Zitkála-Šá
Gabriella Milia
Viola Gesmundo
Zitkala-Ša, "Uccello rosso" in lingua Sioux, conosciuta anche con il nome inglese Gertrude Simmons Bonnin, giornalista, scrittrice, attivista e musicista, diede voce alle popolazioni native americane e lottò per la loro dignità e per i loro diritti. La sua attività giornalistica si concentrò sulla denuncia delle ingiustizie subite e sulla promozione della cultura e delle tradizioni indigene, per cui si impegnò tutta la vita.
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Nacque il 22 febbraio 1876 in una riserva Sioux nel Dakota del Sud. Figlia di madre Sioux Yankton e padre francese, adottò il nome Zitkala-Ša da adolescente. Il padre abbandonò presto la famiglia e la giovane rimase con la madre nella riserva fino a otto anni quando, insieme ad altri bambini e bambine, fu prelevata dai missionari quaccheri e condotta a studiare al White's Manual Labor Institute, nell'Indiana. Frequentò la scuola per tre anni e lì fu costretta a tagliare i suoi lunghi capelli e a pregare da cristiana soffrendo terribilmente per le forzature imposte dalla classe insegnante, mirate a privare le/gli studenti della loro cultura. Tuttavia imparò con passione a leggere, scrivere e suonare il violino. Quando rientrò nella riserva, si rese conto di essere cambiata: era ancora una Sioux ma in modo diverso, segnata dalla cultura maggioritaria alla quale, però, non si omologò mai. A quindici anni, Zitkala-Ša decise di tornare al White's Manual Labor Institute, dove studiò pianoforte e violino, quindi iniziò a insegnare musica.
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«Il mio spirito ferito si librava come un uccello mentre mi esercitavo al pianoforte e al violino», scrisse. (Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Sa, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011).
A 19 anni, contro il volere della madre, si iscrisse all'Earlham College di Richmond, anch'essa una scuola quacchera, e si diplomò nel 1897. Durante questo periodo, iniziò a raccogliere storie della tradizione di diverse tribù native e le tradusse in latino e in inglese perché le potessero leggere bambine e bambini. Per due anni insegnò alla Indian industrial school di Carlisle, in Pennsylvania, ma non accettò di condividere la severa disciplina della scuola e il suo programma di studi concepito per insegnare i costumi e la storia euroamericani, sradicando così l'identità culturale nativa americana delle scolaresche. «Forse la mia essenza indiana è come un vento lamentoso che li agita [gli insegnanti] mentre raccontano il loro presente. Ma, per quanto tumultuosa sia la mia interiorità, si manifesta come la voce sommessa di una conchiglia dai colori insoliti, udibile solo da chi è disposto ad ascoltarla con empatia», Bernd C. Peyer, American Indian nonfiction: an anthology of writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, ed. 2007).
Durante il suo soggiorno a Carlisle, Zitkala-Ša pubblicò diversi racconti e saggi autobiografici sulle riviste nazionali The Atlantic Monthly e Harper’s Monthly. Uno dei suoi scritti più noti è Impressions of an indian childhood, in cui narrò la sua infanzia e le sfide affrontate nel bilanciare la cultura nativa con le influenze occidentali. Nell’articolo The school days of an indian girl, pubblicato dall’Atlantic, raccontò la sua esperienza di vita nella scuola per persone bianche descrivendo l’arrivo, le emozioni contrastanti e le difficoltà incontrate. Venne privata dei suoi vestiti tradizionali e costretta a indossare un'uniforme, simbolo della perdita della propria identità culturale. Si sentì alienata e triste, ma allo stesso tempo determinata a imparare e a trovare il suo posto in questo nuovo ambiente. Infatti, nonostante l’esperienza traumatica, si rese conto che l’educazione occidentale e le umiliazioni che comportava erano necessarie per poter combattere le ingiustizie della società bianca, usando le stesse armi. The school days of an indian girl è una riflessione toccante e potente sulla crescita, l’affermazione dell'identità e la lotta per la dignità in un contesto di oppressione culturale. Nel 1901 fu inviata dal fondatore della scuola di Carlisle alla riserva di Yankton per reclutare studenti. Era la sua prima visita dopo diversi anni e rimase molto turbata perché trovò la casa materna in rovina e la famiglia d i suo fratello ridotta in povertà, mentre i coloni bianchi iniziavano a occupare le terre della riserva. Nel 1902 sposò Raymond Talesfase Bonnin, anch’egli euroamericano e Sioux come lei, e insieme si trasferirono in una riserva nello Utah dove vissero per quattordici anni.
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Zitkala-Ša divenne corrispondente della Società degli indiani d’America, la prima organizzazione riformista a essere amministrata interamente da nativi americani. Quando fu nominata segretaria nazionale, si trasferì con il marito a Washington e divenne molto attiva politicamente. Tra il 1916 e il 1924 si concentrò sulla scrittura di opere a tema politico. Scrisse diversi articoli per The american indian magazine, una rivista mensile nata nel 1916 per dare voce alle comunità indiane d'America. Inoltre, iniziò a tenere conferenze per sensibilizzare l'opinione pubblica sui problemi delle/dei nativi americani. Negli anni Venti, promosse un movimento panindiano per unire le tribù nella lotta per i diritti di cittadinanza, fino all'approvazione dell'Indian Citizenship Act nel 1924, che garantì la cittadinanza alle persone native che non ne erano già in possesso. Tuttavia, la discriminazione continuava e in alcuni Stati il diritto di voto era ancora negato. Zitkala-Ša si impegnò anche nel movimento per i diritti delle donne, unendosi nel 1921 alla General Federation of Women's clubs (Gfwc), un'organizzazione che dava voce ai problemi femminili. Attraverso di essa, contribuì a lanciare un'indagine governativa sullo sfruttamento delle/dei nativi americani in Oklahoma e sui tentativi di privarli delle loro terre ricche di petrolio.
Nel 1921 fu stampato American Indian Stories, nel quale erano stati raccolti racconti e articoli già pubblicati dall’Atlantic Monthly e da Harper’s Monthly come Impressions of an indian childhood e The school days of an indian girl. Nel 1926 Zitkala-Ša, insieme a suo marito, fondò il Consiglio nazionale degli indiani d'America (Ncai) per unire le tribù e per incoraggiare le persone native ad aiutare sé stesse, a proteggere i loro diritti e a ottenere giustizia sociale, sensibilizzando l’opinione pubblica e le istituzioni. Riguardo lo scopo principale del Consiglio, Zitkala-Ša disse:
«Dobbiamo ricorrere a questo mezzo di protezione reciproca prima o poi e non dobbiamo preoccuparci o trovare da ridire su cose di poco conto; ma guardiamo tutti alle grandi cose che è possibile realizzare se uniamo veramente le nostre forze; se il popolo indiano vuole vivere e vuole che i propri figli vivano, deve ORGANIZZARSI; quindi deve unirsi a noi».
(Julianne Newmark, "Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation's Capital", Modern Language Studies, vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015).
Zitkala-Ša fu presidente del Ncai fino alla morte che sopraggiunse il 26 gennaio 1938 a Washington, all'età di 61 anni. Fu sepolta, con il nome di Gertrude Simmons Bonnin, nel Cimitero nazionale di Arlington, accanto al marito Raymond. Anche il suo ultimo gesto rappresentò una dichiarazione politica, poiché richiese che sulla lapide fosse incisa una tenda indiana, a sottolineare la propria identità indigena in un luogo che onorava cittadine e cittadini americani. Zitkala-Ša si considerò per tutta la vita sia Dakota Sioux che americana, e quel simbolo continua a riflettere questa doppia identità ancora oggi.
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Nel 1994, un cratere su Venere di 28,5 km di diametro fu chiamato "Bonnin" in onore di Zitkala-Ša. Nel 2020 le fu intitolato un parco nel quartiere di Lyon Park, nella contea di Arlington, in Virginia, vicino a Washington, dove aveva vissuto per un periodo. Nel 2023 il governo degli Stati Uniti ha scelto di rappresentare Zitkala-Ša sulla moneta da un quarto di dollaro, emessa l'anno successivo; è ritratta mentre indossa un abito tradizionale Yankton Sioux e tiene in mano un libro, che rappresenta il suo lavoro come scrittrice e il suo attivismo per i diritti dei popoli nativi. Un sole stilizzato dietro di lei simboleggia il suo impegno nell'opera The Sun Dance di cui aveva scritto il libretto, mentre un uccello cardinale ne ricorda il nome.
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Traduzione francese
Camilla Dabini
«Oiseau rouge» en langue sioux, connue aussi sous le nom anglais de Gertrude Simmons Bonnin, journaliste, écrivaine, militante et musicienne, donne une voix aux peuples amérindiens et lutte pour leur dignité et leurs droits. Son activité journalistique se concentre sur la dénonciation des injustices subies et sur la promotion de la culture et des traditions autochtones, cause à laquelle elle consacre toute sa vie.
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Naît le 22 février 1876 dans une réserve sioux du Dakota du Sud, fille d’une mère sioux yankton et d’un père français, elle adopte le nom de Zitkala-Ša à l’adolescence. Son père abandonne tôt la famille et la jeune fille reste avec sa mère dans la réserve jusqu’à l’âge de huit ans lorsque, avec d’autres enfants, elle est emmenée par des missionnaires quakers pour étudier au White’s Manual Labor Institute, dans l’Indiana. Elle fréquente l’école pendant trois ans, y est contrainte de couper ses longs cheveux et de prier comme les chrétiennes et souffre terriblement des impositions du corps enseignant, destinées à priver les élèves de leur culture. Toutefois, elle apprit avec passion à lire, à écrire et à jouer du violon. Lorsqu’elle retourne dans la réserve, elle se rend compte d'être changée: elle était toujours sioux, mais autrement, marquée par la culture dominante à laquelle, cependant, elle ne se conforma jamais. À quinze ans, Zitkala-Ša décide de retourner au White’s Manual Labor Institute, où elle étudie le piano et le violon, puis ici, commence à enseigner la musique.
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«Mon esprit blessé s’élevait comme un oiseau lorsque je m’exerçais au piano et au violon» écrivit-elle. (Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Sa, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011).
À dix-neuf ans, contre la volonté de sa mère, elle s'inscrit à l’Earlham College de Richmond, également une école quaker, et obtient son diplôme en 1897. Pendant cette période, elle commence à recueillir des récits de la tradition de différentes tribus autochtones et les traduit en latin et en anglais afin que les enfants puissent les lire. Pendant deux ans, elle enseignera à l’Indian Industrial School de Carlisle, en Pennsylvanie, mais elle refusera d’adhérer à la discipline sévère de l’école et à son programme d’études conçu pour enseigner les coutumes et l’histoire euro-américaines, déracinant ainsi l’identité culturelle amérindienne des élèves. «Peut-être que mon essence indienne est comme un vent plaintif qui les agite [les enseignants] lorsqu’ils racontent leur présent. Mais, si tumultueuse que soit mon intériorité, elle se manifeste comme la voix assourdie d’un coquillage aux couleurs insolites, audible seulement par ceux qui sont disposés à l’écouter avec empathie», Bernd C. Peyer, American Indian Nonfiction: An Anthology of Writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, éd. 2007).
Durant son séjour à Carlisle, Zitkala-Ša publie plusieurs récits et essais autobiographiques dans les revues nationales The Atlantic Monthly et Harper’s Monthly. L’un de ses écrits les plus connus est Impressions of an Indian Childhood, dans lequel elle raconte son enfance et les défis rencontrés pour concilier la culture autochtone et les influences occidentales. Dans l’article The School Days of an Indian Girl, publié par The Atlantic, elle raconte son expérience dans une école pour blancs, décrivant son arrivée, ses émotions contrastées et les difficultés affrontées. Elle sera privée de ses vêtements traditionnels et contrainte de porter un uniforme, symbole de la perte de son identité culturelle. Elle se sentira aliénée et triste, mais en même temps déterminée à apprendre et à trouver sa place dans ce nouvel environnement. En effet, malgré l’expérience traumatisante, elle comprit que l’éducation occidentale et les humiliations qu’elle a subit sont nécessaires pour pouvoir combattre les injustices de la société blanche en utilisant les mêmes armes. The School Days of an Indian Girl est une réflexion émouvante et puissante sur la croissance, l’affirmation de l’identité et la lutte pour la dignité dans un contexte d’oppression culturelle.En 1901, elle est envoyée par le fondateur de l’école de Carlisle dans la réserve de Yankton pour recruter des élèves. C’est sa première visite après plusieurs années et elle en est profondément bouleversée: elle trouve la maison maternelle en ruine et la famille de son frère réduite à la pauvreté, tandis que des colons blancs commencent à occuper les terres de la réserve. En 1902, elle épouse Raymond Talesfase Bonnin, lui aussi à la fois euro-américain et sioux, et ils s'installent ensemble dans une réserve en Utah, où ils vivront pendant quatorze ans.
Zitkala-Ša devient correspondante de la Société des Indiens d’Amérique, la première organisation réformiste administrée entièrement par des Amérindiens. Lorsqu’elle est nommée secrétaire nationale, elle s’installe avec son mari à Washington et devient très active politiquement. Entre 1916 et 1924, elle se consacre à l’écriture d’ouvrages à caractère politique. Elle rédige plusieurs articles pour The American Indian Magazine, revue mensuelle fondée en 1916 pour donner une voix aux communautés amérindiennes. Elle commence également à donner des conférences afin de sensibiliser l’opinion publique aux problèmes des peuples autochtones. Dans les années 1920, elle promeut un mouvement panindien visant à unir les tribus dans la lutte pour les droits de citoyenneté, jusqu’à l’adoption de l’Indian Citizenship Act en 1924, qui accorde la citoyenneté aux Amérindiens qui ne la possédaient pas encore. Toutefois, la discrimination persiste et, dans certains États, le droit de vote leur est encore refusé. Zitkala-Ša s'engage également dans le mouvement pour les droits des femmes, en adhérant en 1921 à la General Federation of Women’s Clubs (GFWC), une organisation qui donne une voix aux questions féminines. Par son intermédiaire, elle contribue à lancer une enquête gouvernementale sur l’exploitation des Amérindiens en Oklahoma et sur les tentatives de les priver de leurs terres riches en pétrole.
En 1921 le journal American Indian Stories, publie une recueil rassemblant des récits et articles déjà parus dans The Atlantic Monthly et Harper’s Monthly, tels que Impressions of an Indian Childhood et The School Days of an Indian Girl. En 1926, Zitkala-Ša, avec son mari, fonde le Conseil national des Indiens d’Amérique (NCAI) afin d’unir les tribus et d’encourager les Autochtones à s’entraider, à protéger leurs droits et à obtenir la justice sociale, tout en sensibilisant l’opinion publique et les institutions. À propos de l’objectif principal du Conseil, elle déclara:
«Nous devons recourir tôt ou tard à ce moyen de protection mutuelle et ne pas nous inquiéter ni trouver à redire sur des choses de peu d’importance ; regardons plutôt les grandes choses qu’il est possible d’accomplir si nous unissons réellement nos forces ; si le peuple indien veut vivre et veut que ses enfants vivent, il doit S’ORGANISER; il doit donc se joindre à nous».
(Julianne Newmark, «Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation’s Capital», Modern Language Studies, vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015).
Zitkala-Ša sera présidente du NCAI jusqu’à sa mort, survenue le 26 janvier 1938 à Washington, à l’âge de 61 ans. Elle sera enterrée, sous le nom de Gertrude Simmons Bonnin, au cimetière national d’Arlington, aux côtés de son mari Raymond. Son dernier geste sera lui aussi une déclaration politique: elle demandera qu’un tipi indien soit gravé sur sa pierre tombale, afin d’affirmer son identité autochtone dans un lieu honorant les citoyens américains. Zitkala-Ša se considéra toute sa vie à la fois comme Dakota Sioux et comme Américaine, et ce symbole continue aujourd’hui encore à refléter cette double identité.
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En 1994, un cratère de 28,5 km de diamètre sur Vénus sera nommé «Bonnin» en son honneur. En 2020, un parc du quartier de Lyon Park, dans le comté d’Arlington, en Virginie, près de Washington, où elle avait vécu un temps, recevra son nom. En 2023, le gouvernement des États-Unis choisit de représenter Zitkala-Ša sur une pièce de vingt-cinq cents, émise l’année suivante: elle y est représentée portant une robe traditionnelle yankton sioux et tenant un livre, symbole de son travail d’écrivaine et de son engagement pour les droits des peuples autochtones. Un soleil stylisé derrière elle évoque son implication dans l’œuvre The Sun Dance, dont elle avait écrit le livret, tandis qu’un cardinal rappelle son nom, «Oiseau rouge».
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Traduzione spagnola
Francesca Cannata
Zitkála-Šá, «Pájaro rojo» en lengua Sioux, conocida también con el nombre inglés Gertrude Simmons Bonnin, periodista, escritora, activista y música, dio voz a los pueblos nativos americanos y luchó por sus dignidades y por sus derechos. Su actividad periodística se enfocó en la denuncia de las injusticias sufridas y en la promoción de la cultura y de las tradiciones indígenas, con las que se comprometió toda su vida.
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Nació el 22 de febrero de 1876 en una reserva Sioux en el Dakota del sur. Hija de madre Sioux Yankton y padre francés, adoptó el nombre Zitkála-Šá, desde adolescente. Pronto, su padre abandonó a la familia y la joven se quedó con la madre en la reserva hasta los ocho años cuando, junto a otros niños y niñas, unos misioneros cuáqueros se la llevaron y la mandaron a estudiar en el White's Manual Labor Institute, en Indiana. Frecuentó la escuela durante tres años y allí la obligaron a cortar su pelo largo y a rezar como cristiana, sufriendo terriblemente a causa de las imposiciones del profesorado, finalizado a privar a los/las estudiantes de su cultura. Sin embargo, aprendió con gusto a leer, escribir y tocar el violín. Cuando regresó a la reserva, se dio cuenta de que había cambiado: todavía era una Sioux, pero de manera diferente, marcada per la cultura mayoritaria a la que nunca se homologó. A los quince años, Zitkála-Šá, decidió a volver al White's Manual Labor Institute, en el que estudió piano y violín, y luego empezó a enseñar música.
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«Mi espíritu herido planeaba como un pájaro mientras me ejercitaba con el piano y el violín» escribió. (Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Sa, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011).
A los 19 años, contra la voluntad de su madre, se matriculó en el Earlham College de Richmond, otra escuela cuáquera, y se diplomó en 1897. Durante este periodo, empezó a recoger historias de las tradiciones de distintas tribus nativas y las tradujo al latín y al inglés para que las niñas y los niños pudieran leerlas. Durante dos años enseñó en la Indian industrial school de Carlisle, en Pennsylvania, pero no aceptó compartir la rigurosa disciplina de la escuela y su programa de estudios pensado para enseñar las costumbres y la historia euroamericana, desarraigando así la identidad cultural nativa americana de sus escolares. «Tal vez mi esencia india es como un viento quejoso que los agita [a los enseñantes] mientras cuentan su presente. Pero, por muy tumultuosa que sea mi interioridad, se manifiesta como la voz sumisa de una concha de colores inusuales, que solo pueden oir quienes están despuestos a escucharla con empatía», (Bernd C. Peyer, American Indian nonfiction: an anthology of writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, ed. 2007).
Durante su permanencia en Carlisle, Zitkala-Ša publicó distintos cuentos y ensayos autobiográficos en las revistas nacionales «The Atlantic Monthly» y «Harper’s Monthly». Uno de sus escritos más conocidos es Impressions of an indian childhood, en el que contó su infancia y los desafíos enfrentados al contrapesar la cultura nativa con las influencias occidentales. En el artículo The school days of an indian girl, publicado por el «Atlantic», contó su experiencia de vida en la escuela para personas blancas describiendo su llegada, las emociones contrapuestas y las dificultades encontradas. La privaron de sus vestidos tradicionales y la obligaron a ponerse una uniforme, símbolo de la pérdida de su propria identidad cultural. Se sintió transtornada y triste, pero al mismo tiempo, determinada a aprender y encontrar su puesto en ese nuevo ambiente. Por eso, a pesar de la experiencia traumática, se dio cuenta de que la educación occidental y las humillaciones que conllevaba eran necesarias para poder luchar contra las injusticias de la sociedad blanca, utilizando sus mismas armas. The school days of an indian girl es una reflexión conmovedora y poderosa sobre el crecimiento, la afirmación de la identidad y la lucha por la dignidad en un contexto de opresión cultural. En 1901 fue invitada por el fundador de la escuela de Carlisle a la reserva de Yankton para reclutar estudiantes. Era su primera visita después de distintos años y se sintió perturbada porque encontró su casa materna en ruinas y la familia de su hermano reducida a la pobreza, mientras que los colonos blancos empezaban a ocupar las tierras de la reserva. En 1902 se casó con Raymond Talesfase Bonnin, también euroamericano y Sioux como ella, y juntos se trasladaron a una reserva en Utah donde vivieron catorce años.
Zitkála-Šá fue corresponsal de la Sociedad de los indios de América, la primera organización reformista administrada enteramente por nativos americanos. Cuando fue nombrada secretaria nacional, se trasladó con el marido a Washington y fue muy activa políticamente. Entre el 1916 y el 1924 se centró en escribir obras de temática política. Escribió distintos artículos para «The american indian magazine», una revista mensual nacida en 1916 para dar voz a las comunidades indias de América. Además, comenzó a dictar conferencias para sensibilizar a la opinión pública sobre los problemas de las nativas y nativos americanos. En los años Veinte promovió un movimiento panindio para unir las tribus en la lucha por los derechos de ciudadanía, hasta la aprobación del Indian Citizenship Act en 1924, que garantizó la ciudadanía a los/las nativos/as que aún no la tenían. Sin embargo, la discriminación seguía y en algunos Estados aún se negaba el derecho al voto. Zitkála-Šá se comprometió también con el movimiento para los derechos de las mujeres, uniéndose en 1921 a la General Federation of Women's clubs (Gfwc), una organización que daba voz a los problemas femeninos. A través suyo, contribuyó a lanzar una indagación gobernativa sobre las explotaciones de las nativas y nativos americanos/as en Oklahoma y los intentos de privarles de sus tierras ricas en petróleo.
En 1921 se publicó American Indian Stories, donde se recogían relatos y artículos ya publicados por el «Atlantic Monthly» y por «Harper’s Monthly» como Impressions of an indian childhood y The school days of an indian girl. En 1926 Zitkála-Šá, junto a su marido, fundó el Consejo nacional de los indios de América (NCAI) para unir las tribus y para animar a los nativos a ayudarse entre ellos, a proteger sus derechos y a obtener justicia social, sensibilizando a la opinión pública y las instituciones. En cuanto al objetivo principal del Consejo, Zitkála-Šá dijo:
«Antes o después, deberemos recurrir a este medio de protección recíproca y no tenemos que preocuparnos u objetar por cosas sin importancia; sino fijarnos en las grandes cosas que podemos lograr si unimos nuestras fuerzas de verdad; si el pueblo indio quiere vivir y quiere que sus hijos vivan, deben ORGANIZARSE; entonces deben unirse con nosotros».
(Julianne Newmark, Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation's Capital, «Modern Language Studies», vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015).
Zitkála-Šá fue presidente del NCAI hasta su muerte, que ocurrió el 26 de enero de 1938 en Washington, a la edad de 61 años. Fue enterrada, con el nombre de Gertrude Simmons Bonnin, en el Cementerio nacional de Arlington, al lado de su marido Raymond. También su último gesto representó una declaración política, ya que pidió que en la lápida se grabara una tienda india, para subrayar su propria identidad indígena en un lugar que honraba a ciudadanas y ciudadanos americanos. Zitkála-Šá se consideró por toda su vida tanto Dakota Sioux como estadounidense, y aún hoy ese símbolo sigue reflejando semejante doble identidad.
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En 1994, un cráter en Venus de 28,5 km de diámetro fue llamado “Bonnin” en honor a Zitkála-Šá. En 2020 le titularon un parque en el barrio de Lyon Park, en el distrito de Arlington, en Virginia, cerca de Washington, donde vivió un período. En 2023 el gobierno de los Estados Unidos decidió representar a Zitkála-Šá en la moneda de un cuarto de dólar, emitida el año siguiente; aparece retratada mientras lleva un vestido tradicional Yankton Sioux y con la mano sujeta un libro que representa su trabajo como escritora y su activismo por los derechos de los pueblos nativos. Un sol estilizado detrás de ella simboliza su compromiso en la ópera The Sun Dance (Ópera de la Danza del Sol, 2019) de la que había escrito el libreto, mientras un pájaro cardenal nos recuerda su nombre.
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Traduzione inglese
Syd Stapleton
Zitkala-Ša, “Redbird” in the Sioux language, also known by her English name Gertrude Simmons Bonnin, was a journalist, writer, activist, and musician who gave voice to Native American peoples and fought for their dignity and rights. Her journalistic work focused on denouncing the injustices suffered by her people and promoting indigenous culture and traditions, to which she devoted her entire life.
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She was born on February 22, 1876, on a Sioux reservation in South Dakota. The daughter of a Yankton Sioux mother and a French father, she adopted the name Zitkala-Ša as a teenager. Her father abandoned the family early on, and she remained with her mother on the reservation until she was eight years old, when she was taken, along with other children, by Quaker missionaries and sent to study at the White's Manual Labor Institute in Indiana. She attended school for three years, where she was forced to cut her long hair and pray as a Christian, suffering terribly from the constraints imposed by the teaching staff, who aimed to deprive the students of their culture. However, she passionately learned to read, write, and play the violin. When she returned to the reservation, she realized she had changed: she was still a Sioux, but in a different way, marked by the majority culture, to which she never conformed. At the age of fifteen, Zitkala-Ša decided to return to White's Manual Labor Institute, where she studied piano and violin, then began teaching music.
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«My wounded spirit soared like a bird as I practiced the piano and violin» she wrote. (Gina Capaldi, Red Bird Sings: The Story of Zitkala-Sa, Native American Author, Musician, and Activist, Millbrook Press, Minneapolis 2011).
At the age of 19, against her mother's wishes, she enrolled at Earlham College in Richmond, also a Quaker school, and graduated in 1897. During this period, she began collecting stories from the traditions of various Native American tribes and translated them into Latin and English so that girls and boys could read them. For two years, she taught at the Indian Industrial School in Carlisle, Pennsylvania, but she refused to share the school's strict discipline and its curriculum designed to teach Euro-American customs and history, thereby eradicating the Native American cultural identity of the schoolchildren. "Perhaps my Indian essence is like a mournful wind that stirs them [the teachers] as they tell their present. But, however tumultuous my inner self may be, it manifests itself as the soft voice of an unusually colored shell, audible only to those who are willing to listen to it with empathy," Bernd C. Peyer, American Indian nonfiction: an anthology of writings, 1760s–1930s, University of Oklahoma Press, Norman, ed. 2007).
During her stay in Carlisle, Zitkala-Ša published several autobiographical stories and essays in the national magazines The Atlantic Monthly and Harper's Monthly. One of her best-known writings is Impressions of an Indian Childhood, in which she recounted her childhood and the challenges she faced in balancing her native culture with Western influences. In the article The School Days of an Indian Girl, published by The Atlantic, she recounted her experience of life in a school for white people, describing her arrival, her mixed emotions, and the difficulties she encountered. She was deprived of her traditional clothes and forced to wear a uniform, a symbol of the loss of her cultural identity. She felt alienated and sad, but at the same time determined to learn and find her place in this new environment. In fact, despite her traumatic experience, she realized that Western education and the humiliation it entailed were necessary in order to fight the injustices of white society using the same weapons. The School Days of an Indian Girl is a touching and powerful reflection on growing up, asserting one's identity, and fighting for dignity in a context of cultural oppression. In 1901, she was sent by the founder of the Carlisle school to the Yankton reservation to recruit students. It was her first visit in several years, and she was very upset to find her mother's house in ruins and her brother's family reduced to poverty, while white settlers were beginning to occupy the reservation's land. In 1902, she married Raymond Talesfase Bonnin, who was also European American and Sioux like her, and together they moved to a reservation in Utah where they lived for fourteen years.
Zitkala-Ša became a correspondent for the Society of American Indians, the first reformist organization to be run entirely by Native Americans. When she was appointed national secretary, she moved with her husband to Washington and became very active politically. Between 1916 and 1924, she focused on writing politically themed works. She wrote several articles for The American Indian Magazine, a monthly magazine founded in 1916 to give a voice to Native American communities. She also began giving lectures to raise public awareness of Native American issues. In the 1920s, she promoted a pan-Indian movement to unite tribes in the fight for citizenship rights, culminating in the passage of the Indian Citizenship Act in 1924, which granted citizenship to Native Americans who did not already have it. However, discrimination continued and in some states the right to vote was still denied. Zitkala-Ša was also involved in the women's rights movement, joining the General Federation of Women's Clubs (GFWC) in 1921, an organization that gave voice to women's issues. Through this organization, she helped launch a government investigation into the exploitation of Native Americans in Oklahoma and attempts to deprive them of their oil-rich lands.
In 1921, American Indian Stories was published, a collection of stories and articles previously published in the Atlantic Monthly and Harper's Monthly, such as Impressions of an Indian Childhood and The School Days of an Indian Girl. In 1926, Zitkala-Ša, together with her husband, founded the National Council of American Indians (NCAI) to unite tribes and encourage Native people to help themselves, protect their rights, and achieve social justice by raising awareness among the public and institutions. Regarding the main purpose of the Council, Zitkala-Ša said:
«We must resort to this means of mutual protection sooner or later, and we must not worry or find fault with trifles; but let us all look at the great things that can be accomplished if we truly unite our forces; if the Indian people want to live and want their children to live, they must ORGANIZE; therefore, they must join us».
(Julianne Newmark, “Claims to Political Place through the National Council of American Indians: Locating Gertrude and Raymond Bonnin in the Nation's Capital,” Modern Language Studies, vol. 45, Northeast Modern Language Association, 2015).
Zitkala-Ša was president of the NCAI until her death on January 26, 1938, in Washington, at the age of 61. She was buried, under the name Gertrude Simmons Bonnin, in Arlington National Cemetery, next to her husband Raymond. Even her last act was a political statement, as she requested that an Indian teepee be engraved on her tombstone to emphasize her indigenous identity in a place that honored American citizens. Zitkala-Ša considered herself both Dakota Sioux and American throughout her life, and that symbol continues to reflect this dual identity today.
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In 1994, a crater on Venus measuring 28.5 km in diameter was named ‘Bonnin’ in honor of Zitkala-Ša. In 2020, a park was named after her in the Lyon Park neighborhood of Arlington County, Virginia, near Washington, where she had lived for a time. In 2023, the US government chose to feature Zitkala-Ša on a quarter coin, issued the following year. She is depicted wearing a traditional Yankton Sioux dress and holding a book, representing her work as a writer and her activism for the rights of Native peoples. A stylized sun behind her symbolizes her commitment to the work The Sun Dance, for which she wrote the libretto, while a cardinal bird recalls her name.
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