Strade femminili nella provincia di Ascoli Piceno

 Ascoli

 

Alla ricerca di strade femminili nella provincia di Ascoli Piceno: una ricerca di occasioni … perdute! Se le targhe delle vie e delle piazze dei centri urbani sono un osservatorio per conoscere di che “genere” di memoria storica e culturale ci nutriamo, la provincia marchigiana offre un panorama di assenze femminili. Ma procediamo con ordine. Il rilevamento ha coinvolto 33 comuni, sparsi in un territorio che, dai rilievi appenninici dei Monti della Laga e del gruppo dei Sibillini, raggiunge la costa adriatica.

Due le fonti utilizzate per la ricerca; per 26 comuni le rilevazioni sono state effettuate consultando gli elenchi dell’Agenzia del Territorio, vista la mancanza di comunicazioni ufficiali da parte delle amministrazioni locali; per altri sette centri (più attenti ai nostri appelli) sono stati utilizzati gli elenchi toponomastici comunali.

I numeri confermano una realtà ben conosciuta: 124 tra vie e piazze hanno nomi femminili, contro le 1452 riferite a figure maschili, su un totale di 4017 strade. Per lo più si tratta di centri poco estesi, sei dei quali non hanno vie intitolate alle donne; molti altri presentano numeri modesti, poche unità, spesso legate ad aspetti religiosi. Sono in tutto 65 le targhe sulle quali è possibile leggere nomi di sante e appellativi diversi riferibili alla Madonna, più della metà delle strade conteggiate; completa la sfera del sacro una via dedicata alle Concezioniste, nel centro storico di Ascoli Piceno, che si occupavano dell’educazione delle ragazze. Il resto delle intitolazioni presenta 18 donne del mondo letterario e umanistico e altrettante figure storiche, due dive del primo Novecento (Via Eleonora Duse e via Adelaide Sartori a San Benedetto del Tronto), una sola pittrice (la miniaturista Giovanna Garzoni, accademica di San Luca, ricordata in una “ruetta” del centro storico della sua città natale, Ascoli Piceno); alla mitologia si riferiscono 5 strade, ma nessuno ha “osato” intitolare uno spazio pubblico alle donne della scienza e dello sport.

Due strade sono legate al mondo lavorativo femminile: via delle merlettaie ad Offida e via delle lavandaie ad Ascoli Piceno. Loro, le lavandaie, sono scomparse da tempo e la targa ricorda a noi il lavoro faticoso che tante donne, spesso contadine, svolgevano oltre le gravose mansioni di ogni giorno: lavorare nei campi e occuparsi degli animali, provvedere alla vita domestica e alla cura della casa, dei numerosi figli e degli anziani. Si recavano al fiume percorrendo sentieri scivolosi, restavano chine per ore sui massi a pulire la biancheria delle famiglie benestanti, fredda o calda che fosse la giornata. Altre volte andavano al lavatoio pubblico, ancora presente in città, ormai frequentato solo da visitatori armati di guide turistiche e macchine fotografiche, che immortalano le arcate e le sottostanti vasche in pietra. Una iscrizione del 1677 ancora ricorda quel mondo: “NON SI IMPEDISCA ALLE DONNE IL LAVAR PANNI SOTTO PENA DI SCUDI TRE”.

Le merlettaie di Offida invece esistono ancora: si possono incontrare nei pomeriggi estivi mentre, davanti alla porta di casa, fanno correre fra le dita, con maestria tramandata da madre in figlia, i fuselli che reggono i fili e che andranno a formare gli intrecci dei lavori a tombolo. Una statua in bronzo, all’ingresso del centro storico, rappresenta sedute una vicina all’altra tre figure – un’anziana, una donna giovane ed una bambina – intente a lavorare proprio come, da oltre cinque secoli, fanno molte donne del paese. È un’eccellenza dell’artigianato locale quello dei merletti al tombolo, conosciuta in tutto il mondo e alla quale è stato dedicato, da alcuni anni, anche un museo.

I due centri maggiori della provincia sono Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Le scelte toponomastiche fatte dalle amministrazioni locali ci presentano due realtà differenti e contrapposte. Ad Ascoli, su oltre 750 strade, 16 sono dedicate alle donne; a San Benedetto sono 35 su un totale di 640 strade. In entrambi i casi ben più numerose le vie e le piazze intitolate agli uomini.

Le vie di Ascoli si trovano quasi tutte nel centro storico e sono legate alla tradizione e alla storia della città. Non c’è alcuna intitolazione a figure femminili di livello nazionale ed internazionale, né donne di un recente passato. Nei nuovi quartieri più periferici l’odonomastica ha scelto altro e nessuna via femminile è sorta fra i palazzi moderni. Rimane il reticolo delle antiche vie medievali – le “rue” – a conservare tracce di memoria femminile. Lasciamo da parte le intitolazioni alla Madonna e cominciamo a percorrere un breve itinerario di genere della città. Si comincia con le divinità pagane Ancaria, Cupra e Vesta, anticamente venerate ad Ascoli e nel suo territorio. La prima non era riconosciuta a Roma, della seconda esisteva un santuario lungo la costa adriatica (nell’attuale cittadina di Cupra Marittima), mentre alla terza era forse dedicato il tempio romano del I secolo a.C. i cui resti si trovano proprio all’inizio della strada. Via delle convertite ricorda le prostitute tornate ad una vita più morigerata; via delle canterine, invece, fa rivivere le donne che, nella bella stagione, si sedevano sull’uscio e cantavano mentre erano intente a rammendare, fare la calza, ricamare e pulire le verdure per la cena.

Della storia letteraria nazionale e internazionale neanche l’ombra: una sola targa ricorda Elisabetta Trebbiani, poeta della seconda metà del XIV secolo che gli storici locali ricordano come una donna attiva nella vita pubblica del tempo e forse anche guerriera. Della produzione di Elisabetta si ricorda un sonetto dedicato alla letterata fabrianese Livia di Chiavello; Giuseppe Marinelli scrive che “fu anche un’intrepida e valente guerriera, partecipando alle risse che scoppiavano fra le fazioni rivali in abito virile e armata di tutto punto, incurante dei pericoli ai quali la esponevano questi cimenti”. Sguardo più ampio quello offerto dalle vie di San Benedetto del Tronto. Sono 14 le strade che ricordano “donne di pensiero e di scrittura”, da Sibilla Aleramo a Elsa Morante, da Matilde Serao ad Ada Negri e a Grazia Deledda . Solo a San Benedetto, unica in tutta la provincia, si può incontrare una via dedicata a Maria Montessori, celebre medica e pedagogista marchigiana, che la provincia ascolana sembra aver dimenticato.

Due le figure storiche ricordate ad Ascoli Piceno e di nuovo la toponomastica si volge solo al passato. Flavia Guiderocchi e Menichina Soderini appartenevano a famiglie potenti della città, entrambe nel 1459 presero parte all’impresa delle truppe ascolane contro Giosia Acquaviva, duca d’Atri; al rientro, dopo la vittoria, vennero accolte con grandi onori. Sette le figure storiche ricordate invece a San Benedetto: dal medioevo ritornano i nomi di Stamira, donna anconetana protagonista della difesa della città durante l’assedio del XII secolo, e di Matilde di Canossa; il Rinascimento ci restituisce Caterina Sforza. Protagoniste del Risorgimento sono Maria Teresa Confalonieri, Clara Maffei e Clotilde di Savoia: la prima nobildonna di idee liberali, la seconda patriota e fondatrice di un salotto politico nella Milano austroungarica, la terza, devota ed ubbidiente figlia del re d’Italia Vittorio Emanuele II, accetta di sposare per “ragion di Stato” Girolamo Bonaparte, cugino di Napoleone III. Emanuela Setti Carraro è l’unica donna del Novecento ricordata nelle strade sanbenedettesi, vittima della mafia insieme al generale Dalla Chiesa, suo marito, nel 1982. Anche Acquaviva Picena la ricorda, affiancandola ad un’altra moglie che ha condiviso il tragico destino del marito, Francesca Morvillo. A parte il comune di Maltignano, che dedica una piazza a Margherita di Savoia, la vocazione degli altri centri della provincia sembra ancora quella di guardare soprattutto al passato remoto.