Calendaria 2023 - Emily Greene Balch

Emily Greene Balch
Antonella Gargano




Tonka Uzu

 

Emily Greene Balch, cittadina statunitense, pacifista, scrittrice ed economista, attivista poliedrica, nel 1946, all’età di settantanove anni, è la terza donna a ricevere il Premio Nobel per la Pace su trentanove premi assegnati dal 1901, con la motivazione «per il suo lavoro permanente alla causa della pace». Dal 1936 era la Presidente onoraria internazionale della Women’s International League for Peace and Freedom.

Le donne attiviste, nel corso del tempo, nella maggior parte dei casi hanno avuto radici in ambienti borghesi illuminati, evangelici protestanti e quaccheri, ambienti nei quali le più determinate hanno potuto ottenere, non senza fatica, quella preparazione e consapevolezza necessarie per riuscire a superare tutti gli ostacoli posti al genere femminile per far sentire la propria voce nel dibattito politico dominato dagli uomini. Emily Greene Balch nasce in una facoltosa famiglia yankee l’8 gennaio del 1867 a Jamaica Plain, ora quartiere di Boston; il padre Francis V., avvocato di successo, è per un periodo segretario di un senatore degli Stati Uniti. Emily è tra le prime ragazze ad avere la possibilità di dedicarsi a studi di economia e sociologia in Europa e negli Stati Uniti. La “rete” tra donne caratterizza l’intera esperienza umana e professionale di Balch iniziando dalla madre, Ellen M. Noyes, dalla quale apprende l’amore per lo studio. Catherine Innes Ireland, di cui frequenta la scuola a Boston intorno ai tredici anni, le trasmette la fiducia nella possibilità delle donne di promuovere il cambiamento nelle comunità. Qui incontra quella che sarà l’amica di tutta la vita, Helen Cheever, anche se Emily in seguito rifiuterà la convivenza proposta da Helen per essere libera da legami di qualsiasi genere. Si laurea a Parigi e nel 1893 pubblica la sua ricerca Public Assistance of the Poor in France, che la introduce al lavoro accademico. Prosegue gli studi a Londra, Chicago e Berlino. All’università di quest’ultima città, prima donna ammessa a frequentarla, ha modo di osservare gli uomini il cui comportamento prevaricatore tanto le risulta insopportabile da farle rifiutare in seguito di lavorare in gruppi misti. Dal 1897 diventa docente di Economia politica e Scienze sociali nel college femminile d’élite "Wellesley” nel Massachusetts.

Nel 1910 pubblica Our Slavic Felow-Citizens, uno studio delle principali concentrazioni di genti slave in America e delle aree da cui erano emigrate. Dal 1915, dopo aver partecipato all’Aja al Congresso internazionale delle donne per la Pace, fonda insieme a Jane Addams una associazione di donne unite per opporsi alla guerra. Si avvicina anche a organizzazioni radicali in opposizione al governo tanto da essere accusata di propaganda anti-americana. Nel gennaio del 1919 il suo nome compare nella lista delle persone sovversive più pericolose d’America, la qual cosa porta il college “Wellesley” a rimuoverla dall’incarico. Questo non solo mina le sue ambizioni accademiche ma rappresenta anche l’impossibilità di raggiungere i ventuno anni di servizio necessari per ottenere la pensione. In una lettera al presidente del college, Emily scrive: «dovremmo seguire le vie di Gesù. L'economia americana è lontana dall'essere in armonia con i principi di Gesù che professiamo». Partecipa a due consigli comunali sull'infanzia e sull'urbanistica e a due commissioni statali sull'educazione industriale, sull'immigrazione e sul salario minimo per le donne; a movimenti per il suffragio femminile, per la giustizia razziale, per il controllo del lavoro minorile, per migliori salari e condizioni di lavoro. Rimasta senza una occupazione stabile, entra a far parte della redazione di una nota rivista di commento politico a indirizzo liberale: The Nation.

Nel 1919 l’associazione fondata con Jane Addams si trasferisce a Ginevra vicino alla Società delle Nazioni; la Women’s International League for Peace and Freedom (Wilpf) è una organizzazione internazionale di donne pacifiste pronte a far sentire la propria voce. La segretaria internazionale e tesoriera deve essere libera da impegni familiari e lavorativi, affidabile, efficiente, disposta a trasferirsi a Ginevra. Emily, candidata ideale, è dunque a Ginevra dal 1919 al 1922, succedendo, dal 1936, a Jane Addams come Presidente internazionale onoraria assumendone la guida locale e internazionale. Totalmente dedita agli impegni politici e sociali non lascia nella sua vita alcun tempo e spazio privato salvo concedersi di tanto in tanto il piacere di dipingere e di scrivere versi, fra cui quelli raccolti nella pubblicazione Il miracolo della vita. L’amica di sempre Helen Cheever nell’estate del 1921 la aiuta a uscire dall’esaurimento dovuto al pesante lavoro presso la segreteria della Wilpf. In quello stesso periodo Emily ha contatti con una comunità di quaccheri alla quale aderisce e dichiara che la religione è una delle cose più importanti della vita e il culto quacchero le appare quello che dà più spazio alla condivisione tra esseri umani. Si batte per l’uguaglianza razziale, per migliorare le condizioni di lavoratrici e lavoratori, delle persone immigrate, delle minoranze, delle donne, contro il lavoro minorile e contro la coscrizione obbligatoria. Contribuisce alla creazione di scuole indirizzate all'educazione alla pace con filiali in oltre cinquanta Paesi. Si impegna contro il razzismo pubblicando una serie di studi sull'immigrazione, la democrazia e la politica estera degli Stati Uniti verso Haiti e la Liberia. Critica pure le democrazie occidentali per non aver cercato di fermare l'espansionismo violento e le ideologie di Hitler in Germania e di Mussolini in Italia. Affronta un doloroso conflitto interiore quando gli eccessi aggressivi della politica nazista la portano a teorizzare la necessità di difendere i «diritti umani fondamentali spada alla mano».

Nel 1942 a Filadelfia, durante la cena dei suoi settantacinque anni, rimodula l’idea di pace che dice deve essere una pratica per comprendere e correggere le cause della guerra insite in un sistema socio-economico basato su principi imperialistici. Emily mette le proprie capacità intellettuali e accademiche al servizio dell’umanità mirando con la mediazione, il lavoro diplomatico e il riformismo ragionato, a richiedere tutele internazionali per una giusta distribuzione della ricchezza e dei prodotti necessari al benessere umano. La “cittadinanza globale” e l’apprendimento della cooperazione sono infatti, a suo dire, la base per superare i conflitti. Riceve il Nobel per la Pace nel 1946. Per motivi di salute lo ritira nel 1948 e lo accetta come riconoscimento a tutta la Wilpf cui donerà i soldi ricevuti. Nel discorso di accettazione ribadisce la necessità di superare i nazionalismi per raggiungere la pace internazionale; la sola possibilità per assicurare al mondo una pace duratura risiede nella capacità di interazione fra gli esseri umani. Afferma: «Non ci viene chiesto di credere in una qualche utopia o che un mondo perfetto sia appena dietro l’angolo. Ci viene chiesto di essere pazienti, poiché sulla strada innanzi a noi incontreremo inevitabilmente un progresso lento e incerto e di essere pronti a compiere un passo in avanti ogni qualvolta questo diviene possibile».

Dopo la Seconda guerra mondiale sostiene la creazione dell’Onu e dell’Unesco. L’amica Helen Cheever intanto le aveva fatto dono del corrispettivo annuo della pensione che Emily altrimenti non avrebbe mai ricevuto. Muore a Cambridge (Usa) a novantaquattro anni appena compiuti, il 9 gennaio 1961.

Traduzione francese
Guenoah Mroue

Emily Greene Balch, citoyenne américaine, pacifiste, écrivain et économiste, militante polyédrique, elle est la troisième femme à recevoir le Prix Nobel de la Paix sur trente-neuf prix décernés depuis 1901 « pour son travail permanent à la cause de la paix ». Depuis 1936, elle est présidente honoraire internationale de la Ligue internationale des femmes pour la paix et la liberté.

Les femmes activistes, au fil du temps, dans la plupart des cas ont pris racine dans les milieux bourgeois éclairés, évangéliques protestants et quakers, milieux dans lesquels les plus déterminées ont pu obtenir, et surement pas sans effort, cette préparation et cette conscience nécessaires pour réussir à surmonter tous les obstacles posés au genre féminin pour faire entendre sa voix dans le débat politique dominé par les hommes. Emily Greene Balch est née dans une riche famille yankee le 8 janvier 1867 à Jamaica Plain, aujourd’hui quartier de Boston ; son père Francis V., avocat à succès, il est pendant un temps secrétaire d’un sénateur américain. Emily est parmi les premières filles à avoir la possibilité de se consacrer à des études d’économie et de sociologie en Europe et aux États-Unis. Le "réseau" entre femmes caractérise toute l’expérience humaine et professionnelle de Balch en commençant par sa mère, Ellen M. Noyes, de qui elle hérite l’amour pour l’étude. Catherine Innes Ireland fréquente l’école à Boston vers l’âge de treize ans, elle lui transmet la confiance dans la capacité des femmes à promouvoir le changement dans les communautés. Là, elle rencontre l’amie de toute une vie, Helen Cheever, bien qu’Emily refuse plus tard la cohabitation proposée par Helen pour être libre de tout lien. Diplômée à Paris, elle publie en 1893 sa recherche Public Assistance of the Poor in France, qui l’initie au travail académique. Elle poursuit ses études à Londres, Chicago et Berlin. À l’université de cette dernière ville, première femme admise à la fréquenter, elle a l’occasion d’observer les hommes dont le comportement prévaricateur lui est si insupportable qu’elle lui fait refuser par la suite de travailler en groupes mixtes. À partir de 1897, elle devient professeur d’économie politique et de sciences sociales au collège féminin d’élite "Wellesley" dans le Massachusetts.

En 1910, elle publie Our Slavic Felow-Citizens, une étude des principales concentrations de peuples slaves en Amérique et des régions d’où elles ont émigré. À partir de 1915, après avoir participé à La Haye au Congrès international des femmes pour la paix, elle fonde avec Jane Addams une association de femmes unies pour s’opposer à la guerre. Elle se rapproche également des organisations radicales qui s’opposent au gouvernement au point d’être accusée de propagande anti-américaine. En janvier 1919, son nom apparaît sur la liste des personnes subversives les plus dangereuses d’Amérique, ce qui conduit le collège "Wellesley" à la révoquer. Non seulement cela mine ses ambitions académiques, mais cela représente aussi l’impossibilité d’atteindre les vingt et un ans de service nécessaires pour obtenir la retraite. Dans une lettre au président du collège, Emily écrit : «Nous devrions suivre les voies de Jésus. L’économie américaine est loin d’être en harmonie avec les principes de Jésus que nous professons». Elle participe à deux conseils municipaux sur l’enfance et l’urbanisme et à deux commissions étatiques sur l’éducation industrielle, l’immigration et le salaire minimum pour les femmes; à des mouvements pour le suffrage féminin, pour la justice raciale, pour le contrôle du travail des enfants, et pour de meilleurs salaires et conditions de travail. Sans emploi stable, elle rejoint la rédaction d’une revue de commentaire politique à orientation libérale, The Nation.

En 1919, l’association fondée avec Jane Addams déménage à Genève près de la Société des Nations ; la Ligue internationale des femmes pour la paix et la liberté (Wilpf: Women’s International League for Peace and Freedom) est une organisation internationale de femmes pacifistes prêtes à faire entendre leur voix. La secrétaire internationale et trésorière doit être libre de tout engagement familial et professionnel, fiable, efficace, prête à déménager à Genève. Emily, candidate idéale, est donc à Genève de 1919 à 1922, succédant, depuis 1936, à Jane Addams comme Présidente internationale honoraire en assumant la direction locale et internationale. Totalement dévouée aux engagements politiques et sociaux, elle ne laisse dans sa vie aucun temps et espace privé, sauf à se donner de temps en temps le plaisir de peindre et d’écrire des vers, parmi lesquels ceux rassemblés dans la publication Le miracle de la vie. L’amie de toujours Helen Cheever à l’été 1921 l’aide à sortir de l’épuisement dû au lourd travail au secrétariat de Wilpf. À la même époque, Emily a des contacts avec une communauté de quakers à laquelle elle adhère et déclare que la religion est l’une des choses les plus importantes de la vie et que le culte quaker lui apparaît comme celui qui donne le plus de place au partage entre humains. Elle se bat pour l’égalité raciale, pour améliorer les conditions des travailleuses et des travailleurs, des personnes immigrées, des minorités, des femmes, contre le travail des enfants et contre la conscription obligatoire. Elle contribue à la création d’écoles orientées vers l’éducation à la paix avec des filiales dans plus de cinquante pays. Elle s’engage contre le racisme en publiant une série d’études sur l’immigration, la démocratie et la politique étrangère des États-Unis vers Haïti et le Liberia. Elle critique également les démocraties occidentales pour ne pas avoir cherché à arrêter l’expansionnisme violent et les idéologies d’Hitler en Allemagne et de Mussolini en Italie. Elle affronte un douloureux conflit intérieur lorsque les excès agressifs de la politique nazie la conduisent à théoriser la nécessité de défendre les « droits humains fondamentaux épée dans la main ».

En 1942 à Philadelphie, lors du dîner de ses soixante-quinze ans, elle remodèle l’idée de paix qui dit qu’elle doit être une pratique pour comprendre et corriger les causes de la guerre inhérentes à un système socio-économique basé sur des principes impérialistes. Emily met ses capacités intellectuelles et académiques au service de l’humanité en visant par la médiation, le travail diplomatique et le réformisme raisonné, à exiger des protections internationales pour une juste distribution des richesses et des produits nécessaires au bien-être humain. La "citoyenneté mondiale" et l’apprentissage de la coopération sont en effet, selon elle, la base pour surmonter les conflits. Elle reçoit le prix Nobel de la paix en 1946. Pour des raisons de santé,elle le recupère en 1948 et l’accepte comme reconnaissance à toute la Wilpf à qui elle donnera l’argent reçu. Dans son discours d’acceptation, elle réaffirme la nécessité de surmonter les nationalismes pour parvenir à la paix internationale; la seule possibilité d’assurer au monde une paix durable réside dans la capacité d’interaction entre les êtres humains. Elle affirme: «On ne nous demande pas de croire en une utopie ou qu’un monde parfait est juste au coin de la rue. On nous demande d’être patients, car sur la route devant nous, nous rencontrerons inévitablement un progrès lent et incertain et d’être prêts à faire un pas en avant chaque fois que cela devient possible».

Après la Seconde Guerre mondiale, elle soutient la création de l’ONU et de l’Unesco. Pendant ce temps, son amie Helen Cheever lui a fait cadeau de la pension annuelle qu’Emily n’aurait jamais reçue autrement. Elle meurt à Cambridge (États-Unis) à quatre-vingt-quatre ans, le 9 janvier 1961.

Traduzione inglese
Syd Stapleton

In 1946 Emily Greene Balch, at the age of seventy-nine, became only the third woman to receive the Nobel Peace Prize, out of the thirty-nine awarded since 1901. She was a U.S. citizen, pacifist, writer, economist, and multifaceted activist, given the honor "for her permanent work in the cause of peace." Since 1936 she had been the honorary international president of the Women's International League for Peace and Freedom.

In most cases over time, women activists had their roots in enlightened bourgeois, evangelical Protestant and Quaker circles, environments in which the most determined were able to obtain, not without effort, the preparation and awareness necessary to succeed in overcoming all the obstacles placed in the way of the female gender making its voice heard in the male-dominated political debate. Emily Greene Balch was born into a wealthy Yankee family on Jan. 8, 1867, in Jamaica Plain, now a suburb of Boston. Her father, Francis V. Balch, was a successful lawyer and for a time secretary to a U.S. senator. Emily was among the first girls to have the opportunity to pursue studies in economics and sociology in Europe and the United States. The "network" among women characterizes Balch's entire human and professional experience, beginning with her mother, Ellen M. Noyes, from whom she learned her love of study. Catherine Innes Ireland, whose school she attended in Boston around the age of thirteen, imparted to her a belief in the possibility for women to promote change in their communities. Here she met what would be her lifelong friend, Helen Cheever, although Emily later rejected Helen's proposed cohabitation in order to be free of ties of any kind. She graduated from Bryn Mawr College in 1889, and went on to do graduate work in Paris. In 1893 she published her research as Public Assistance of the Poor in France, which introduced her to the academic world. She continued her studies in London, Chicago and Berlin. At the university in the latter city, the first woman admitted to attend, she had the opportunity to observe men whose untrustworthy behavior was so unbearable to her that she later refused to work in mixed groups. From 1897 she became a professor of political economy and social science at Wellesley College, an elite women's college in Massachusetts.

In 1910 she published Our Slavic Fellow-Citizens, a study of the main concentrations of Slavic peoples in America and the areas from which they had emigrated. By 1915, after attending the International Congress of Women for Peace in The Hague, she and Jane Addams founded an association of women united to oppose the war. She also became so closely involved in radical organizations in opposition to the U.S. government that she was accused of anti-American propaganda. In January 1919 her name appeared on the list of the most dangerous “subversives” in America, which led Wellesley College to remove her from office. This not only undermined her academic ambitions but also left her without the ability to attain the twenty-one years of service required to earn a pension. In a letter to the college president, Emily wrote, "we should follow the ways of Jesus. The American economy is far from being in harmony with the principles of Jesus that we profess." She participated in two municipal councils on children and city planning and two state commissions on industrial education, immigration, and a minimum wage for women, as well as in movements for women's suffrage, racial justice, child labor control, and better wages and working conditions. Left without steady employment, she joined the editorial staff of a well-known liberal-leaning political commentary magazine, The Nation.

In 1919 the association she had founded with Jane Addams moved to Geneva near the League of Nations. Called the Women's International League for Peace and Freedom (WILPF), it was an international organization of pacifist women ready to make their voices heard. The international secretary and treasurer had to be free of family and work commitments, reliable, efficient, and willing to relocate to Geneva. Emily, was the ideal candidate, and thus in Geneva from 1919 to 1922, succeeding, from 1936, Jane Addams as honorary international president and assuming local and international leadership. Totally devoted to political and social commitments, she left no private time and space in her life except for occasionally indulging in the pleasure of painting and writing verse, including those collected in the publication The Miracle of Life. In the summer of 1921, her lifelong friend Helen Cheever helped her through the exhaustion due to intense work at the WILPF secretariat. During that same period Emily had contact with a Quaker community which she joined. She declared that religious commitment is one of the most important things in life, and Quaker worship appeared to her to be the one that gave the most room for sharing between human beings. She fought for racial equality, to improve conditions for workers, immigrant people, minorities, and women, against child labor and against compulsory conscription. She contributed to the establishment of schools directed toward peace education with branches in more than fifty countries. She advocated against racism by publishing a series of studies on immigration, democracy and U.S. foreign policy toward Haiti and Liberia. He also criticized Western democracies for failing to try to stop the violent expansionism and ideologies of Hitler in Germany and Mussolini in Italy. She faced a painful inner conflict when the aggressive excesses of Nazi policy led her to theorize the need to defend "fundamental human rights sword in hand."

In 1942 in Philadelphia, during her seventy-fifth birthday dinner, she reshaped the idea of peace, which she said must be a practice for understanding and correcting the causes of war inherent in a socio-economic system based on imperialistic principles. Emily put her intellectual and academic skills at the service of humanity by aiming through mediation, diplomatic work and reasoned reformism to demand international safeguards for a just distribution of the wealth and the products necessary for human well-being. Indeed, "global citizenship" and learning to cooperate were, in her view, the basis for overcoming conflict. She was awarded the Nobel Peace Prize in 1946. For health reasons she actually received it in 1948 and accepted it in recognition of the entire WILPF, to which she donated the money from the prize. In her acceptance speech, she reiterated the need to overcome nationalism to achieve international peace. She asserted that the only way to ensure lasting peace for the world lies in the capacity for interaction among human beings. She stated, "We are not asked to believe in some utopia or that a perfect world is just around the corner. We are asked to be patient, for on the road ahead we will inevitably encounter slow and uncertain progress, and to be ready to take a step forward whenever that becomes possible."

After World War II she supported the creation of the UN and UNESCO. Her friend Helen Cheever meanwhile had made her a gift of an annual pension payment that Emily would otherwise never have received. She died on January 9, 1961in Cambridge, Massachusetts, USA, at the age of ninety-four years and one day.

Traduzione spagnola
Francesco Rapisarda

Emily Greene Balch, ciudadana estadounidense, pacifista, escritora y economista, activista poliédrica, en 1946, a la edad de setenta y nueve años, fue la tercera mujer en recibir el Premio Nobel de la Paz de los treinta y nueve premios adjudicados desde 1901, «por su trabajo permanente a la causa de la paz». Desde 1936 era presidenta honoraria internacional de la Liga Internacional de las Mujeres por la Paz y la Libertad.

Las mujeres activistas, a lo largo del tiempo, en la mayoría de los casos tuvieron origen en ambientes burgueses iluminados, evangélicos protestantes y cuáqueros, ambientes en los que las más determinadas pudieron obtener, no sin esfuerzo, esa preparación y conciencia necesarias para lograr superar todos los obstáculos que encontraba el género femenino para hacer oír su voz en el debate político dominado por los hombres. Emily Greene Balch nació en una familia yanqui adinerada el 8 de enero de 1867 en Jamaica Plain, ahora barrio de Boston; su padre, Francis V., un abogado de éxito, durante una temporada fue secretario de un senador de los Estados Unidos. Emily fue una de las primeras chicas que tuvieron la oportunidad de estudiar economía y sociología tanto en Europa como en los Estados Unidos. La “red” entre mujeres caracteriza toda la experiencia humana y profesional de Balch comenzando con su madre, Ellen M. Noyes, de quien aprende el amor por el estudio. Catherine Innes Ireland, a cuya escuela asiste en Boston alrededor de los trece años, le transmite la confianza en la posibilidad de que las mujeres promuevan el cambio en las comunidades. Aquí conoce a la que será su amiga de toda la vida, Helen Cheever, aunque Emily más tarde rechazará la convivencia propuesta por Helen para estar libre de cualquier tipo de vínculo. Se gradúa en París y en 1893 publica su investigación Public Assistance of the Poor in France, que la introduce en el trabajo académico. Continúa sus estudios en Londres, Chicago y Berlín. En la universidad de esta última ciudad, la primera mujer en matricularse, tiene la posibilidad de observar a los hombres, cuyo comportamiento controlador le resulta tan insoportable que luego se niega a trabajar en grupos mixtos. A partir de 1897, es profesora de Economía Política y Ciencias Sociales en el college femenino de élite “Wellesley” en Massachusetts.

En 1910 publica Our Slavic Felow-Citizens, un estudio de las principales concentraciones de personas eslavas en EEUU y sobre las áreas de las que habían emigrado. Desde 1915, después de haber participado en el Congreso Internacional de Mujeres por la Paz (La Haya), funda junto con Jane Addams, una asociación de mujeres unidas para oponerse a la guerra. También se acerca a organizaciones radicales en oposición al gobierno hasta el punto de ser acusada de propaganda anti-estadounidense. En enero de 1919, su nombre aparece en la lista de las personas subversivas más peligrosas de Estados Unidos lo que lleva al college de “Wellesley” a destituirla de su cargo. Esto no solo daña sus ambiciones académicas, sino que también representa la imposibilidad de alcanzar los veintiún años de servicio necesarios para obtener una jubilación. En una carta al presidente del college, Emily escribe: «Deberíamos seguir los caminos de Jesús. La economía americana está lejos de estar en armonía con los principios de Jesús que profesamos». Participa en dos consejos municipales sobre la infancia y el urbanismo y en dos comisiones estatales sobre educación industrial, inmigración y salario mínimo para las mujeres; movimientos por el sufragio femenino, por la justicia racial, por el control del trabajo infantil, para mejorar los salarios y las condiciones de trabajo. Sin un empleo estable, se une a la redacción de una conocida revista de comentarios políticos con orientación liberal: «The Nation».

En 1919, la asociación fundada con Jane Addams se trasladó a Ginebra, cerca de la Liga de las Naciones; la Liga Internacional de Mujeres por la Paz y la Libertad (LIMPAL) es una organización internacional de mujeres pacifistas dispuestas a hacer oír su voz. La secretaria internacional y tesorera tiene que estar libre de compromisos familiares y laborales, debe ser de confianza, eficiente y estar dispuesta a trasladarse a Ginebra. Emily, la candidata ideal, está en Ginebra desde 1919 hasta 1922, y desde 1936 reemplazará a Jane Addams en su cargo como Presidenta Internacional Honoraria asumiendo el liderazgo local e internacional. Totalmente dedicada a los compromisos políticos y sociales, no se deja ningún tiempo ni espacio privado salvo concederse, de vez en cuando, el placer de pintar y escribir versos, entre ellos los recogidos en la publicación El milagro de la vida. Su amiga Helen Cheever en el verano de 1921 la ayuda a salir del agotamiento causado por el duro trabajo en la secretaría de LIMPAL. En ese mismo período Emily entra en contacto con una comunidad de cuáqueros a la que adhiere y declara que la religión es una de las cosas más importantes de la vida y el culto cuáquero le parece el que da más espacio al intercambio entre seres humanos. Lucha por la igualdad racial, por la mejora de las condiciones de las trabajadoras y trabajadores, de los inmigrantes, de las minorías, de las mujeres, contra el trabajo infantil y contra el servicio militar obligatorio. Contribuye a la creación de escuelas orientadas a la educación para la paz con filiales en más de cincuenta países. Se compromete contra el racismo publicando una serie de estudios sobre la inmigración, la democracia y la política exterior de Estados Unidos hacia Haití y Liberia. Critica también las democracias occidentales por no haber intentado detener el expansionismo violento y las ideologías de Hitler en Alemania y de Mussolini en Italia. Afronta un doloroso conflicto interior cuando los excesos agresivos de la política nazi la llevan a teorizar la necesidad de defender los «derechos humanos fundamentales espada en mano».

En 1942 en Filadelfia, durante la cena de sus setenta y cinco años, reformula la idea de paz que, sostiene, debe ser una práctica para comprender y corregir las causas de la guerra inherentes a un sistema socioeconómico basado en principios imperialistas. Emily pone sus capacidades intelectuales y académicas al servicio de la humanidad, con el objetivo de la mediación, el trabajo diplomático y el reformismo razonado, para exigir protecciones internacionales para una distribución justa de la riqueza y de los productos necesarios para el bienestar humano. La “ciudadanía global” y el aprendizaje de la cooperación son, según ella, la base para superar los conflictos. Recibe el Premio Nobel de la Paz en 1946. Por motivos de salud lo retira en 1948 y lo acepta como reconocimiento a toda la LIMPAL a la que donará el dinero recibido. En el discurso de aceptación reafirma la necesidad de superar los nacionalismos para lograr la paz internacional; la única posibilidad de asegurar al mundo una paz duradera reside en la capacidad de interacción entre los seres humanos. Afirma: «No se nos pide que creamos en alguna utopía o que un mundo perfecto esté a la vuelta de la esquina. Se nos pide que seamos pacientes, porque en el camino que tenemos ante nosotros encontraremos inevitablemente un progreso lento e incierto y que estemos dispuestos a dar un paso adelante cada vez que sea posible».

Después de la Segunda Guerra Mundial apoya la creación de la ONU y la UNESCO. Mientras tanto, su amiga Helen Cheever le ha ofrecido lo correspondiente a la pensión anual que Emily nunca iba a recibir. Muere en Cambridge (Estados Unidos) a los noventa y cuatro años apenas cumplidos, el 9 de enero de 1961.

Traduzione ucraina
Alina Petelko

Емілі Грін Болч, громадянка США, пацифістка, письменниця та економіст, багатогранна діячка, у 1946 році, у віці сімдесяти дев'яти років, стала третьою жінкою, яка отримала Нобелівську премію миру з тридцяти дев'яти нагород, присуджених з 1901 року, з мотивацією "за постійну роботу в справі миру". З 1936 року була Почесним міжнародним президентом Міжнародної ліги жінок за мир і свободу.

Жінки-активістки з плином часу в більшості випадків мали своє коріння в освічених буржуазних, євангельських протестантських і квакерських колах, колах, в яких найбільш рішучі змогли отримати, не без зусиль, необхідну підготовку і обізнаність, щоб мати можливість подолати всі перешкоди, які ставилися на шляху жінок, щоб їхні голоси були почуті в політичних дебатах, в яких домінували чоловіки. Емілі Грін Балч народилася в заможній сім'ї янкі 8 січня 1867 року в Ямайка Плейн, нині передмісті Бостона; її батько Френсіс В., успішний юрист, деякий час був секретарем сенатора США. Емілі - одна з перших дівчат, які отримали можливість вивчати економіку та соціологію в Європі та США. "Мережа" між жінками характеризує весь людський і професійний досвід Балч, починаючи з її матері, Еллен М. Нойс, від якої вона навчилася любові до навчання. Кетрін Іннес Ірланд, школу якої вона відвідувала в Бостоні у віці близько тринадцяти років, прищепила їй віру в те, що жінки можуть сприяти змінам у громадах. Тут вона знайомиться з Хелен Чівер, яка стане її подругою на все життя, хоча пізніше Емілі відкине пропозицію Хелен про спільне проживання, щоб бути вільною від будь-яких зв'язків. Закінчила навчання в Парижі і в 1893 році опублікувала своє дослідження "Громадська допомога бідним у Франції", яке відкрило їй шлях до наукової роботи. Продовжила навчання в Лондоні, Чикаго та Берліні. В університеті останнього міста, до якого вступила перша жінка, вона мала можливість спостерігати за чоловіками, поведінка яких була настільки нестерпною для неї, що згодом вона відмовилася працювати в змішаних групах. З 1897 року - викладач політичної економії та соціальних наук в елітному жіночому коледжі "Велслі" в штаті Массачусетс.

У 1910 році вона опублікувала "Наші слов'янські співгромадяни" - дослідження про основні концентрації слов'янських народів в Америці та райони, з яких вони емігрували. У 1915 році, після участі у Міжнародному конгресі жінок за мир у Гаазі, разом з Джейн Аддамс заснувала асоціацію жінок, які об'єдналися для протистояння війні. Вона також настільки зблизилася з опозиційними до уряду радикальними організаціями, що її звинуватили в антиамериканській пропаганді. У січні 1919 року її ім'я з'являється у списку найнебезпечніших підривних осіб в Америці, що призводить до того, що Коледж Велслі усуває її з посади. Це не тільки підриває її академічні амбіції, але й означає, що вона не зможе досягти двадцяти одного року стажу, необхідного для отримання пенсії. У листі до президента коледжу Емілі пише: "Ми повинні йти дорогами Ісуса. Американська економіка далека від гармонії з принципами Ісуса, які ми сповідуємо". Вона бере участь у двох міських радах з питань дітей та міського планування та двох державних комісіях з питань промислової освіти, імміграції та мінімальної заробітної плати для жінок; у рухах за виборчі права жінок, расову справедливість, контроль за дитячою працею, а також за підвищення заробітної плати та поліпшення умов праці. Залишившись без постійної роботи, вона приєдналася до редакції відомого ліберально орієнтованого журналу політичних коментарів "The Nation".

У 1919 році асоціація, заснована Джейн Аддамс, переїхала до Женеви поблизу Ліги Націй; Міжнародна жіноча ліга за мир і свободу (Wilpf) була міжнародною організацією жінок-пацифісток, готових зробити свій голос почутим. Міжнародний секретар та скарбник мають бути вільними від сімейних та робочих зобов'язань, надійними, ефективними та готовими переїхати до Женеви. Тому Емілі, ідеальна кандидатура, перебуває в Женеві з 1919 по 1922 рік, змінюючи Джейн Аддамс на посаді Почесного Міжнародного Президента в 1936 році, перебираючи на себе місцеве та міжнародне лідерство. Повністю віддана своїм політичним і громадським зобов'язанням, вона не залишала особистого часу і простору в своєму житті, за винятком періодичного задоволення малювати і писати вірші, в тому числі ті, що зібрані в збірці "Диво життя". Влітку 1921 року подруга всього її життя Хелен Чівер допомогла їй впоратися з виснаженням, викликаним важкою роботою в секретаріаті Вільпфа. У той же час Емілі мала контакт з квакерською громадою, до якої приєдналася і заявила, що релігія є однією з найважливіших речей у житті, а культ квакерів видався їй таким, що дає найбільше простору для обміну між людьми. Вона бореться за расову рівність, за поліпшення умов життя робітників, іммігрантів, меншин, жінок, проти дитячої праці та проти обов'язкового призову до армії. Вона сприяє створенню шкіл миротворчості з філіями у понад п'ятдесяти країнах світу. Він проводить кампанії проти расизму, публікуючи серію досліджень з питань імміграції, демократії та зовнішньої політики США щодо Гаїті та Ліберії. Він також критикує західні демократії за те, що вони не намагаються зупинити насильницький експансіонізм та ідеології Гітлера в Німеччині та Муссоліні в Італії. Вона стикається з болісним внутрішнім конфліктом, коли агресивні ексцеси нацистської політики приводять її до теоретичного обґрунтування необхідності захищати "фундаментальні права людини з мечем у руці".

У 1942 році у Філадельфії, під час вечері на свій сімдесят п'ятий день народження, вона переосмислила ідею миру, який, за її словами, повинен бути практикою розуміння і виправлення причин війни, притаманних соціально-економічній системі, заснованій на імперіалістичних принципах. Емілі ставить свої інтелектуальні та академічні здібності на службу людству, прагнучи через посередництво, дипломатичну роботу та аргументований реформізм вимагати міжнародних гарантій справедливого розподілу багатства та продуктів, необхідних для добробуту людей. Глобальне громадянство" та навчання співпраці є, на його думку, основою для подолання конфліктів. У 1946 році отримав Нобелівську премію миру. За станом здоров'я він відмовився від неї в 1948 році і прийняв її на знак визнання всього Вільного Фонду, якому він пожертвував отримані гроші. У своїй вітальній промові він ще раз наголосив на необхідності подолання націоналізму задля досягнення міжнародного миру; єдиний шлях до забезпечення тривалого миру у світі лежить через здатність людей до взаємодії. Він заявив: "Нас не просять вірити в якусь утопію або в те, що досконалий світ вже не за горами. Ми просимо набратися терпіння, тому що на цьому шляху ми неминуче зіткнемося з повільним і непевним прогресом, і бути готовими зробити крок вперед, коли це стане можливим".

Після Другої світової війни підтримала створення ООН та ЮНЕСКО. Тим часом її подруга Хелен Чівер подарувала їй річну пенсію, яку Емілі ніколи б не отримала в іншому випадку. Померла у Кембриджі (США) у віці дев'яноста чотирьох років 9 січня 1961 року.