Calendaria 2023 - Mairead Corrigan

Mairead Corrigan
Kay McCarthy






Daniela Godel

 

«Se vogliamo raccogliere il raccolto di pace e giustizia in futuro, dovremo seminare semi di nonviolenza, qui e ora, nel presente»: così ha detto Máiréad Corrigan, Premio Nobel per la Pace nel 1976 congiuntamente con Betty Williams. Il Premio è stato assegnato con la seguente motivazione: «per i coraggiosi sforzi nel fondare un movimento per porre fine al violento conflitto in Irlanda del Nord» e lo ha ottenuto a soli 32 anni, la più giovane prima di Malala Yousafzai.

Máiréad Corrigan è nata a Belfast, nell'Irlanda del Nord, il 27 gennaio 1944, seconda di otto figli di famiglia modesta. Nel settembre 1981 sposò Jackie Maguire, vedovo di sua sorella Anne, che non si era ripresa mai dopo la tragica perdita dei figli e si suicidò nel gennaio 1980; è dunque la matrigna di Joanne, John e Andrew e in seguito la madre di John Francis (nato nel 1982) e Luke (nato nel 1984). Máiréad (anglicizzato Margaret) Corrigan è cresciuta a West Belfast, una zona della capitale nordirlandese popolata principalmente da persone cattoliche, molte delle quali repubblicane. La famiglia d'origine tanto numerosa non era cosa insolita presso i cattolici irlandesi di allora. Suo padre era un lavavetri e sua madre era occupata a tempo pieno come casalinga. L'infanzia di Máiréad, così ha raccontato, è stata felice e la sua esperienza educativa decennale presso il sistema scolastico segregato dell'Irlanda del Nord sembra non aver lasciato molte cicatrici. Nonostante fosse coetanea della prima generazione di gioventù cattolica a frequentare l'università, non riuscì a finire gli studi secondari. Frequentò una scuola cattolica privata fino all'età di quattordici anni quando fu costretta ad abbandonare gli studi perché la sua famiglia non era più in grado di pagare la retta. Lavorando come assistente all’infanzia in un centro comunitario cattolico, riuscì a risparmiare abbastanza danaro che le permise di iscriversi a un istituto commerciale, così poté essere assunta come impiegata in uno stabilimento tessile di Belfast, lavoro che abbandonò in seguito per un posto più sicuro nel leggendario birrificio Guinness. Visse a lungo presso i genitori (fino al 1981) il che significa che i suoi guadagni le permisero un certo grado di indipendenza e la libertà di rispondere ai comportamenti violenti sia dei paramilitari sia dei soldati che si aggiravano nelle strade intorno a casa sua.

Nel 1973 pensò di arruolarsi in un'organizzazione paramilitare perché aveva trascorso diversi anni, insieme a circa due milioni di abitanti delle "Sei contee", come partecipante riluttante ai "problemi" della provincia e, se non fosse stato per un evento drammatico che le sconvolse la vita, è probabile che sarebbe rimasta nell’anonimato. L'appartenenza a un'associazione religiosa, la Legione di Maria, la mise in contatto immediato con i "problemi" fino dal 1969. Corrigan, capogruppo della Legione, lavorò con l'infanzia di Andersonstown, allora un tetro ghetto cattolico privo di servizi, per impedire che fosse risucchiata sempre dai disordini. È stata co-responsabile della prima scuola materna della zona e di un locale centro ricreativo per bambine/i portatori di handicap. Il suo lavoro con la Legione di Maria le ha permesso di viaggiare in Russia, dove ha girato un documentario sugli stili di vita delle persone di fede cattolica, e come delegata ha partecipato alla Conferenza Mondiale delle Chiese in Thailandia. Negli anni prima che il Nobel del 1976 potesse rendere il suo nome familiare, fu una delle legionarie che mantennero stretti contatti con la popolazione cattolica tenuta nel campo di prigionia di Long Kesh, una vecchia struttura penale riportata frettolosamente in vita nel 1971 per trattenere gli individui sospettati di sentimenti anti-establishment. Alcuni suoi amici intimi furono uccisi e in più di un'occasione, quando ha tentato di aiutare coloro che venivano molestati dai soldati, è stata aggredita lei stessa.

In queste circostanze, come la sera in cui l'esercito britannico gettò dei lacrimogeni dentro la chiesa dove si teneva una riunione della Legione, a Corrigan si presentò la scelta davanti alla quale si trovarono tutte/i coloro che soffrivano nell'Irlanda del Nord di allora: rispondere alla violenza con la violenza, rimanere in disparte oppure optare per una terza via. Nonostante fosse cattolica, la famiglia di Corrigan non era palesemente repubblicana. Come molti dei suoi antenati, Máiréad pensava che sarebbe stato più semplice, meno complicato sublimare i suoi impulsi politici, per quanto forti, nella passività religiosa. Successivamente i suoi incontri con alcuni repubblicani detenuti a Long Kesh la convinsero dell’assurdità, della futilità e del senso di smarrimento vissuti da coloro che ricorrevano alla violenza. Il suo senso di identità personale valicava le divisioni considerate "normali" nell'Irlanda del Nord dell’epoca: Corrigan non era interessata alla revoca del Trattato anglo-irlandese del 1921 in base al quale l'isola fu divisa in due entità politiche. Come molti cattolici e cattoliche, era profondamente consapevole delle differenze culturali e attitudinali tra lei e i correligionari che popolavano la Repubblica irlandese. Diversamente dalla maggioranza, sentiva un forte legame con la popolazione protestante della città. Non si considerava né britannica né irlandese, ma semplicemente nordirlandese, una espressione identitaria forte e autonoma.

Il 10 agosto 1976 la sorella Anne Corrigan-Maguire stava portando la sua bambina e i suoi due bambini piccoli a fare una passeggiata in una strada suburbana quando un'auto si schiantò contro di loro, ferendo gravemente la stessa Anne e uccidendo tutti e tre i figli: Joanne, di 8 anni, John, di 3, e Andrew di 6 settimane. In un macabro esempio della tragica assurdità di gran parte dell'incubo nordirlandese, si scoprì in seguito che il terrorista al volante dell'auto rubata era già morto, essendo stato colpito dai soldati britannici pochi istanti prima dell'incidente durante uno scontro a fuoco. L'amica e futura Nobel Betty Williams, che viveva nelle vicinanze, assisté alla tragedia. Fu proprio lei a promuovere, subito dopo questo massacro, una petizione che chiedeva all'Ira (Irish Republican Army) di cessare la sua campagna violenta, una petizione firmata da diverse migliaia di cittadine/i di Belfast. Máiréad, la rappresentante più eloquente della famiglia Corrigan-Maguire, contribuì a organizzare la massiccia manifestazione pubblica che ebbe luogo il giorno dopo il funerale. Fu uno spettacolo di indignazione pubblica insolito in quanto le donne cattoliche di West Belfast furono raggiunte da donne protestanti di altre aree della città. Era insolito anche per la profondità e la forza della sua espressione di opposizione contro le attività di tutti i gruppi paramilitari, qualunque fosse la loro “fede”, che avevano adottato strategie terroristiche. Già nel 1970 il movimento Women Together, ancora una volta un'iniziativa intercomunitaria nella società divisa dell'Irlanda del Nord, aveva tentato con scarso successo di intercedere tra le fazioni combattenti che agivano in un mondo maschile tradizionale e di mediare con le autorità politiche e militari. Ma il movimento che seguì la morte dei tre Maguire differiva dagli sforzi precedenti, non solo per la sua determinazione a resistere e avere successo, ma anche per la sua opposizione inequivocabile e determinata alle truppe paramilitari in una società governata in gran parte da loro, in cui il terrorismo era diventato lo stile di vita predominante. Il coraggio di coloro che guidavano e componevano il movimento Peace People, insieme al dichiarato rifiuto della finalità politica dei paramilitari, rappresentava la prima vera minaccia al sostegno popolare da cui dipendeva la posizione morale del terrorismo.

A parte un ambiente simile e la profonda preoccupazione per la spaventosa qualità della vita nella travagliata Irlanda del Nord, c'era poco a legare Betty Williams e Máiréad Corrigan; meno ancora tra loro due e il terzo co-fondatore del movimento, Ciaran McKeown. Nate a pochi anni l'una dall'altra a Belfast, entrambe provenivano da ambienti cattolici (sebbene Williams fosse di estrazione mista cattolico-protestante-ebraica) ed erano state istruite presso le scuole cattoliche. Verso la metà degli anni Settanta, Betty Williams si era sposata con un marinaio presbiteriano inglese; dopo il divorzio si trasferì in Florida, dove sposò un uomo d'affari, e fu molto attiva negli Stati Uniti. Nel 2004 fece ritorno in patria dove riprese la collaborazione con Corrigan. Nel 2006 hanno costituito la Nobel Women's Initiative, insieme alle altre premiate per la pace Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Jody Williams e Rigoberta Menchú Tum. Queste sei donne, in rappresentanza dell’America del Nord e del Sud, del Medio Oriente, dell'Europa e dell'Africa, hanno messo le loro esperienze a disposizione di una lotta congiunta per la pace, la giustizia e l'uguaglianza. Il loro comune obiettivo è di contribuire a rafforzare il lavoro svolto a sostegno dei diritti delle donne in tutto il mondo.

Mairead Corrigan durante un azione non violenta in Irlanda  La barca delle donne verso Gaza, si chiama Zaytouna

Nel 2007 ha partecipato a una manifestazione in Israele contro la costruzione di un muro divisorio presso il villaggio palestinese di Bil'in, in cui venne ferita, e in varie occasioni si è battuta pacificamente contro le violenze perpetrate ai danni della popolazione della striscia di Gaza; due anni dopo si è dichiarata contro il Nobel per la Pace assegnato al presidente Obama che, a suo dire, praticava una politica militarista e aggressiva. Continua ad attivarsi contro ogni forma di dittatura e privazione dei diritti, operando a favore delle persone perseguitate in Paesi come Turchia, Cina, Myanmar. Cattolica intransigente, oggi fa parte di movimenti pro-life, contro l'aborto, l'eutanasia e la pena di morte. Oltre al Premio Nobel per la Pace, ha ricevuto le seguenti onorificenze: dottorato ad honorem dall’Università di Yale, Usa; premio del Popolo Norvegese per la Pace (1976); medaglia Carl von Ossietzky (1976); premio Pacem in Terris, in ricordo dell'omonima enciclica di papa Giovanni XXIII (1990).



Traduzione francese

Guenoah Mroue

«Si nous voulons récolter la récolte de la paix et de la justice à l’avenir, nous devrons semer des graines de non-violence, ici et maintenant, dans le présent», a déclaré Máiréad Corrigan, Prix Nobel de la Paix en 1976 conjointement avec Betty Williams. Le Prix a été décerné avec la motivation suivante : «pour les efforts courageux de fonder un mouvement pour mettre fin au violent conflit en Irlande du Nord» et l’a obtenu à seulement 32 ans, la plus jeune avant Malala Yousafzai.

Máiréad Corrigan est née à Belfast, en Irlande du Nord, le 27 janvier 1944, deuxième de huit enfants de famille modeste. En septembre 1981, elle épouse Jackie Maguire, veuf de sa sœur Anne, qui ne s’est jamais remise de la perte tragique de ses enfants et se suicide en janvier 1980 ; elle est donc la belle-mère de Joanne, John et Andrew, puis la mère de John Francis (né en 1982) et Luke (né en 1984). Máiréad (anglicisé Margaret) Corrigan a grandi à West Belfast, une région de la capitale nord-irlandaise peuplée principalement de catholiques, dont beaucoup de républicains. La famille d’origine si nombreuse n’était pas inhabituelle chez les catholiques irlandais de l’époque. Son père était laveur de vitres et sa mère était occupée à plein temps comme femme au foyer. L’enfance de Máiréad, a-t-elle déclaré, était heureuse et son expérience éducative de dix ans dans le système scolaire ségrégué d’Irlande du Nord ne semble pas avoir laissé beaucoup de cicatrices. Bien qu’elle ait le même âge que la première génération de la jeunesse catholique à fréquenter l’université, elle ne réussit pas à terminer ses études secondaires. Elle a fréquenté une école privée catholique jusqu’à l’âge de quatorze ans quand elle a été forcée d’abandonner ses études parce que sa famille n’était plus en mesure de payer les frais de scolarité. Travaillant comme assistante maternelle dans un centre communautaire catholique, elle réussit à économiser suffisamment d’argent pour qu’elle puisse s’inscrire dans un institut commercial, de sorte qu’elle puisse être engagée comme employée dans une usine textile de Belfast, Le travail qu’elle a abandonné plus tard pour un endroit plus sûr dans la légendaire brasserie Guinness. Elle a longtemps vécu chez ses parents (jusqu’en 1981), ce qui signifie que ses revenus lui ont permis une certaine indépendance et la liberté de répondre aux comportements violents des paramilitaires et des soldats qui rôdaient dans les rues autour de sa maison.

En 1973, elle a pensé à s’enrôler dans une organisation paramilitaire parce qu’elle avait passé plusieurs années, avec environ deux millions d’habitants des "Six Comtés", comme participant réticent aux "problèmes" sans un événement dramatique qui a bouleversé sa vie, il est probable qu’elle serait restée dans l’anonymat. L’appartenance à une association religieuse, la Légion de Marie, la mit en contact immédiat avec les "problèmes" jusqu’en 1969.Corrigan, chef de groupe de la Légion, elle a travaillé avec l’enfance d’Andersonstown, alors un ghetto catholique sombre sans services, pour l’empêcher d’être toujours aspirée par les troubles. Elle était co-responsable de la première école maternelle de la région et d’un centre de loisirs local pour les filles/personnes handicapées. Son travail avec la Légion de Marie lui a permis de voyager en Russie, où elle a tourné un documentaire sur les modes de vie des personnes de foi catholique, et comme déléguée, elle a participé à la Conférence mondiale des Églises en Thaïlande. Dans les années qui ont précédé le Prix Nobel de 1976, elle a été l’une des légionnaires qui ont maintenu des contacts étroits avec la population catholique détenue dans le camp de Long Kesh, un ancien établissement pénitentiaire qui a été ramené à la vie en 1971 pour retenir les individus suspectés de sentiments anti-établishment. Certains de ses amis proches ont été tués et à plus d’une occasion, lorsqu’elle a tenté d’aider ceux qui étaient harcelés par des soldats, elle a elle-même été agressée.

Dans ces circonstances, comme le soir où l’armée britannique jeta des bombes lacrymogènes dans l’église où se tenait une réunion de la Légion, se présenta à Corrigan le choix devant lequel se trouvèrent toutes les personnes souffrantes en Irlande du Nord de l’époque : répondre à la violence par la violence, rester à l’écart ou opter pour une troisième voie. Bien que catholique, la famille de Corrigan n’était manifestement pas républicaine. Comme beaucoup de ses ancêtres, Máiréad pensait qu’il serait plus simple, moins compliqué de sublimer ses impulsions politiques, aussi fortes soient-elles, dans la passivité religieuse. Par la suite, ses rencontres avec des républicains détenus à Long Kesh la convainquent de l’absurdité, de la futilité et du sentiment d’égarement vécus par ceux qui recouraient à la violence. Son sentiment d’identité personnelle traversait les divisions considérées comme "normales" en Irlande du Nord de l’époque : Corrigan n’était pas intéressé par la révocation du traité anglo-irlandais de 1921 selon lequel l’île était divisée en deux entités politiques. Comme beaucoup de catholiques, elle était profondément consciente des différences culturelles et des attitudes entre elle et les coreligionnaires qui peuplaient la République irlandaise. Contrairement à la majorité, elle ressentait un fort lien avec la population protestante de la ville. Elle ne se considérait ni britannique ni irlandais, mais simplement nord-irlandais, une expression identitaire forte et autonome.

Le 10 août 1976, sœur Anne Corrigan-Maguire emmenait sa fille et ses deux jeunes enfants se promener dans une rue de banlieue quand une voiture s’est écrasée sur eux, blessant gravement Anne, elle-même, et tuant ses trois enfants : Joanne, 8 ans, John, 3 ans, et Andrew, 6 semaines. Dans un exemple macabre de l’absurdité tragique d’une grande partie du cauchemar nord-irlandais, on découvrit plus tard que le terroriste au volant de la voiture volée était déjà mort, après avoir été frappé par les soldats britanniques quelques instants avant l’accident lors d’une fusillade. Betty Williams, amie et future lauréate du prix Nobel, qui vivait à proximité, a assisté à la tragédie. C’est elle qui a lancé, immédiatement après ce massacre, une pétition demandant à l’IRA (Irish Republican Army) de cesser sa campagne violente, une pétition signée par plusieurs milliers de citoyennes et citoyens de Belfast. Máiréad, la représentante la plus éloquente de la famille Corrigan-Maguire, participa à l’organisation de la grande manifestation publique qui eut lieu le lendemain des funérailles. Ce fut un spectacle d’indignation publique inhabituel car les femmes catholiques de West Belfast ont été rejointes par des femmes protestantes d’autres quartiers de la ville. Il était également inhabituel en raison de la profondeur et de la force de son opposition aux activités de tous les groupes paramilitaires, quelle que soit leur "foi", qui avaient adopté des stratégies terroristes. Déjà en 1970, le mouvement Women Together, une fois de plus une initiative intercommunautaire dans la société divisée d’Irlande du Nord, elle avait tenté avec peu de succès d’intercéder entre les factions combattantes qui agissaient dans un monde masculin traditionnel et de servir de médiateur avec les autorités politiques et militaires. Mais le mouvement qui a suivi la mort des trois Maguire différait des efforts précédents, non seulement pour sa détermination à résister et à réussir, mais aussi pour son opposition sans équivoque et déterminée aux troupes paramilitaires dans une société largement gouvernée par eux, le terrorisme était devenu le mode de vie dominant. Le courage de ceux qui dirigeaient et composaient le mouvement Peace People, ainsi que le rejet déclaré de la finalité politique des paramilitaires, constituaient la première véritable menace au soutien populaire dont dépendait la position morale du terrorisme.

Mis à part un environnement similaire et la profonde préoccupation pour la qualité de vie effrayante dans la tourmentée Irlande du Nord, il y avait peu à lier Betty Williams et Máiréad Corrigan; moins encore entre eux deux et le troisième co-fondateur du mouvement, Ciaran mckeown. Nées à Belfast à l’âge de quelques années, les deux venaient de milieux catholiques (bien que Williams fût d’origine mixte catholique-protestante-juive) et avaient été instruites dans les écoles catholiques. Au milieu des années soixante-dix, Betty Williams s’était mariée à un marin presbytérien anglais; après le divorce, elle a déménagé en Floride, où elle a épousé un homme d’affaires, et a été très active aux États-Unis. En 2004, elle retourne dans son pays natal où elle reprend sa collaboration avec Corrigan. En 2006, elles ont formé la Nobel Women’s Initiative, avec les autres lauréates pour la paix Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Jody Williams et Rigoberta Menchú Tum. Ces six femmes, représentant l’Amérique du Nord et du Sud, le Moyen-Orient, l’Europe et l’Afrique, ont mis leurs expériences à la disposition d’une lutte commune pour la paix, la justice et l’égalité. Leur objectif commun est de contribuer à renforcer le travail accompli en faveur des droits des femmes dans le monde entier.

Mairead Corrigan sur l'action non violente en Irlande Le bateau des femmes pour Gaza s'appelle Zaytouna

En 2007, elle a participé à une manifestation en Israël contre la construction d’un mur de séparation dans le village palestinien de Bil’in, où elle a été blessée et, à plusieurs reprises, s’est battue pacifiquement contre les violences perpétrées à l’encontre de la population de la bande de Gaza; deux ans plus tard, elle s’est déclarée contre le prix Nobel de la paix attribué au président Obama qui, selon elle, il pratiquait une politique militariste et agressive. Elle continue à agir contre toutes les formes de dictature et de privation des droits, en agissant en faveur des personnes persécutées dans des pays comme la Turquie, la Chine, le Myanmar. Catholique intransigeante, elle fait aujourd’hui partie des mouvements pro-vie contre l’avortement, l’euthanasie et la peine de mort. En plus du Prix Nobel de la Paix, elle a reçu les honneurs suivants : doctorat honorifique de l’Université de Yale, États-Unis; prix du Peuple norvégien pour la Paix (1976); médaille Carl von Ossietzky (1976); prix Pacem in Terris, en mémoire de l’encyclique du pape Jean XXIII (1990).



Traduzione inglese

Syd Stapleton

«If we want to reap the harvest of peace and justice in the future, we will have to sow seeds of nonviolence, here and now, in the present». (Máiréad Corrigan Maguire)

Máiréad Maguire, née Corrigan, was born in Belfast, Northern Ireland, on the 27th of January 1944, the second of eight children of a Catholic window cleaner and a housewife. In September 1981 married Jackie Maguire, widower of her sister Anne, who never recovered from the tragic loss of her children and died in January 1980, she is step-mother to John, Joanne, and Andrew, and the mother of John Francis (b. 1982) and Luke (b. 1984). Máiréad (anglicised Margaret) Corrigan grew up in West Belfast the part of the Northern Irish capital inhabited mainly by Catholics, many of them Republicans. The family—two boys and five girls— was large though not unusual by Irish Catholic standards back then. Her father washed windows and her mother was kept fully occupied as a homemaker. Máiréad’s childhood, she tells us, was happy and her ten-year experience of Northern Ireland's segregated school system seems to have left few scars. Despite the fact that she was a contemporary of the first generation of Catholics to attend university in Northern Ireland she was unable to finish her secondary schooling; she attended a private Catholic school until she was fourteen when she was obliged to leave because her family could no longer afford the fees. After working as a childminder at a Catholic community centre, she saved enough money to enrol in a business college that equipped her for employment in one of Belfast's textile mills, a job she later abandoned for a more secure post in the legendary Guinness brewery. She lived at home and her earnings allowed her a certain degree of independence and freedom to respond to the violent behaviour of both paramilitaries and soldiers in the streets where she lived.

In 1973, she even contemplated joining a paramilitary organisation because she had spent several years, along with some two million or so inhabitants of the “Six Counties” as unwilling participants in the province's "troubles," and, but for one life-changing event she might have remained unknown. Membership of a religious association, the Legion of Mary, brought her into immediate contact with the "troubles" in 1969. Corrigan, a team leader in the Legion, worked with the children of Andersonstown, then a bleak colourless Catholic ghetto devoid of facilities, to prevent them from being drawn ever deeper into the province’s unrest. She was responsible, in part, for the area's first nursery school and for a recreation centre for Andersonstown's handicapped children. Her work with the Legion of Mary enabled her to travel—to Russia, where she made a film on Catholic lifestyles, and as a delegate to the World Conference of Churches in Thailand. In the years before the events of 1976 transformed her into a household name, she was one of the Legionnaires who maintained close contact with the interned Catholics held in the Long Kesh prison camp, an old establishment brought hastily back to life in 1971 to detain Catholics suspected of anti-establishment sentiment. Close friends were killed, and on more than one occasion, when she attempted to help those being harassed by soldiers, she was herself assaulted.

On these occasions, as on the evening when the British army teargassed a church in which she was holding a Legion meeting, Corrigan was presented with the choice open to all those who suffered in Northern Ireland: whether it might be better to meet violence with violence, remain aloof or opt for another solution. Despite her Catholic upbringing, there was no history of overt Republicanism in Corrigan's family. Like many of her forebears, she thought it would be simpler and less complicated to sublimate her political urges, however strong, into religious passivism. Later her encounters with committed Republicans among the prisoners of Long Kesh convinced her of the aimlessness, futility, and loss of direction those who resorted to violence experienced. Her sense of personal identity cut across the divisions of life considered "normal" in Northern Ireland: Corrigan was uninterested in ending the 1921 partition arrangement, the Anglo-Irish Treaty whereby the island of Ireland was divided into two political entities. Like many Northern Irish Catholics, she was keenly aware of the cultural and attitudinal differences between herself and her co-religionists in the Irish Republic. Unlike many Catholics in her area, she felt a strong bond with the area’s Protestant population. She regarded herself as neither British nor Irish but simply Northern Irish, a strong, self-contained form of identity.

On August 10, 1976, Corrigan's sister Anne Corrigan-Maguire was taking her three small children for a walk on a suburban street when a car smashed into them, seriously injuring Anne herself and killing all of her three children—Joanne (8), John (3), and Andrew (6 weeks old). In a macabre example of the tragic absurdity of much of the Northern Irish nightmare, it was discovered later that the terrorist at the wheel of the stolen car was already dead, having been shot by British soldiers only moments before the crash during a running gun battle. Betty Williams who lived nearby witnessed the tragedy. It was Williams who organised, in the immediate aftermath of this massacre, a petition calling for the Ira (Irish Republican Army) to cease its campaign, a petition signed by several thousands of Belfast citizens. Máiréad Corrigan, the Corrigan-Maguire family's most vocal representative, helped organise the massive public demonstration which took place the day after the children's funeral. It was a show of public outrage unusual in that the Catholic women of West Belfast were joined by Protestant women from other areas of the city. It was unusual also in the depth and ferocity of its expression of opposition against the activities of all the paramilitaries, whatever their “faith” who adopted terrorist strategies. As early as 1970, the Women Together movement, again a cross-community initiative in the divided society of Northern Ireland, had tried with limited success to intercede between the embattled factions acting in a traditional men's world and mediate with the political and military authorities. But the movement which followed the deaths of the Maguire children differed from previous efforts, not only in the depth of its determination to endure and succeed, but also in its unambiguous and single-minded opposition to paramilitaries in a society ruled largely by them where terrorism had become a predominant way of life. The ruthless courage of those who led and made up the Peace People movement, together with their avowed rejection of the primacy of the paramilitaries' political aim, represented the first real threat to the popular support on which the moral position of the terrorists depended.

Apart from a similar environment and profound concern for the appalling quality of life in troubled Northern Ireland, there was little to connect Betty Williams and Mairead Corrigan with each other, or either of them with the movement's third co-founder, Ciaran McKeown. Born within a few years of each other in Belfast, both came from Roman Catholic backgrounds (though Williams was of mixed Catholic-Protestant-Jewish extraction) and were educated locally and conventionally. By the mid-1970s, Williams had married to an English Presbyterian seaman who was absent for most of each year. When this marriage with was dissolved in 1981 she moved to Florida, where she married a businessman, James Perkins, in December 1982. She was very active in the Usa. In 2004, she returned to Belfast where she died on the 17th of March 2020, at the age of 76. Awards: An honorary doctorate from Yale University, Usa; Norwegian People Peace Prize (1976); Nobel Peace Prize (1976).

Mairead Corrigan on nonviolent action in Ireland The women's boat for Gaza is called Zaytouna



Traduzione spagnola

Martina Randazzo

«Si queremos recoger la cosecha de paz y justicia en el futuro, tenemos que sembrar semillas de no-violencia, aquí y ahora, en el presente.», dijo Máiréad Corrigan, Premio Nobel por la paz en 1976 junto a Betty Williams. El premio fue otorgado por el siguiente motivo: «Por los esfuerzos valientes para acabar con el conflicto violento en Irlanda del Norte» y fue galardonada con sólo 32 años, la más joven antes de Malala Yousafzai.

Máiréad Corrigan nació en Belfast, en Irlanda del Norte, el 27 de enero de 1944, segunda de ocho hijos de una familia modesta. En septiembre de 1981 se casó con Jackie Maguire, viudo de su hermana Anne, que nunca se llegó a recuperar tras la trágica pérdida de sus hijos y que se había suicidado en enero de 1980, de modo que fue madrastra de John, Joanne y Andrew y luego madre de John Francis (1982) y Luke (1984). Máiréad Corrigan se crió en Belfast occidental, parte de la capital de Irlanda del Norte donde vivían en su mayoría católicos, muchos de ellos republicanos, en una familia numerosa (dos chicos y cinco chicas), algo frecuente por aquel entonces entre los católicos irlandeses. Su padre era limpiacristales y su madre trabajaba como ama de casa toda la jornada. La infancia de Máiréad, según ella misma, fue feliz y su experiencia educativa decenal en el sistema escolar segregador de Irlanda del Norte no parece haberle dejado cicatrices. Pese a ser contemporánea de la primera generación de juventud católica que fue a la universidad, no pudo terminar los estudios secundarios. Fue a una escuela católica privada hasta los catorce años, cuando se vio obligada a abandonar los estudios ya que su familia no podía permitirse pagar la matrícula. Trabajando de niñera en un centro católico comunitario, pudo ahorrar bastante dinero para matricularse en una escuela superior de comercio que la preparó para su empleo en una de las fábricas de tejidos en Belfast, trabajo que más tarde abandonó para ocupar un puesto más seguro en la legendaria cervecería Guinness. Vivió mucho tiempo en casa de sus padres (hasta 1981) lo que significa que sus ingresos le permitieron tener cierto grado de independencia y libertad para hacer frente a la conducta violenta tanto de los paramilitares como de los soldados que merodeaban por su casa.

En 1973 pensó en alistarse en una organización paramilitar, dado que había pasado muchos años, junto a unos dos millones de habitantes de los Seis Condados de Irlanda del Norte, como participante reacia a los “problemas” de la provincia. Es probable que, de no haber sido por un evento dramático que le cambió la vida, ella hubiera permanecido en el anonimato. Al pertenecer a una asociación religiosa, la Legión de María, estuvo en contacto inmediato con los “problemas” ya desde 1969. Corrigan, líder de la Legión, trabajó con los niños de Andersonstown (suburbio en las afueras de Belfast occidental), entonces gueto inhóspito y tétrico desprovisto de servicios, para evitar que se viera siempre absorbido por los disturbios. Fue corresponsable del primer parvulario de la zona y de un centro de recreo para niños y niñas discapacitado/as de Andersonstown. Trabajar con la Legión de María le permitió viajar a Rusia, donde rodó un documental sobre el estilo de vida de los católicos, y participar como delegada en el Consejo Mundial de Iglesias en Tailandia. Durante los años que precederieno al premio Nobel 1976 que la hizo famosa, fue una de las Legionarias que permanecieron en contacto directo con los católicos internados en el campamento para prisoneros de Long Kesh, un viejo establecimiento penal al que se le había devuelto la vida apresuradamente en 1971 con el fin de detener a individuos presuntamente contrarios al sistema dominante. Unos amigos íntimos suyos fueron asesinados allí y, en más de una ocasión, ella misma sufrió agresiones al intentar ayudar a las personas vejadas por los soldados.

En semejantes circunstancias, como la tarde en que el ejército británico lanzó gases lacrimógenos dentro de la iglesia donde se estaba celebrando una reunión de la Legión, se le planteó la elección que se les había planteado a todos los que entonces sufrían en Irlanda del Norte: hacer frente a la violencia con violencia, mantenerse al margen u optar por una tercera vía. A pesar de su educación católica, no había pruebas de manifiesto republicanismo en la familia Corrigan. Como muchos antepasados suyos, ella pensaba que era más simple sublimar su inclinación por la política, por muy fuerte que fuera, en una conducta de pasividad religiosa. Más tarde sus encuentros con algunos republicanos detenidos en Long Kesh la convencieron de lo absurdo, la futilez y el sentido de desorientación de quienes recurrían a la violencia. Su sentido de identidad personal rebasaba las divisiones entonces consideradas “normales” en Irlanda del Norte: Corrigan no tenía interés en la revocación del Tratado anglo-irlandés de 1921, en base al cual se había dividido la isla en dos entidades políticas. Como muchos católicos y católicas irlandeses, ella era profundamente consciente de las diferencias culturales y de actitud entre ella y sus correligionarios en la República de Irlanda. A diferencia de la mayoría, tenía un fuerte vínculo con la población protestante de la región. No se consideraba ni británica ni irlandesa, solamente norirlandesa, una forma de identidad fuerte y autónoma.

El 10 de agosto de 1976 su hermana Anne-Corrigan Maguire estaba dando un paseo con sus tres hijos menores por una calle suburbana, cuando un coche se estrelló contra ellos; Anne resultó gravemente herida y sus hijos murieron: Joanne (8 años), John (3 años) y Andrew (6 semanas). En un ejemplo macabro de lo absurda y trágica que era la pesadilla de Irlanda del Norte, se descubrió que el terrorista que conducía el coche robado ya estaba muerto, pues los soldados británicos le habían disparado poco antes del choque en un tiroteo. Betty Williams (amiga y futura Nobel), que vivía cerca, asistió a la tragedia. Fue precisamente ella, Williams, quien, enseguida después de la masacre, elevó una petición al Ejército Republicano Irlandés Ira (Irish Republican Army) para que interrumpiera su campaña violenta, petición firmada por varios miles de habitantes de Belfast. Máiréad Corrigan, la representante más elocuente de la familia Corrigan-Maguire, ayudó a organizar la enorme manifestación pública que se celebró el día después del funeral. Fue una demostración de indignación pública excepcional ya que las mujeres católicas de Belfast occidental fueron acompañadas por mujeres protestantes de otras zonas de la ciudad. Fue excepcional también por su profunda y feroz oposición a las actividades de todos los grupos paramilitares, fuera cual fuera su fe, que habían adoptado estrategias terroristas. A principios de 1970 el movimiento Women Together, otra iniciativa intercomunitaria en la sociedad dividida de Norte de Irlanda, ya había intentado sin demasiado éxito interceder con las facciones en lucha, que actuaban en un mundo masculino tradicional así como mediar entre las autoridades políticas y militares. Sin embargo, el movimiento que siguió a la muerte de los tres niños Maguire difería de los intentos anteriores no sólo por su determinación para durar y triunfar, sino también por su firme e inequívoca oposición a los paramilitares en una sociedad gobernada en gran parte por ellos, en la que el terrorismo se había convertido en estilo de vida predominante. La valentía implacable de quienes dirigían y formaban el Movimiento de Personas Por la Paz (Peace People Movement), junto al rechazo declarado del objetivo político de los paramilitares, fue la primera verdadera amenaza al apoyo popular con el que contaba la esfera moral de los terroristas.

Aparte del ambiente similar y de la intensa preocupación por la atroz calidad de vida en la conflictiva Irlanda del Norte, no tenían mucho en común Betty Williams y Máiréad Corrigan, ni tampoco ellas con el tercero cofundador, Ciaran McKeown. Nacidas a pocos años de distancia en Belfast, ambas provenían de un ambiente católico (aunque Williams era de extracción mixta católica, protestante y judía) y habían recibido una escolarización católica. A mediados de los años setenta, Williams se había casado con un marinero inglés presbiteriano. Después del divorcio (1981) esta se fue a Florida y se casó con un empresario, James Perkins, en diciembre de 1982. Fue muy activa en los Estados Unidos. En 2004 regresó a su patria, donde volvió a cooperar con Corrigan, y donde murió el 17 de marzo 2020 con 76 años. En 2006 crearon la Iniciativa Mujeres Nobel, junto a las también galardonadas con el premio por la paz Shirin Ebadi, Wangari Maathai, Jody Williams y Rigoberta Menchú Tum. Estas seis mujeres, representantes de América del Norte y del Sur, de Oriente Medio, de Europa y de África, proporcionaron sus experiencias de lucha común por la paz, la justicia y la igualdad. Su objetivo común es contribuir a consolidar el trabajo realizado para defender los derechos de las mujeres en todo el mundo.

Mairead Corrigan sobre la acción noviolenta en Irlanda El barco de mujeres para Gaza se llama Zaytouna
En 2007 Máireád participó en una manifestación en Israel en contra de la construcción de una muralla divisoria en el pueblo palestino de Bil'in, donde fue herida, y en varias ocasiones luchó pacíficamente contra las violencias cometidas en perjuicio de la población de la Franja de Gaza. Dos años después se declaró contraria al Premio Nobel por la Paz otorgado a Obama quien, en su opinión, practicaba una política militarista y agresiva. Sigue siendo muy activa contra todas las formas de dictadura y privación de derechos a favor de los que sufren persecuciones en países como Turquía, China y Myanmar. Católica intransigente, hoy es miembro de movimientos provida, contra el aborto, la eutanasia y la pena capital. Tras el premio Nobel le fueron otorgados los premios siguientes: un doctorado “honoris causa” por la Universidad de Yale, Estados Unidos; el Norwegian People Peace Prize (1976); la medalla Carl von Ossietzky (1976), el premio Pacem in Terris (Paz en la tierra) en memoria de la homónima encíclica de papa Juan XXIII (1990).