Le Giornaliste
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Come altre professioni anche quella del giornalismo è stata ritenuta a lungo di esclusiva pertinenza maschile. Nel tempo le donne hanno saputo conquistare i loro spazi, pur a seguito di percorsi non facili, né rapidi. Lo scarso accesso femminile alla cultura, la poca autonomia delle donne, i carichi del lavoro di cura, i limiti morali e sociali imposti alle loro libertà di movimento e azione sono stati, per moltissimo tempo, i maggiori ostacoli da superare. Le donne, cui si è resa a lungo difficile l’entrata nelle redazioni dei giornali, sono però state assidue lettrici e consumatrici di riviste. La stampa cosiddetta femminile, che nel panorama editoriale del XIX secolo divenne un vero e proprio affare commerciale, proponeva soprattutto consigli pratici e suggerimenti per l’abbigliamento e la toilette, indicazioni morali su comportamenti e atteggiamenti, esortazioni ai doveri di buona moglie e brava madre. Accanto a periodici che si impegnavano a impartire lezioni di morale, eleganza e bon-ton, ci furono però anche pubblicazioni più attente ai mutamenti sociali e politici e alle nuove idee di emancipazione femminile.
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Ci sono voluti decenni e decenni perché le donne trovassero i loro spazi nell’esercizio del giornalismo e il cammino, lento e complicato, non si è ancora concluso. Un cammino spesso sbarrato per questioni di genere: nel 1932 la Bbc stabilì per le proprie dipendenti il licenziamento automatico se sposate, perché ritenute non idonee a conciliare la professione con gli impegni familiari. Ma il problema permane. Ancora adesso la conciliazione tra lavoro retribuito e lavoro di cura familiare ostacola la carriera delle giornaliste per le quali i turni prolungati in redazione, gli orari flessibili, le reperibilità costituiscono scogli difficili da superare, soprattutto in un quadro di sempre maggior precarizzazione del lavoro per le giornaliste più giovani. Tredici pannelli per attraversare il loro mondo.
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