XI Municipio - Le vie delle donne

 

Caterina Sforza

caterina-sforzaCombattente valorosa e madre appassionata, esperta di cosmesi e venefica alchimista, implacabile vendicatrice e moglie fierissima di ben tre mariti: Caterina Sforza (1463-1509), una delle figure più interessanti e controverse d’Italia “prima dell’Italia”, sembra coniugare alcune delle caratteristiche più tradizionalmente femminili con il loro opposto. La sua biografia ci offre il ritratto di una donna di non comune forza d’animo, capace di condurre le sue battaglie con determinazione. Bella, intelligente ed energica, fu moglie di Girolamo Riario, poi di Giacomo Feo e infine di Giovanni de' Medici. Le nozze e le successive vedovanze non le impedirono di sposare con convinzione anche le ambizioni politiche dei mariti e la passione per il potere. Tuttavia sarebbe fuorviante ritenerla solo la degna consorte di uomini potenti o la madre di Giovanni dalle Bande Nere. Caterina divenne infatti signora di Imola e di Forlì, riuscendo a difendere i propri possedimenti e compiendo azioni temerarie che amplificarono la sua leggenda. Alla morte di Sisto IV, infatti si impadronì di Castel Sant'Angelo, sconfisse con spregiudicatezza i cospiratori che le avevano ucciso il primo marito e intraprese il governo dei suoi territori per conto del figlio ancora bambino. Seppe fronteggiare le aggressioni espansionistiche di Cesare Borgia al quale oppose una dura, seppur vana, resistenza. Dunque sbaglierebbe chi considerasse questa donna solo l’autrice delle 461 ricette di erboristeria, medicina, cosmetica e alchimia contenuti nel libro Experimenti della excellentissima signora Caterina da Forlì.

di Zinetta Cicero


Tina Modotti

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La figura di Tina Modotti è degna di ricordo sia per le molteplici esperienze di una vita breve e appassionata, sia per la sua opera di fotografa. Nata a Udine il 17 agosto 1896, lavora come operaia ed emigra giovanissima negli Stati Uniti. Donna di straordinaria bellezza, lavora nel cinema dal 1920. Dall’anno seguente, pur essendo sposata da tre anni con un pittore, intraprende una relazione con il grande fotografo Edward Weston (Highland Park 1886-Wildcat Hill 1958): la coppia si trasferisce nel 1923 in Messico, dove le politiche del governo postrivoluzionario sembrano offrire nuove opportunità per gli artisti. Anche se forse aveva già appreso i rudimenti della fotografia a Udine, nello studio dello zio Pietro Modotti, è con Weston che Tina acquisisce capacità tecniche sempre più raffinate. Diversamente dal suo compagno, autore di immagini di straordinaria nitidezza e controllo formale, Tina mette la sua macchina fotografica al servizio di un punto di vista femminile, emotivo, pronto a cogliere dettagli umani e sociali.

Nel 1927 aderisce al Partito Comunista Messicano e inizia un’intensa attività politica, fino all’espulsione dal Messico nel 1930. Compie varie missioni per l’Unione Sovietica e combatte nella guerra civile spagnola fra il 1936 e il 1939. Rientrata in Messico sotto falso nome, muore a Città del Messico il 5 gennaio 1942.

Pablo Neruda le dedica l’epitaffio “Sorella, non dormi, no, non dormi: forse il tuo cuore sente crescere la rosa di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa. Riposa dolcemente sorella”.

di Giovanna Ragionieri


Alessandra Macigni Strozzi

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Alla Garbatella, quartiere di Roma con un nome di donna, c’è una via dedicata ad Alessandra Macinghi Strozzi, ma sulla targa di travertino, sotto un nome così altisonante, non c’è scritto nulla: chi era costei? Quando ha vissuto? Che ha fatto nella propria vita per “meritarsi” una strada, cosa assai rara per una donna a fronte della miriade di luoghi urbani dedicati a maschi? E per giunta una strada non di second’ordine, ma una via ampia, alberata, belle case, giardini, scuole. Se cercate nella Treccani, quasi nulla è detto di lei, del coraggio, della determinazione e dell’amore che l’ha condotta, da agiata gentildonna fiorentina del 1400, a lottare per i diritti e la dignità, per sé e i propri figli.

Alessandra sposa, a sedici anni, il nobile Matteo Simone Strozzi, mercante e letterato che nel 1434, per sospetta opposizione ai Medici, fu esiliato; lei lo segue con i loro otto figli. L’anno dopo muoiono il marito e tre figli. Lei è sola ora a mandare avanti la famiglia: per pagare debiti e tasse vende tutto e inizia un’attività commerciale. Non basta, perché una legge del tempo impone ai figli maschi divenuti maggiorenni di continuare l’esilio contratto per eredità paterna; da allora Alessandra inizia una lunga battaglia per il ritiro del bando che permetterà ai suoi cari di tornare a Firenze dopo più di trent’anni. A testimonianza di questo percorso, Alessandra ha il merito di essere l’autrice della prima collezione epistolare (1447-1470) in italiano.

di Paola Angelucci