Lilli Suburg
Lilli Suburg

Marika Banci

 

Caroline Suburg, detta Lilli, era nata in Estonia, nel comune rurale di Vändra il 1° agosto 1841, all'epoca nell'Impero russo; i genitori presto si impiegarono presso una tenuta con i compiti di sorvegliante e di casara, acquisendo via via maggiori responsabilità. Poterono così far istruire la figlia grazie a una insegnante e poi in una scuola privata a Pärnu, quindi nel liceo femminile. Lilli tuttavia fu costretta a interrompere la frequenza a causa di una malattia che la colpì e causò conseguenze permanenti sul suo volto; da allora non volle essere mai più ritratta senza una sciarpa bianca a coprirle le cicatrici. Si trattava dell'erisipela, una forte infezione batterica che può manifestarsi sugli arti e su varie parti del corpo, oggi curabile con gli antibiotici. In questo lungo periodo dovette rimanere in casa, ma si applicò nella lettura di classici tedeschi e di saggistica, e pure nell'educazione dei fratelli minori. Nel 1869 concluse gli studi e da allora saltuariamente poté insegnare. Il padre intanto acquistò delle terre per praticare in proprio l'allevamento, perciò la famiglia si trasferì nella nuova abitazione. Nel 1872 Lilli fece una conoscenza importante per il suo futuro, incontrò infatti il nazionalista Carl Robert Jakobson, uno scrittore che la introdusse a tematiche socio-politiche ma pure la incoraggiò a occuparsi di narrativa. Fu così che la giovane scrisse il racconto Liina, pubblicato nel 1877, basato sulle proprie esperienze di vita e sui rapporti conflittuali fra componente estone e componente tedesca presenti nella sua terra.

Lilli Suburg, Liina, copertina dell'edizione originale

 L'anno successivo entrò nella redazione del Pärnu Postimees, quotidiano regionale conservatore, uno dei più antichi del Paese, a cui tuttavia Suburg impresse una svolta più progressista. Mentre il padre Toomas si rese conto di aver vissuto oltre le proprie possibilità e cominciò a svendere alcuni beni, Lilli fece un gesto senz'altro controcorrente, per quell'epoca ma anche per la nostra: riuscì ad adottare, lei che non era sposata, una giovane orfana; intanto progettava la fondazione di una scuola femminile, in cui sarà costretta per legge a utilizzare nell'insegnamento la lingua tedesca. L'istituzione fu un successo, si iscrisse una cinquantina di ragazze che continuavano ad aumentare e risiedevano nel collegio annesso, mentre la sede idonea fu trovata in seguito a Viljandi, all'interno di un edificio ampio e accogliente. In atto nel Paese era ora la russificazione, quindi gradualmente alla lingua tedesca fu in gran parte sostituito lo studio del russo, anche se Suburg cercava in tutti i modi di salvare la cultura estone introducendo le opere di scrittrici e scrittori locali, come lo stesso Jakobson, la poeta Lydia Emilie Florentine Jannsen, detta Koidula (1843-1886), Friedrich Reinhold Kreutzwald, autore del poema epico nazionale Kalevipoeg. Lilli Suburg nel frattempo continuava a scrivere e pubblicare testi di narrativa, per lo più storie sentimentali, come Maarja ja Eeva (1881) e Leeni (1887), ma aveva in mente un altro progetto: voleva fondare, e nel 1887 ci riuscì, una rivista femminile, divenuta settimanale nel 1891.

Linda, 1° numero

Si trattò del primo esempio del genere in Estonia; si chiamava Linda e aveva come sottotitolo: "La prima rivista letteraria e moderna per le donne estoni". Conteneva spesso articoli tradotti dall'estero, racconti e critiche letterarie, ma soprattutto trattava tematiche assolutamente originali e rilevanti: il suffragio femminile, i diritti legali delle donne, le novità in ambito tecnico-scientifico, l'istruzione, i nuovi metodi educativi, la libertà di scegliere il nubilato, come aveva fatto lei in piena consapevolezza. Oggi l'intera pubblicazione digitalizzata si può consultare nella Biblioteca Nazionale dell'Estonia. Andres Rennit, un poeta che lavorò alla rivista in quel periodo, scrisse nelle sue memorie: «...era una persona energica, determinata, con grandi capacità e voglia di lavorare. Non cambiò mai idea né abbandonò idee che aveva iniziato a ritenere giuste, e non si lasciò influenzare da nessuno». Tutto ciò provocò scalpore e numerose critiche, specie da parte degli altri giornali e di una certa opinione pubblica conservatrice, perché troppo avanti per la mentalità del tempo; è risaputo che molte donne nascondevano il giornale, non osavano leggerlo all'aperto, e si dovevano appartare all'insaputa degli uomini della famiglia per farlo. Tuttavia Suburg portò avanti il più possibile il suo lavoro, finché, per problemi economici, fu costretta alla vendita, sei anni dopo. Aprendo una piccola parentesi, va ricordato che proprio in quel memorabile 1887 nacque un'altra personalità estone di spicco: Marie Reisik (morta nel 1941 in circostanze poco chiare) che in seguito fonderà la prima rivista politica femminile: Lavoro e vita delle donne e sarà fra le prime parlamentari, unica deputata all'assemblea costituente.

Marie Reisik e Lilli Suburg

Nel 1899 la figlia adottiva Anna si sposò e con il marito e Lilli si trasferì in Lettonia, dove le due donne misero in piedi una nuova scuola, che funzionò fino a quando Anna non diventò madre, nel 1907. Suburg nel 1900 pubblicò il suo ultimo racconto, Linda, la figlia del popolo, e iniziò la stesura delle proprie memorie. Fu anche ammessa alla Società femminile di Tartu come membro onorario. Nel 1917 ebbe la gioia di vedere il suffragio universale nel suo Paese per cui le donne ebbero il diritto di votare e di essere elette. La morte la colse l'8 febbraio 1923 mentre si trovava in visita presso la sorella a Valga, nell'Estonia meridionale. Fu sepolta dove era nata, a Vändra.

La tomba

Una targa in ricordo della sua scuola e del suo giornale fu apposta sull'edificio di Viljandi nel 1982.

Targa commmemorativa a Viljandi

Nel 2024 una moneta commemorativa d'argento da collezione è stata realizzata dalla Banca Nazionale dell'Estonia, inaugurando una serie dedicata a significative figure femminili. Uno spettacolo con riferimenti al folklore e l'inserimento di brani musicali intitolato Lilli è stato messo in scena a Tartu, al Festival Naks, il 6 novembre 2024 allo scopo di celebrare la "prima femminista estone", una donna che "scalava montagne", metaforicamente s'intende, una persona brillante di grande cultura, che merita di essere ricordata e presentata oggi a un pubblico di ogni età.

Un momento dello spettacolo Lilli, foto di Rasmus Kull

Del personaggio si è occupata Elisabetta Uboldi sul n.126 della nostra rivista.


Traduzione francese

Giorgia Corvino

Caroline Suburg, dite Lilli, est née en Estonie, dans la commune rurale de Vändra, le 1er août 1841, à l'époque de l'Empire russe. Ses parents furent bientôt employés dans un domaine en tant que surveillant et fromagère, acquérant progressivement des responsabilités croissantes. Ils purent ainsi faire instruire leur fille grâce à une préceptrice, puis dans une école privée à Pärnu, et enfin au lycée de jeunes filles. Lilli fut toutefois contrainte d'interrompre sa scolarité à cause d'une maladie qui la frappa et laissa des séquelles permanentes sur son visage ; dès lors, elle ne voulut plus jamais être portraiturée sans une écharpe blanche pour couvrir ses cicatrices. Il s'agissait de l'érysipèle, une forte infection bactérienne qui peut se manifester sur les membres et diverses parties du corps, aujourd'hui guérissable par antibiotiques. Durant cette longue période, elle dut rester à la maison, mais elle se consacra à la lecture des classiques allemands et d'essais, ainsi qu'à l'éducation de ses frères cadets. En 1869, elle acheva ses études et put dès lors enseigner occasionnellement. Entre-temps, son père acheta des terres pour pratiquer l'élevage à son compte, et la famille s'installa dans sa nouvelle demeure. En 1872, Lilli fit une rencontre capitale pour son avenir : elle fit la connaissance du nationaliste Carl Robert Jakobson, un écrivain qui l'initia aux thématiques sociopolitiques mais l'encouragea également à se lancer dans la fiction. C'est ainsi que la jeune femme écrivit le récit Liina, publié en 1877, basé sur ses propres expériences de vie et sur les rapports conflictuels entre les composantes estonienne et allemande présentes sur sa terre.

Lilli Suburg, Liina, couverture de l'édition originale.

L'année suivante, elle rejoignit la rédaction du Pärnu Postimees, un quotidien régional conservateur, l'un des plus anciens du pays, auquel Suburg imprima toutefois un tournant plus progressiste. Tandis que son père Toomas se rendait compte qu'il avait vécu au-dessus de ses moyens et commençait à brader certains biens, Lilli fit un geste résolument à contre-courant, pour l'époque comme pour la nôtre : elle réussit à adopter, bien qu'étant célibataire, une jeune orpheline. Parallèlement, elle projetait la fondation d'une école de filles, où elle fut contrainte par la loi d'utiliser la langue allemande pour l'enseignement. L'institution fut un succès : une cinquantaine de jeunes filles s'y inscrivirent, un nombre qui ne cessait de croître, résidant dans l'internat annexé. Un siège plus approprié fut ensuite trouvé à Viljandi, dans un bâtiment vaste et accueillant. Le pays était alors en pleine phase de russification ; ainsi, l'étude du russe remplaça progressivement et en grande partie la langue allemande, même si Suburg cherchait par tous les moyens à sauvegarder la culture estonienne en introduisant les œuvres d'écrivains locaux, comme Jakobson lui-même, la poétesse Lydia Emilie Florentine Jannsen, dite Koidula (1843-1886), ou Friedrich Reinhold Kreutzwald, auteur de l'épopée nationale Kalevipoeg. Lilli Suburg continuait entre-temps d'écrire et de publier des textes de fiction, principalement des histoires sentimentales, comme Maarja ja Eeva (1881) et Leeni (1887), mais elle avait un autre projet en tête elle voulait fonder — et y parvint en 1887 — une revue féminine, qui devint hebdomadaire en 1891.

Linda, 1er numéro

Il s'agissait du premier exemple du genre en Estonie ; elle s'appelait Linda et portait le sous-titre : « La première revue littéraire et moderne pour les femmes estoniennes ». Elle contenait souvent des articles traduits de l'étranger, des récits et des critiques littéraires, mais traitait surtout de thématiques absolument originales et pertinentes : le suffrage féminin, les droits légaux des femmes, les nouveautés technico-scientifiques, l'instruction, les nouvelles méthodes éducatives, et la liberté de choisir le célibat, comme elle l'avait fait elle-même en toute conscience. Aujourd'hui, l'intégralité de la publication numérisée peut être consultée à la Bibliothèque nationale d'Estonie. Andres Rennit, un poète qui travailla à la revue à cette période, écrivit dans ses mémoires : « ...c'était une personne énergique, déterminée, dotée de grandes capacités et d'une grande envie de travailler. Elle ne changea jamais d'avis et n'abandonna jamais les idées qu'elle avait commencé à juger justes, et ne se laissa influencer par personne ». Tout cela provoqua un scandale et de nombreuses critiques, notamment de la part des autres journaux et d'une certaine opinion publique conservatrice, car elle était trop en avance sur la mentalité du temps ; il est notoire que beaucoup de femmes cachaient le journal, n'osaient pas le lire en public et devaient s'isoler à l'insu des hommes de la famille pour le faire. Cependant, Suburg poursuivit son travail autant que possible jusqu'à ce que, pour des raisons économiques, elle soit contrainte de vendre la revue six ans plus tard. Ouvrant une petite parenthèse, il faut rappeler que c'est précisément en cette mémorable année 1887 que naquit une autre personnalité estonienne de premier plan : Marie Reisik (morte en 1941 dans des circonstances floues) qui fondera plus tard la première revue politique féminine, Travail et vie des femmes, et sera parmi les premières parlementaires, unique députée à l'assemblée constituante.

Marie Reisik et Lilli Suburg

En 1899, sa fille adoptive Anna se maria et s'installa en Lettonie avec son mari et Lilli, où les deux femmes mirent sur pied une nouvelle école qui fonctionna jusqu'à ce qu'Anna devienne mère, en 1907. Suburg publia en 1900 son dernier récit, Linda, la fille du peuple, et commença la rédaction de ses mémoires. Elle fut également admise à la Société féminine de Tartu en tant que membre honoraire. En 1917, elle eut la joie de voir l'instauration du suffrage universel dans son pays, grâce auquel les femmes obtinrent le droit de voter et d'être élues. La mort la frappa le 8 février 1923, alors qu'elle rendait visite à sa sœur à Valga, dans le sud de l'Estonie. Elle fut enterrée là où elle était née, à Vändra.

La tombe

Una targa in ricordo della sua scuola e del suo giornale fu apposta sull'edificio di Viljandi nel 1982.

Plaque commémorative à Viljandi

En 2024, une pièce commémorative en argent de collection a été réalisée par la Banque nationale d'Estonie, inaugurant une série dédiée aux figures féminines marquantes. Un spectacle intégrant des références au folklore et des intermèdes musicaux, intitulé Lilli, a été mis en scène à Tartu, au Festival Naks, le 6 novembre 2024, afin de célébrer la « première féministe estonienne », une femme qui « gravissait des montagnes » — métaphoriquement s'entend —, une personne brillante d'une grande culture qui mérite d'être rappelée et présentée aujourd'hui à un public de tout âge.

Un moment du spectacle Lilli, photo de Rasmus Kull

Elisabetta Uboldi a consacré un article à ce personnage dans le n° 126 de notre revue.


Traduzione spagnola

Maria Carreras i Goicoechea

Caroline Suburg, conocida como Lilli, nació en Estonia, en la pedanía rural de Vändra el 1 de agosto de 1841, en aquel entonces parte del Imperio ruso. Sus padres trabajaban en una granja como guardián y casera en la que, poco a poco, fueron asumiendo más responsabilidades. De este modo pudieron dar una instrucción a su hija, al principio con una maestra, luego en una escuela privada de Pärnu y después en un instituto femenino. Sin embargo, Lilli se vio obligada a interrumpir sus estudios a causa de una enfermedad que le provocó daños permanentes en el rostro, motivo por el cual no se dejó retratar sin un foulard blanco que le cubriera las cicatrices. Se trataba de erisipela, una grave infección bacteriana que se puede manifestar en las extremidades y en varias partes del cuerpo, y que hoy día se cura con antibiótico. Durante una larga temporada tuvo que quedarse en casa, pero se dedicó a la lectura de los clásicos alemanes y de ensayos, así como a la educación de sus hermanos/as menores. En 1869 terminó los estudios y, a partir de aquel momento, pudo enseñar de vez en cuando. Mientras tanto, su padre había comprado unas tierras donde establecer su propia granja y la familia se trasladó a una casa nueva. En 1872 Lilli tuvo un encuentro fundamental para su futuro, pues conoció al nacionalista Carl Robert Jakobson, un escritor que la introdujo en los temas socio-políticos y la animó a que se dedicara a la narrativa. De este modo nuestra joven escribió el cuento Liina, publicado en 1877, basado en su experiencia vital y en las relaciones conflictivas entre los elementos estonios y alemanes presentes en su tierra.

Lilli Suburg, Liina, portada de la edición original.

Al año siguiente, entró en la redacción del Pärnu Postimees, cotidiano regional conservador, uno de los más antiguos de su país, en el que, sin embargo, Suburg contribuyó dando un giro progresista. Mientras su padre, Toomas, se daba cuenta de que estaba viviendo por encima de sus posibilidades y empezaba a malvender algunos bienes, Lilli hizo un gesto sin duda contracorriente, tanto para su época como para la nuestra: adoptó, como madre soltera, a una joven huérfana mientras proyectaba fundar una escuela femenina, donde se vio obligada, por la ley, a usar el alemán en la enseñanza. Fue todo un éxito, se matricularon unas cincuenta chicas, que fueron aumentando y que residían en un dormitorio adjunto, si bien más tarde la sede se desplazó a Viljandi, dentro de un edificio amplio y acogedor. Estaba teniendo lugar la rusificación de Estonia, de modo que gradualmente en buena parte el alemán fue reemplazado por el ruso, aunque Suburg intentaba preservar a toda costa la cultura estonia introduciendo las obras de escritoras y escritores locales, como Jakobson, la poeta Lydia Emilie Florentine Jannsen –llamada Koidula (1843-1886)– o Friedrich Reinhold Kreutzwald, autor del poema épico nacional Kalevipoeg. Mientras tanto, Lilli Suburg seguía escribiendo y publicando narrativa, sobre todo historias sentimentales, como Maarja ja Eeva (1881) y Leeni (1887), pero tenía en mente otro proyecto: quería fundar una revista femenina y lo logró en 1887; revista que en 1891 se convirtió en un semanario.

Linda, 1er número

Se trató de la primera revista de este tipo en Estonia. Se llamaba «Linda» y su subtítulo rezaba: «La primera revista literaria moderna para las mujeres estonias». A menudo contenía artículos extranjeros traducidos y críticas literarias, pero sobre todo trataba temas totalmente originales y relevantes: el sufragio femenino, los derechos de las mujeres, las novedades en ámbito técnico-científico, la instrucción, los nuevos modelos educativos, la libertad de escoger la soltería, como había hecho ella misma plenamente consciente. Actualmente se puede consultar la colección entera digitalizada en la Biblioteca Nacional de Estonia. Andres Rennit, un poeta que en aquella época trabajó en la revista, escribió en sus memorias: «… era una persona enérgica, determinada, con grandes capacidades y ganas de trabajar. Nunca cambió de idea ni abandonó ideas que había empezado a considerar justas, y no se dejó influenciar por nadie». Todo ello suscitó indignación y muchas críticas, sobre todo por parte de los demás periódicos y de cierta opinión pública conservadora, pues era demasiado moderna para la mentalidad de su época. Es bien sabido que muchas mujeres escondían la revista, pues no se atrevían a leerla en público y lo hacían a escondidas de sus familiares. A pesar de ello, Suburg siguió adelante con su trabajo mientras pudo, hasta que se vio obligada a venderla, seis años más tarde, por problemas económicos. Dicho sea de paso, hay que recordar que en ese mismo memorable 1887 nació otra destacada personalidad estonia: Marie Reisik (que murió en 1941 en circunstancias poco claras), quien más tarde fundó la primera revista política femenina, Trabajo y vida de las mujeres, fue una de las primeras diputadas, y la única en la asamblea constituyente.

Marie Reisik y Lilli Suburg

En 1899 su hija adoptiva Anna se casó y con su esposo se trasladó a Letonia, adonde también fue Lilli. Allí ambas fundaron una nueva escuela que funcionó hasta que Anna dio a luz en 1907. En 1900 Suburg había publicado su último relato, Linda, la hija del pueblo (no hay obra suya traducida al español), y empezó a redactar sus memorias; además la admitieron en la Sociedad femenina de Tartu como miembro honorario. En 1917 tuvo la satisfacción de asistir al sufragio universal en su país, gracias al cual las mujeres adquirieron el derecho al voto y a ser elegidas. Murió el 8 de febrero de 1923 mientras estaba de visita en casa de su hermana en Valga, en el sur de Estonia. La enterraron donde había nacido, en Vändra.

La tumba

En 1982 se inauguró una placa conmemorativa en el edificio de Viljandi en recuerdo de su escuela y de su revista.

Placa conmemorativa en Viljandi

En 2024 el Banco Nacional de Estonia acuñó una moneda de plata conmemorativa coleccionable, inaugurando una serie dedicada a figuras femeninas significativas. El 6 de noviembre del mismo año, en Tartu, durante el Festival Naks, se realizó un espectáculo con referencias al folclore con algunos fragmentos musicales titulado Lilli, cuyo objetivo era celebrar a «la primera feminista estonia», una mujer que «escalaba montañas», metafóricamente, es obvio, una persona brillante, de enorme cultura, que merece ser recordada y presentada a un público de todas las edades.

Un momento del espectáculo Lilli, foto de Rasmus Kull

Se ha ocupado de este personaje Elisabetta Uboldi en el n.º 126 de nuestra revista.


Traduzione inglese

Syd Stapleton

Caroline Suburg, known as Lilli, was born in Estonia, in the rural municipality of Vändra, on August 1, 1841, at a time when the region was part of the Russian Empire. Her parents soon found employment on an estate as a supervisor and a dairymaid, gradually taking on greater responsibilities. They were thus able to provide their daughter with an education, first through a private tutor and then at a private school in Pärnu, followed by a girls’ high school. Lilli, however, was forced to interrupt her studies due to an illness that affected her and left permanent scars on her face. From then on, she never wanted to be portrayed without a white scarf covering her scars. It was erysipelas, a severe bacterial infection that can affect the limbs and various parts of the body, now treatable with antibiotics. During this long period, she had to stay at home, but she devoted herself to reading German classics and non-fiction, as well as to the education of her younger siblings. In 1869, she completed her studies and was occasionally able to teach thereafter. Meanwhile, her father purchased some land to raise livestock on his own, so the family moved into their new home. In 1872, Lilli made an acquaintance that would prove pivotal for her future: she met the nationalist Carl Robert Jakobson, a writer who introduced her to socio-political issues and encouraged her to pursue fiction. It was thus that the young woman wrote the short story Liina, published in 1877, based on her own life experiences and the conflicting relationships between the Estonian and German communities in her homeland.

Lilli Suburg, Liina, cover of the original edition

The following year, she joined the editorial staff of the Pärnu Postimees, a conservative regional daily—one of the oldest in the country—to which Suburg, however, brought a more progressive direction. While her father Toomas realized he had been living beyond his means and began selling off some of his property, Lilli made a move that was certainly unconventional, both for that era and for our own: she managed to adopt, despite being unmarried, a young orphan; meanwhile, she was planning to found a girls’ school, where she would be legally required to use German as the language of instruction. The institution was a success; about fifty girls enrolled, a number that continued to grow, and they lived in the attached boarding school, while a suitable location was later found in Viljandi, within a spacious and welcoming building. Russification was now underway in the country, so the study of Russian gradually replaced the German language for the most part, even though Suburg tried in every way to preserve Estonian culture by introducing the works of local writers, such as Jakobson himself, the poet Lydia Emilie Florentine Jannsen, known as Koidula (1843–1886), and Friedrich Reinhold Kreutzwald, author of the national epic poem Kalevipoeg. Meanwhile, Lilli Suburg continued to write and publish fiction, mostly romantic stories, such as Maarja ja Eeva (1881) and Leeni (1887), but she had another project in mind: she wanted to found—and in 1887 succeeded in doing so—a women’s magazine, which became a weekly in 1891.

Linda, Issue 1

It was the first of its kind in Estonia; it was called Linda and bore the subtitle: “The first literary and modern magazine for Estonian women.” It often contained articles translated from abroad, short stories, and literary criticism, but above all, it addressed entirely original and relevant topics: women’s suffrage, women’s legal rights, developments in science and technology, education, new educational methods, and the freedom to choose to remain unmarried—as she herself had done with full awareness. Today, the entire digitized publication can be consulted at the National Library of Estonia. Andres Rennit, a poet who worked at the magazine during that period, wrote in his memoirs: “...she was an energetic, determined person, with great abilities and a strong work ethic. She never changed her mind nor abandoned ideas she had come to believe were right, and she did not let herself be influenced by anyone.” All of this caused a sensation and drew considerable criticism, especially from other newspapers and certain conservative segments of the public, because it was too progressive for the mindset of the time; it is well known that many women hid the magazine, did not dare to read it in public, and had to slip away unnoticed by the men of the family to do so. Nevertheless, Suburg carried on with her work as much as possible until, due to financial difficulties, she was forced to sell it six years later. As a brief aside, it should be noted that in that very memorable year of 1887, another prominent Estonian figure was born: Marie Reisik (who died in 1941 under unclear circumstances), who would later found the first women’s political magazine, Women’s Work and Life, and would be among the first female parliamentarians, the only female deputy in the Constituent Assembly.

Marie Reisik and Lilli Suburg

In 1899, her adopted daughter Anna married and, along with her husband and Lilli, moved to Latvia, where the two women established a new school, which operated until Anna became a mother in 1907. In 1900, Suburg published her last short story, Linda, Daughter of the People, and began writing her memoirs. She was also admitted to the Tartu Women’s Society as an honorary member. In 1917, she had the joy of seeing universal suffrage established in her country, granting women the right to vote and to be elected. She passed away on February 8, 1923, while visiting her sister in Valga, in southern Estonia. She was buried in her birthplace, Vändra.

The grave

A plaque commemorating her school and her newspaper was affixed to the building in Viljandi in 1982.

Commemorative plaque in Viljandi.

In 2024, a commemorative silver collector’s coin was issued by the National Bank of Estonia, inaugurating a series dedicated to significant female figures. A performance featuring folklore and musical numbers titled Lilli was staged in Tartu at the Naks Festival on November 6, 2024, to celebrate the “first Estonian feminist”—a woman who “climbed mountains” (metaphorically speaking, of course), a brilliant and highly cultured individual who deserves to be remembered and introduced today to audiences of all ages.

A scene from the show Lilli, photo by Rasmus Kull

Elisabetta Uboldi wrote about this figure in issue no. 126 of our magazine