Bessie Head
Laura Candiani
Viola Gesmundo
The Tragic Life, questo è il titolo di una biografia che le è stata dedicata, e davvero la sua esistenza è stata dolorosa, drammatica, diversa da ogni altra, espressa nell'assoluta originalità delle sue opere narrative, di impianto prevalentemente autobiografico. Disse di lei lo scrittore Charles Larson: «Bessie Head, praticamente da sola, ha portato a una svolta intimistica del romanzo sudafricano» in cui è stata sé stessa con coerenza, senza altri punti di riferimento. Nel 1982 Bessie affermò:
«Ci sono di sicuro molte persone come me in Sudafrica nate sotto il segno della calamità e del disastro. Persone così rappresentano lo scheletro nell’armadio o il segreto oscuro e pauroso nascosto sotto il tappeto. Forse sono state le circostanze della mia nascita a rendere necessaria l’eliminazione di ogni traccia di storia familiare. Non ho nessun parente sulla faccia della terra, nessun albero genealogico di antica data a cui far riferimento, nessuna eredità. Non so cosa si provi ad aver ereditato un qualche aspetto del carattere o una certa instabilità emotiva o la forma delle unghie della mano da una nonna o da una bisnonna».
Ma da cosa deriva questa sua unicità, come essere umano e come scrittrice e giornalista?
Era nata all'interno di un ospedale psichiatrico il 6 luglio 1937, a Pietermaritzburg, nella provincia del Natal, in Sudafrica, perché la madre aveva commesso una grave colpa: si chiamava Bessie Amelia Emery ed era bianca, appartenente a una ricca famiglia di origini europee, ma era incinta di un uomo nero, di condizione umile, rimasto ignoto. Da tempo aveva problemi psichici, specie dopo la morte del primogenito neonato. Fu giudicata malata di mente e internata, anche se all'epoca non era stata emanata la legge che ufficializzava l'apartheid che è del 1949, ma i rapporti fra bianchi e neri erano osteggiati in ogni modo. Dopo un anno la mamma si suicidò, così la piccola Bessie passò di famiglia in famiglia: la prima ben presto la abbandonò per il colore della pelle, la seconda era talmente povera che non riusciva a mantenerla, eppure per lei lì c'era la vera madre, assai amata, l'unica che conoscesse come tale. Fu allora affidata a un orfanotrofio anglicano a Durban dove ormai ragazzina scoprì la triste verità sulla sua situazione. Comunque studiò e riuscì a diplomarsi maestra; dopo un breve periodo di insegnamento, si interessò al giornalismo e si trasferì a Città del Capo per cominciare a collaborare con racconti e articoli con vari giornali: New African, Drum, Golden City Post, di cui fu l'unica reporter in una testata per "non bianchi".
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Nel 1959 andò a vivere a Johannesburg per lavorare all'Home Post, dove ricevette un regolare stipendio ed ebbe una rubrica tutta sua. Qui prese contatti con il mondo culturale e artistico e la comunità dei panafricanisti, tanto che si iscrisse al movimento anti-apartheid Pan-Africanist Congress. Nel 1960 fu arrestata per il suo impegno, poi subì uno stupro che la portò a un tentato suicidio e alla depressione, da cui si risollevò vari mesi dopo grazie alla fondazione di un giornale, The Citizen, di ispirazione africanista. Delusa e amareggiata dall'esperienza politica, tornò a Città del Capo e l'anno seguente si sposò con Harold Head, un giovane di Pretoria che condivideva i suoi interessi, da cui ebbe il figlio Howard. In quel periodo entrambi scrivevano per varie testate, fra cui il mensile The New African, ma avevano notevoli problemi economici e ben presto il matrimonio naufragò. Intanto Bessie si dedicava alla letteratura e scrisse la sua prima opera; si tratta di un racconto lungo ancora un po' immaturo, di poco più di cento pagine, The Cardinals, che uscirà postumo, ed è l'unico suo testo ambientato in Sudafrica. È la storia di Miriam, detta dai colleghi della redazione giornalistica di African Beat "mouse", topolino, perché piccola, timida, silenziosa; eppure diviene di giorno in giorno più brava tanto da correggere i testi del collega più anziano ed esperto Johnny. L'uomo la stima e le si affeziona tanto da chiederle di vivere con lui, anche per farla emergere come scrittrice.
Ma c'è una cosa che entrambi ignorano: Johnny è suo padre.
La vicenda si conclude in modo aperto, prima che avvenga qualcosa di irreparabile, ma il tabù viene trattato con garbo e i personaggi con simpatia, forse per creare un parallelismo con l'altro tabù: le unioni miste, altrettanto proibite e illecite. Un secondo tema emerge nel racconto, anche questo vicino alla sensibilità umana e professionale di Head, ovvero come diventare una brava scrittrice, quali argomenti trattare, come svolgere le trame, quali consigli ascoltare (fra cui quelli un po' invadenti di Johnny).
Nel 1964 si separò dal marito e, partendo con un visto di sola andata, si stabilì con il figlio in Botswana dove per anni risultò una rifugiata politica, fino al 1979, quando finalmente ebbe la cittadinanza. Tuttavia si sentirà sempre una donna incompiuta, a metà: né bianca né nera, né botswana né sudafricana, cristiana ma influenzata dall'induismo e dagli insegnamenti di Gandhi, un’africana che non conosce neppure le lingue locali, in un periodo di gravi tensioni sociali e politiche in cui riuscirà a trovare la sua strada attraverso la scrittura. Nel 1968 esce prima a Londra e poi a New York il romanzo When Rain Clouds Gather che le era stato ispirato dal soggiorno nel campo profughi, storia di un sudafricano in fuga dal proprio Paese che, con l'amico inglese Gilbert, ha un progetto utopico per modernizzare le tecniche agricole tradizionali. Nel 2022 è stato incluso nel Big Jubilee Read, un elenco di 70 libri di autori e autrici del Commonwealth prodotti per celebrare il Giubileo di Platino della regina Elisabetta II.
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Bessie ha seri problemi psichici per cui viene ricoverata in ospedale, ma intanto ha sperimentato un'altra forma di razzismo, che tratterà nel nuovo romanzo Maru, in cui emerge la rivalità storica fra due gruppi residenti in Botswana, dove si era illusa di trovare serenità e giustizia. Qui la popolazione Bantu aveva sottomesso la minoranza Masarwa, detta anche Bushmen, ovvero uomini della boscaglia, ugualmente di pelle nera, e Bessie era ritenuta troppo chiara, perciò si sentiva esclusa. Nel libro i protagonisti sono Maru e il suo amico Moleka, entrambi innamorati di Margaret, una giovane orfana allevata da una missionaria, la cui esistenza ha parecchi punti di contatto con quella reale dell'autrice, a cominciare dalla professione di insegnante, dall'assenza di una famiglia, dall'appartenenza a una tribù discriminata, ma i temi sono trattati con delicatezza e con un tocco quasi fiabesco. Nasce a questo punto un terzo romanzo, ritenuto il suo capolavoro: A Question of Power, un'opera complessa, di difficile traduzione e difficile lettura, ambientata ai margini del deserto del Kalahari, in cui una dei protagonisti, Elizabeth, assomiglia molto a Bessie, stigmatizzata in quanto meticcia e destinata geneticamente alla follia.
L'Enciclopedia Britannica lo descrive come un:
«racconto francamente autobiografico di disorientamento e paranoia in cui l'eroina sopravvive grazie alla pura forza di volontà».
In Italia è stato tradotto da Adriana Cavarero per le ed. Lavoro nel 1994.
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Quasi al termine della sua breve vita trova un po' di pace e accoglienza nel villaggio di Serowe dove studia le storie, le leggende, i miti di quei popoli e si immerge nelle piccole realtà, guidate da antiche tradizioni. Visto che la scrittura per lei è libertà, è comunicazione, è magia, trova la sua forma espressiva ideale nella raccolta di racconti brevi The Collector of Treasure and Other Botswana Village Tales (composta nel 1974, ma pubblicata tre anni dopo) in cui si incontrano numerosi personaggi femminili: sia donne appagate e felici sia madri di figli illegittimi, depositarie della saggezza millenaria ma pure vittime dei mutamenti imposti dalla colonizzazione. In Italia è stata stampata con il titolo La donna dei tesori, traduzione di Maria Antonietta Saracino, ed. Lavoro, 1987. Ancora ambientati in Botswana sono il racconto storico Serowe: Village of the Rain Wind (composto anch'esso nel 1974, ma pubblicato solo 1981) e il romanzo storico A Bewitched Crossroad (1984).
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Da notare, come ha spesso rilevato la critica unanime, che il suo stile è assai curato ed elegante, la sua lingua inglese quantomai ricca, varia ed espressiva, il controllo dei mezzi tecnici è sapiente, per cui è ritenuta la massima esponente letteraria del Botswana ― più che del Sudafrica dove non tornò mai più ― nonostante tratti temi universali, forme di disagio, discriminazioni, inserite in ambienti vaghi e generici. Disaccordi con la casa editrice e difficoltà a relazionarsi la portarono all'alcolismo, a problemi di salute, a rompere i rapporti con il figlio e a contrarre debiti.
A Serowe Bessie morì di epatite il 17 aprile 1986 e alcune sue opere sono state pubblicate postume: The Cardinals (1993), lettere, appunti, gli scritti autobiografici A Woman Alone. Tutti gli incartamenti furono depositati presso il Memorial Museum Khama III dove oggi sono visibili pure oggetti che le sono appartenuti, fra cui la macchina da scrivere, numerose foto, articoli di giornale, la sua scrivania. Nel 2003 è arrivata, alla memoria, la massima onorificenza sudafricana, l'ordine della Ikhamanga d'oro, con la motivazione:
«Per il contributo straordinario alla letteratura e alla lotta per il cambiamento sociale, per la libertà e per la pace».
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In suo nome è stata creata un'associazione senza fini di lucro che ha lo scopo di tener vivo il ricordo della scrittrice, di divulgare le sue opere e di assegnare premi letterari. Nel 2007 la principale biblioteca municipale di Msunduzi a Pietermaritzburg le è stata intitolata. In Italia la sua produzione rimane praticamente sconosciuta anche se risultano le pregevoli traduzioni già citate e il racconto Arance e limoni, inserito nella raccolta Il vestito di velluto rosso. Racconti di donne sudafricane, 2006, tradotto da Maria Paola Guarducci, grazie alla meritoria attività della piccola casa editrice Gorée, con sede a Iesa (Monticiano, Siena). Un’autrice dunque tutta ancora da scoprire e valorizzare.
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Traduzione francese
Rachele Stanchina
Une vie tragique: tel est le titre d'une biographie qui lui est consacrée. Sa vie a été véritablement douloureuse, dramatique, unique en son genre, et s'est exprimé dans l'originalité absolue de ses œuvres narratives, à forte composante autobiographique. L'écrivain Charles Larson a dit d'elle: « Bessie Head, pratiquement à elle seule, a opéré une transformation profonde du roman sud-africain », dans lequel elle restait fidèle à elle-même, sans aucun autre point de repère. En 1982, Bessie déclarait:
«Il y a certainement beaucoup de gens comme moi en Afrique du Sud, nés sous le signe du malheur et du désastre. Ces personnes incarnent le squelette dans le placard, le secret sombre et effrayant dissimulé sous le tapis. Peut-être est-ce dû aux circonstances de ma naissance qui ont rendu nécessaire l'effacement de toute trace de mon histoire familiale. Je n'ai aucun parent sur terre, aucun arbre généalogique ancien auquel me référer, aucun héritage. Je ne sais pas ce que cela fait d'hériter d'un trait de caractère, d'une certaine instabilité émotionnelle, ou de la forme de ses ongles d'une grand-mère ou d'une arrière-grand-mère».
Mais d'où vient son unicité, en tant qu'être humain, en tant qu'écrivaine et journaliste ?
Elle est née dans un hôpital psychiatrique le 6 juillet 1937 à Pietermaritzburg, dans la province du Natal, en Afrique du Sud. Sa mère avait commis une grave faute: elle s'appelait Bessie Amelia Emery et était blanche, issue d'une riche famille d'origine européenne, mais elle était enceinte d'un homme noir d'origine modeste, qui resta inconnu. Elle souffrait de troubles mentaux depuis un certain temps, surtout après la mort de son premier-né. Jugée malade mentale, elle fut internée, bien que la loi de 1949 officialisant l'apartheid n'eût pas encore été votée et que les relations entre Blancs et Noirs fussent empreintes d'opposition. Un an plus tard, sa mère se suicida et la petite Bessie fut placée de famille en famille : la première l'abandonna rapidement à cause de la couleur de sa peau, la seconde était si pauvre qu'elle ne put subvenir à ses besoins. Pourtant, pour elle, il y avait sa vraie mère, qu'elle aimait profondément, la seule qu'elle ait connue comme telle. Elle fut ensuite confiée à un orphelinat anglican de Durban où, très jeune, elle découvrit la triste réalité de sa situation. Malgré tout, elle poursuivit ses études et obtint son diplôme d'institutrice. Après une brève expérience dans l'enseignement, elle se passionna pour le journalisme et s'installa au Cap pour collaborer à divers journaux : le New African, le Drum et le Golden City Post, où elle était la seule journaliste d'une publication qui s’adressait aux “non blancs”.
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En 1959, elle s'installa à Johannesburg pour travailler au Home Post, où elle percevait un salaire régulier et tenait sa propre chronique. Elle s'y intégra au monde culturel et artistique ainsi qu'à la communauté panafricaine, au point de rejoindre le Congrès panafricain anti-apartheid. En 1960, elle fut arrêtée en raison de son travail, puis violée, ce qui la conduisit à une tentative de suicide et à une dépression dont elle se remit quelques mois plus tard en fondant un journal, The Citizen, d'inspiration africaniste. Désillusionnée et amère de son expérience politique, elle retourna au Cap et épousa l'année suivante Harold Head, un jeune homme de Pretoria partageant ses intérêts, avec qui elle eut un fils, Howard. À l'époque, tous deux écrivaient pour diverses publications, dont le mensuel The New African, mais rencontraient d'importantes difficultés financières, et leur mariage ne tarda pas à se briser. Entre-temps, Bessie se consacra à la littérature et écrivit sa première œuvre: un récit encore un peu immature d'une centaine de pages, « Les Cardinaux », publié à titre posthume, est sa seule œuvre se déroulant en Afrique du Sud. C'est l'histoire de Miriam : surnommée « souris » par ses collègues du journal African Beat en raison de sa petite taille, de sa timidité et de sa discrétion, elle progresse pourtant de jour en jour, allant jusqu'à corriger le travail de Johnny, son collègue plus âgé et plus expérimenté. Johnny la respecte et s'attache tellement à elle qu'il lui propose de vivre avec lui, en partie pour l'aider à s'épanouir en tant qu'écrivaine.
Mais ils ignorent tous deux une chose : Johnny est son père.
L'histoire se termine sur une note ouverte, avant qu'un événement irréparable ne survienne, mais le tabou est abordé avec délicatesse et les personnages sont attachants, peut-être pour établir un parallèle avec un autre tabou : les mariages mixtes, tout aussi interdits et illicites. Un second thème se dégage du récit, également cher à la sensibilité humaine et professionnelle de Head : comment devenir un bon écrivain, quels sujets traiter, comment construire une intrigue et quels conseils suivre (y compris ceux, parfois indiscrets, de Johnny).
En 1964, elle se sépare de son mari et, munie d'un visa aller simple, s'installe avec son fils au Botswana, où elle demeure réfugiée politique pendant des années jusqu’au 1979, année où elle a finalement obtenu la citoyenneté. Cependant, elle gardera toujours le sentiment d'être une femme inachevée : ni blanche ni noire, ni botswanaise ni sud-africaine, chrétienne mais influencée par l'hindouisme et les enseignements de Gandhi. Africaine ne maîtrisant même pas les langues locales, dans une période de fortes tensions sociales et politiques, elle trouvera sa voie grâce à l'écriture. En 1968, son roman “When Rain Clouds Gather” est publié, d'abord à Londres puis à New York, inspiré par son séjour dans un camp de réfugiés. Il raconte l'histoire d'un Sud-Africain fuyant son pays qui, avec son ami anglais Gilbert, nourrit un projet utopique de modernisation des techniques agricoles traditionnelles. En 2022, le roman figure dans le Big Jubilee Read , la liste des 70 livres d'auteurs du Commonwealth sélectionnés pour célébrer le jubilé de platine de la reine Élisabeth II.
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Bessie est atteinte par de graves problèmes de santé mentale qui nécessitent une hospitalisation, mais elle a également été confrontée à une autre forme de racisme, qu'elle explore dans son nouveau roman, Maru. Ce dernier met en lumière la rivalité historique entre deux groupes vivant au Botswana, où elle espérait trouver sérénité et justice. Ici, la population bantoue avait soumis la minorité Masarwa, également connue sous le nom de Bushmen, elle aussi noire, et Bessie, jugée trop claire de peau, se sentait exclue. Les protagonistes du livre sont Maru et son ami Moleka, tous deux amoureux de Margaret, une jeune orpheline élevée par un missionnaire. La vie de Margaret présente de nombreuses similitudes avec celle de l'auteure, à commencer par son métier d'institutrice, son absence de famille et son appartenance à une tribu discriminée. Cependant, ces thèmes sont abordés avec sensibilité et une touche presque féerique. C'est ainsi qu'est né un troisième roman, considéré comme son chef-d'œuvre : Une question de pouvoir, une œuvre complexe, difficile à traduire et à lire, qui se déroule aux abords du désert du Kalahari. L'une des protagonistes, Elizabeth, ressemble beaucoup à Bessie, stigmatisée comme une femme métisse et génétiquement prédestinée à la folie.
L'Encyclopædia Britannica le décrit comme:
«un récit franchement autobiographique, de désorientation et de paranoïa ,dans lequel l'héroïne survit grâce à sa seule force de volonté».
L'ouvrage a été traduit en italien par Adriana Cavarero pour les éditions Lavoro en 1994.
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Vers la fin de sa courte vie, elle trouva une certaine paix et un sentiment d'acceptation dans le village de Serowe, où elle étudia les contes, légendes et mythes de ses habitants et s'immergea dans leurs petites communautés, guidée par des traditions ancestrales. L'écriture étant pour elle synonyme de liberté, de communication et de magie, elle trouva son expression idéale dans le recueil de nouvelles « La Collectionneuse de trésors et autres contes villageois du Botswana » (composé en 1974, mais publié trois ans plus tard), où se côtoient de nombreux personnages féminins : femmes épanouies et heureuses, mères d'enfants illégitimes, gardiennes d'un savoir ancestral mais aussi victimes des bouleversements imposés par la colonisation. En Italie, il fut publié sous le titre « La donna dei tesori », traduit par Maria Antonietta Saracino, Lavoro, 1987. Se déroulent également au Botswana le récit historique Serowe : Village of the Rain Wind (écrit en 1974, mais publié seulement en 1981) et le roman historique A Bewitched Crossroad (1984).
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Il convient de souligner, comme l'ont souvent fait remarquer les critiques, que son style est raffiné et élégant, sa langue anglaise riche, variée et expressive, et sa maîtrise des outils techniques est magistrale. C'est pourquoi elle est considérée comme la plus grande figure littéraire du Botswana – plus encore que celle d'Afrique du Sud, où elle n'est jamais retournée – malgré son traitement de thèmes universels, de formes de souffrance et de discrimination, dans des contextes vagues et génériques. Des désaccords avec sa maison d'édition et des difficultés de communication ont entraîné chez elle alcoolisme, problèmes de santé, rupture des relations avec son fils et endettement.
Bessie est décédée d'une hépatite à Serowe le 17 avril 1986. Certaines de ses œuvres ont été publiées à titre posthume : « Les Cardinaux » (1993), des lettres, des notes et son récit autobiographique « Une femme seule ». Tous ses documents ont été déposés au musée mémorial Khama III, où sont également exposés aujourd'hui ses effets personnels, notamment sa machine à écrire, de nombreuses photos, des articles de presse et son bureau. En 2003, elle a reçu la plus haute distinction d'Afrique du Sud, l'Ordre de l'Ikhamanga d'or, avec la citation suivante:
«Pour sa contribution extraordinaire à la littérature et à la lutte pour le changement social, la liberté et la paix».
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Une organisation à but non lucratif a été créée en son nom afin de perpétuer sa mémoire, de diffuser son œuvre et de décerner des prix littéraires. En 2007, la principale bibliothèque municipale de Msunduzi, à Pietermaritzburg, a été baptisée à son nom. En Italie, son œuvre demeure pratiquement inconnue, bien que les précieuses traductions mentionnées plus haut et la nouvelle « Oranges et Citrons », incluse dans le recueil « La Robe de Velours Rouge. Histoires de femmes Sud-africaines» soient bien connues. Ce recueil a été traduit par Maria Paola Guarducci et a été édité en 2006 grâce aux efforts louables de la petite maison d'édition Gorée, basée à Iesa (Monticiano, Sienne). Une auteure encore à découvrir et à apprécier.
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Traduzione spagnola
Martina Mercorillo
The Tragic Life, este es el título de una biografía que se le dedicó, y realmente su existencia fue dolorosa, dramática, diferente de cualquier otra, expresada en la absoluta originalidad de sus obras narrativas, de carácter prevalentemente autobiográfico. El escritor Charles Larson dijo de ella: «Bessie Head, básicamente sola, llevó a un avance intimista de la novela sudafricana» donde fue ella misma con coherencia, sin otros puntos de referencia. En el 1982 Bessie afirmó:
«seguramente existen muchas personas como yo en Sudáfrica nacidas bajo la calamidad y el desastre. Estas personas representan el esqueleto en el armario o el secreto oscuro y aterrador escondido bajo la alfombra. Quizás las circunstancias de mi nacimiento requirieron la eliminación de todo rastro de historia familiar. No tengo ningún familiar en el mundo, ningún árbol genealógico antiguo al que hacer referencia, ninguna herencia. No sé lo que se siente por haber heredado algo del carácter o una inestabilidad emotiva o la forma de las uñas de la mano de una abuela o bisabuela».
¿De dónde deriva, entonces, esta unicidad como ser humano y como escritora y periodista?
Nació en un hospital psiquiátrico el 6 de julio de 1937, en Pietermaritzburg, en la provincia de Natal, en Sudáfrica, porque su madre había cometido un grave error: se llamaba Bessie Amelia Emery y era blanca, pertenecía a una rica familia de origen europeo, pero estaba embarazada de un hombre negro, de condición humilde, que todavía resulta desconocido. Hacía tiempo que tenía problemas psíquicos, especialmente tras la muerte de su primogénito recién nacido. Fue declarada enferma mental y la internaron, aunque en aquella época no se había promulgad0 la ley que oficializaba el apartheid, que es de 1949, las relaciones entre blancos y negros se obstaculizaban en todas las formas posibles. Después de un año, su madre se suicidó, así que la pequeña Bessie pasó de familia en familia: la primera la abandonó pronto por el color de su piel, la segunda era tan pobre que no pudo mantenerla, a pesar de que allí, para ella, estaba su verdadera madre, muy amada, la única que conoció como tal. Fue entonces confiada a un orfanato anglicano en Durban, donde, ya adolescente, descubrió la triste verdad sobre su situación. Aún así, estudió y logró diplomarse como maestra; después de un breve periodo de enseñanza, se interesó por el periodismo y se trasladó a Ciudad del Cabo para comenzar a colaborar con cuentos y artículos con varios periódicos: «New African», «Drum», «Golden City Post», del cual fue la única reportera en una redacción para “no blancos”.
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En 1959 se mudó a Johannesburgo para trabajar en el «Home Post», donde recibió un salario regular y tubo su propia columna. Aquí entró en contacto con el mundo cultural y artístico y la comunidad de los panafricanistas, tanto que se inscribió en el movimiento anti-apartheid Pan-Africanist Congress. En el 1960 la arrestaron por su dedicación; posteriormente la violaron, y este acontecimiento la llevó a intentar suicidarse y a la depresión, de la cual logró salir adelante varios meses después, gracias a la fundación de un periódico, «The Citizen», de inspiración africanista. Decepcionada y amargada por su experiencia política, regresó a Ciudad del Cabo, donde, el año siguiente, se casó con Harold Head, un joven de Pretoria que compartía sus intereses, con quien tuvo su hijo Howard. En aquel periodo ambos escribían para varias redacciones, entre ellas el mensual «The New African», pero tenían considerables problemas económicos y muy pronto el matrimonio naufragó. Mientras tanto, Bessie se dedicaba a la literatura y escribió su primera obra; se trata de un largo relato todavía un poco inmaduro, de poco más de cien páginas, The Cardinals, que se publicó póstumamente, y es su único texto ambientado en Sudáfrica. Es la historia de Miriam, llamada mouse, ratoncito, por sus colegas de la oficina editorial del «African Beat» por ser pequeña, tímida, silenciosa; sin embargo, se vuelve cada día más hábil, hasta el punto de corregir los textos de su compañero más anciano y experto Johnny. El hombre la estima y se encariña mucho con ella, tanto que le pide que vaya a vivir con él, incluso para ayudarla a destacar como escritora.
Sin embargo, hay algo que ambos ignoran: Johnny es su padre.
La historia se concluye de forma abierta, antes de que suceda algo irreparable, pero el tabú se trata con delicadeza y los personajes con simpatía, tal vez para crear un paralelismo con el otro tabú: las uniones mixtas, igualmente prohibidas e ilícitas. Un segundo tema emerge del relato y también es cercano a la sensibilidad humana y profesional de Head, es decir cómo convertirse en una buena escritora, qué asuntos tratar, cómo desarrollar las tramas, a qué consejos prestar atención (incluyendo los un poco invasivos de Johnny).
En el 1964 se separó de su marido y, marchándose con un visado de solo ida, se estableció con su hijo en Botsuana donde durante años fue una refugiada política, hasta el 1979, cuando por fin obtuvo la ciudadanía. Sin embargo, siguió sintiéndose una mujer inconclusa, a medias: ni blanca ni negra, ni botsuana, ni sudafricana, cristiana pero influenciada por el hinduismo y por las enseñanzas de Gandhi, una africana que ni siquiera conocía los idiomas locales, en un periodo de fuertes tensiones sociales y políticas, en el que lograría encontrar su camino a través de la escritura. En 1968 se publica, primero en Londres y luego en Nueva York, la novela When Rain Clouds Gather, inspirada en su estancia en un campo de refugiados; es la historia de un sudafricano que huye de su propio país que, junto a su amigo inglés Gilbert, tiene un proyecto utópico para modernizar las técnicas agrícolas tradicionales. En 2022 fue incluída en el «Big Jubilee Read», un registro de 70 libros de autores y autoras del Commonwealth, producidas para celebrar el Jubileo de Platino de la reina Isabel II.
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Bessie sufre serios problemas psíquicos por los que es hospitalizada, y mientras tanto experimenta otra forma de racismo, que va a tratar en su nueva novela Maru, en la que destaca la rivalidad histórica entre dos grupos residentes en Botsuana, lugar donde se había hecho la ilusión de encontrar serenidad y justicia. Aquí la población Bantu había sometido a la minoría Masarwa, también llamada Bushmen, es decir ‘los hombres de la selva’, igualmente de piel negra, y Bessie se consideraba demasiado clara, por lo que se sentía excluida. En el libro los protagonistas son Maru y su amigo Moleka, ambos enamorados de Margaret, una joven huérfana criada por una misionera, cuya existencia tiene muchos puntos en común con la vida real de la autora, empezando por la profesión como profesora, por la ausencia de una familia, por pertenecer a una tribu discriminada, pero los temas se tratan con delicadeza y con un estilo casi de cuento de hadas. Nace, en este momento, una tercera novela, considerada su obra maestra: A Question of Power, una obra compleja, difícil de traducir y leer, ambientada en los márgenes del desierto de Kalahari, en la que una de los protagonistas, Elizabeth, se parece mucho a Bessie, estigmatizada por ser mestiza y destinada genéticamente a la locura.
La Enciclopedia Británica lo describe como un:
«un relato francamente autobiográfico de desorientación y paranoia en el que la heroína sobrevive gracias a su pura fuerza de voluntad».
En Italia, Adriana Cavarero la tradujo para las ed. Lavoro en 1994 (no tiene traducción al español).
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Casi al final de su breve vida, encuentra un poco de paz y hospitalidad en el pueblo de Serowe donde estudia las historias, leyendas y mitos de aquella población y se adentra en las pequeñas realidades, impulsado por antiguas tradiciones. Puesto que escribir para ella significa libertad, comunicación y magia, encuentra su forma de expresión ideal en una colección de cuentos breves: The Collector of Treasure and Other Botswana Village Tales (producida en el 1974, pero publicada tres años después) en los que se encuentran numerosos personajes femeninos: tanto mujeres realizadas y contentas, como madres de hijos ilegítimos, depositarias de la sabiduría milenaria pero incluso víctimas de cambios causados por la colonización. En Italia se publicó con el título La donna dei tesori, traducción de Maria Antonietta Saracino, ed. Lavoro, 1987 (la traducción al español La coleccionista de tesoros y otros cuentos de los pueblos de Botsuana es de 2003). También están ambientados en Botsuana el relato histórico Serowe: Village of the Rain Wind (incluso este compuesto en 1974, pero publicado solamente en 1981) y la novela histórica A Bewitched Crossroad (1984).
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Cabe destacar, como ha señalado a menudo la crítica unánime, que su estilo es bien cuidado y elegante, su inglés sumamente rico, vario y expresivo, el control de los medios técnicos es sabio, por eso se considera como la mayor representante literaria del Botsuana – más que de Sudáfrica, donde nunca volvió – a pesar de tratar temas universales, formas de incomodidades, discriminaciones, incluidas en entornos vagos y genéricos. Los desacuerdos con la casa editorial y las dificultades para relacionarse la llevaron al alcoholismo, a problemas de salud, a cortar las relaciones con su hijo y a endeudarse.
En Serowe Bessie murió de hepatitis el 17 de abril de 1986 y algunas de sus obras se publicaron póstumamente: The Cardinals (1993), cartas, apuntes, los escritos autobiográficos A Woman Alone. Todos sus documentos se depositaron en el Memorial Museum Khama III, donde hoy se pueden observar también objetos que le pertenecieron, como su máquina de escribir, numerosas fotos, artículos de periódico y su escritorio. En 2003 le fue concedida, a título póstumo, la máxima condecoración sudafricana, el orden de Ikhamanga en oro, con la motivación:
«por su contribución excepcional a la literatura y a la lucha por el cambio social, por la libertad y la paz».
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En su nombre se creó una asociación sin fines de lucro cuyo objetivo es tener vivo el recuerdo de la escritora, divulgar sus obras y otorgar premios literarios. En 2007 la principal biblioteca municipal de Msunduzi en Pietermaritzburg recibió su nombre. En Italia, su producción resulta casi desconocida, aunque existen las valiosas traducciones ya mencionadas y el relato Arance e limoni, incluido en la colección Il vestito di velluto rosso. Racconti di donne sudafricane, 2006, traducido por Maria Paola Guarducci, gracias a la meritoria actividad de la pequeña editorial Gorée, cuya sede se encuentra en Iesa (Monticiano, Siena). Una autora, por tanto, aún por descubrir y valorar. Al español se ha traducido también Nubes de lluvia (Palabrero Press 2017).
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Traduzione inglese
Syd Stapleton
The Tragic Life is the title of a biography dedicated to her. Her existence was indeed painful, dramatic, and unlike any other, expressed in the absolute originality of her narrative works, which were mainly autobiographical. The writer Charles Larson said of her: “Bessie Head, practically alone, brought about an intimate turning point in South African fiction,” in which she was consistently herself, without any other points of reference. In 1982, Bessie said:
«There are certainly many people like me in South Africa who were born under the sign of calamity and disaster. Such people represent the skeleton in the closet or the dark and frightening secret hidden under the carpet. Perhaps it was the circumstances of my birth that made it necessary to eliminate all traces of family history. I have no relatives on earth, no family tree to refer to, no inheritance. I don't know what it's like to have inherited some aspect of character or emotional instability or the shape of your fingernails from a grandmother or great-grandmother».
But where does this uniqueness come from, as a human being and as a writer and journalist?
She was born in a psychiatric hospital on July 6, 1937, in Pietermaritzburg, in the province of Natal, South Africa, because her mother had committed a serious crime. Her name was Bessie Amelia Emery and she was white, belonging to a wealthy family of European origin, but she was pregnant by a black man of humble origins, who remained unknown. She had been suffering from mental health problems for some time, especially after the death of her firstborn son. She was deemed mentally ill and institutionalized, even though the law formalizing apartheid had not yet been enacted in 1949 - but relations between whites and blacks were opposed in every way. After a year, Bessie’s mother committed suicide, and little Bessie was passed from family to family. The first one soon abandoned her because of the color of her skin, the second was so poor that they could not support her, yet for her, they were her real mother, whom she loved dearly, the only one she knew as such. She was then placed in an Anglican orphanage in Durban, where, as a young girl, she discovered the sad truth about her situation. However, she studied and managed to graduate as a teacher. After a short period of teaching, she became interested in journalism and moved to Cape Town to start contributing stories and articles to various newspapers: New African, Drum, and Golden City Post, where she was the only reporter for a newspaper for “non-whites.”
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In 1959, she moved to Johannesburg to work at the Home Post, where she received a regular salary and had her own column. There she made contacts in the cultural and artistic world and the Pan-Africanist community, so much so that she joined the anti-apartheid movement Pan-Africanist Congress. In 1960, she was arrested for her activism, then raped, which led to a suicide attempt and depression, from which she recovered several months later thanks to the founding of an Africanist-inspired newspaper, The Citizen. Disillusioned and embittered by her political experience, she returned to Cape Town and the following year married Harold Head, a young man from Pretoria who shared her interests, with whom she had a son, Howard. At that time, both were writing for various publications, including the monthly magazine The New African, but they had considerable financial problems and their marriage soon broke down. Meanwhile, Bessie devoted herself to literature and wrote her first work, a somewhat immature novella of just over 100 pages, The Cardinals, which was published posthumously and is her only work set in South Africa. It is the story of Miriam, nicknamed ‘mouse’ by her colleagues at the African Beat newspaper because she is small, shy, and quiet; yet she becomes more skilled with each passing day, to the point of correcting the texts of her older and more experienced colleague Johnny. He respects her and becomes so fond of her that he asks her to live with him, partly to help her emerge as a writer.
But there is one thing they both don't know - Johnny is her father.
The story ends openly, before anything irreparable happens, but the taboo is treated with grace and the characters with sympathy, perhaps to create a parallel with another taboo: mixed marriages, which are equally forbidden and illicit. A second theme emerges in the story, also close to Head's human and professional sensibility, namely how to become a good writer, what topics to cover, how to develop plots, what advice to listen to (including Johnny's somewhat intrusive advice).
In 1964, she separated from her husband and, leaving with a one-way visa, settled with her son in Botswana, where she was a political refugee for years until 1979, when she finally obtained citizenship. However, she always felt like an unfinished woman, halfway between two worlds: neither white nor black, neither Botswanan nor South African, Christian but influenced by Hinduism and the teachings of Gandhi. She was an African who did not even know the local languages, in a period of serious social and political tension in which she managed to find her way through writing. In 1968, her novel When Rain Clouds Gather, inspired by her stay in the refugee camp, was published first in London and then in New York. It tells the story of a South African fleeing his country who, with his English friend Gilbert, has a utopian plan to modernize traditional agricultural techniques. In 2022, it was included in the Big Jubilee Read, a list of 70 books by Commonwealth authors produced to celebrate Queen Elizabeth II's Platinum Jubilee.
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Bessie had serious mental health issues and was admitted to a hospital, but in the meantime she experienced another form of racism, which she explored in her new novel Maru, which highlights the historical rivalry between two groups living in Botswana, where she had hoped to find peace and justice. There, the Bantu population had subjugated the Masarwa minority, also known as Bushmen, who were equally black-skinned, and Bessie was considered too light-skinned, so she felt excluded. The protagonists of the book are Maru and his friend Moleka, both in love with Margaret, a young orphan raised by a missionary, whose existence has many points of contact with the author's real life, starting with her profession as a teacher, the absence of a family, and her belonging to a discriminated tribe, but the themes are treated with delicacy and an almost fairy-tale touch. This led to a third novel, considered her masterpiece: A Question of Power, a complex work, difficult to translate and difficult to read, set on the edge of the Kalahari Desert, in which one of the protagonists, Elizabeth, closely resembles Bessie, stigmatized as a mestizo and genetically destined for madness.
The Encyclopedia Britannica describes it as a
«frankly autobiographical tale of disorientation and paranoia in which the heroine survives through sheer force of will».
In Italy, it was translated by Adriana Cavarero for Edizioni Lavoro in 1994.
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Towards the end of her short life, she found some peace and acceptance in the village of Serowe, where she studied the stories, legends, and myths of the local people and immersed herself in their small-scale reality, guided by ancient traditions. Since writing was freedom for her, communication, and magic, she found her ideal form of expression in the collection of short stories The Collector of Treasure and Other Botswana Village Tales (written in 1974 but published three years later), in which we meet numerous female characters - both fulfilled and happy women and mothers of illegitimate children, repositories of ancient wisdom but also victims of the changes imposed by colonization. In Italy, it was published under the title La donna dei tesori, translated by Maria Antonietta Saracino, ed. Lavoro, 1987. Also set in Botswana are the historical story Serowe: Village of the Rain Wind (also written in 1974 but published only in 1981) and the historical novel A Bewitched Crossroad (1984).
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It should be noted, as critics have often pointed out, that her style is very refined and elegant, her English rich, varied, and expressive, and her control of technical means is skillful, which is why she is considered the greatest literary exponent of Botswana—more so than South Africa, where she never returned—despite dealing with universal themes, forms of hardship, and discrimination, set in vague and generic environments. Disagreements with her publisher and difficulties in relating to others led her to alcoholism, health problems, a breakdown in her relationship with her son, and debt.
Bessie died of hepatitis in Serowe on April 17, 1986, and some of her works were published posthumously: The Cardinals (1993), letters, notes, and the autobiographical writings A Woman Alone. All her papers were deposited at the Khama III Memorial Museum, where objects that belonged to her are now on display, including her typewriter, numerous photos, newspaper articles, and her desk. In 2003, she was posthumously awarded South Africa's highest honor, the Order of Ikhamanga, with the following citation:
«For her extraordinary contribution to literature and the struggle for social change, freedom, and peace».
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A non-profit association has been set up in her name with the aim of keeping her memory alive, promoting her works and awarding literary prizes. In 2007, the main municipal library in Msunduzi, Pietermaritzburg, was named after her. In Italy, her work remains virtually unknown, although there are some valuable translations, as mentioned above, and the story Arance e limoni (Oranges and Lemons), included in the collection Il vestito di velluto rosso. Racconti di donne sudafricane (The Red Velvet Dress: Stories of South African Women), 2006, translated by Maria Paola Guarducci, thanks to the commendable work of the small publishing house Gorée, based in Iesa (Monticiano, Siena). An author, therefore, who is still to be discovered and appreciated.
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