Janis Joplin
Gemma Pacella




Laura Zemik

 

La rivista statunitense Rolling Stone la pone al 46º posto della lista dei/delle 100 artisti/e più importanti della storia e al 28º della classifica del 2008 dei/delle 100 cantanti più importanti di tutti i tempi. Riconosciuta e ricordata per l'intensità delle sue interpretazioni, nel 1995 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera postumo.

Janis Lyn Joplin nasce il 19 gennaio 1943 a Port Arthur, in Texas, che lei definirà la sua “prigione natale”. La sua è una famiglia conservatrice: il padre è un ingegnere e sua madre, profondamente devota, canta nel coro della chiesa finché, durante un’operazione alla tiroide, per sbaglio le lesionano le corde vocali. Il suo pianoforte viene venduto. Quella che diventerà la regina hippy di Haight-Ashbury cresce immersa in principi cristiani di rinuncia e di astensione, la maggiore di tre fratelli. Scopre da subito la sua prima passione, i libri, iniziando a leggere da sola. Parallelamente coltiva l'amore per l’arte: da un lato la pittura e dall’altro, sin da adolescente, si avvicina al blues. Inizia a cantare nel coro cittadino e ad ascoltare artiste come Bessie Smith, Odetta e Big Mama Thornton, da cui probabilmente “eredita” quella voce graffiante e profonda che le varrà, più tardi, l’appellativo di “la donna che cantava con l’utero”. Resterà il legame profondo soprattutto con Bessie Smith, a tal punto che Janis le donerà una lapide nuova, poco prima di morire a sua volta. Fin da ragazza, Janis si schiera contro il Ku Klux Klan e persegue gli ideali di uguaglianza, contro la pesante segregazione razziale, in quel periodo fortemente presente nello Stato del Texas. Gli anni trascorsi a scuola sono difficili per lei, bullizzata da compagni e compagne per il suo aspetto fisico e per il carattere fuori dagli schemi, oltre che per la sua notevole intelligenza. Uniamo questi primi due punti fondamentali della sua giovane vita per arrivare alla sua inossidabile passione per il blues: combatte al fianco del popolo nero che ha inventato e diffuso il genere musicale e prova, fin da ragazza, una malinconica sofferenza di emarginazione e non accettazione che solo un genere come quello dei “diavoli blu” le consente di narrare e, in chiave catartica, esorcizzare, diventando per lei il suo “kozmic blues”. Si diploma nel 1960 e passa al baccellierato in Arti liberali presso il Lamar State College of Technology di Beaumont. Da qui inizia una carriera di studi altalenante: resta iscritta al college fino al 1966. Pur frequentando solo 50 ore, nel 1965 sostiene con un profitto quasi massimo (99/100) una prova di esame in Problemi sociali. Viene poi ammessa all’Università del Texas ad Austin, ma non ha mai completato gli studi.

In questo periodo vive in un edificio comunemente chiamato "The Ghetto", al 2812 1/2 di Nueces Street, per un affitto di 40 dollari al mese. Le cose non migliorano molto rispetto ai tempi del liceo: anche quelli dell’università non sono anni facili per lei, definita “l’uomo più brutto del campus”. D’altronde, dirà poi lei nel suo brano Kozmic blues: «Said you, they're always gonna hurt you. I said they're always gonna let you down. I said everywhere, every day, every day. And every way, every way» (Ho detto che ti deluderanno sempre. Ho detto ovunque, ogni giorno. E in ogni modo). Eppure, Janis trova un suo spazio espressivo e libero in cui muoversi: la scena musicale di Austin in quegli anni è brulicante di artisti e artiste dallo strabiliante genio creativo, nei generi come blues, rock, jazz, gospel. Al campus anche Janis inizia a cantare bluegrass, un tipo particolare di musica country, accompagnata da un duo di musicisti. Si esibisce al Threadgill’s, la mecca musicale di Austin, e ottiene un séguito importante: «Cantava il blues meglio di qualsiasi ragazza bianca che avessi mai ascoltato», dirà il proprietario del locale, Ken Threadgill. Uno dei personaggi più in vista del Ghetto dell’Università di Austin è Chet Helms, che diventerà un leggendario organizzatore di eventi e impresario musicale di San Francisco. Quando Janis molla l’università, lei e Chet attraversano l’America in autostop fino a raggiungere proprio San Francisco. C’è Kerouac sulla “sua strada”: sono gli anni in cui le influenze beat giungono nei pensieri dei e delle più giovani e, quando possibile come accade per Janis, ne intercettano l’arte. Chet porta Janis ad esibirsi al Coffee & Confusion, dove canta a cappella quattro brani country-gospel, scatenando un’autentica ovazione e ben 14 dollari in monetine di mancia, che, tuttavia, non bastano a mantenersi in città, nemmeno integrandole con il sussidio di disoccupazione e con qualche occasione di taccheggio.

Così, Janis ritorna a Houston per riprendere gli studi e per riprendersi da qualche eccesso con droghe e alcol ma viene presto ricondotta a San Francisco: la formazione californiana dei Big Brother and the Holding Company è alla ricerca di una vocalist e, su suggerimento di Helms che la incoraggia a farsi avanti, sceglie lei. Da questo momento comincia la sua vera ascesa musicale: incide e reincide brani di successo con i Big Brother, esibendosi in diversi concerti, la sua unica passione di tutta la frenetica macchina dell’industria musicale. Giunge poi la partecipazione ad alcuni dei festival più importanti di quegli anni, tra cui il Festival Pop di Monterey, dove ottiene un trionfo con un'indimenticabile versione del brano Ball and Chain di Big Mama Thornton. In quell’occasione è l’unica artista ad essere richiamata a furor di popolo sul palcoscenico. E, naturalmente, arriva il Festival di Woodstock, che tuttavia non si rivela un gran successo per Janis, provata dall’abuso di alcol. Nel 1969 inizia la carriera da solista e sceglie come gruppo d'accompagnamento la Kozmic Blues Band, con la quale pubblica I got dem 'ol Kozmic Blues Again mama. Purtroppo, però, anche il rapporto con questa band viene rovinato dall'abuso di eroina e alcol e il gruppo si scioglie. Lei ci riprova: per un periodo si disintossica e forma ancora un’altra band, la Full Tilt Boogie Band, con cui lavora per la realizzazione del terzo album, Pearl, al quale si dedica con impegno e precisione, fino a registrare alcuni brani persino in un solo giorno. L’album uscirà l’11 gennaio del 1971 ottenendo un grandissimo successo, soprattutto grazie a Cry baby e Me and Bobby mcGee (cover di un pezzo di Kris Kristofferson), ma sarà postumo.

Il 4 ottobre 1970, qualche mese prima, Janis Joplin viene trovata morta nella stanza di un hotel di Los Angeles. L'esame autoptico stabilisce una morte accidentale, causata da overdose di eroina. Il suo corpo viene cremato al Westwood Village Memorial Park Cemetery e le ceneri sparse nell'Oceano Pacifico. L’iconografia e l’aneddotica di questa artista è vastissima: potremmo ricordare la sua Porsche dipinta da Dave Richards, con una bandiera americana insanguinata sul baule, i volti dei Big Brother e paesaggi fantastici. Il nome della macchina è Fantality, che combina fantasy e reality. O ancora segnalare che nel 1970 Janis Joplin è la prima donna dello show business a farsi tatuare, da Lyle Tuttle, il primo artista del tatuaggio psichedelico, con un cuore sul seno, un bocciolo su una caviglia e un braccialetto al polso. Nello stile, in quella che sarà la sua immagine più matura, creata dopo i primi successi, grazie all’amicizia con la moglie di un componente dei Big Brother, Janis combina colori e tessuti tra abiti e accessori: il viola e il porpora, il rosa pastello, il verde pavone, indossa campanellini alla cintura e ai polsi. Iconici del suo look sono i sabot dorati, con il tacco a rocchetto. In alcune sue apparizioni catturano l’attenzione le piume verdi e fucsia che sovrastano i suoi capelli, un po’ capa indiana, un po’ omaggio ad un’altra grande artista, Etta James.

Janis Joplin ha percorso gli anni Sessanta con il suo blues irriverente e il suo stile sfrenato, il periodo che ha rappresentato nella sua vita ben più che un contesto di riferimento: per alcune e alcuni potrebbe trattarsi di un genio dalla vita sregolata, dedita all’inscindibile trio di sesso, droga e rock and roll, ma la sua biografia non racconta solo di una donna che ha sfidato i limiti imposti alla libertà sessuale e all’uso di sostanze sballanti. Anzi, di lei si dice che non amasse assumere sostanze psichedeliche per non perdere lucidità durante le sue performance e che si fosse autoimposta una regola, ovvero quella di non assumere mai eroina prima di una esibizione. La sua breve vita ci racconta di una ragazza che vagava nel suo vivere profondo all’interno della musica. Nel documentario L’altra faccia del rock - In ricordo di Janis Joplin del 1981, la voce narrante dice, fuor di retorica, che «senza di lei, il rock, la musica colonna sonora del nostro tempo, ma anche la musica più rivoluzionaria ed eversiva, non sarebbe mai diventata un’arte femminile».

Janis, con il suo blues della tartaruga, che ha seguito ed inseguito le artiste che l’hanno preceduta come grandi icone nella musica e nello stile, è diventata lei stessa sorgente di ispirazione per moltissime altre artiste dopo di lei. Una artista di confine tra blues, rock, soul e jazz se n’è andata sul più bello, si direbbe. Si chiama “club 27” un gruppo (non musicale) di cantanti famosi/e che hanno perso la vita all’età di 27 anni. Tra loro: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse e, appunto, Janis Joplin. Anche lei farebbe parte del gruppo degli eccessi, nello stile di vita, probabilmente, nello stile musicale, certamente. Buried alive in the blues, una delle tracce inserite in Pearl, è priva di voce, è solo strumentale, non avendo fatto in tempo a registrare il testo. Eppure il titolo dice molto più di tante altre parole, Janis: sepolta viva nel blues.


Traduzione francese

Guenoah Monroe

La revue américaine Rolling Stone la place au 46e rang de la liste des 100 artistes les plus importants de l’histoire et au 28e rang du classement 2008 des 100 chanteurs les plus importants de tous les temps. Reconnue et commémorée pour l’intensité de ses interprétations, elle a intégré le Rock and Roll Hall of Fame en 1995 et a été récompensé avec le Grammy Award à la carrière posthume en 2005.

Janis Lyn Joplin est née le 19 janvier 1943 à Port Arthur, au Texas, qu’elle nommera sa "prison natale". Sa famille est conservatrice : son père est ingénieur et sa mère, profondément dévouée, chante dans le chœur de l’église jusqu’à ce que, lors d’une opération de la thyroïde, elle se blesse accidentellement les cordes vocales. Son piano a été vendu. Celle qui deviendra la reine hippie de Haight-Ashbury, l’aînée de trois frères, grandit entourée des valeurs chrétiennes de renoncement et d'abstention. Elle découvre immédiatement sa première passion, les livres, en commençant à lire seule. Elle fais preuve d’amour pour l’art en même temps : d’une part, la peinture et, d’autre part, dès l’adolescence, elle se rapproche du blues. Elle commence à chanter dans le chœur de la ville et à écouter des artistes comme Bessie Smith, Odetta et Big Mama Thornton, dont elle "hérite" probablement cette voix rauque et profonde qui lui vaudra, plus tard, le titre de "la femme qui chantait avec l’utérus". Le lien restera bien profond surtout avec Bessie Smith, à tel point que Janis lui offrira une pierre tombale juste avant de rendre son dernier souffle. Dès son plus jeune âge, Janis prend parti contre le Ku Klux Klan et poursuit les idéaux d’égalité, contre la forte ségrégation raciale, à cette époque fortement présente dans l’État du Texas. Les années passées à l’école sont difficiles pour elle, harcelée par ses camarades et compagnes en raison de son apparence physique et de son caractère hors du commun, ainsi que de son intelligence remarquable. Joignons ces deux premiers points fondamentaux de sa jeune vie pour arriver à sa passion inoffensive pour le blues : elle se bat aux côtés du peuple noir qui a inventé et diffusé le genre musical et essai, depuis son enfance, une souffrance mélancolique de marginalisation et de non-acceptation que seul un genre comme celui des "diables bleus" lui permet de raconter et, de manière cathartique, d’exorciser, devenant pour elle son "kozmic blues". Elle est diplômé en 1960 et passe au baccalauréat en arts libéraux au Lamar State College of Technology de Beaumont. De là commence une carrière d’études flottante: elle reste inscrite au collège jusqu’en 1966. Bien qu’elle ne suive que 50 heures, en 1965, elle soutient avec un profit presque maximal (99/100) une épreuve d’examen en problèmes sociaux. Elle est ensuite admise à l’Université du Texas à Austin, mais n’a jamais terminé ses études.

Pendant ce temps, elle vit dans un bâtiment communément appelé "The Ghetto", au 2812 1/2 Nueces Street, pour un loyer de 40 dollars par mois. Les choses ne s’améliorent pas beaucoup par rapport au lycée : même les années passées à l’université ne sont pas si faciles pour elle, surnommée "l’homme le plus laid du campus". D’ailleurs, elle dira ensuite dans sa chanson Kozmic blues : «Said you, they’re always gonna hurt you. I said they’s re always gonna let you down. I said everywhere, every day, every day. And every way, every way » (je t’ai dit, ils te feront toujours du mal. J’ai dit qu’ils te laisseront toujours tomber. J’ai dit partout, tous les jours, tous les jours. Et de toutes les façons, toutes les façons). Pourtant, Janis trouve son propre espace expressif et libre pour s’exprimer : la scène musicale d’Austin à cette époque est grouillante d’artistes de par leur incroyable talentscréatif, dans des genres tels que le blues, le rock, le jazz, le gospel. Sur le campus, Janis commence également à chanter du bluegrass, un type particulier de musique country, accompagnée d’un duo de musiciens. Elle se produit au Threadgill’s, la mecque de la musique d’Austin, et obtient une suite importante: «Elle chantait le blues mieux que n’importe quelle fille blanche que j’avais jamais entendue», dira le propriétaire du club, Ken Threadgill. L’un des personnages les plus en vue du Ghetto de l’Université d’Austin est Chet Helms, qui deviendra un organisateur légendaire d’événements et un agent musical de San Francisco. Quand Janis abandonne l’université, elle et Chet traversent l’Amérique en autostop jusqu’à San Francisco. Il y a Kerouac sur "son chemin" : ce sont les années où les influences beat arrivent dans les pensées des plus jeunes et, lorsque cela est possible, comme pour Janis, elles en interceptent l’art. Chet emmène Janis se produire au Coffee & Confusion, où elle chante a cappella quatre chansons country-gospel, provoquant un véritable enthousiasme et 14 dollars en pourboire, ce qui ne suffit pas à subvenir à ses besoins en ville, même pas en les ajoutant aux allocations chômage et quelques occasions de vol à l’étalage.

Ainsi, Janis retourne à Houston pour reprendre ses études et se remettre de quelques excès de drogues et d’alcool mais elle est rapidement ramenée à San Francisco : la formation californienne de Big Brother and the Holding Company est à la recherche d’une chanteuse et, sur la suggestion de Helms qui l’encourage à se présenter, la choisissait. C’est à ce moment-là que commence sa véritable ascension musicale : elle enregistre et réincide des morceaux à succès avec les Big Brother, en se produisant dans plusieurs concerts, sa seule passion de toute la frénétique machine de l’industrie musicale. Elle participe ensuite à certains des festivals les plus importants de ces années, dont le Festival Pop de Monterey, où elle obtient un triomphe avec une version inoubliable de la chanson Ball and Chain de Big Mama Thornton. À cette occasion, elle est la seule artiste à être rappelée à la fureur du peuple sur scène. Et bien sûr, le Festival de Woodstock arrive, ce qui n’est pas un grand succès pour Janis, éprouvée par l’abus d’alcool. En 1969, elle commence sa carrière solo et choisit comme groupe d’accompagnement le Kozmic Blues Band, avec lequel elle publie I got dem 'ol Kozmic Blues Again mama. Malheureusement, Mais sa relation avec ce groupe est également perturbée par l’abus d’héroïne et d’alcool et le groupe se sépare. Elle réessaie : pendant un temps, elle se désintoxique et forme encore un autre groupe, le Full Tilt Boogie Band, avec lequel elle travaille pour le troisième album, Pearl, pour lequel elle se consacre avec soin et précision, jusqu’à enregistrer quelques chansons même en une seule journée. L’album sortira le 11 janvier 1971 avec un grand succès, notamment grâce à Cry baby et Me and Bobby mcgee (reprise d’un morceau de Kris Kristofferson) mais ce sera posthume.

Le 4 octobre 1970, quelques mois plus tôt, Janis Joplin a été retrouvée morte dans une chambre d’hôtel à Los Angeles. L’autopsie révèle une mort accidentelle, due à une overdose d’héroïne. Son corps est incinéré au cimetière de Westwood Village Memorial Park Cemetery et les cendres dispersées dans l’océan Pacifique. L’iconographie et l’anecdote de cette artiste est très vaste : on pourrait se souvenir de sa Porsche peinte par Dave Richards, avec un drapeau américain ensanglanté sur son coffre, les visages des Big Brother et des paysages fantastiques. Le nom de la voiture est Fantality, qui combine la fantaisie et la réalité. Ou encore signaler qu’en 1970 Janis Joplin est la première femme du show business à se faire tatouer, par Lyle Tuttle, le premier artiste du tatouage psychédélique, avec un cœur sur la poitrine, un bouton sur la cheville et un bracelet au poignet. Dans le style, dans ce qui sera son image la plus sage, créée après les premiers succès, grâce à son amitié avec la femme d’un membre des Big Brother, Janis combine couleurs et tissus entre vêtements et accessoires: violet et mauve, rose pastel, vert paon, elle porte des clochettes à la ceinture et aux poignets. Iconiques de son look sont les sabots dorés, avec le talon en forme de bobine. Dans certaines de ses apparitions, elle attire l’attention sur les plumes vertes et fuchsia qui recouvrent ses cheveux, un peu comme la dirigeante indienne, un peu en l'honneur d'une autre grande artiste, Etta James.

Janis Joplin a parcouru les années 60 avec son blues irrévérencieux et son style débridé, la période qu’elle a représentée dans sa vie bien plus qu’un contexte de référence : pour certaines et certains, il pourrait s’agir d’un génie à la vie déréglée, mais sa biographie ne parle pas seulement d’une femme qui a défié les limites de la liberté sexuelle et de la consommation de stupéfiants. En fait, on dit qu’elle n’aimait pas prendre de substances psychédéliques pour ne pas perdre son sang-froid pendant ses performances et qu’elle s’était imposée une règle, à savoir de ne jamais prendre d’héroïne avant une performance. Sa courte vie nous parle d’une fille qui errait dans sa vie profonde à l’intérieur de la musique. Dans le documentaire L’autre visage du rock - En mémoire de Janis Joplin de 1981, la voix narrative dit, hors de rhétorique, que «Sans elle, le rock, la musique de musique de notre temps, mais aussi la musique la plus révolutionnaire et la plus subversive, n’aurait jamais été un art féminin».

Janis, avec son blues de la tortue, qui a suivi et poursuivi les artistes qui l’ont précédée comme de grandes icônes dans la musique et le style, est devenue elle-même source d’inspiration pour de nombreuses autres artistes après elle. Une artiste à la frontière entre le blues, le rock, la soul et le jazz est partie sur le plus beau, on dirait. On appelle "club 27" un groupe (non musical) de chanteurs célèbres/et qui ont perdu la vie à l’âge de 27 ans. Parmi eux : Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse et, justement, Janis Joplin. Elle ferait partie du groupe des excès, du style de vie, probablement, du style musical, certainement. Buried alive in the blues, l’une des pistes insérées dans Pearl, est dépourvue de voix, est simplement instrumentale, n’ayant pas eu le temps d’enregistrer le texte. Et pourtant, le titre dit bien plus que d’autres mots, Janis : enterrée vivante dans le blues.


Traduzione inglese

Syd Stapleton

The U.S. magazine Rolling Stone placed her 46th on its list of the 100 most important artists in history, and 28th on its 2008 list of the 100 most important singers of all time. Recognized and remembered for the intensity of her performances, she was inducted into the Rock and Roll Hall of Fame in 1995 and was posthumously awarded the Grammy Award for Lifetime Achievement in 2005.

Janis Lyn Joplin was born on January 19, 1943, in Port Arthur, Texas, which she would call her "childhood prison." Hers was a conservative family - her father was an engineer and her deeply devout mother sang in the church choir until, during thyroid surgery, she suffered an injury to her vocal cords. Her piano was sold. What would become the hippie queen of Haight-Ashbury grew up steeped in Christian principles of renunciation and abstention, the eldest of three siblings. She soon discovered her first passion, books, and began to read on her own. At the same time, she cultivated a love of art - on the one hand, painting and on the other, as a teenager, she took up the blues. She began singing in the town choir and listening to artists such as Bessie Smith, Odetta and Big Mama Thornton, from whom she probably "inherited" that scratchy, deep voice that would later earn her the nickname "the woman who sang with her womb." The deep bond with Bessie Smith in particular would remain, to such an extent that Janis would give her a new tombstone shortly before she in turn died. Even as a young girl, Janis spoke out against the Ku Klux Klan and pursued the ideals of equality, against the heavy racial segregation that was strongly present in the state of Texas at that time. Her years in school were difficult for her, bullied by classmates and peers for her physical appearance and out-of-the-box character, as well as her considerable intelligence. These first features of her young life combined to produce her undying passion for the blues. She fought alongside the black people who invented and popularized the musical genre, and experienced, even as a young girl, a melancholic suffering of marginalization and non-acceptance that only a genre such as the "blue devils" allowed her to narrate and, in a cathartic key, exorcise, leading to her song Kozmic Blues. She graduated in 1960 and went on to study Liberal Arts at Lamar State College of Technology in Beaumont. From there began an up-and-down student career. She was admitted to the University of Texas in Austin, but never completed her studies. She remained enrolled in college until 1966. Although she attended only erratically, she took an examination in Social Problems in 1965 with near-maximum proficiency (99/100).

During that time she lived in Austin in a building commonly called "The Ghetto," at 2812 1/2 Nueces Street, for a rent of $40 a month. Things did not improve much from her high school days - even her college years were not easy years for her, being referred to as "the ugliest man on campus." Then again, she would later say in her song Kozmic Blues, "I said you, they're always gonna hurt you. I said they're always gonna let you down. I said everywhere, every day, every day. And every way, every way." And yet, Janis found her own expressive and free space in which to move. The Austin music scene in those years teemed with male and female artists of amazing creative genius, in genres such as blues, rock, jazz, and gospel. On campus, Janis too began to sing bluegrass, a particular kind of country music, accompanied by a duo of musicians. She performed at Threadgill's, Austin's musical mecca, and garnered a major following: "She sang the blues better than any white girl I'd ever heard," said the club's owner, Ken Threadgill. One of the most prominent figures in the University of Austin “Ghetto” was Chet Helms, who would become a legendary San Francisco event planner and music impresario. When Janis dropped out of college, she and Chet hitchhiked across America until they reached San Francisco. Like Jack Kerouac “On the Road" - these are the years when beat influences reached into the thoughts of the younger generation and, when possible as was the case with Janis, intersected with their art. Chet took Janis to perform at Coffee & Confusion, where she sang four country-gospel songs a cappella, triggering a standing ovation and as much as $14 in tips, which, however, was far from enough to support herself in the city, not even while supplementing it with unemployment benefits and the occasional opportunity to shoplift.

Thus, Janis returned to Houston to resume her studies and to recover from some excesses with drugs and alcohol, but was soon brought back to San Francisco. The California-based band Big Brother and the Holding Company was looking for a vocalist and, at the suggestion of Helms, who encouraged her to come forward, she was chosen. From that moment her real musical rise began. She recorded and re-recorded hit songs with Big Brother, performing in several concerts, her primary passion of the whole hectic music industry machine. Next came participation in some of the most important festivals of those years, including the Monterey Pop Festival, where she achieved a triumph with an unforgettable version of Big Mama Thornton's Ball and Chain. On that occasion she was the only artist to be recalled to the stage by popular acclaim. And, of course, the Woodstock Festival came next, which, however, did not prove to be much of a success for Janis, who was affected by alcohol abuse. In 1969 she began a career as a soloist and chose the Kozmic Blues Band as her backing band, with which she released I Got Dem 'ol Kozmic Blues Again Mama. Unfortunately, however, her relationship with this band was ruined by heroin and alcohol abuse, and the group disbanded. She tried again - for a time she got sober and formed yet another band, the Full Tilt Boogie Band, with which she worked on the third album, Pearl, to which she devoted herself with commitment and precision, even to the point of recording some tracks in a single day. The album was released on January 11, 1971, achieving great success, especially thanks to Cry Baby and Me and Bobby McGee (cover of a Kris Kristofferson song), but it would be posthumous.

On October 4, 1970, a few months earlier, Janis Joplin was found dead in a Los Angeles hotel room. An autopsy established an accidental death, caused by a heroin overdose. Her body was cremated at Westwood Village Memorial Park Cemetery and the ashes were scattered in the Pacific Ocean. The iconography and legend of this artist is vast - we might recall her Porsche painted by Dave Richards, with a bloody American flag on the trunk, the faces of the “Big Brothers”, and fantastic landscapes. The name of the car is Fantality, combining fantasy and reality. Or even report that in 1970 Janis Joplin was the first woman in show business to get tattooed, by Lyle Tuttle, the first psychedelic tattoo artist, with a heart on her breast, a bud on an ankle and a bracelet on her wrist. In style, in what is her more mature period, created after her early successes, thanks to her friendship with the wife of a Big Brother and the Holding Company member, Janis combined colors and fabrics among her clothes and accessories - violet and purple, pastel pink, peacock green, she wore bells on her belt and wrists. Iconic to her look are the gold, spool-heeled sabots. In some of her appearances, the green and fuchsia feathers above her hair caught the eye, a little bit of Indian style, a little bit homage to another great artist, Etta James.

Janis Joplin traversed the 1960s with her irreverent blues and unbridled style, the period that represented far more than a frame of reference in her life. To some she may be a genius with an unregulated life, devoted to the inseparable trio of sex, drugs and rock and roll, but her biography tells of more than just a woman who defied the limits imposed on sexual freedom and the use of narcotic substances. On the contrary, it is said of her that she disliked taking psychedelic substances so as not to lose lucidity during her performances and that she made a self-imposed rule of never taking heroin before a performance. Her short life tells us about a girl who wandered in her deep living within music. In the 1981 documentary “The Other Side of Rock - In Remembrance of Janis Joplin,” the narrator says, outside of rhetoric, that "without her, rock, the soundtrack music of our time, but also the most revolutionary and subversive music, would never have become a woman's art."

Janis, with her Turtle Blues, who followed and pursued the female artists who preceded her as great icons in music and style, became herself a source of inspiration for many other female artists after her. A boundary artist between blues, rock, soul and jazz, she left on the most beautiful note, you might say. They have been called "Club 27" a group of famous singer/songwriters who lost their lives at the age of 27. Among them: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse, and, indeed, Janis Joplin. She too would be part of the group of excesses, in lifestyle probably, in musical style, certainly. Buried Alive in the Blues, one of the tracks included in the album Pearl, is devoid of vocals, it is only instrumental, having not been made in time to record the lyrics. Yet the title says more than many words, Janis - buried alive in the blues.


Traduzione spagnola

Vanessa Dumassi

La revista estadounidense «Rolling Stone» la clasificó en el puesto n° 46 en su lista de los/las 100 artistas más importantes de la historia y en el n° 28 en su lista de 2008 de los/las 100 cantantes más importantes de todos los tiempos. Reconocida y recordada por la intensidad de sus interpretaciones, fue incluida en 1995 en la Rock and Roll Hall of Fame y en 2005 recibió el Premio Grammy a título póstumo.

Janis Lyn Joplin nació el 19 de enero de 1943 en Texas, en la ciudad de Port Arthur, que ella llamaba su “prisión natal”. Procede de una familia conservadora: su padre era ingeniero y su madre, profundamente devota, cantaba en el coro de la iglesia hasta que, durante una operación de tiroides, le lesionaron accidentalmente las cuerdas vocales. Su piano fue vendido. La que se convertirá en la reina hippy de Haight-Ashbury, la mayor de tres hermanos, crece impregnada de los principios cristianos de renuncia y abstención. Empezó a cantar en el coro del pueblo y a escuchar a artistas come Bessie Smith, Odetta y Big Mama Thornton, de quien probablemente “heredó” la voz rasposa y grave que más tarde le valdrá el apodo de “la mujer que cantaba con el útero”. En particular permanecerá el profundo vínculo con Bessie Smith, hasta tal punto que Janis le regalará una nueva lápida, poco antes de morir a su vez. Ya de niña, Janis se pronunció contra el Ku Klux Klan y persiguió los ideales de igualdad, contra la fuerte segregación racial muy presente en el estado de Texas en aquella época. Los años de la escuela fueron difíciles para ella: acosada por sus compañeros por su aspecto físico y su carácter fuera de lo común, así como por su notable inteligencia. Estos dos primeros hitos de su joven vida se combinan hasta llegar a su perdurable pasión por el blues: lucha junto a las personas de color que inventaron y difundieron el género musical y siente, ya desde niña, un melancólico sufrimiento de marginación y de no aceptación que sólo un género como los "diablos azules" le permite narrar y –en clave catártica– exorcizar, convirtiéndose para ella en su "kozmic blues". Se graduó en 1960 y se licenció en Artes Liberales en el Lamar State College of Technology de Beaumont. A partir de ahí comenzó una carrera de estudios inestable: permaneció matriculada en la universidad hasta 1966. Aunque sólo asistió 50 horas, en 1965 aprobó un examen de Problemas Sociales con una nota casi máxima (99/100). Después fue admitida en la Universidad de Texas en Austin, pero nunca completó sus estudios.

Durante este tiempo vive en un edificio comúnmente conocido como “The Ghetto”, en el 2812 1/2 de Nueces Street, por un alquiler de 40 dólares al mes. Las cosas no mejoran mucho desde sus días en la escuela: ni siquiera los años de universidad son fáciles para ella, a la que se refieren como “el hombre más feo del campus”. Por otra parte, más tarde dice en su canción Kozmic blues: «Said you, they're always gonna hurt you. I said they're always gonna let you down. I said everywhere, every day, every day. And every way, every way» (he dicho que siempre te decepcionarán. Lo he dicho en todas partes, todos los días. Y de todas las maneras). Sin embargo, Janis encontró su propio espacio expresivo y libre en el que moverse: la escena musical de Austin en aquellos años estaba repleta de artistas con un genio creativo asombroso, en géneros como el blues, el rock, el jazz, el góspel. En el campus, Janis también empieza a cantar bluegrass, un género particular de música country, acompañada por un dúo de músicos. Actuó en Threadgill's, la meca musical de Austin, y consiguió muchos seguidores: «cantaba el blues mejor que cualquier chica blanca que hubiera oído nunca», dirá el dueño del club, Ken Threadgill. Uno de los personajes más destacados del gueto de la Universidad de Austin es Chet Helms, que se convertiría en un legendario organizador de eventos y empresario musical de San Francisco. Cuando Janis abandona la universidad, ella y Chet atraviesan EEUU en autostop hasta el mismo San Francisco. En "el camino" se encuentra Kerouac: son los años en los que las influencias beat llegan alpensamiento de los y las jóvenes y, cuando es posible como en el caso de Janis, interceptan su arte. Chet lleva a Janis a actuar al Coffee & Confusion, donde canta cuatro canciones de country-gospel a capela, lo que provoca una gran ovación y nada menos que 14 dólares de propina, que, sin embargo, no son suficientes para mantenerse en la ciudad, ni siquiera complementados con los subsidios de desempleo y con algunas ocasiones para robar en tiendas.

Así, Janis regresó a Houston para retomar sus estudios y recuperarse de algunos excesos con las drogas y el alcohol, pero pronto la llevan de nuevo a San Francisco: la banda californiana Big Brother and the Holding Company buscaba una vocalista y, por sugerencia de Helms, que la animó a presentarse, la eligieron. A partir de ese momento, comenzó su verdadero ascenso musical: grabó y regrabó canciones de éxito con Big Brother, actuando en varios conciertos, su única pasión en toda la frenética máquina de la industria musical. Más allá participó en algunos de los festivales más importantes de aquellos años, como el Monterey Pop Festival, donde triunfó con una inolvidable versión de Ball and Chain de Big Mama Thornton. En esa ocasión fue la única artista reclamada en el escenario por aclamación popular. Y, por supuesto, llega el Festival de Woodstock, que, sin embargo, no resulta ser un gran éxito para Janis que se veía afectada por el abuso del alcohol. En 1969 inició una carrera en solitario y eligió como banda de acompañamiento a la Kozmic Blues Band, con la que publicó I got dem 'ol Kozmic Blues Again mama. Pero, por desgracia, la relación con esta banda también se ve arruinada por el abuso de heroína y alcohol, y el grupo se disuelve. Lo intenta de nuevo: durante un tiempo intenta desintoxicarse y forma otra banda, la Full Tilt Boogie Band, con la que trabajó en su tercer álbum, Pearl, al que se dedicó con empeño y precisión, hasta el punto de grabar algunas canciones en un solo día. El álbum se publicó el 11 de enero de 1971 con gran éxito especialmente gracias a Cry baby y Me and Bobby mcGee (versión de una canción de Kris Kristofferson)– pero que fue póstumo.

El 4 de octubre de 1970, unos meses antes, Janis Joplin fue hallada muerta en la habitación de un hotel de Los Ángeles. El examen de la autopsia establece una muerte accidental, causada por una sobredosis de heroína. Su cuerpo se cremó en el cementerio Westwood Village Memorial Park y las cenizas se esparcieron en el océano Pacífico. La iconografía y el anecdotario de este artista son vastos: podríamos recordar su Porsche pintada por Dave Richards, con una bandera americana ensangrentada en el maletero, las caras de los Big Brother y paisajes fantásticos. El nombre del coche era Fantality, que combina fantasía y realidad. Además, por ejemplo, en 1970 Janis Joplin fue la primera mujer del mundo del espectáculo en ser tatuada, por Lyle Tuttle –el primer tatuador psicodélico– con un corazón en el pecho, un capullo en un tobillo y una pulsera en la muñeca. En su estilo, en lo que sería su imagen más madura, creada tras sus primeros éxitos, gracias a su amistad con la esposa de un miembro de los Big Brother, Janis combina colores y tejidos en su ropa y accesorios: morado y carmesí, rosa pastel, verde pavo real, lleva cascabeles en el cinturón y en las muñecas. Icónicos de su look son los sabots dorados de tacón de carrete. En algunas de sus apariciones llaman a la atención las plumas verdes y fucsias sobre el pelo, un poco tocado indio, un poco homenaje a otra gran artista, Etta James.

Janis Joplin atravesó los años 60 con su blues irreverente y su estilo desenfrenado, un periodo que representó algo más que un marco de referencia en su vida. Para algunos, puede que fuera un genio con una vida desordenada, entregada al trío inseparable de sexo, drogas y rock and roll, pero su biografía no habla sólo de una mujer que desafió los límites impuestos a la libertad sexual y al consumo de substancias estupefacientes. De hecho, se dice de ella que no le gustaba tomar substancias psicodélicas para no perder la lucidez durante sus actuaciones y que se había autoimpuesto la norma de no tomar nunca heroína antes de una actuación. Su corta vida nos habla de una chica que se adentró en la música. En el documental de 1981 The Other Face of Rock - In Memory of Janis Joplin, el narrador dice, sin retórica, que «sin ella, el rock, la banda sonora de nuestro tiempo, pero también la música más revolucionaria y subversiva, nunca se habría convertido en un arte femenino».

Janis, con su blues de tortuga, que siguió y persiguió a las artistas que la precedieron como grandes iconos de la música y el estilo, se convirtió ella misma en fuente de inspiración para muchas otras artistas posteriores a ella. Una artista fronteriza entre el blues, el rock, el soul y el jazz se fue en su mejor momento, podría decirse. Se llama "club 27" un grupo (no musical) de cantantes famosos que perdieron la vida a los 27 años. Entre ellos: Jimi Hendrix, Jim Morrison, Kurt Cobain, Amy Winehouse y, por supuesto, Janis Joplin. Ella también formaría parte del grupo de los excesos, en estilo de vida, probablemente, en estilo musical, sin duda. Buried alive in the blues, una de las canciones incluidas en Pearl, carece de voz, es sólo instrumental, al no haber tenido tiempo de grabar la letra. Sin embargo, el título dice más que muchas palabras, Janis: enterrada viva en el blues.