Marija Jurić
Livia Capasso
Giulia Capponi
Donna coraggiosa e ribelle, di gran lunga all'avanguardia per i suoi tempi, Marija Jurić, conosciuta con lo pseudonimo di Zagorka, è stata la prima giornalista professionista della Croazia e paladina dei diritti delle donne, per aver sostenuto, in un contesto caratterizzato da un forte patriarcato e da limitate possibilità per le donne, la parità di genere, l'istruzione, il suffragio e l'emancipazione femminile. Oggi Marija Jurić Zagorka è celebrata come una delle figure centrali del giornalismo croato, nel suo lavoro ha anticipato molti dei temi centrali nell’attuale dibattito democratico e col suo esempio ha aperto la strada a generazioni di giornaliste e scrittrici. In un mondo che la voleva silenziosa, Zagorka ha saputo far sentire la sua voce con determinazione e grande competenza.
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Nacque il 2 marzo 1873 nel piccolo villaggio di Negovec, vicino a Varaždin in Croazia. Dopo la sua nascita la famiglia si trasferì nella tenuta di Golubovec (vicino a Krapina, nello Zagorje croato), dove il padre Ivan era amministratore della tenuta del barone Geza Rauch. Zagorka ricevette la prima istruzione in una scuola rurale e frequentò la scuola secondaria per ragazze presso le Suore della Carità a Zagabria. Nonostante fosse una bambina dotata e avesse mostrato talento per la scrittura, i genitori non le permisero di continuare gli studi (sarebbe dovuta andare in Svizzera, come aveva suggerito il barone Rauch a sue spese), ma la diedero in sposa, ancora minorenne, e la mandarono in Ungheria. Tre anni dopo, in seguito a un crollo nervoso, lasciò il marito, rifiutò le cure e i soldi dei genitori, determinata a vivere una vita indipendente, e si trasferì a Zagabria, dove iniziò con fatica una carriera come giornalista, cosa insolita per le donne a quei tempi.
Il primo giornale con cui collaborò fu il quotidiano di Zagabria, Obzor, una delle testate politiche più influenti della Croazia austro-ungarica. Nel 1896 la redazione la assunse, e Zagorka divenne così ufficialmente la prima giornalista in Croazia, in un settore tradizionalmente dominato dagli uomini. Fu l’allora direttore del giornale, il vescovo Josip Juraj Strossmayer, a riconoscere le sue capacità e il suo appoggio fu fondamentale, anche se non riuscì a risparmiarle critiche all’interno della redazione.
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I suoi testi furono inizialmente pubblicati in forma anonima o con uno pseudonimo maschile. Poi cominciò a firmare gli articoli con lo pseudonimo Zagorka, in riferimento alla regione storica della Croazia, lo Zagorje, di cui era originaria, e per amore verso il popolo croato e la sua lingua, che all'inizio del XX secolo era stata sostituita ufficialmente dall'ungherese e dal tedesco. Nei suoi articoli Zagorka si concentrò principalmente su questioni politiche, sociali e di genere, dimostrando una profonda competenza sia negli affari internazionali che nella politica interna. Fu una strenua oppositrice dell'ungherizzazione forzata della Croazia durante l’Impero Austro-Ungarico, e sosteneva la causa dell’autonomia croata, contro le ingerenze del governo ungherese. Per il contenuto politico dei suoi scritti, ma pure per il fatto di essere una donna che parlava di politica, si attirò feroci critiche. Un altro tema centrale della sua attività giornalistica fu la denuncia della discriminazione femminile nella società croata. Scrisse numerosi editoriali contro il patriarcato, sostenendo il diritto delle donne all’istruzione, al lavoro, alla partecipazione alla vita politica. In questo senso, può essere considerata una femminista ante litteram, anche se lei stessa si dichiarava contraria al femminismo borghese.
Lavorò come corrispondente da Budapest e da Vienna. Particolarmente significativa è la sua partecipazione al movimento popolare del 1903, quando i redattori di Obzor furono arrestati e lei assunse la direzione del giornale. Le autorità austro-ungariche la sorvegliavano, ma Zagorka non cessò di esprimere le sue critiche verso ogni forma di autoritarismo, tuttavia fu sempre più marginalizzata dagli ambienti intellettuali maschili, che tendevano a ridurre il suo contributo alla sola narrativa, ignorando la sua fondamentale attività giornalistica.
Scrisse infatti romanzi di tematica contemporanea, opere teatrali, racconti e testi umoristici e polemici in cui sosteneva l'uguaglianza di genere, i diritti delle donne, e affrontava le principali questioni sociali del XIX secolo. Intorno al 1910 iniziò a scrivere romanzi storici che piacevano a un vasto pubblico, e per un certo periodo smise di lavorare come giornalista, lasciando Obzor nel 1910. Costruiva trame e storie avvincenti, con una ricca galleria di personaggi, soprattutto figure di donne forti, evocando il passato croato. Li pubblicava come contributi sui quotidiani, facendo salire alle stelle la loro tiratura e la sua popolarità. Il suo primo lavoro, Roblje, fu pubblicato nel 1899 come supplemento a Obzor. Ottenne una notevole popolarità con il ciclo di romanzi storici La strega di Grič (1912-1913), che rimane una delle opere più famose della letteratura croata odierna.
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Oltre ai romanzi storici, scrisse drammi, commedie e romanzi polizieschi, tra cui spicca La principessa di Petrinjska (1910), uno dei primi polizieschi croati. Il suo testo teatrale più noto, Jalnuševčani (1917), descrive la società croata dell'epoca attraverso la cifra della commedia satirica. Divenuta un fenomeno letterario, si guadagnò presto soprannomi come "la regina dei croati", ma anche parecchie critiche, che non le risparmiarono il giudizio di "letteratura spazzatura". Il pubblico invece ha sempre saputo dimostrarle la sua lealtà: i bambini e le bambine di svariate generazioni in Croazia hanno portato i nomi dei suoi personaggi più popolari, Siniša e Nera, Gordana e Jadranka, e spesso anche il suo nome d'arte, Zagorka.
Negli anni Trenta tornò attivamente al giornalismo e all'impegno femminista, collaborando con numerosi giornali e riviste. Tra questi vanno ricordati Ženski list, fondata proprio da lei nel 1925, la prima rivista croata rivolta alle donne, che diresse fino al 1938, punto di riferimento per il dibattito sull’emancipazione femminile in Croazia; Hrvatica, rivista lanciata da Zagorka nel 1938, dove fino al 1941 continuò a promuovere idee femministe e a lottare per un migliore status sociale delle donne. Con queste pubblicazioni Marija Jurić non si limitò a collaborare come giornalista, ma assunse anche ruoli direttivi e redazionali, dimostrando una straordinaria autonomia intellettuale e gestionale. Negli stessi anni sostenne l’iniziativa della generazione più giovane di scrittrici, contribuendo alla fondazione della Società delle scrittrici croate. Intanto lavorava agli adattamenti teatrali dei suoi romanzi, alcuni dei quali furono presentati in anteprima al Teatro Nazionale Croato di Zagabria, che con la drammatizzazione delle sue opere ottenne un successo senza precedenti.
Negli anni Quaranta Zagorka affrontò un'altra grande difficoltà nella sua vita: con la fondazione dell'Ndh (Stato Indipendente di Croazia) gli Ustascia (un'organizzazione fascista e ultranazionalista croata) le proibirono di continuare il suo lavoro e le confiscarono i beni. Avendo esaurito i mezzi di sussistenza, tentò addirittura il suicidio. Sopravvisse alla fine della guerra a Zagabria con il sostegno finanziario e le cure di lettori e lettrici fedeli. Negli anni Cinquanta, benché in età avanzata e in cattiva salute, Zagorka continuò il suo intenso impegno per la parità di genere nella società, attirandosi l'ostilità dei suoi colleghi maschi dell'epoca, che le affibbiarono epiteti orribili, definendola una “pazza” e una "vecchia signora mascolina", per il suo aspetto femminile poco attraente e il suo persistente spirito combattivo. Difatti, uscire dal ruolo prescritto alla donna, come moglie e madre, veniva interpretato come un sintomo sicuro di follia. Morì il 30 novembre 1957 a Zagabria.
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La sua casa è stata trasformata nel 1995 nel Centro di ricerca Zagorka, un’istituzione culturale dedicata agli studi di genere e alla promozione della memoria storica femminile. Nel 2007 il Centro ha prodotto numerosi materiali biografici, espositivi e critici sull'opera e sull'impegno giornalistico di Zagorka, tra cui articoli digitali e pubblicazioni cartacee. Ha inoltre lanciato le Giornate di Marija Jurić Zagorka, un evento che celebra ogni anno la sua importanza per la cultura croata in generale. Molti premi e istituzioni sono stati intitolati in suo onore, anche una statua che si erge in via Tkalčićeva. una via tra le più caratteristiche e animate di Zagabria. L’opera ritrae una signora in abiti eleganti dell’Ottocento e con un ombrellino nella mano destra mentre passeggia tranquillamente.
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Marija Jurić Zagorka fa parte dell'alba del femminismo croato e ha lasciato un segno indelebile nella letteratura e nel giornalismo croati. Ancora oggi, le sue opere continuano a essere lette e studiate, a conferma del loro valore duraturo.
Traduzione francese
Giorgia Corvino
Femme courageuse et rebelle, largement en avance sur son temps, Marija Jurić, connue sous le pseudonyme de Zagorka, a été la première femme journaliste professionnelle de Croatie et une championne des droits des femmes. Pour avoir défendu, dans un contexte marqué par un patriarcat fort et des opportunités limitées pour les femmes, l'égalité des sexes, l'éducation, le suffrage et l'émancipation féminine. Aujourd'hui, Marija Jurić Zagorka est célébrée comme l'une des figures centrales du journalisme croate, avec son travail a anticipé de nombreux thèmes au cœur du débat démocratique actuel et son exemple a ouvert la voie à des générations de journalistes et d'écrivaines. Dans un monde qui la voulait silencieuse, Zagorka a su faire entendre sa voix avec détermination et une grande compétence.
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Elle naquit le 2 mars 1873 dans le petit village de Negovec, près de Varaždin en Croatie. Après sa naissance, sa famille s'installa au domaine de Golubovec (près de Krapina, dans le Zagorje croate), où son père Ivan était l'administrateur du domaine du baron Geza Rauch. Zagorka reçut sa première éducation dans une école rurale et fréquenta l'école secondaire pour filles chez les Sœurs de la Charité à Zagreb. Bien qu'elle fût une enfant douée ayant manifesté un talent pour l'écriture, ses parents ne lui permirent pas de poursuivre ses études (elle aurait dû aller en Suisse, comme le baron Rauch l'avait suggéré à ses frais), mais la marièrent, alors qu'elle était encore mineure, et l'envoyèrent en Hongrie. Trois ans plus tard, à la suite d'une dépression nerveuse, elle quitta son mari, refusa les soins et l'argent de ses parents, déterminée à mener une vie indépendante, et s'installa à Zagreb, où elle entama avec difficulté une carrière de journaliste, chose inhabituelle pour les femmes à l'époque.
Le premier journal avec lequel elle collabora fut le quotidien de Zagreb, Obzor, l'un des titres politiques les plus influents de la Croatie austro-hongroise. En 1896, la rédaction l'embaucha, et Zagorka devint ainsi officiellement la première femme journaliste en Croatie, dans un secteur traditionnellement dominé par les hommes. Ce fut le directeur du journal de l'époque, l'évêque Josip Juraj Strossmayer, qui reconnut ses capacités et son soutien fut fondamental, même s'il ne put lui épargner les critiques au sein de la rédaction.
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Ses textes furent initialement publiés de manière anonyme ou sous un pseudonyme masculin. Puis, elle commença à signer ses articles sous le pseudonyme de Zagorka, en référence à sa région d'origine, le Zagorje, et par amour pour le peuple croate et sa langue qui, au début du XXe siècle, avait été officiellement remplacée par le hongrois et l'allemand. Dans ses articles, Zagorka se concentra principalement sur les questions politiques, sociales et de genre, faisant preuve d'une profonde compétence tant en affaires internationales qu'en politique intérieure. Elle fut une opposante acharnée à la «hungarisation» forcée de la Croatie sous l'Empire austro-hongrois et soutenait la cause de l'autonomie croate contre les ingérences du gouvernement hongrois. Pour le contenu politique de ses écrits, mais aussi pour le fait d'être une femme parlant de politique, elle s'attira de féroces critiques. Un autre thème central de son activité journalistique fut la dénonciation de la discrimination féminine dans la société croate. Elle écrivit de nombreux éditoriaux contre le patriarcat, défendant le droit des femmes à l'éducation, au travail et à la participation à la vie politique. En ce sens, elle peut être considérée comme une féministe avant la lettre, bien qu'elle se soit elle-même déclarée opposée au féminisme bourgeois.
Elle travailla comme correspondante à Budapest et à Vienne. Sa participation au mouvement populaire de 1903 est particulièrement significative : lorsque les rédacteurs d'Obzor furent arrêtés, elle assuma la direction du journal. Les autorités austro-hongroises la surveillaient, mais Zagorka ne cessa d'exprimer ses critiques envers toute forme d'autoritarisme. Cependant, elle fut de plus en plus marginalisée par les milieux intellectuels masculins, qui tendaient à réduire sa contribution à la seule fiction, ignorant son activité journalistique fondamentale.
Elle écrivit en effet des romans à thématique contemporaine, des pièces de théâtre, des nouvelles et des textes humoristiques et polémiques prônant l'égalité des sexes et les droits des femmes. Vers 1910, elle commença à écrire des romans historiques qui plurent à un vaste public. Elle construisait des intrigues captivantes avec une riche galerie de personnages, surtout des figures de femmes fortes évoquant le passé croate. Elle les publiait sous forme de feuilletons dans les quotidiens, faisant s'envoler leur tirage et sa propre popularité. Son premier ouvrage, Roblje, fut publié en 1899 en supplément d'Obzor. Elle obtint une popularité considérable avec le cycle de romans historiques La Sorcière de Grič (1912-1913), qui reste aujourd'hui l'une des œuvres les plus célèbres de la littérature croate.
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Outre les romans historiques, elle écrivit des drames, des comédies et des romans policiers, parmi lesquels se distingue La Princesse de la rue Petrinjska (1910), l'un des premiers polars croates. Sa pièce de théâtre la plus connue, Jalnuševčani (1917), décrit la société croate de l'époque sous l'angle de la comédie satirique. Devenue un phénomène littéraire, elle gagna bientôt des surnoms tels que «la reine des Croates», mais aussi de nombreuses critiques qui ne lui épargnèrent pas le jugement de «littérature de pacotille». Le public, en revanche, a toujours su lui montrer sa loyauté : des générations d'enfants en Croatie ont porté les noms de ses personnages les plus populaires, Siniša et Nera, Gordana et Jadranka, et souvent aussi son nom de scène, Zagorka.
Dans les années trente, elle revint activement au journalisme et à l'engagement féministe, collaborant avec de nombreux journaux et magazines. Parmi ceux-ci, il faut citer Ženski list, fondé par elle-même en 1925, la première revue croate destinée aux femmes, qu'elle dirigea jusqu'en 1938, point de référence pour le débat sur l'émancipation féminine en Croatie; et Hrvatica, revue lancée par Zagorka en 1938, où elle continua jusqu'en 1941 à promouvoir les idées féministes et à lutter pour un meilleur statut social des femmes. Avec ces publications, Marija Jurić ne se contenta pas de collaborer comme journaliste, mais assuma également des rôles de direction et de rédaction, faisant preuve d'une autonomie intellectuelle et de gestion extraordinaire. Durant ces mêmes années, elle soutint l'initiative de la jeune génération d'écrivaines, contribuant à la fondation de la Société des écrivaines croates. Entre-temps, elle travaillait aux adaptations théâtrales de ses romans, dont certains furent présentés en avant-première au Théâtre National Croate de Zagreb, qui obtint un succès sans précédent grâce à la dramatisation de ses œuvres.
Dans les années quarante, Zagorka fit face à une autre grande difficulté: avec la fondation de l'NDH (État Indépendant de Croatie), les Oustachis (une organisation fasciste et ultranationaliste croate) lui interdirent de poursuivre son travail et confisquèrent ses biens. Ayant épuisé ses moyens de subsistance, elle tenta même de se suicider. Elle survécut à la fin de la guerre à Zagreb grâce au soutien financier et aux soins de lecteurs et lectrices fidèles. Dans les années cinquante, bien qu'avancée en âge et en mauvaise santé, Zagorka poursuivit son engagement intense pour l'égalité des sexes, s'attirant l'hostilité de ses collègues masculins de l'époque qui l'affublèrent d'épithètes horribles, la qualifiant de «folle» et de «vieille dame masculine», en raison de son apparence jugée peu attrayante et de son esprit combatif persistant. En effet, sortir du rôle prescrit à la femme, comme épouse et mère, était alors interprété comme un symptôme certain de folie. Elle mourut le 30 novembre 1957 à Zagreb.
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Sa maison a été transformée en 1995 en Centre de recherche Zagorka, une institution culturelle dédiée aux études de genre et à la promotion de la mémoire historique féminine. En 2007, le Centre a produit de nombreux documents biographiques et critiques sur l'œuvre de Zagorka et a lancé les « Journées de Marija Jurić Zagorka », un événement annuel célébrant son importance pour la culture croate. De nombreux prix et institutions portent son nom, ainsi qu'une statue érigée rue Tkalčićeva, l'une des rues les plus caractéristiques et animées de Zagreb. L'œuvre représente une dame en tenue élégante du XIXe siècle avec une ombrelle à la main, se promenant tranquillement.
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Marija Jurić Zagorka appartient à l'aube du féminisme croate et a laissé une marque indélébile sur la littérature et le journalisme de son pays. Aujourd'hui encore, ses œuvres continuent d'être lues et étudiées, confirmant leur valeur durable.
Traduzione inglese
Syd Stapleton
A courageous and rebellious woman, far ahead of her time, Marija Jurić, known by the pseudonym Zagorka, was Croatia's first professional journalist and a champion of women's rights. In a context characterized by strong patriarchy and limited opportunities for women, she advocated for gender equality, education, suffrage, and women's emancipation. Today, Marija Jurić Zagorka is celebrated as one of the central figures of Croatian journalism. In her work, she anticipated many of the central themes in the current democratic debate and, through her example, paved the way for generations of female journalists and writers. In a world that wanted her to be silent, Zagorka was able to make her voice heard with determination and great competence.
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She was born on March 2, 1873, in the small village of Negovec, near Varaždin in Croatia. After her birth, her family moved to the Golubovec estate (near Krapina, in the Croatian Zagorje region), where her father Ivan was the estate manager for Baron Geza Rauch. Zagorka received her early education at a rural school and attended secondary school for girls run by the Sisters of Charity in Zagreb. Although she was a gifted child and showed a talent for writing, her parents did not allow her to continue her studies (she was supposed to go to Switzerland, as Baron Rauch had suggested at his expense), but gave her away in marriage while she was still a minor and sent her to Hungary. Three years later, following a nervous breakdown, she left her husband, refused her parents' care and money, determined to live an independent life, and moved to Zagreb, where she struggled to begin a career as a journalist, which was unusual for women at the time.
The first newspaper she worked for was the Zagreb daily Obzor, one of the most influential political newspapers in Austro-Hungarian Croatia. In 1896, she was hired by the editorial staff, and Zagorka thus officially became the first female journalist in Croatia, in a field traditionally dominated by men. It was the then editor of the newspaper, Bishop Josip Juraj Strossmayer, who recognized her abilities, and his support was crucial, even though he did not spare her criticism within the editorial office.
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She worked as a correspondent in Budapest and Vienna. Of particular significance was her participation in the popular movement of 1903, when the editors of Obzor were arrested and she took over the running of the newspaper. The Austro-Hungarian authorities kept her under surveillance, but Zagorka never ceased to express her criticism of all forms of authoritarianism. However, she was increasingly marginalized by male intellectual circles, which tended to reduce her contribution to fiction alone, ignoring her fundamental journalistic work.
She wrote contemporary novels, plays, short stories, and humorous and polemical texts in which she advocated gender equality and women's rights and addressed the main social issues of the 19th century. Around 1910, she began writing historical novels that appealed to a wide audience, and for a time she stopped working as a journalist, leaving Obzor in 1910. She constructed compelling plots and stories with a rich gallery of characters, especially strong female figures, evoking Croatia's past. She published them as contributions to newspapers, causing their circulation and her popularity to skyrocket. Her first work, Roblje, was published in 1899 as a supplement to Obzor. She achieved considerable popularity with her series of historical novels The Witch of Grič (1912-1913), which remains one of the most famous works of Croatian literature today.
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In addition to historical novels, she wrote dramas, comedies, and detective novels, among which The Princess of Petrinjska (1910), one of the first Croatian detective stories, stands out. Her best-known play, Jalnuševčani (1917), describes Croatian society at the time through the lens of satirical comedy. She became a literary phenomenon and soon earned nicknames such as “the queen of Croats,” but also attracted considerable criticism, which did not spare her the label of “trash literature.” The public, however, always remained loyal to her: children of several generations in Croatia were named after her most popular characters, Siniša and Nera, Gordana and Jadranka, and often even her stage name, Zagorka.
In the 1930s, she returned to journalism and feminist activism, collaborating with numerous newspapers and magazines. Among these, it is worth mentioning Ženski list, which she founded in 1925, the first Croatian magazine aimed at women, which she edited until 1938 and which became a reference point for the debate on women's emancipation in Croatia; Hrvatica, a magazine launched by Zagorka in 1938, where she continued to promote feminist ideas and fight for a better social status for women until 1941. With these publications, Marija Jurić did not limit herself to collaborating as a journalist, but also took on managerial and editorial roles, demonstrating extraordinary intellectual and managerial autonomy. During the same period, she supported the initiative of the younger generation of women writers, contributing to the founding of the Society of Croatian Women Writers. Meanwhile, she worked on theatrical adaptations of her novels, some of which premiered at the Croatian National Theater in Zagreb, achieving unprecedented success with the dramatization of her works.
In the 1940s, Zagorka faced another great difficulty in her life: with the establishment of the NDH (Independent State of Croatia), the Ustasha (a Croatian fascist and ultra-nationalist organization) forbade her to continue her work and confiscated her property. Having exhausted her means of subsistence, she even attempted suicide. She survived the end of the war in Zagreb with the financial support and care of loyal readers. In the 1950s, despite her advanced age and poor health, Zagorka continued her intense commitment to gender equality in society, attracting the hostility of her male colleagues at the time, who labeled her with horrible epithets, calling her “crazy” and a “masculine old lady” because of her unattractive feminine appearance and her persistent fighting spirit. In fact, stepping outside the role prescribed for women, as wives and mothers, was interpreted as a sure sign of madness. She died on November 30, 1957, in Zagreb.
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Her home was converted in 1995 into the Zagorka Research Center, a cultural institution dedicated to gender studies and the promotion of women's historical memory. In 2007, the Center produced numerous biographical, exhibition, and critical materials on Zagorka's work and journalistic commitment, including digital articles and print publications. It also launched the Marija Jurić Zagorka Days, an annual event celebrating her importance to Croatian culture in general. Many awards and institutions have been named in her honor, including a statue that stands on Tkalčićeva Street, one of the most characteristic and lively streets in Zagreb. The statue depicts a lady in elegant 19th-century dress with a parasol in her right hand as she strolls peacefully.
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Marija Jurić Zagorka was part of the dawn of Croatian feminism and left an indelible mark on Croatian literature and journalism. Even today, her works continue to be read and studied, confirming their enduring value.






