Alva Myrdal
Sara Cavatton






Daniela Godel

 

Diplomatica, sociologa, femminista e autrice svedese (nel periodo 1932-61 scrisse ben 471 pubblicazioni) impegnata nelle politiche sociali e nel disarmo, Alva Reimer Myrdal ha ricoperto posizioni importanti all’Onu e nel 1982 ha ricevuto il Nobel per la Pace. È stata una delle personalità più rilevanti di quella generazione pionieristica di donne del XX secolo che sono state in grado di perseguire una brillante carriera internazionale, pur essendo madre di tre figli. 

Alva Reimer nacque a Uppsala il 31 gennaio 1902 in una famiglia della classe media. Nel 1919 incontrò Karl Gunnar Myrdal (1898-1987) che stava compiendo il giro della Svezia in sella alla sua bicicletta per conoscere la reale situazione economica del Paese: lo sposò nel 1924, lo stesso anno della laurea, ottenuta nonostante il parere contrario di sua madre. Si dedicò poi all’insegnamento presso le Università di Ginevra e di Stoccolma. A partire dagli anni Trenta fu al servizio del Governo svedese come segretaria della Commissione per il lavoro delle donne e più tardi come membro di una serie di commissioni e comitati per la riforma dell'educazione e i diritti delle donne: voleva che queste non sostituissero le istituzioni create dall'uomo, ma piuttosto che vi entrassero e le riformassero potendo ricevere la stessa istruzione, perseguendo carriere professionali e sostenendo l'attivismo politico. A tal proposito, i suoi viaggi negli Stati Uniti tra il 1929 e il 1930 furono fondamentali per il rafforzamento delle sue posizioni democratiche in favore di donne e bambini/e. Infatti, avendo studiato scienze sociali, filosofia e psicologia, Alva credeva fortemente in una politica delle riforme sociali basata sullo spirito della scienza.

Alva Reymer Myrdal insieme al marito

Insieme al marito pubblicò quella che divenne la guida dello Stato assistenziale ovvero il piano di sviluppo del sistema welfare svedese: La crisi nella questione demografica (Crisis in the population question, 1934). Nella Svezia degli anni Trenta l’affannosa corsa alla modernità e la smania all’igiene pubblica avevano portato a considerare la casa un tema centrale del dibattito socio-politico: a cambiare dovevano essere innanzitutto le condizioni delle famiglie con prole. Per la prima volta nella storia svedese lo Stato investì delle risorse per migliorare le condizioni abitative dei nuclei meno abbienti, dando il via alla costruzione di 12.000 «case per famiglie numerose». Il saggio accese poi l’attenzione sulla diminuzione delle nascite e il preoccupante invecchiamento della società svedese. Secondo i Myrdal, infatti, la causa principale della riluttanza delle persone nel mettere al mondo figli era dovuta alle difficili condizioni di vita. Per questo avanzarono richieste concrete: assegni familiari e sussidi statali, soluzioni abitative agevolate, istruzione gratuita e miglioramento del rapporto tra educatori/trici e bambini/e. Insieme a psicologi, economisti e accademici presero parte a una commissione d’inchiesta demografica a sostegno delle nuove politiche di welfare, basate su teorie eugenetiche positive che condussero alla legalizzazione dell’aborto, alla liberalizzazione dei contraccettivi e ad ampi programmi di sterilizzazione di massa. La sterilizzazione veniva vista sostanzialmente come un provvedimento economico: si trattava di impedire che le donne non sposate avessero figli divenendo un peso per la collettività. I fondamenti economici della società del welfare si erano così tragicamente fusi con quelli a favore dell’igiene razziale: nel 1935 venne approvata la legge eugenetica svedese, in base alla quale oltre 63mila persone furono forzatamente sterilizzate.

In contemporanea, prendendo spunto dal concetto ideale di “donna istruita autosufficiente” sviluppato da Elin Wägner ed Ellen Key, Alva si impegnava a sottolineare un punto centrale di disparità sociale: la (in)compatibilità tra la vita familiare e l’attività lavorativa delle donne. Da qui derivò il testo scritto insieme a Viola Klein: Il doppio ruolo della donna nella famiglia e nel lavoro (Women’s two roles: home and work, 1956), uno studio che intendeva rafforzare il ruolo tradizionale delle donne come procreatrici ed educatrici della prole, rivendicando per loro allo stesso tempo la possibilità di lavorare fuori casa, usufruire di orari adatti e aiuto organizzato per l’assistenza di figli e figlie. Secondo il suo ragionamento anche le donne che avevano bambini da crescere non dovevano rinunciare a una vita professionale dedicandosi a famiglia e lavoro (per esempio, Alva lanciò l’idea di ospitare bambini/e tra i due e i sette anni in «grandi camerette» in cui avrebbero avuto opportunità ludiche e formative mentre le madri erano al lavoro). Fu così che da nazione sottosviluppata, autoritaria e agricola la Svezia divenne progressivamente un Paese sviluppato, apripista e moderno con uno Stato sociale maturo, una cultura della parità sessuale e del rispetto per la maternità, introducendo come primo in Europa un sistema completo di assistenza all'infanzia che permise alle madri di trovare e mantenere un impiego. Alva era entrata in politica nel 1932 come esponente del Partito Socialdemocratico svedese con un programma incentrato per l’appunto sul welfare e le questioni internazionali: mise al centro dell’agenda politica le questioni di genere, si occupò dei programmi di ricostruzione postbellica in favore di bambini/e e rifugiate/i in qualità di direttrice del Dipartimento degli Affari Sociali dell’Onu (prima donna a ricoprirvi posizioni tanto importanti) e delle Scienze sociali dell’Unesco. Fu anche membro del Parlamento e del Governo svedese. Tra il 1950 e il 1955 fu presidente della sezione scientifica Unesco, intraprese poi la carriera diplomatica come ambasciatrice della Svezia in India, Birmania e Ceylon: la prima donna in oltre trecento anni di storia.

Dal 1962 al 1973 fu dapprima senatrice e poi ministra per il disarmo e delegata del suo Paese alla Conferenza delle Nazioni Unite per il disarmo a Ginevra. Insieme ai membri di altre nazioni sostenne fermamente che dovessero essere proprio le due superpotenze, Stati Uniti ed ex Unione Sovietica, a dare i primi segnali di politiche di disarmo. Unica donna nell’arena internazionale, dimostrò eccellenti capacità di leadership femminile in un ambito tecnicamente complesso e cruciale come quello della diplomazia della guerra fredda.

Nel 1966 divenne ministra con portafoglio per il disarmo e gli affari della chiesa, ricoprendo quel posto e quello di Ginevra fino al 1973. Raccolse le esperienze di quegli anni nel libro Il gioco del disarmo (The game of disarmament: how the United States and Russia run the arms race, 1976). Il suo messaggio era chiaro e univoco: «La guerra è morte. E i preparativi militari che oggi vengono adottati per un grande scontro hanno come obiettivo un eccidio». Questo suo impegno nel disarmo nucleare e per la comprensione reciproca fra i popoli le procurò numerosi riconoscimenti: il German Peace Prize (1970) insieme al marito, l’Albert Einstein Peace Prize (1980) e il Jawaharlal Nehru Award for International Understanding (1981). E, infine, nel 1982, all’età di ottant’anni, il Premio Nobel per la Pace insieme al diplomatico messicano Alfonso Garcia Robles (da ricordare che anche il marito Gunnar era stato insignito del Premio Nobel nel 1974, ma per l’Economia) «per aver contribuito ad aprire gli occhi del mondo sulla minaccia all’umanità rappresentata dal continuo armamento nucleare». Alva Reimer Myrdal morì vicino a Stoccolma nel 1986 dopo una lunga malattia lasciandoci un ultimo messaggio nel testamento: «Ci sono solo due cose di cui sono completamente certa. La prima è che non otteniamo nulla se aggiriamo le difficoltà. L'altra è che c'è sempre qualcosa che si può fare da soli: si può studiare, si può cercare di elaborare proposte anche se sono solo soluzioni parziali. Se non ci crediamo, non dovremmo far altro che rinunciare. E non è degno di un essere umano rinunciare».

Alva è tuttora ricordata per la sua combinazione di eleganza, fascino, grinta, determinazione e per la fede integerrima nell'importanza della missione internazionale. La sua figura continua a essere fondamentale per la cultura e i valori svedesi ma non solo: in alcuni Paesi europei le sono state intitolate strade (a Eskilstuna in Svezia, a Gottinga e a Lemgo in Germania, a Rubì in Spagna) e viali (a Trappes in Francia e a Getafe in Spagna). In Messico, invece, una scuola porta il suo nome.



Traduzione francese

Andrea Zennaro

Alva Reimer Myrdal, diplomate, sociologue, féministe et auteure suédoise (entre 1932 et 1961 elle a publié 471 textes), engagée dans les luttes pour une politique sociale et pour le désarmement, elle a occupé des charges importantes à l'ONU et en 1982 elle a obtenu le Prix Nobel pour la paix. Elle a été une des plus importantes personnalités de cette génération des femmes-pionnières qui ont été capables de poursuivre une brillante carrière internationale, même avec trois enfants.

Alva Reimer est née à Uppsala (en Suède) le 31 janvier 1902 dans une famille de la classe moyenne. En 1919 elle a rencontré Karl Gunnar Myrdal (1898 - 1987), qui était en train de voyager en Suède sur son vélo pour connaitre la réelle situation économique du Pays: elle s'est mariée avec lui en 1924, l' année même de sa licence universitaire, passée malgré l'avis contraire de sa mère. Après sa licence, elle a enseigné dans les universités de Genève et de Stockholm. Depuis les années 1930, elle a travaillé pour le Gouvernement suédois comme secrétaire de la Commission pour le travail des femmes et dans plusieurs commissions et comités pour la réforme de l'éducation et pour les droits des femmes: elle ne voulait pas que ces commissions remplacent les institutions créées par les hommes mais désirait qu'elles y entrassent et les réformassent pour pouvoir recevoir la même instruction que les hommes, au cours de leurs carrières professionnelles et au long de leur engagement politique. Ses voyages aux États-Unis entre 1929 et 1930 ont été fondamentaux pour renforcer ses positions démocratiques en faveur des femmes et des enfants. Comme Alva avait étudié les sciences sociales, la philosophie et la psychologie, elle croyait fortement en une politique des réformes sociales fondée sur un esprit scientifique.

Alva Reymer Myrdal avec son mari

Avec son époux, elle publia le guide de la Sécurité Sociale, c'est à dire le projet pour le développement du système du welfare suédois: "La crise dans le problème démographique" (Crisis in the population question, 1934). Dans la Suède des années 1930, la course fébrile vers la modernité et la forte envie d'hygiène publique avaient porté les gens à considérer le droit au logement comme un thème central dans le débat social et politique: c'était surtout le sort des familles avec des enfants qui devait changer. Pour la première fois dans l'histoire de Suède, l'État a investi ses ressources pour améliorer les conditions de logements des classes les plus pauvres, en commençant la construction des «bâtiments pour familles nombreuses». Le livre a aussi attiré l'attention sur la baisse des naissances et sur l'effrayant vieillissement de la société suédoise. Selon les Myrdal, la raison principale qui faisait que les gens rechignaient à avoir des enfants c'était les conditions de vie difficiles. Donc ils ont présenté des requêtes concrètes: chèques pour aider ces familles et allocations d'État, aide au logement, école gratuite et amélioration de la relation entre les instituteurs, les institutrices et les enfants. Avec plusieurs psychologues, économistes et académiciens, ils ont pris part à une commission d'enquête démographique en soutien aux nouvelles politiques de welfare basées sur des théories eugéniques positives qui ont conduit à l'autorisation de l'avortement, à la libre vente de contraceptifs et à des campagnes de stérilisation massive. La stérilisation était vue principalement comme une mesure économique: empêcher que les femmes non mariées aient des enfants et deviennent un poids pour la communauté. Donc les fondements économiques de la sécurité sociale étaient ainsi mélangés avec ceux en faveur de l'hygiène raciale: en 1935 a été votée la loi eugénique suédoise, pour laquelle plus de 63.000 personnes ont été stérilisées de force.

Dans la même période, à partir de l'idée de «femme instruite et autosuffisante», développée par Elin Wägner et Ellen Key, Alva s'est engagée à mettre en évidence un élément très important de inégalité sociale, l'incompatibilité entre la vie familiale et le travail des femmes. C'est à partir de cette problèmatique-ci que en 1956 Alva écrit, avec Viola Klein, le livre "Le double rôle de la femme dans la famille et dans le travail" (Women's two roles: home and work), une étude qui voulait renforcer le traditionnel rôle des femmes :(procréatrices et éducatrices des enfants) et en même temps instaurer pour elles la possibilité de travailler hors de la maison, avec des horaires convenables et des allocations pour l'assistance aux enfants. Selon elle, les femmes qui avaient des enfants à garder et à élever ne devaient pas renoncer à leur vie professionnelle (par exemple, Alva a proposé d' héberger les enfants de deux à sept ans dans de «grandes salles», où ils avaient la possibilité de jouer et d'apprendre, pendant que leurs mères étaient au travail). C'est ainsi que la Suède, qui était une Nation sous-développée, autoritaire et agricole, est devenue graduellement un Pays développé, avant-gardiste et moderne avec une sécurité sociale mûre, une culture de l'égalité entre les sexes et du respect de la maternité, et a été le premier Pays en Europe qui a introduit un système complet d'assistance aux enfants qui a permit aux mères de trouver et garder un emploi. Alva a commencé son activité politique en 1932 dans le Parti Social-démocrate suédois avec un programme fondé sur la sécurité sociale et sur les problématiques internationales: elle a mis au centre de son agenda politique les thèmes du genre, comme directrice du Département des Affaires Sociales de l'ONU et des Sciences Sociales de l'UNESCO (elle a été la première femme qui a occupé des positions aussi importantes) elle s'occupa de la reconstruction de l'après-guerre pour les enfants réfugié.e.s. Elle a été aussi députée au Parlement et membre du Gouvernement suédois. Entre 1950 et 1955 elle a été aussi Présidente de la section scientifique de l'UNESCO, et après elle a entrepris une carrière diplomatique comme ambassadrice de Suède en Inde, en Birmanie et à Ceylan: la première femme avec ce rôle-ci en plus de trois-cent ans d'histoire.

De 1962 à 1973 elle a été sénatrice et Ministre pour le désarmement et déléguée de son Pays à la Conférence des Nations Unies pour le désarmement à Genève. Avec les membres des autre Nations, elle a fortement soutenu l' idée que c' était les deux superpuissances, les États Unis et l'ex Union Soviétique, qui devaient montrer les premiers signes d'une politique de désarmement. Unique femme dans la scène internationale, elle a montré d' excellentes capacité de leadership féminin dans un cadre compliqué comme celui de la diplomatie pendant la Guerre Froide.

En 1966 elle est devenue Ministre pour le désarmement et pour les affaires de l'Église, en gardant cette charge-là et celle de Genève jusqu' en 1973. Ses expériences de ces années-là sont consignées dans le livre "Le jeu du désarmement" (The game of disarmement: how the United States and Russia run the arms race, 1976). Son message était très clair: «La guerre est morte. Et les préparatifs militaires qu'on réalise aujourd'hui en vue d' une grande bagarre, ont comme objectif un massacre». Son engagement pour le désarmement nucléaire et pour la compréhension entre les peuples lui a procuré plusieurs prix: le German Peace Prize (1970), obtenu avec son époux, l'Albert Einstein Peace Prize (1980) et le Jawaharlal Nehru Award for International Understanding (1981). Finalement, en 1982, à l'âge de 80 ans, elle a reçu le Prix Nobel pour la Paix avec le diplomate mexicain Alfonso García Robles «pour avoir contribué à montrer au monde entier la menace continument représentée par l'armement nucléaire» (il faut se souvenir que son époux Gunnar avait reçu lui-même le Prix Nobel pour l'Économie en 1974). Alva Reimer Myrdal meurt à côté de Stockholm en 1986 après une longue maladie. Elle nous laisse un dernier message dans son testament: «Il y a deux choses dont je suis complètement sûre. La première: on ne va rien obtenir si on contourne les obstacles. La seconde: il y a toujours quelque chose qu'on peut faire, même tous seuls, on peut étudier, on peut élaborer des propositions, même si ce n'est que des solutions partielles. Si on n'y croit pas, il n'y a rien d'autre à faire qu'y renoncer. Et renoncer, ce n'est pas digne d'un être humain».

Alva est mémorable pour son mélange d'élégance, de charme, de force, de détermination et pour sa foi en l'importance de la mission internationale. Sa figure est toujours très importante pour la culture et les valeurs suédoises, mais pas seulement pour celles-ci: dans plusieurs Pays européens, des rues (à Eskiltsuna, en Suède, à Gottinga et à Lmgo, en Allemagne, et à Rubí, en Espagne) et des avenues (à Trappes, en France, et à Getafe, en Espagne) portent son nom. Au Mexique, une école lui est dédiée.



Traduzione inglese

Syd Stapleton

A Swedish diplomat, sociologist, feminist and author engaged in social policy and disarmament (in the period 1932-1961 she wrote 471 publications), Alva Reimer Myrdal held important positions at the UN, and in 1982 received the Nobel Peace Prize. She was one of the most prominent personalities of that pioneering generation of 20th century women who were able to pursue distinguished international careers. She accomplished this despite being a mother of three.

Alva Reimer was born into a middle-class family in Uppsala on January 31, 1902. In 1919 she met Karl Gunnar Myrdal (1898-1987), who was making the tour of Sweden on his bicycle to learn about the real economic situation of the country. She married him in 1924, the same year as she obtained her degree, in spite of the opposition of her mother. She then devoted herself to teaching at the Universities of Geneva and Stockholm. Starting in the 1930s she was in the service of the Swedish government as secretary of the Commission for Women's Work and later as a member of a series of commissions and committees for education reform and women's rights. She wanted these not to replace institutions created by men, but rather that women enter and reform them by being able to receive the same education, pursuing professional careers and supporting political activism. In this regard, her travels to the United States between 1929 and 1930 were fundamental to the strengthening of her democratic positions in favor of women and children. Indeed, having studied social sciences, philosophy and psychology, Alva strongly believed in a policy of social reform based on the spirit of science.

Alva Reymer Myrdal together with her husband

Together with her husband she published what became the guide to the welfare state and to the development plans of the Swedish welfare system (Crisis in the Population Question, 1934). In Sweden in the 1930s, the frantic drive for modernity and the craving for public hygiene led to consideration of the home as a central theme of socio-political debate. Above all, the conditions for families with children had to change. For the first time in Swedish history, the state invested resources to improve the housing conditions of poorer households, starting the construction of 12,000 "houses for large families". The essay then turned attention to the decline in the number of births and the worrying aging of Swedish society. According to the Myrdals, the main cause of people's reluctance to bear children was due to the difficult living conditions. For this they made concrete requests - family allowances and state subsidies, facilitated housing solutions, free education and improvement of the relationship between educators and children. Together with psychologists, economists and academics, they took part in a demographic inquiry commission in support of new welfare policies, based on positive eugenic theories that led to the legalization of abortion, the liberalization of contraceptives and extensive mass sterilization programs. Sterilization was seen essentially as an economic measure, as a question of preventing unmarried women from having children and becoming a burden for the community. The economic foundations of the welfare society had thus tragically merged with those in favor of “racial hygiene”. In 1935 the Swedish eugenics law was passed, as a result of which over 63,000 people were forcibly sterilized.

At the same time, taking a cue from the concept of "self-sufficient educated women" developed by Elin Wägner and Ellen Key, Alva undertook to underline a central point of social disparity - the (in)compatibility between family life and women's employment. Hence the text written together with Viola Klein, Women's Two Roles: Home and Work (1956), a study that aimed to strengthen the traditional role of women as procreators and educators of offspring, at the same time claiming for them the freedom to work outside the home, taking advantage of suitable hours and organized help for assistance with their children. According to her reasoning, even women who had children to raise should not have to give up a professional life, and could dedicate themselves to both family and work (for example, Alva launched the idea of ​​hosting children between two and seven years in "large bedrooms" in which they would have recreational and educational opportunities while their mothers were at work). Thus, it was that from an underdeveloped, authoritarian and agricultural nation, Sweden progressively became a developed, pioneering and modern country with a mature welfare state, a culture of sexual equality and respect for motherhood, first in Europe to introduce a comprehensive system of childcare that allowed mothers to find and keep a job. Alva entered politics in 1932 as a proponent of the Swedish Social Democratic Party, with a program focused precisely on welfare and international issues. She put gender issues at the center of the political agenda. After World War II, she dealt with post-war reconstruction programs in favor of children and refugees as director of the UN Department of Social Affairs (the first woman to hold such important positions) and of UNESCO Social Sciences. She was also a member of the Swedish Parliament and Government. Between 1950 and 1955 she was president of the UNESCO scientific section, and then she embarked on a diplomatic career as Sweden's ambassador to India, Burma and Ceylon. She became the first woman to do so in over three hundred years of history.

From 1962 to 1973 she was first a Senator and then Minister for Disarmament and delegate from her country to the United Nations Conference on Disarmament in Geneva. She, along with representatives of other nations, firmly argued that the two superpowers, (at the time, the United States and the Soviet Union), should be the ones to take the first steps toward disarmament policies. As the only woman in the international arena, she demonstrated excellent leadership skills in a such technically complex and crucial area as Cold War diplomacy.

In 1966 she became a Minister with a portfolio that included disarmament and church affairs, holding that post and the one in Geneva until 1973. She collected the experiences of those years in the book The Game of Disarmament: How the United States and Russia Run the Arms Race, 1976). Her message was clear and unambiguous - «War is death. And the military preparations that are being adopted today for a great clash are aimed at a massacre». Her commitment to nuclear disarmament and mutual understanding between peoples brought her numerous awards, including the German Peace Prize (1970) together with her husband, the Albert Einstein Peace Prize (1980) and the Jawaharlal Nehru Award for International Understanding (1981). And, finally, in 1982, at the age of eighty, the Nobel Peace Prize together with the Mexican diplomat Alfonso Garcia Robles. Remember that her husband Gunnar was also awarded the Nobel Prize in 1974, but for Economics, «For having contributed to opening the eyes of the world to the threat to humanity represented by continuing nuclear armament». Alva Reimer Myrdal died near Stockholm in 1986, after a long illness, leaving us one last message in her will, «There are only two things of which I am completely certain. The first is that we get nothing if we try to sidestep the difficulties. The other is that there is always something you can do yourself - you can study, you can try to come up with proposals even if they are only partial solutions. If we don't believe that, we should just give up. And it is not worthy for a human being to give up».

Alva is still remembered for her combination of elegance, charm, grit, and determination, and for her strong faith in the importance of international engagement. Her figure continues to be fundamental to Swedish culture and values, ​​but not just in Sweden. In some European countries, streets and avenues (in Eskilstuna in Sweden, in Gottingen and Lemgo in Germany, in Rubì, Trappes and Getafe in Spain, and in France) have been named for her. In Mexico a school bears her name.



Traduzione spagnola

Erika Incatasciato

Diplomática, socióloga, feminista y autora sueca (en los años 1932-61 escribió 471 publicaciones), involucrada en las políticas sociales y del desarmo, Alva Reimer Myrdal ocupó puestos importantes en la ONU y en el 1982 recibió el premio Nobel de la Paz. Fue una de las figuras más relevantes de aquella generación de mujeres pioneras del siglo XX, capaces de desempeñar una importante carrera internacional, a pesar de ser madres (en su caso de tres hijos).

Alva Reimer Nació en Uppsala el 31 de enero de 1902 en una familia de la clase media. En el 1919 conoció a Karl Gunnar Myrdal (1898-1987) que estaba dando la vuelta a Suecia en su bicicleta para conocer la auténtica situación económica de su país: se casaron en el 1924, el mismo año de su licenciatura, que obtuvo contra la opinión contraria de su madre. Luego, se dedicó a la enseñanza en las Universidades de Ginebra y Estocolmo. A partir de los años Treinta, trabajó para el gobierno sueco como secretaria de la Comisión para el trabajo de las mujeres y más tarde como miembra de varias comisiones y consejos para la reforma de la educación y los derechos de las mujeres: no querría que dichas comisiones y consejos sustituyeran las instituciones creadas por el hombre, sino que las mujeres formaran parte de las mismas y las reformaran pudiendo recibir la misma educación, desempeñnado carreras profesionales y sosteniendo el activismo político. Sus viajes a los Estados Unidos entre el 1929 y el 1930 fueron fundamentales para reafirmar sus posiciones democráticas en favor de las mujeres y de la infancia. En efecto, al haber estudiado ciencias sociales, filosofía y psicología, Alva creía firmemente en una política de reformas sociales basadas en el espíritu de la ciencia.

Alva Reymer Myrdal junto con su esposo

Con su marido, publicó la que se convirtió en la guía del Estado asistencial, es decir el proyecto de desarrollo del sistema del bienestar social sueco: La crisis en la cuestión demográfica (crisis in the population question, 1934). En la Suecia de los años Treinta, la afanosa carrera a la modernidad y la preocupación por la higiene publica llevaron a considerar la casa un foco principal en el debate sociopolítico: sobre todo, tenían que cambiar las condiciones de las familias con hijos. Por primera vez en la historia de Suecia, el Estado invirtió recursos para mejorar las condiciones de vivienda de los núcleos familiares menos favorecidos, dando paso a la construcción de 12.000 “casas para familias numerosas”. Dicho ensayo despertó luego la atención sobre la diminución de la natalidad y el preocupante envejecimiento de la sociedad sueca. Efectivamente, segon los Myrdal la reticencia de las personas respecto a tener hijos se debía a las difíciles condiciones de vida. Por eso, presentaron demandas concretas: subsidios familiares y estatales, alojamiento subvencionado, instrucción gratuita y una mejora de la relación entre educadores/educadoras y niños/niñas. Junto a psicólogos, economistas y académicos tomaron parte en un comité investigador demográfico a favor de las nuevas políticas del bienestar, basadas en teorías eugenésicas positivas, que condujeron a la legalización del aborto, a la liberalización de contraceptivos y a amplios programas de esterilización masiva. La esterilización era considerada simplemente como una medida económica: se trataba de evitar que las mujeres solteras tuvieran hijos convirtiéndose en una carga para la colectividad. Los fundamentos económicos de la sociedad del bienestar se fundieron así trágicamente con los fundamentos a favor de la higiene racial: en 1935 se aprobó la ley sueca de eugenesia, gracias a la cual más de 63 mil personas fueron esterilizadas forzadamente.

Contemporáneamente, inspirándose al concepto ideal de “mujer instruida autosuficiente” elaborado por Elin Wägner y Ellen Key, Alva subrayaba un punto central de la disparidad social: la (in)compatibilidad entre la vida familiar y la actividad laboral de las mujeres. De ahí nació el texto escrito con Viola Klein: El doble papel de la mujer en la familia y en el trabajo (Women’s two roles: home and work, 1956), un estudio que intentaba reafirmar el papel tradicional de las mujeres como procreadoras y educadoras de la progenie, a la vez que reclamaba para ellas la posibilidad de trabajar fuera de casa, beneficiándose de horarios adecuados y de ayudas organizadas para la asistencias de sus hijos e hijas. Según su razonamiento las mujeres que tenían hijos que criar no debían renunciar a su vida profesional, dedicándose tanto a la familia como al trabajo (por ejemplo, Alva lanzó la idea de alojar niños y niñas entre dos y siete años en “grandes habitaciones” en las cuales podrían tener oportunidades lúdicas y formativas mientras sus madres trabajaban). Fue así como de nación subdesarrollada, autoritaria y agrícola, Suecia se convirtió progresivamente en un país desarrollado, pionero y moderno con un Estado social maduro, una cultura de igualdad entre sexos y del respeto hacia la maternidad, y fue el primer país de Europa que introdujo un sistema completo de asistencia a la infancia que permitió a las madres conseguir un empleo y no perderlo. Alva entró en política en el 1932 como exponente del Partido Socialdemócrata sueco con un programa dedicado precisamente al bienestar y a las cuestiones internacionales: como directora del Departamento de Asuntos Sociales de la ONU (primera mujer en ocupar un papel tan importante en dicha sede) y del departamento de Ciencias sociales de la Unesco, introdujo las cuestiones de género en la agenda política y se ocupó de los programas de reconstrucción de la posguerra a favor de los niños/niñas y refugiados/refugiadas. También fue miembra del Parlamento y del Gobierno sueco. Entre los años 1950 y 1955 fue Presidente de la sección científica de la Unesco, luego empezó la carrera diplomática como embajadora de Suecia en India, Birmania y Ceilán: fue la primera mujer en más de trecientos años de historia.

Desde el 1962 hasta el 1973 primero fue senadora, luego Ministra del desarmo y delegada de su país en la Conferencia de las Naciones Unidas para el desarmo en Ginebra. Junto con los miembros de otras naciones sostuvo firmemente que las dos superpotencias, los Estados Unidos y la Unión Soviética, debían ser las primeras en mostrar políticas de desarme. Fue la única mujer en la escena mundial en demostrar capacidades excelentes de liderazgo femenino en un ámbito técnicamente complejo y crucial como el de la diplomacia de la guerra fría.

En el 1966, fue Ministra con cartera para el desarme y los asuntos de la iglesia, desempeñando este papel junto al de Ginebra hasta el 1973. Recogió las experiencias de aquellos años en el libro El juego del desarme (The game of disarmament: how the United States and Russia run the arms race, 1976). Su mensaje era claro y univoco: «La guerra es muerte. Y los preparativos militares adoptados hoy día para un gran enfrentamiento tienen por objetivo una masacre». Esta dedicación suya al desarme nuclear y a la comprensión mutua entre los pueblos le otorgó numerosos reconocimientos: el German Peace Prize (1970) con su esposo, el Albert Eistein Peace Prize (1980) y el Jawaharlal Nehru Award for International Understanding (1981). Por último, en 1982, a los ochenta años de edad, recibió el Premio Nobel de la Paz con el diplomático mexicano Alfonso García Robles (hay que mencionar que también su marido Gunnar, en 1974, ganó el Premio Nobel, pero de Economía) «Por haber contribuido a abrir los ojos al mundo sobre la amenaza de la humanidad representada por el continuo armamiento nuclear». Alva Reimer Myrdal murió cerca de Estocolmo en 1986 tras una larga enfermedad dejándonos un último mensaje en su testamento: «Sólo hay dos cosas de las que estoy completamente segura. La primera es que no obtenemos nada si eludimos las dificultades. La otra es que siempre hay algo que se puede hacer por si solos: se puede estudiar, se pueden intentar elaborar propuestas aunque sólo sean parciales. Si no lo creemos, lo único que tenemos que hacer es renunciar. Y renunciar no es digno de un ser humano».

Alva todavía es recordada por su combinación de elegancia, encanto, fuerza, determinación y por su fe recta en la importancia de la misión internacional. Su imagen sigue siendo fundamental no solo para la cultura y los valores suecos: en algunos países europeos hay calles (en Eskilstuna, Suecia; en Gotinga y Lemgo, Alemania; en Rubi, España) y avenidas que llevan su nombre (en Trappes, Francia y en Getafe, España). Mientras, en México, una Escuela lleva su nombre.