover of her album “Birth of the Blues”

In 1943 Dinah Washington - the name by which, by then, she was uniquely known - signed a contract with the Keynote record company and began recording her first pieces, joined by Hampton himself, who wrote the lyrics, and Leonard Feather, a music critic and jazz historian, but also a brilliant musician and arranger. After three years, she decided she wanted to record solo on the Apollo Records label in order to explore new genres. Moving then toward rhythm and blues, commonly called R&B, she climbed to the top of the charts with songs such as I Love You Yes I Do and It's Too Soon to Know. It was, however, by leaving the Hampton Orchestra and joining the prestigious Mercury Records in 1948 that she achieved great success, with the recording of a stunning version of West Side Baby, followed by numerous reinterpretations of the most prestigious songs of the time. She climbed to the top of the charts again and became an icon throughout the United States. According to critics, Dinah Washington's best jazz period is from 1954 to 1958, years in which she performed with the best musicians in the music scene of the time. The song Teach Me Tonight, which was awarded the 1999 Grammy Hall of Fame Award, among others, dates from this phase. His triumphant performance at the famous Newport Jazz Festival, made famous as a result of the documentary that was made from it, and which won Academy Awards to boot, is from 1958. In any case, Dinah Washington's greatest success was undoubtedly the song What a Difference a Day Makes, released in 1959 and awarded the Grammy Award for Best R&B Performance. The album with that title marked her transition from blues to pop and, despite criticism from those who snub the genre, was one of the best-selling. On the wave of her achieved popularity, the record label exerted enormous pressure on the singer to continuously release new songs, and for a necessarily less engaging and more commercial repertoire.

Dinah Washington singing Dinah Washington during a performance

By the late 1950s, Dinah was an established artist and a sex symbol for the African American population, but she was also a favorite target of the gossip press of the time because of her stormy private life. Seven marriages, six divorces, and numerous unofficial relationships certainly didn’t go unnoticed. While the public continued to adore her, her working relationships with her record label and colleagues became increasingly strained because of her strong-willed character. Having amassed a large fortune in just a few years, especially due to Mercury's enormous exploitation of her voice - which forced her into the reckless number of 444 recordings during a contract period - Washington threw herself into the world of music entrepreneurship and bought a few venues in Harlem.

Dinah Washington in 1962 Dinah Washington

If the grueling contract with Mercury came to an end in 1961, the morbid press attention to her private life showed no sign of abating. A much-needed period of pause and reflection followed for the singer, who intended, nevertheless, to return to the scene as early as the following year. Unfortunately, however, the pressures she had endured in the previous years, both at work and in the media, had forced her to take medications for anxiety and anorexia, which dramatically damaged her psyche. The idea of returning to the world that so fascinated her as a child, however, then terrified her. She began to suffer from insomnia and to take more and more medication, often in combination with alcohol. It was a lethal mix of diet pills and alcohol that caused the overdose that took her life at just 39 years old, just days before the Christmas of 1963.


Traduzione spagnola

Claudio Ardita

Dinah Washington, cuyo verdadero nombre era Ruth Lee Jones, fue una cantante estadounidense de gran talento, calificada sin duda como una de las voces más influyentes de la historia del blues, hasta el punto de que el público la apodó The Queen of the Blues. Tan querida como criticada por su carácter obstinado y su agitada vida privada, su gran talento artístico y la singularidad de su penetrante voz, capaz de transmitir fuertes emociones y de adaptarse perfectamente a diversos géneros musicales, son innegables.

Nació el 29 de agosto de 1924 en Tuscaloosa, Alabama. La pequeña Ruth vive una infancia que dista mucho de ser tranquila: debido a la desfavorable situación socioeconómica de la población afroamericana en el sur de Estados Unidos y a los primeros indicios de la gran crisis que pronto afectaría a todo el continente, cuando ella sólo tenía tres años, su familia se trasladó a Chicago, en busca de una situación menos precaria. Son pocos los recuerdos de la cantante estadounidense de aquel período: un padre ausente, entregado al juego de azar y sin trabajo fijo, y una madre que, en cambio, se veía obligada a trabajar sin parar para mantener a la familia. Por eso, a menudo la dejaban en la parroquia, un lugar que, sobre todo en las grandes ciudades, se había convertido en centro de apoyo y asistencia para las personas necesitadas. De ahí en adelante, el gran cambio: Ruth ya no está sola: la Iglesia y la religión se convierten en un importante punto de referencia, a través del cual descubre la que será su mayor pasión: el canto. De hecho, con sólo diez años, ya forma parte del coro de la iglesia de San Lucas, donde pronto se convertirá en directora y pianista. Durante el día, asistía a la Dusable High School para estudiar música con el famoso programa de Walter Dyett, mientras que por la noche actuaba en varios clubes nocturnos, debutando con su nombre artístico: Dinah Washington. Fue un mundo al que se lanzó y que la acogió con los brazos abiertos: a los dieciocho años debutó oficialmente en el Garrick Stage Bar de Chicago y llamó la atención del manager Joe Glaser. Éste la presentó a Lionel Hampton, reconocido director de orquesta y estrella del jazz de los años veinte y treinta, que no tardó en elegirla como cantante.

Dinah Washington por la portada de su disco “Birth of the Blues”

En 1943, Dinah Washington –nombre con el que, a partir de entonces, era unánimemente conocida– firmó un contrato con la discográfica Keynote y empezó a grabar sus primeras canciones, ayudada por el propio Hampton, que escribía las letras, y por Leonard Feather, crítico musical e historiador del jazz que también era un brillante músico y arreglista. Al cabo de tres años, durante un breve periodo, decidió que quería grabar en solitario con el sello Apollo Records, con el fin de explorar nuevos géneros. Se acercó entonces al rhythm and blues, comúnmente llamado R&B, y escaló posiciones con canciones como I Love You Yes I Do y con It's Too Soon to Know. Cuando dejó la orquesta de los Hampton y se unió a la prestigiosa Mercury Records en 1948, Dinah alcanzó el éxito: con la grabación de una asombrosa versión de West Side Baby, a la que siguieron numerosas reinterpretaciones de las canciones más prestigiosas de la época, escaló posiciones y se convirtió en un icono en Estados Unidos. Según la crítica, el mejor periodo de jazz de Dinah Washington es el que va de 1954 a 1958, durante el cual actuó con los mejores músicos del panorama musical de la época. A dicho periodo pertenece, entre otras cosas, la canción Teach Me Tonight, con la que recibió en 1999 el Grammy Hall of Fame Award. Su triunfal actuación en el famoso Newport Jazz Festival, que alcanzó la fama posteriormente a través del documental derivado de este evento y ganó diversos Premios Óscar, se remonta a 1958. De todos modos, el mayor éxito de Dinah Washington es sin duda la canción What a Diff’rence a Day Makes, publicada en 1959, que ganó el Grammy a la mejor interpretación vocal de R&B. El álbum homónimo marcó el cambio de estilo del blues al pop y, a pesar de las críticas de quienes despreciaban este género, fue uno de los más vendidos. Aprovechando su popularidad, la discográfica ejerció una enorme presión sobre la cantante para que lanzara continuamente nuevas canciones, y para que su repertorio fuera necesariamente menos comprometido y más comercial.

Dinah Washington cantando Dinah Washington durante una actuación

A finales de los años 50, Dinah era una artista consolidada y un icono sexual para la población afroamericana, pero también era el blanco favorito de la prensa rosa de la época debido a su tumultuosa vida privada: siete matrimonios, seis divorcios y numerosas relaciones extraoficiales no pasaron ciertamente desapercibidos. Aunque el público seguía adorando su música, sus relaciones laborales con la discográfica y con sus compañeros y compañeras eran cada vez más tensas debido a su carácter fuerte y volitivo. Tras amasar una enorme fortuna en pocos años, sobre todo debido a la enorme explotación de su voz por parte de la Mercury –que la obligó a realizar la desconsiderada cantidad de 444 grabaciones durante el periodo del contrato–, Dinah Washington se lanzó al mundo del empresariado musical y compró algunos locales en Harlem.

Dinah Washington en 1962 Dinah Washington

Si por un lado el contrato agotador con Mercury llegó a su fin en 1961, por el otro la morbosa atención de la prensa sobre su vida privada no daba señales de disminuir en absoluto. La cantante se tomó un periodo de descanso y reflexión, con la intención de volver a los escenarios al año siguiente. Desafortunadamente, las presiones que había soportado en los años anteriores, tanto en el trabajo como en los medios de comunicación, la habían obligado a tomar ansiolíticos y medicamentos anorexígenos, que perjudicaron su psique. La idea de volver a ese mundo que tanto la fascinaba de niña ahora la aterrorizaba: empezó a sufrir insomnio y a tomar cada vez más medicamentos, a menudo en combinación con alcohol. Una mezcla letal de pastillas para adelgazar y alcohol provocó una sobredosis que acabó con su vida con sólo 39 años, pocos días antes de la Navidad de 1963.

 

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